L'ultimo uomo di Fukushima Naoto Matsumura al Parlamento Europeo a Strasburgo

L'ultimo uomo di Fukushima ovvero Naoto Matsumura, martedì 11 marzo nel terzo anniversario dell'incidente nucleare di Fukushima Daiichi sarà ascoltato al Parlamento Europeo a Strasburgo e sarà in tour in Francia per raccontare la sua storia

Naoto Matsumura l'ultimo uomo di Fukushima è in Francia per testimoniare cosa sia un disastro nucleare: la perdita della propria terra, la sparizione della propria comunità, la sparizione degli animali, la perdita della salute, l'esilio. E' arrivato a Parigi lo scorso 4 marzo e oggi è a Strasburo alla centrale nucleare di Fessenheim per cui viene chiesta la chiusura essendo l'impianto nucleare più vecchio di Francia, mentre l'11 marzo terrà una conferenza stampa al Parlamento Europeo a Strasburgo.

La sua storia è stata raccolta dal fotoreporter Antonio Pagnotta che ha pubblicato il libro Le dernier homme de Fukushima (ed. Don Quichotte éditions) dove in un reportage racconta proprio la storia di Naoto Matsumura agricoltore e allevatore di 54 anni che ha deciso di rientrare nella Prefettura di Fukushima seppur desolata per non lasciare la sua terra e i suoi animali. Racconta Matsumura delle difficoltà a trovare una collocazione, una casa e accoglienza dopo l'incidente nucleare e di come sia stato per lui preferibile vivere seppur isolato nella sua casa. E' sotto controllo medico e ammette che se anche le sue aspettative di vita avendo già oltre i 50 anni non sono necessariamente la sua priorità.

Tiene però a raccontare di come un cero sistema di controllo e gestione della presunta sicurezza nucleare possa fare molti danni tra le persone e costringerle a un esilio forzato quando la soluzione più semplice sarebbe ricavare energia in maniera pulita.

Le bonifiche intorno all'area contaminata ovvero anche a 45Km di distanza dalla centrale nucleare procedono a rilento poiché Tepco non si ritiene responsabile della decontaminazione e lo smanmtellamento della centrale nucleare di Fukushima Daiichi costerà all'incirca 500 miliardi di euro: chi pagherà il conto.

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