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Artide e Antardide

Previsto distacco iceberg dal ghiacciaio Pine Island, monitorato speciale della NASA in Antartide

pubblicato da AlterEco in: Clima Natura Artide e Antardide Acqua

iceberg ghiacciaio Pine Island

Delle crepe nel ghiacciaio Pine Island in Antartide fanno sospettare alla NASA un possibile distacco di un iceberg di oltre 700 km quadrati nei prossimi mesi. La NASA sta sorvolando l’Antartide a bordo del DC-8 nell’ambito della missione IceBridge. Sopra la foto scattata al ghiacciaio Pine Island.

Via | NASA
Foto | NASA/DMS

Missione Groelandia per un futuro pulito: il cortometraggio

pubblicato da Marina in: Inquinamento Rifiuti Artide e Antardide Riciclo

Groelandia
Gestire i rifiuti in Groelandia e in Artico non è semplice e inizia a essere molto costoso. Per educare le nuove generazioni a riciclare è stato ideato dall’EEA - Agenzia europea dell’ambiente il cortometraggio Mission Greenland for a cleaner future (dopo il salto). L’idea è dimostrare come i piccoli sforzi di ogni singola persona possono fare una grande differenza nella gestione dei rifiuti e tutela dell’ambiente.

In Groenlandia giunge al riciclo solo il 25% dei rifiuti così l’ EEA intende convincere in particolare le nuove generazioni della Groelandia e di tutta la regione artica a modificare i loro comportamenti. Il corto dura 12 minuti e è introdotto da Jacqueline McGlade Executive Director dell’EEA e Hon Anthon Frederiksen, ministro degli interni, natura e ambiente della Groenlandia.

Il Paese con il suo ambiente naturale duro e la popolazione dispersa richieste, per la gestione dei rifiuti soluzioni personalizzate: le enormi distanze e i costi hanno fatto sì che i rifiuti fossero gettati in discariche appena fuori i centri abitati dove rifiuti domestici sono mescolati con rifiuti pericolosi come batterie, vernici o prodotti chimici.

Tuttavia, ci sono anche alcune storie positive. Ad esempio, il 99% di tutte le bottiglie di plastica e vetro usate sulla costa occidentale della Groenlandia sono riciclate rendendo il Paese esempio per il resto del mondo. Il film considera questa complessa situazione, proponendo soluzioni che permettono ai groenlandesi gestire i rifiuti senza danneggiare il loro ambiente naturale.

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Groenlandia: 15% dei ghiacci persi in 12 anni? Scoppia la polemica

pubblicato da Nestor Carnevali in: Inquinamento Clima Informazione Artide e Antardide


Cambiamenti climatici, ghiacci che si sciolgono: argomenti correlati nella percezione dell’opinione pubblica, ma inevitabilmente al centro di polemiche fra scienziati e ricercatori. L’ultima occasione deriva dalla presentazione della 13° edizione del prestigioso Times Atlas, l’atlante del quotidiano inglese The Times. Il punto forte della comunicazione in vista della pubblicazione era stato semplice e diretto: dal 1999, anno di uscita della 10° edizione, ad oggi la Groenlandia ha perso il 15% della sua superficie ricorda da ghiacci.

Nessun riferimento diretto alle responsabilità - non è stato detto che questo scioglimento era colpa delle emissioni di gas serra, per essere chiari - ma il dato nudo e crudo messo lì. La prudenza non è bastata, evidentemente, perché nel mondo accademico del Regno Unito non tutti sono d’accordo con le cifre. La tesi è che, semplicemente, non sia affatto vero.

I ricercatori dello Scott Polar Research Institute sostengono che, se è vero che i ghiacci si stanno ritirando, questo calo non supera lo 0,1% del totale negli ultimi 12 anni, almeno se si considera i loro confini (sullo spessore c’è maggiore prudenza):

Una diminuzione del 15% a copertura di ghiaccio permanente, dalla pubblicazione del precedente atlante 12 anni fa, è sia errata sia fuorviante. Numerosi ghiacciai si sono ritirati negli ultimi dieci anni, è vero, ma non al ritmo indicato. Le più recenti immagini satellitari immagini satellitari della Groenlandia chiariscono che ci sono ancora numerosi ghiacciai e copertura di ghiaccio permanente proprio nelle aree in cui il Times Atlas sostiene siano emerse nuove terre.

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Petrolio: Exxon entra nell'Artico grazie a Putin

pubblicato da Nestor Carnevali in: Informazione Carburanti Artide e Antardide


Senza sosta. Nonostante le legittime preoccupazioni degli ambientalisti continua la corsa, inesorabile ed inarrestabile, alle perforazioni alla ricerca di petrolio nell’Artico. Il colpo stavolta è messo a segno dalla Exxon, ancora priva di autorizzazioni da parte dell’amministrazione Obama che è ancora alle battute preliminari con la Shell, ma capace di trovare un accordo con la Russia e la compagnia Rosneft con tanto di beneplacito e presentazione in pompa magna con Vladimir Putin.

500 miliardi di dollari, tanto potrebbe valere l’affare secondo il premier russo che era presente nella conferenza stampa congiunta con Rex Tillerson, amministratore delegato della Exxon. Il partner britannico della Rosneft, la BP, viene colta in contropiede e gli americani ottengono l’autorizzazione ad una esplorazione preliminare del mare di Kara, un’area inaccessibile almeno fino a quando gli effetti del cambiamento climatico non hanno iniziato a farsi sentire con lo scioglimento di quelle barriere di ghiaccio che rendevano non conveniente la ricerca dell’oro nero nelle fredde acque dell’Artico.

Pur di siglare la partnership Exxon ha accontentato i russi cedendo alcuni diritti d’estrazione per giacimenti in Texas e nel Golfo del Messico, una riprova di quanto le compagnie petrolifere puntino verso nord nella loro caccia e siano disposte praticamente “a tutto”.

Via New York Times

Petrolio: La Danimarca pronta a chiedere l'annessione dell'Artico

pubblicato da Nestor Carnevali in: Informazione Carburanti Artide e Antardide


La Danimarca vuole annettersi l’Artico. La decisione non è più semplicemente “ventilata”, ma secondo Reuters saremmo vicini al momento nel quale la richiesta diventerà ufficiale e sarà presentata di fronte alle Nazioni Unite. Le mire espansionistiche su un territorio che al momento non ha una precisa giurisdizione non sono soltanto danesi, anche la Russia ha mostrato la stessa intenzione in maniera piuttosto chiara.

La chiave è quella delle risorse naturali, in testa il petrolio, che l’Artico custodisce gelosamente in attesa che divenga economicamente conveniente (e manca poco) andare ad estrarle anche in un territorio così inospitale e inadatto alla vita umana. La Danimarca vorrebbe estendere di 200 miglia nautiche le sue pertinenze che includono già ora la Groenlandia, abbastanza per coprire un territorio sul quale anche il Canada ritiene di avere dei diritti.

Tsunami a Fukushima: gli effetti fino in Antartide

pubblicato da Marina in: Scienza Artide e Antardide Acqua

Nasa foto iceberg tsunami giappone

Quella che vedete in alto è l’immagine catturata dalla NASA e oggetto di studio e pubblicazione di Brunt Kelly studioso della criosfera al Goddard Space Flight Center. Dopo lo tsunami dello scorso 11 marzo che ha seguito il devastante sisma in Giappone, si sono staccati diversi iceberg dalle coste dell’Antartide.

Kelly non si è limitato a registrare l’evento ma ha seguito l’evolversi degli effetti dell’onda sulla piattaforma di Sulzberger che da circa 46 anni era rimasta intatta. Per realizzare lo studio è ricorso alle immagini catturate da diversi satelliti della NASA e i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Glaciology in cui si rimarca il legame tra tsunami e nascita di iceberg.

Il video della NASA dopo il salto.

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Alaska: La Shell ottiene il primo via libera per le trivellazioni

pubblicato da Nestor Carnevali in: Informazione Carburanti Artide e Antardide


Si può iniziare. Il governo americano ha autorizzato la Shell alle prime trivellazioni esplorative “in acque poco profonde” nel Mare di Beaufort a 30 miglia circa dalle coste dell’Alaska. Questa autorizzazione è subordinata all’approvazione dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, l’Agenzia per la conservazione della fauna selvatica e l’Agenzia gestione delle risorse marine, ma la compagnia si è detta “cautamente ottimista” e conta di iniziare a lavorare in Alaska nel luglio 2012.

L’ira delle associazioni ambientaliste che osservano con maggiore attenzione i problemi dell’Alaska è ovvia quanto giustificata. La decisione, “pericolosa e deludente” la definiscono, autorizza a trivellare in una delle zone del pianeta più inospitali e meno adatta alla vita umana. Impossibile non pensare alle conseguenze in caso di fuoriuscita accidentale con tutti la difficoltà anche soltanto a reperire i mezzi in grado di operare in quell’area per evitare il disastro.

Secondo gli ambientalisti la pretesa della Shell di poter recuperare da sola il 95% del petrolio in caso di incidente è un’autentica farsa. Anche in acque calme e calde non si riesce a raggiungere percentuali superiori al 40%, nel Mare di Beaufort il risultato sarebbe certamente più modesto e con l’aggravante del trovarsi in un ambiente sostanzialmente incontaminato. I governi sono sordi: la possibilità di reperire altri pozzi di petrolio e di ridurre il prezzo del greggio è troppo allettante, troppo importante per introdurre il principio della prudenza nella tutela ambientale. La Shell, appena qualche giorno fa, è stata condannata dalle Nazioni Unite per il disastro ambientale nel Delta del Niger che richiederà almeno 30 anni di lavoro per la ripulitura. Come si può continuare a riporre fiducia in loro?

Via | Radio Canada

Book of Ice: ecologia e arte contemporanea

pubblicato da Nestor Carnevali in: Informazione Foto & video Artide e Antardide

L’ecologia può essere d’ispirazione per l’arte contemporanea? Il lavoro di Paul D. Miller, musicista, artista concettuale e scrittore, parte dal cambiamento climatico per tramutarlo in espressione creativa. L’oggetto è l’Antartide, il disabitato Polo Sud del mondo, l’orologio geologico che racconta, visivamente, come le variazioni della temperatura (non importa in questo contesto se dovute al comportamento dell’uomo o meno) provochino lo scioglimento dei ghiacci e modifiche indelebili del paesaggio.

Nel suo Book of Ice Miller immagina un ipotetico Movimento per la liberazione dell’Antartide, un pretesto simbolico per applicare la cosiddetta “propaganda art”, fonde la sua particolare “musica del ghiaccio” del progetto Terra Nova: Sinfonia Antarctica con rare immagini di repertorio delle prime esplorazioni di uno dei territori più inesplorati del pianeta. La fascinazione artistica di un fenomeno che siamo abituati a percepire come un pericolo per la vita come la conosciamo, lo scioglimento dei ghiacci “perenni”, un punto di vista che tramuta qualcosa di distruttivo come un rimescolamento.

[Via | Brainpickings]

Clima 2050: esodo verso la Groelandia

pubblicato da Marina in: Scienza Editoria Persone Artide e Antardide

esodo di massa in groelandia nel 2050

Leggo su Il Mattino di oggi (pag. 21) della presentazione di 2050. Il futuro del nuovo Nord scritto da Laurence C. Smith e pubblicato da Einaudi (euro 30). In sostanza dal 2050 in poi l’umanità emigrerà in un grande esodo a Nord verso il Circolo polare artico, Groelandia, Norvegia, Russia, Finlandia e Canada perché le condizioni climatiche e di vita saranno migliori.

Smith è un geografo e non scrive un testo di futurologia ma piuttosto una stretta analisi, su dati attualmente disponibili. Diciamo una previsione ragionata e per niente emotiva o sensazionalistica. In sostanza le quattro forze globali ossia sviluppo demografico, esaurimento e ricerca di risorse naturali, cambiamenti climatici e globalizzazione saranno gli assi su cui si svilupperà o perirà l’umanità ai 4 angoli del Pianeta.

Leggo da Il Mattino a firma di Francesco Romanetti:

E’ dunque tenendo conto di questi modelli che C.Smith azzarda la sua radiografia di un futuro, neanche tanto remoto, dove le regioni e gli stati più vicini al Circolo Polare artico prospereranno. Lassù al Nord ci saranno terre più fertili, riserve idriche in abbondanza, clima più mite, sistemi politici più evoluti. E noi quaggiù subiremo invece siccità, alluvioni, invecchiamento della popolazione, sovraffollamenti urbano…

Curiosamente gli stati indicati da Smith sono quelli che sorgono su un immenso serbatoio di petrolio non ancora sfruttato e causa di parecchi grattacapi internazionali. Il che mi lascia perplessa e mi fa riflettere sul fatto che l’emigrazione-esodo a cui fa riferimento Smith non sarà condizionata dai cambiamenti climatici ma dall’uso del poco petrolio che sarà rimasto.

Foto | Flickr

Petrolio nell'Artico: i dubbi degli scienziati dell'US Geological Survey

pubblicato da Nestor Carnevali in: Informazione Carburanti Artide e Antardide


La corsa alle trivellazioni nell’Artico non si ferma. Le riserve di petrolio e gas naturale del Polo Nord cominciano a fare gola ai governi e alle corporation, il prezzo alto del greggio è in grado di ripagare gli alti costi estrattivi, basta guardare i recenti accordi fra i russi di Rosneft e gli inglesi di Bp e il valore del giacimento che proprio la Bp è stata costretta a cedere per ripianare parte del buco causato dal disastro della marea nera del Golfo del Messico.

Ci sono sempre da risolvere, pacificamente, i contrasti fra i paesi che hanno (o ritengono di avere) giurisdizione sul vasto territorio dell’Artico, il tutto mentre continuano tutti a fare orecchie da mercante sulla questione ambientale. Trivellazioni in un ecosistema sostanzialmente incontaminato, già messo in pericolo dal riscaldamento globale, in luoghi nei quali anche gli agguerriti attivisti di Greenpeace fanno fatica a far sentire la loro voce.

Gli analisti dello US Geological Survey, interpellati Segretario per gli Interni Ken Salazar, hanno consegnato (dopo oltre un anno) un report sulle possibili conseguenze dello sfruttamento di quei giacimenti e delle trivellazioni. Nonostante il tanto tempo impiegato non vengono fornite risposte “certe” sui danni per l’ambiente: gli scienziati governativi si limitano ad avanzare “dubbi”, adottano un approccio filosofico, probabilmente per non danneggiare gli interessi delle lobby del petrolio che hanno convinto l’amministrazione Obama a procedere nelle trivellazioni. L’impressione è che fra le mancate risposte della scienza e i tanti soldi in ballo si proceda in un piano di sfruttamento delle risorse che soltanto dopo il suo avvio presenterà il solito, salatissimo, conto.