Petrolchimico di Ravenna: 50 indagati per le morti causate dall’amianto

Sono circa cinquanta le persone indagate al termine dell’inchiesta relativa alle morti da amianto nel polo petrolchimico di Ravenna. Quasi la metà verrà cancellata dall’elenco degli imputati poiché molti dei consiglieri di amministrazione e dei massimi dirigenti che hanno controllato l’Anic-Enichem sono già deceduti.

L’indagine, avviata agli inizi del 2010 e coordinata dal pubblico ministero Roberto Ceroni, ha visto operare sul campo i carabinieri del Nucleo investigativo di Ravenna e i tecnici del servizio di Medicina del Lavoro dell’Ausl.

A far scattare l’indagine era stato, nel 2009, uno studio statistico dell’INAIL, secondo cui fra il 1970 e il 2008 erano deceduti 156 lavoratori o ex lavoratori del petrolchimico ravennate, accomunati da patologie quali il mesotelioma pleurico e il carcinoma polmonare.

Naturalmente, visto il periodo di latenza del mesotelioma pleurico (fra i 30 e i 40 anni), la curva statistica dei decessi è tutt’ora in fase ascendente, soltanto nel 1992, infatti, l’amianto è stato bandito da ogni ciclo produttivo.

L’inchiesta si è rivelata più lunga del previsto poiché le cartelle cliniche dei lavoratori deceduti sono state messe in relazione con le storie professionali dei singoli e, conseguentemente, con i legali rappresentanti e i consiglieri di amministrazione di Anic Eichem, succedutisi nei quattro decenni presi in esame.

Nell’indagine è stato inserito anche un decesso segnalato nel 2011 che ha permesso, grazie a particolari macchinari all’avanguardia nelle indagini di laboratorio, di individuare il numero esatto di fibre depositate per centimetro quadrato. Un elemento molto utile quando, in sede processuale, si dovranno determinare le responsabilità, visto che mesoteliomi e asbestosi sono malattie dose-correlate, ovvero maggiormente invalidanti in proporzione alla quantità di fibre che vengono inalate.

Via I Resto del Carlino

Foto © Getty Images

 

 

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