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Marmo, le cave cambiano il paesaggio delle Alpi Apuane

Il business del marmo arricchisce solamente le aziende, devastando il territorio montano delle Alpi Apuane

Negli ultimi vent’anni si è scavato più che nei precedenti 2000 anni di storia delle cave delle Alpi Apuane. E la Commissione tutela ambiente montano del Club Alpino Italiano lancia un grido d’allarme sostenendo che le montagne appenniniche rischiano di scomparire in nome del profitto. Secxondo le stime del Cai per ogni tonnellata di marmo in blocchi estratta ne vengono distrutte dieci di montagna. Si tratta di un’attività che ogni anno mangia 4 milioni di tonnellate di montagna, circa un milione e mezzo di metri cubi.

L’industria del marmo ha dato vita, nel corso degli anni, a 765 cave: 150 sono quelle ancora attive e una settantina sono inserite all’interno del Parco Regionale Alpi Apuane. Le cave vengono concesse dai comuni (Massa, Carrara, i Comuni della Versilia, della Lunigiana e della Garfagnana) e le proprietà sono concentrate in poche famiglie. Fra queste vi è anche la famiglia Bin Laden che con la sua Cpc Marble & Granite Ltd ha acquistato nel 2014 il 50% della Marmi Carrara pagando a quattro famiglie proprietarie 45 milioni di euro.

Quanto guadagnano i comuni? Attualmente Carrara incassa dal marmo 15 milioni di euro che potrebbero essere molti di più se i canoni delle concessioni non fossero irrisori: nel 2012, per esempio, a fronte dei 15 milioni di guadagno del Comune di Carrara, le imprese operanti nel settore del marmo hanno guadagnato 168 milioni di euro. Al comune è dunque andato l’8,8% del guadagno complessivo.

Anche i dati sull’occupazione confermano che il marmo non ha portato posti di lavoro: nella media 2009-2012 il tasso di disoccupazione complessivo è stato dell’8,8% e quello giovanile del 21,1%, mentre a Massa Carrara le percentuali hanno fatto registrare, rispettivamente, un 11,6% e un 30,5%.

C’è poi l’aspetto dell’impatto ambientale della lavorazione, con i fiumi Cartara e Frigido e i loro affluenti che si tingono di bianco a causa della marmettola, la polvere di taglio, residuo della lavorazione del marmo. Per gli abitanti della zona oltre al danno la beffa: i costi della depurazione, infatti, finiscono nelle bollette degli utenti. Senza dimenticare i passaggi dei camion che fanno la spola dalle cave.

AS fronte di questa situazione, il nuovo piano paesaggistico della Regione Toscana ha messo a tutela le Alpi Apuane sopra i 1200 metri.

I vertici del Parco si battono contro una norma regionale che 25 anni fa ha imposto che dato un quantitativo 100 di marmo, l’80% può essere di frammenti e il 20% di blocchi. Si tratta di un’eredità del passato, di quando il marmo veniva estratto con la dinamite: con le nuove tecnologie i detriti possono essere evitati.

Via | AdnKronos

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