Milano, smaltimento illecito di rifiuti: arrestati 8 imprenditori legati alla ‘ndrangheta

Arrestati dai Carabinieri 8 imprenditori lombardi legati alla ‘ndrangheta: avrebbero smaltito tonnellate di rifiuti all’interno di cave tra Lodi e Novara.

di A.S.

I Carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) e del Comando provinciale di Milano hanno arrestato, questa mattina, 8 imprenditori che sarebbero legati alla ‘ndrangheta: operanti nel settore del movimento terra, con appalti tra Milano e l’hinterland (zona di cantieri Expo e di intensissima urbanizzazione), secondo quanto emerso dagli accertamenti avrebbero smaltito illecitamente tonnellate di rifiuti in due cave dislocate in provincia di Lodi e di Novara. Questi arresti scaturiscono da un costone dell’Operazione Infinito.

Dell’Operazione Infinito vi avevamo parlato già qualche mese fa, quando la Procura di Milano rinviò a giudizio 22 persone (i titolari e ad alcuni autisti dell’azienda brianzola Perego Strade) accusati di aver effettuato oltre 6mila viaggi per trasportare rifiuti speciali al conferimento, salvo invece smaltire tutto nei numerosi cantieri sparpagliati per la Lombardia; 2,3 milioni di euro i proventi che l’azienda (infiltrata dalla malavita calabrese) avrebbe portato a profitto.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore distrettuale anti-mafia Alessandra Dolci, che hanno portato agli arresti di stamattina, sono durate due anni e coordinate dalla Procura della Repubblica e dalla Dda di Milano, hanno dimostrato agli inquirenti la fittissima rete costruita tra la Lombardia e le ‘ndrine calabresi, un vero e proprio filo di contiguità a tutela degli interessi della criminalità organizzata calabrese in Lombardia: i Carabinieri hanno sequestrato anche due impianti, due aziende di trasporti e ben 30 automezzi.

Il sistema di smaltimento è quello consolidato nel tempo: grazie al cosiddetto “giro bolla”, sono riusciti a smaltire illecitamente tonnellate di rifiuti in due cave dislocate in provincia di Lodi e di Novara. Questa tecnica funziona grossomodo così: i camion carichi di rifiuti tossici che partivano da una qualche ditta lombarda transitano attraverso un’azienda intermedia, in cui vengono riscritte le bolle di accompagnamento dei rifiuti, declassando i materiali da tossico-nocivi ad innocui. Dopodichè è come se si trasportassero patatine e diventa un gioco da ragazzi aggirare i controlli ed introdurre i rifiuti, come in questo caso, nelle cave tra Lodi e Novara.

Il blitz di questa mattina ha permesso alla Procura di deferire, seppur in stato di libertà, altri 20 individui, tra autisti e “padroncini”, la cui presenza all’interno delle aziende degli odierni arrestati veniva imposta dalle ‘ndrine.

Effettuare operazioni di questo tipo è semplicissimo e la vita per le ecomafie italiane è ancora troppo facile: senza Sistri, una prima pietra della cui posa si parla ormai da anni e le cui proroghe all’avvio sono ormai diventate l’ennesima pantomina di Stato: forse questo spiega anche come mai molte aziende lombarde hanno sempre contestato la messa in esercizio di questo moderno sistema di tracciatura elettronica dei rifiuti.

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