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La resa dei conti nel Partito Democratico si fa (anche) a colpi di rifiuti e relitti

Nel Partito Democratico la Notte dei lunghi coltelli è oramai alle porte: la resa dei conti, palesatasi con l’elezione del Capo dello Stato, si consumerà anche sui temi ambientali.

L’elezione del Capo dello Stato ha mostrato una buona parte degli scheletri negli armadi del Partito Democratico, scheletri di un potere consunto, scheletri di correnti politiche che cantano, come il cigno di Čhecov, la loro fine possibile prossima ventura. Un partito che si è spaccato su una scelta semplice, ma che amministra importanti gangli vitali della vita pubblica del paese: da alcune presidenze di Regione (tra cui le importanti Sicilia, Lazio e Toscana) agli scranni più alti del Parlamento, dove possono portare le faide interne al Pd nel panorama ambientale nazionale?

Per poter tentare di darci una risposta occorre fare come il filosofo Eraclito: osservare le correnti, i movimenti delle acque interne ai democratici, tenendo sempre presente che

πάντα ῥεῖ ὡς ποταμός (Pánta rhêi hōs potamós)

o meglio “tutto scorre come un fiume”. Proprio in questa visione dall’alto si colloca il cordiale ma ironico scambio di battute, o meglio di battute in cambio di atti amministrativi, avvenuto questa mattina tra il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ed il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

In questo senso possiamo dire, o meglio azzardiamo, che la crisi politica del Pd Ecoblog l’aveva annunciata eccome, quando ha dato la notizia delle prime polemiche sull’assegnazione del relitto della Costa Concordia.

Oggi è giunta la notizia che la Toscana accoglierà, su richiesta d’aiuto del Lazio, 130 tonnellate di rifiuti al giorno per 30 giorni, di modo da ovviare all’emergenza rifiuti della Capitale e permettere la messa in esercizio di tutti gli impianti di trattamento nella regione governata dal Zingaretti. Senza Sistri e senza niente.

Di pochi giorni fa invece è la polemica, sterile, inutile e pretestuosa, tra governatori: tema centrale il relitto della Costa Concordia in fase di rimozione dall’Isola del Giglio, ed atteso a Piombino (Li) per lo smantellamento e lo smaltimento, come confermato anche dal Ministero dell’Ambiente: una soluzione che il Lazio contesta, fin quasi ad osteggiarla verbalmente e politicamente, calando la carta Civitavecchia (Rm), porto ben più grande di Piombino e per questo più adeguato per i lavori di smantellamento.

Con queste parole il ministro Clini aveva tentato di sedare le polemiche sul nascere:

Ho già fatto presente al presidente Zingaretti e ho ricordato con una nota al prefetto Gabrielli che:
1. Il relitto della Concordia è un rifiuto che va smantellato, recuperato e smaltito secondo le norme nazionali e le direttive europee in materia di rifiuti. A questo proposito la competenza è attribuita primariamente alla Regione Toscana.
2. La Regione Toscana ha presentato nel novembre scorso la proposta per le operazioni di smantellamento, recupero e smaltimento nel porto di Piombino, che prevede anche l’utilizzazione delle infrastrutture industriali esistenti per il recupero dei materiali . Le operazioni sono a carico della società Costa Crociere, secondo il principio “chi inquina paga”.
3. Non risultano pervenute altre proposte, che in ogni caso devono essere sottoposte a Costa Crociere ed approvate preliminarmente dalla Regione Toscana.

Ma evidentemente non è stato così: la resa dei conti del Pd avviene anche tra chi il potere già lo detiene, tra chi cerca oggi di sopravvivere indossando la pelle dell’orso morente: è il caso dei due governatori Zingaretti e Rossi, accordatisi sui rifiuti (con tanti dubbi sull’effettiva necessità di esportarli, nonchè sulla legittimità di questa operazione di trasferimento, senza Sistri nè controlli) polemizzano sul relitto della Concordia:

La Toscana accoglie volentieri i rifiuti provenienti dalla Regione Lazio, a differenza della Regione Lombardia, ma dovremmo anche dire al presidente Zingaretti che la smetta di tramare per portare la Costa Concordia a Civitavecchia, o altrimenti non saremo d’accordo.

Ha chiosato ironicamente, e polemicamente, Rossi nei confronti del collega. Se la resa dei conti nel Pd passa anche dai rifiuti, e dalla Costa Concordia, certamente la polemica è interessante su più fronti: realisticamente parlando Civitavecchia è un porto più grande ed attrezzato di Piombino, ma come spiegato da Clini il problema è normativo.

Secondo il principio sacrosanto “chi inquina paga” il relitto va a Piombino. Stop. E’ una questione di legalità e non politica, come accusano i due parlamentari Pd Anzaldi, Gelli e Marcucci:

La scelta di indicare il porto di Piombino come destinazione per lo smaltimento della Costa Concordia non rientra nell’ordinaria amministrazione, ma si tratta di una scelta politica ben precisa.

In tal senso “scelta politica” è l’equivalente di un accusa alla Regione Toscana, che vorrebbe tenersi il relitto per sè: in realtà è l’affilatura delle lame, acciaio di pretestuosità gettate al grande pubblico per infondere una certa idea del proprio avversario politico interno al partito.

Qui non si prendono le difese di Rossi o di Zingaretti: qui si prendono le posizioni della legalità, in primis, e dell’ambiente in secondo luogo. Anche Legambiente ha sentito il bisogno di esternare dubbi sullo smaltimento toscano della Costa: se il ministro Passera non sbloccherà 150 milioni di euro per l’ammodernamento del porto di Piombino infatti, soldi destinati per decreto che non può riguardare solo Costa ma l’intero bacino portuale di Piombino, il rischio è che i tempi diventino tanto incerti quanto ingestibili; oggi Piombino non ha un porto adatto e non può rispettare la cronologia di rimozione e ricovero del relitto dati dalla Costa.

Tuttavia qui la questione è un’altra: la legalità. Le norme non sono fatte per i casi eccezionali, per essere arginate o per trovare escamotage per circuirle: le norme vengono scritte e promulgate per essere rispettate, e fatte rispettare: la deregulation sul tema rifiuti, lo abbiamo visto nelle varie emergenze sparpagliate nello stivale, non fa bene alla causa, non risolve il problema. Lo aggrava.

La resa dei conti del Pd, in questo senso, passa anche dall’ambiente. E dalla legalità. Ecco che qui possiamo tentare di dare una risposta alla domanda iniziale: dove possono portare le faide interne al Pd nel panorama ambientale nazionale?

Foto | AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE e Il Tirreno

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