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Clima

Perché fa così caldo?

La combinazione fra riscaldamento globale e un intenso fenomeno di El Niño sta creando le situazioni limite degli ultimi giorni

L’autunno e l’inizio d’inverno più secchi che l’Italia ricordi. Un’inattesa primavera dicembrina a New York. Tornado che scuotono il Sud degli Stati Uniti in un periodo solitamente quieto. Piogge torrenziali che allagano il Regno Unito e alcuni Paesi del Sud America.

Le notizie relative al clima degli ultimi giorni sono state degli schiaffi in faccia a qualsiasi tipo di negazionismo climatico. Ma che cos’è che sta provocando questo caldo? Quali sono le cause di queste anomalie che mandano in crisi la ciclicità della natura e intasano le principali città italiane di smog?

Come spiegato dal meteorologo Luca Mercalli su La Stampa, il 2015 stabilirà il nuovo record di anno più caldo della storia a livello globale e per l’Italia, non per l’Europa poiché gli ultimi dodici mesi sono stati per il Vecchio Continente un po’ meno caldi del 2014.

A che cosa si deve questo inverno così tiepido? A una concorso di cause: da una parte la progressione dei cambiamenti climatici, dall’altra un intenso fenomeno di El Niño ovvero un’anomalia nell’aumento della temperatura superficiale del Pacifico meridionale la cui influenza si riflette a livello globale.

Un cambiamento climatico così radicale, capace di “scippare l’inverno” a gran parte dell’Italia mette in crisi agricoltura, turismo, produzione energetica, trasporti e anche la salute. Nel 2014 avevamo dovuto fare i conti con un’estate di piogge, quest’anno la pioggia è stata scarsissima in tutte le stagioni.

L’anticiclone subtropicale stazionerà sull’Italia almeno fino a San Silvestro, per poi essere sostituito dall’aria fredda in arrivo dai Balcani.

I rimedi? Tanti, tantissimi e ben oltre le deboli panacee dell’accordo di Parigi e del collegato ambientale, entrambi inadeguati ad affrontare le sfide che ci attendono e che, secondo Mercalli, vanno dalla diffusione delle auto elettriche e del telelavoro allo sviluppo (vero e non propagandistico) delle energie rinnovabili, senza dimenticare la manutenzione del territorio e la prevenzione dei problemi legati al dissesto idrogeologico.

Via | La Stampa

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