Rifiuti di Roma, il decreto arriva al Senato e i comuni del Lazio preparano le barricate

Giungerà oggi pomeriggio al Senato, dopo l'esame in Commissione Ambiente, che nell'arco della mattinata si occuperà di valutare i trenta emendamenti al testo, il decreto legge firmato da Corrado Clini sui rifiuti di Roma e del Lazio, con il dichiarato obiettivo di mettere una prima, necessaria, parola fine all'annoso dilemma dell'emergenza rifiuti in Regione.

Il decreto contiene, tra le altre cose, due importanti punti fermi: alcune proroghe alla gestione commissariale dell'emergenza (fino al 31 dicembre prossimo) e la soluzione alla congenita carenza impiantistica di Roma e provincia, che impedisce un trattamento a norma di legge dei rifiuti "costringendo" allo smaltimento in discarica dei rifiuti talquale: quanto non potrà essere trattato dagli impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) in loco verrà spedito ad Albano Laziale (Rm), a Viterbo, a Colfelice (Fr) e a Castelforte (Lt), località in cui sono presenti questo tipo di impianti.

Il decreto prevederà dunque il trattamento fuori Roma delle eccedenze di rifiuti non trattabili nei due Tmb di Ama (Rocca Cencia, attivo ed operativo, e via Salaria, su cui pende il rischio chiusura) e di Malagrotta (di proprietà Cerroni che, sottoutilizzati, non frazionano i rifiuti ma producono solo combustibile per il gassificatore, anch'esso di proprietà Cerroni); i quattro comuni interessati dal decreto hanno già ricevuto la diffida del commissario straordinario Sottile, per accogliere i rifiuti romani entro e non oltre il prossimo 25 gennaio.

Si legge nel testo del decreto che

considerato che i comuni di Roma Capitale, Fiumicino, Ciampino e Stato Città del Vaticano producono, al momento, un’eccedenza di circa 1.500 t/g di rifiuto indifferenziato, rispetto all’attuale capacità di trattamento, ne consegue che con il coinvolgimento degli impianti TMB operanti nella Regione Lazio, quasi la metà di detto rifiuto indifferenziato può essere sottoposto a trattamento, con beneficio finale sul tipo di rifiuto conferito nella discarica di Malagrotta.

E' lo stato d'emergenza baby: qualora i comuni si impuntassero sulla loro posizione di intransigenza nei confronti di questo provvedimento d'urgenza (con tutte le criticità legislative, normative e legali del caso), lo stesso decreto prevede inoltre la possibilità di

diffidare gli enti locali affinchè adottino entro il 30 gennaio 2013 le iniziative indispensabili per rendere operativo il piano per la raccolta differenziata nel Comune di Roma.

e con il rischio, certamente non auspicabile, che si ripetano scene della cittadinanza sulle barricate e delle forze dell'ordine a manganellare (il 14 aprile scorso, proprio ad Albano, furono ben 43 i denunciati); l'escamotage di rendere quello dei rifiuti un problema di ordine pubblico piuttosto che ambientale e, nella fattispecie, puramente politico (le ventennali responsabilità politiche sono riassumibili nella bocciatura del Piano Regionale Rifiuti da parte del Tar la scorsa settimana) è stato già utilizzato, più volte, in Campania negli scorsi anni.

Scrive il Tar del Lazio nel recente pronunciamento che

per essere conforme alla direttiva discariche ed alla direttiva quadro sui rifiuti, il trattamento dei rifiuti destinati a discarica deve consistere in processi che, oltre a modificare le caratteristiche dei rifiuti allo scopo di ridurne il volume o la natura pericolosa e di facilitarne il trasporto o favorirne il recupero, abbiano l'effetto di evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente nonchè i rischi per la salute umana.

Tuttavia lo stato d'emergenza, nel caso campano, non ha portato a soluzioni sostenibili a livello ambientale nè a livello sociale: il caso del Parco Nazionale del Vesuvio è in tal senso piuttosto emblematico, con lo Stato che ha soppiantato la Camorra nell'opera di smaltimento rifiuti, pur mantenendone pressocchè intatte le modalità (l'interramento).

A Roma la questione è ben più spinosa perchè di suolo da consumare ce n'è poco (in parte già svenduto ai palazzinari in cambio della metropolitana, in parte vincolato) e quel poco è di proprietà dello stesso Manlio Cerroni di Malagrotta, che smaltisce già i rifiuti di Roma, Città del Vaticano e Fiumicino in regime di monopolio.

Molti gestori degli impianti di Tmb segnalati nel decreto Clini hanno già dichiarato di non essere in grado di ottemperare alle richieste, nonostante le minacce di sanzioni sbandierate da Goffredo Sottile, e molti sindaci si sono già dichiarati contrari e pronti ad impugnare il provvedimento; ha dichiarato dal sindaco di Castelforte (Lt) Patrizia Gaetano:

Abbiamo firmato nei giorni scorsi un documento in Provincia nel quale mettiamo nero su bianco nostra opposizione. Noi conferiamo lì i nostri rifiuti, mi risulta che vengano trasferiti a Paliano, dove realizzano delle ecoballe e di lì vengono inviati a Colleferro. Altro non so.

Nello specifico, la Csr Srl di Castelforte vedrebbe destinatasi 11.150 tonnellate di rifiuti eppure, secondo il Presidente della Provincia di Latina Armando Cusani

non è possibile, quello è un impianto fantasma. L’impianto al momento è sprovvisto del trattamento meccanico e biologico, pertanto, svolge attività di mera selezione manuale.

Il divenire degli eventi mostra un tentativo di risolvere questa emergenza, forzando a destra e a manca sopratutto a causa della scelta di non agire operata dalle amministrazioni competenti, commissariate proprio per questo sul fronte rifiuti: è impensabile perpetrare la logica discarica-bruciatura, che tra l'altro va contro la legge.

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