
Fino a meno di dodici mesi fa nel sistema antincendio della raffineria di Gela, oltre all’acqua prelevata dal mare, c’erano anche idrocarburi. Per spegnere un eventuale incendio, quindi, i Vigili del Fuoco avrebbero dovuto usare acqua e petrolio. E’ quanto emerge dalle indagini, appena concluse, condotte dalla Capitaneria di Porto gelese per conto del Procuratore Lucia Lotti. Per questo fatto sono indagati quattro dirigenti della Raffineria di Gela Spa, accusati a vario titolo dei reati di falso per induzione e omissione di cautele contro disastri o infortuni sul lavoro.
Si tratta di Bernardo Casa, Amministratore delegato della Raffineria di Gela Spa, Battista Grosso, ex AD, Salvatore Lo Sardo, Responsabile del Parco Generale Serbatoi e Aurelio Faraci, Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione della raffineria.
I fatti sono emersi per caso durante una verifica, effettuata il 15 ottobre 2010, dell’impianto antincendio del pontile principale della raffineria. Durante la verifica furono trovate tracce di idrocarburi nell’acqua di mare utilizzata per l’esercitazione antincendio che, da successive indagini, risultarono provenire da un incrocio tra la linea antincendio e i tubi utilizzati per caricare e scaricare il petrolio da e sulle navi cisterna. Spiega la Guardia Costiera:
Bill Gates, fondatore di Microsoft, ha spiegato il suo punto di vista sul futuro dell’energia in un’intervista a Wired USA. Il secondo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio personale stimato in 56 miliardi di dollari secondo Forbes, boccia le energie alternative (solare in primis), almeno quando si parla di produzione domestica:
Le soluzioni che funzionano nel mondo ricco non si avvicinano nemmeno a risolvere il problema energetico. Se siete interessati a qualcosa di “carino”, [i pannelli fotovoltaici] sulle case possono andare bene, ma se siete interessati a risolvere i problemi energetici del mondo, i progetti giusti sono quelli di enormi campi solari nel deserto.
Secondo Gates bisogna ragionare in un’ottica “macro”, la produzione energetica non può prescindere da progetti su larga scala, ma soprattutto non può prescindere dal nucleare. L’incidente in Giappone non dimostra l’insicurezza intrinseca dell’energia prodotta dall’atomo, i reattori di Fukushima erano di vecchia concezione e Gates ritiene che la ricerca e lo sviluppo di tecnologie più moderne (nelle quali è personalmente impegnato come finanziatore) possono essere la risposta giusta. D’altra parte la produzione d’energia dalle fonti fossili sono almeno altrettanto dannose per la salute dell’uomo:
Le centrali a carbone uccidono, solo che lo fanno più lentamente proprio come piace ai politici.
Aldilà delle istintive reazioni a questa presa di posizione bisogna riflettere sul fatto che se un uomo tanto ricco, e di conseguenza influente, ritiene il fotovoltaico poco più di un “giocattolo” e dimostra di avere fiducia nel nucleare di quarta e di quinta generazione il futuro delle energie alternative è a rischio. Il ruolo degli Stati si conferma fondamentale, se si aspettano fondi da presunti magnati “illuminati” non si va lontano.
[Via | Wired]
In questi giorni sono venuto a conoscenza di un interessante documento pubblicato recentemente dall’European Council for an Energy Efficient Economy. Secondo l’organismo dovrebbe essere rivisto l’intero sistema di assegnazione delle classi energetiche agli elettrodomestici affinché il meccanismo diventi un sistema efficace in tema di riduzione di emissioni e di efficenza energetica.
A tal proposito lo studio riporta la urgente necessità di modificare gli standard per l’efficienza energetica dei prodotti che, allo stato attuale delle cose, non garantirebbero un’effettiva riduzione delle emissioni in quanto non terrebbero conto di alcuni dettagli importanti. Per capirci meglio si può riportare un esempio appreso dal documento: un televisore da 54 pollici può, secondo il vigente sistema, essere considerato più efficiente rispetto ad uno da 24, anche se il primo utilizza più energia.
In sostanza la modifica che l’organismo richiede dovrebbe riguardare proprio quest’aspetto, quindi dovrebbe essere applicata l’integrazione di un concetto che non tenga conto soltanto delle prestazioni di quel determinato apparecchio, ma le sue performance sulla base dell’intera gamma includendo perciò l’aspetto di ciclo di vita del prodotto.
La Francia - qui l’atomo fornisce l’80% dell’elettricità - è sempre in prima fila sul nucleare. A Flamanville sta costruendo la prima centrale francese di terza generazione. Rappresenta il più grande cantiere del paese: 2.000 persone, 3,3 miliardi di euro di budget, 400.000 metri cubi di cemento e 50.000 tonnellate di armature metalliche - l’equivalente di 7 tour Eiffel. Tutto per costruire un reattore di 1.650 megawatt - mentre le attuali centrali non superano i 900 -, una potenza che equivalente al fabbisogno elettrico di una città di 1,5 milioni di abitanti.
L’inaugurazione di questo monumento alla tecnologia è previsto per il 2012, anche se il cantiere è stato fermato più volte per rimediare a diversi vizi costruttivi, come cemento di bassa qualità, fessure nel calcestruzzo, assenza o difetti dell’armatura, presenza di personale non qualificato e addirittura modifiche non autorizzate al progetto in corso. Difficoltà simili si sono verificate anche in Finlandia, dove lo stesso tandem di imprese - Bouygues ed Areva - sta costruendo un altro reattore di terza generazione. In questo caso, il cantiere ha tre anni di ritardo, con un conseguente aumento dei costi dell’ordine di 2 miliardi di euro.
Questi problemi non sembrano però fermare la corsa nucleare francese. Secondo diverse fonti, Sarkozy starebbe per annunciare la costruzione in Francia di un secondo, se non anche di un terzo reattore nucleare EPR. Per Greenpeace, dietro la scelta ci sarebbero solo gli interessi della grande industria e non dei cittadini francesi.
Continua a leggere: La Francia costruirà una seconda e forse una terza centrale nucleare EPR
Ne avevamo parlato oltre 2 anni fa, adesso è effettivamente partito il progetto del vaporetto a celle a combustibile a idrogeno per Venezia. Il vaporetto a idrogeno, già denominato Vision, fa parte del piano del Ministero dello Sviluppo Economico Industria 2015, relativo alla Mobilità sostenibile, e vede tra i partecipanti Fincantieri ed Ansaldo.
Vision, è a tutti gli effetti un mezzo elettrico alimentato a idrogeno ed elettricità fotovoltaica, prodotta dai pannelli sul tetto, che contribuirà a risolvere il problema dell’inquinamento in laguna provocato dai motori diesel convenzionali, ma anche alla riduzione dello spostamento d’acqua delle imbarcazioni (che danneggia le fondamenta dei palazzi della Serenissima). I tecnici hanno dichiarato che Vision “sarà silenzioso come una gondola”.
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L’Uranio costa sempre di più. Tra il 2001 ed il 2007 è arrivato a crescere del 1.000%, e ancora in questi giorni il prezzo è 8-9 volte la quotazione dell’uranio nel 2001 - ovvero 7 $ dollari la libbra.
Questo aumento del prezzo ha per ora solo un effetto limitato sul prezzo: si calcola infatti che un aumento del 50% del prezzo dell’uranio si traduca in un incremento del 3,2% del prezzo dell’energia elettrica in uscita dalle centrali. Ma tra 20 anni - la prima nuova centrale nucleare italiana non sarà finita prima di quel lasso di tempo -, quale sarà il prezzo dell’uranio?
Dalla fine degli anni ottanta, il consumo dell’Uranio ha superato la produzione. Oggi, secondo la World Nuclear Association (WNA), vengono prodotte 78.000 tonnellate di Ossido di Uranio, e solo il 64% proviene dalle miniere.
Si sa, il carbone è stato il motore della prima rivoluzione industriale. Oggi però il quadro è cambiato, ed il carbone rappresenta il combustibile più “sporco” e provoca dei costi impossibili da sostenere a lungo per l’ambiente.
Greenpeace, con il contributo dell’istituto indipendente olandese CE Delft, ha provato a fare due conti nel suo rapporto The True Cost of Coal - la sua sintesi in italiano può essere letta qui.
Il rapporto è stato presentato a Varsavia. Non è un caso, perché come dice il titolo di un nostro post: E’ la Polonia lo stato più dipendente dal carbone. E poi ospiterà la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici.
I veri costi del carbone, secondo i dati del rapporto, sarebbero pari a circa 360 miliardi di euro nel solo 2007. E questa cifra tiene considerazione solo degli impatti sull’ambiente e sulla salute. Non sono nemmeno stati considerati aaltri effetti nefasti come la distruzione di ecosistemi o la contaminazione delle acque e dei terreni.
Il rapporto contiene anche 12 “reportage” sull’impatto del carbone. Riguardano 12 paesi: Colombia, India, Russia, Indonesia, Cina, Tailandia, Sud Africa, Polonia, Stati Uniti, Germania, Australia e Filippine. Un caso è quello di Jharia, in India. Qui migliaia di persone vivono in condizioni infernali attorno a una miniera di carbone a cielo aperto.
Questo è uno dei tanti video o post che circolano sulla rete e che riguardano i motori magnetici, come la directory sui motori magnetici di Peswiki, o le notizie di macchine a motore magnetico che dovrebbe essere commercializzate entro il 2010 - se non sono già sul mercato.
Sono anni che se ne parla, nel totale disinteresse dei media tradizionali, ed io per cercare di capirci di più chiamo in aiuto i lettori di Ecoblog. Cosa ne pensate? E quali notizie avete al riguardo? Potete rispondere a queste due semplici domande lasciando un commento a questo post.
Di auto o meglio di prototipi di auto elettriche o di moto elettriche ad energia solare ne abbiamo parlato più volte ma di moto mai. Quella che vedete nella galleria fotografica è stata progettata dalla Prometheus Solar LLC ed esposta al Alt Car Expo di Santa Monica, il salone del mezzi di trasporto ad energia alternativa.
La Prometheus, se così si chiama, si muove sfruttando quattro grandi pannelli solari, opportunamente integrati nella maxi carena o carrozzeria. La forma non è molto moderna, ricorda molto i primi bussolotti del dopo guerra, ma con “un pieno di raggi solari” pare in grado di percorrere 80 Km e raggiungere una velocità massima di circa 112 km/h.
La Prometheus adotta batterie al litio fosfato dalla capacità di 4.6 kWh e connesse ad un motore elettrico Perm PMG 132 della Thunderstruck Motors.