COP21, Pierre Rabhi: “Il mondo rinunci alla logica della crescita illimitata”

Il padre dell’agroecologia mette in guardia dai rischi di una Conferenza sul clima conservativa dell’ordine attuale

A picture taken on October 30, 2015 shows stickers of the COP21, in Paris, ahead of the Climate Change Conference 2015. The COP21, organized by the French government will run from November 30 to December 11, 2015.   AFP PHOTO / DOMINIQUE FAGET        (Photo credit should read DOMINIQUE FAGET/AFP/Getty Images)

Pierre Rabhi è un personaggio straordinario, un contadino-filosofo di cui noi di Ecoblog abbiamo già parlato in più di un’occasione. A un mese dall’inizio della COP21, Frédéric Cazenave di Le Monde è andato a intervistarlo nella sua fattoria di Montchamp, nell’Ardèche.

Le previsioni sulla COP21 di Rabhi non sono affatto ottimistiche, perché secondo il pensatore d’Oltralpe c’è un errore di fondo:

Io faccio fatica a credere che i cambiamenti strutturali verranno messi in atto. Bisogna entrare in una nuova era, quella della moderazione: moderazione dei consumi e della produzione. Gli Stati decideranno di arrestare la pesca industriale e l’agricoltura intensiva, cessando così di sfruttare gli oceani e la terra? Rifletteranno su una giusta distribuzione delle risorse fra il Nord e il Sud del mondo? Io non credo. Eppure è un’urgenza, perché non è il pianeta a essere in pericolo, ma l’umanità. La Terra ha visto ben altro. Quello che rimprovero alla COP21 è di far credere che queste discussioni permettono di risolvere i problemi, mentre non si mettono in discussione le sorgenti dei disequilibri. Si tratta dello stesso atteggiamento dell’umanitarismo, che consiste nell’essere generosi verso persone che il modello ha reso indigenti.


L’alimentazione, tema caro a Rabhi, è uno degli aspetti più evidenti di questo disequilibrio: al Nord abbiamo lo spreco alimentare e una produzione che distrugge il suolo e l’ambiente, al Sud ci sono popoli che soffrono una penuria cronica.

Secondo Rabhi, insomma, la COP21 rischia di diventare un grande evento promozionale per vendere al mondo l’immagine di una politica internazionale in grado di cambiare verso per ciò che riguarda l’attenzione all’ambiente. Il cambio di paradigma deve essere radicale:

Bisogna evolvere, abbandonare il culto di una crescita indefinita, sempre di più, di questa accumulazione di beni che pretende di fare la nostra felicità. Il consumo di ansiolitici e le ineguaglianze senza sosta dimostrano il contrario. Bisogna impegnarci nel sostegno alla moderazione e alla sobrietà.

Un buon inizio è tutelare gli agricoltori che sfamano il mondo, ma vengono regolarmente umiliati e progressivamente impoveriti da un sistema-mondo malfunzionante. Le vie d’uscita? Ci sono ma vanno sostenute dalla politica: le nuove forme di economia e di agricoltura, le energie rinnovabili e l’educazione dimostrano quante siano le alternative a “un modello moribondo” quello della “crescita economica a tutti i costi”.

Come si concilia la ripresa dopo la crisi economica con la salvaguardia dell’ambiente e dell’umanità? Semplice: con modelli di sviluppo sostenibile che segnino una discontinuità con il passato.

Via | Le Monde

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