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Basilicata, la guerra al petrolio che si fa con armi scariche

La notizia dell’acquisizione del 25% del giacimento petrolifero lucano Tempa Rossa da parte della multinazionale Mitsui, e l’ultima richiesta di ispezionare il vulture-melfese avanzata dagli inglesi di Delta Energy hanno fatto sobbalzare sulla sedia molte persone in Basilicata.

La richiesta di Delta Energy Ltd per le concessioni petrolifere in una zona chiamata “La Bicocca”, tra Melfi, Barile e Rapolla (nel potentino), un territorio ricco di vigneti, castagneti e petrolio di ottima qualità, particolarmente fertile, ha scatenato l’immediata reazione del governatore lucano Vito de Filippo, che da Potenza ha tuonato:

La Regione Basilicata ha approvato una legge con cui ha messo la parola fine a ogni ipotesi di attività estrattiva al di fuori dei territori già interessati da accordi di programma di questo tipo. Pertanto nessuna intesa di tal tipo potrà mai essere concessa per il Vulture.

De Filippo ha chiaramente detto che nuove trivelle, in Basilicata, non saranno consentite; contemporaneamente ha spiegato come l’istanza avanzata per le nuove trivellazioni di Delta Energy sia stata avanzata dal Ministero dello Sviluppo Economico.

A Potenza dunque sarebbe arrivato il sollecito ufficiale di Roma contenente la richiesta (o l’ingiunzione) di rispettare i tempi recentemente introdotti per esprimere un eventuale intesa tra la Regione e la multinazionale inglese; tuttavia la stessa Regione Basilicata ha impugnato il provvedimento, contenuto del Decreto Sviluppo, presso la Corte Costituzionale, avendo precedentemente emanato una legge regionale (la 16/2012) di moratoria petrolifera su tutto il territorio lucano.

La Corte si pronunciò il 21 novembre scorso sulla legge regionale lucana, giudicandola incostituzionale, ma De Filippo sembra non averci sentito da quell’orecchio:

Per quel che mi riguarda questa sarà la linea della Regione Basilicata e se dovesse cambiare non potrei essere certo io a portarla avanti. Chi è d’accordo mi aiuti a rafforzare questa determinazione senza creare allarmismi, se qualcuno è contrario lo dica apertamente e senza infingimenti tattici, ma, purtroppo per lui, se ne faccia una ragione.

Il problema è che un provvedimento regionale è ancora debole se contrastato da un atto ministeriale: la “mossa” della moratoria dunque non funziona e occorrerà trovare un altro escamotage, se realmente le intenzioni sono di bloccare le trivelle in Basilicata, scongiurando il rischio di ulteriore inquinamento. Sembra però improbabile tutto questo, visto e considerato che l’investimento operato ieri dai giapponesi di Mitsui&Co Ltd potrebbe arrivare a costare 1,6 miliardi di euro.

Nessuno investirebbe tanto se non avesse la certezza dei profitti. Come è, razionalmente parlando, giusto che sia; tuttavia quel giacimento acquistato da Mitsui è compreso tra il parco regionale di Gallipoli Cognato e il parco nazionale del Pollino, due dei luoghi più magnifici ed incontaminati della Regione Basilicata.

Che fare dunque? A Melfi (Mt) cittadini e sindaco sono sul piede di guerra ormai da anni: quest’ultimo ha convocato quest’oggi un incontro in Municipio per preparare un vertice tra i Comuni interessati che dovrebbe svolgersi nella prossima settimana.

Poco chiara è invece la posizione della Regione Basilicata, anche se non sembrerebbe: se da una parte protesta, approva moratorie, presenta ricorsi e mostra i muscoli di chi non ne può più, dall’altro attiva l’iter per le VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) Eni per i permessi Monte Foi (su un’area vincolata) e San Fele mentre Shell annuncia ricerche di idrocarburi nel nel Mar Jonio.

Via | La Gazzetta del Mezzogiorno

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