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Agricoltura

Vandana Shiva risponde al New Yorker: “L’industria biotech vuole screditarmi”

L’attivista indiana, leader della lotta globale contro gli Ogm, ribatte alle accuse mossegli dal giornalista Michael Specter su New Yorker

Vandana Shiva, leader del movimento mondiale in difesa delle semenze e contro gli organismi modificati, è stata recentemente accusata di essere una ciarlatana, priva di basi scientifiche e abile manipolatrice delle paure della gente. A muovere queste accuse, con un ampio reportage intitolato Seeds of Doubt (Semi del dubbio) è il giornalista scientifico Michael Specter, firma del New Yorker, uno dei più autorevoli magazine statunitensi. Specter ha imbastito un attacco frontale, senza esclusione di colpi, alla 62enne indiana che guida da tempo la lotta globale contro la multinazionale Monsanto e lo ha fatto citando l’ampia fazione della comunità scientifica internazionale convinta che gli Ogm siano sicuri e siano l’unico futuro per l’agricoltura.

Secondo la posizione espressa da una delle specialiste intervistate dal New Yorker, “la paura degli Ogm non è veramente motivata dal pericolo di queste biotecnologie, ma dalla diffidenza verso le multinazionali che dominano l’agroindustria”. Sulla questione Ogm la comunica scientifica non è compatta e, come accade con gli scettici riguardo ai cambiamenti climatici, non mancano scienziati compiacenti e prezzolati pronti a mettere la mano sul fuoco a difesa degli interessi del potere.

Ma Vandana Shiva è abituata a intimidazioni e minacce di morte e, intervistata da Federico Rampini di Repubblica ha ribattuto a tutti i “dubbi” del New Yorker, in primis l’accusa di essere guidata da un approccio irrazionale alla realtà e di non avere un’adeguata preparazione scientifica:

Specter e l’industria biotecnologica vogliono screditarmi descrivendo me e i milioni di persone contrarie agli Ogm come anti-scientifici, romantici. I miei studi sono una spina nel fianco per loro. Ho preso un Ph. D. (dottorato di ricerca) in Canada, in Filosofia della scienza con una tesi sulla Teoria quantica; e un master in Fisica. La teoria quantica mi ha insegnato alcuni principi che ispirano il mio lavoro, ma mi sono spostata da un paradigma meccanicistico a uno ecologico. Potevo continuare i miei studi quantici alla fondazione Tata o proseguire studi interdisciplinari sulle politiche della ricerca scientifica al Politecnico di Bangalore. Ho scelto la seconda strada per approfondire le relazioni tra scienza e società. Ho studiato abbastanza la fisica per impadronirmi dei suoi concetti, ma non mi sono voluta trasformare in una macchina di calcolo.

A chi sostiene che le sementi Ogm ottimizzino i raccolti di cotone, Shiva oppone le storie dei contadini suicidi perché incapaci di pagare i loro debiti. Fra le battaglie della leder indiana c’è anche quella per la sovranità alimentare:

la Pepsi Cola sta penetrando nel business delle mense scolastiche in India. Altro che alimentazione equilibrata, chilometro zero. Un colosso americano del junk-food vuole decidere cosa mangiano i bambini indiani. È in pericolo la nostra sovranità alimentare. Dietro le campagne ideologiche come questo articolo del New Yorker s’intravede un altro obiettivo. Monsanto vuole conquistare l’Africa. Perciò devono diffondere il mito che i loro Ogm hanno reso ricchi i contadini indiani.

Shiva contesta la mancanza di trasparenza di Monsanto che negli States ha trascinato in tribunale lo Stato del Vermont che ha imposto l’obbligo delle etichette trasparenti. Un rischio che, ricorda Shiva, sta correndo anche il Vecchio Continente:

dentro il nuovo trattato di libero scambio che state negoziando con gli Usa ci sono attacchi al vostro principio di precauzione.

Via | Repubblica

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