
Ieri scrivevo della villa The Hole sotto terra e del fatto che fosse alimentata grazie all’energia geotermica, notoriamente energia geotermica è energia pulita, sostenibile e a basso costo.
In questa ultima parte vi scrivo della produzione di energia a partire dalla risorsa geotermica con nuove tecnologie, fatto di sicuro interesse anche su scala mondiale. Lo è ancora di più per un paese come il nostro che compra energia dall’estero a caro prezzo. Attualmente in Toscana una centrale geotermoelettrica produce 5,5 Twh di energia. Numerosi enti, tra cui Agip ed Enel, consci del fatto che l’Italia è interessata da aree di elevata anomalia geotermica, hanno puntato la loro ricerca su Lazio, Campania e Sicilia, ma i problemi di natura geologica e fattori socio-economici hanno bloccato lo sfruttamento.
Continua a leggere: Impianti geotermici e case sottoterra - Parte 3

Ieri vi scrivevo delle case sotto terra. Un esempio pratico di questo genere di edificio è a Vals, in Svizzera. La villa è alimentata grazie alla geotermia con l’utilizzo di una pompa a calore e si rifornisce di energia idroelettrica prodotta dal bacino di Zervreila.
The Hole, così come la chiamano i suoi ideatori, un ottimo esempio di costruzione sotterranea, completamente integrata nel paesaggio. Disegnata per essere un architettura sostenibile e autonoma dal punto di vista energetico è il frutto della collaborazione tra Christian Müller Architects e SeARCH. The Hole è stata ottenuta scavando la montagna per circa sei metri di profondità dal piano di campagna, non assomiglia per niente ad un bunker e può ospitare fino a 12 persone: 160 metri quadrati costruiti con i materiali della tradizione locale e reperibili in loco, ovvero riciclati dagli scavi.
Villa per vacanze a Vals, Svizzera. Christian Müller Archietcts & SeARCH







Continua a leggere: Impianti geotermici e case sottoterra: The Hole - Parte 2

Dopo l’indicazione plebiscitaria ai referendum del 12 e 13 giugno dove gli italiani oltre quorum hanno chiaramente chiesto che non ci sia nucleare nel Paese, la politica inizia a dover confezionare le prime risposte. I primi annunci sul nuovo Piano energetico nazionale arrivano a denti stretti e la dove meno te l’aspetti.
Ieri il ministro allo Sviluppo Paolo Romani presenziava una conferenza di Confartigianato e ecco che durante il question time svela che:
Già il gas oggi rappresenta il 94%” dell’approvvigionamento. Continuerà a fare la sua parte ma ci sono altre fonti dalle biomasse alla geotermia.
Insomma la quota di energia che dovevano produrre le 4 centrali nucleari potrà essere sostenuta dai soli impianti geotermici e a biomasse anche se come i tedeschi continueremo per un po’ a essere figli del gas di Putin. Però l’interessante apertura alla geotermia già indicata nei giorni scorsi dal Nobel Carlo Rubbia è decisaemente incoraggiante.
Resta da capire cosa il ministro intenda per biomasse e cosa vorrebbe si bruciasse negli impianti e se per gli impianti geotermici sarà meno complicato ottenere i permessi alle perforazioni (dati però allegramente a chi deve trivellare alla Tremiti).
Foto | Daily Wired

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, torna a parlare di energie rinnovabili indicando come fonte potente e immediata quella geotermica. Nell‘intervista rilasciata a La Repubblica spiega che prima che le rinnovabili brillino per produzione sono necessari ancora 10-15 anni. Nella fase di transizione conviene puntare su un mix di gas e geotermia, energia ancora troppo poco usata.
Spiega Rubbia:
Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60 per cento di efficienza e produce una quantità di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni. E poi c’è la geotermia che nel mondo già oggi dà un contributo pari a 5 centrali nucleari. L’Italia ha una potenzialità straordinaria nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania, e la sfrutta in maniera molto parziale: si può fare di più a prezzi molto convenienti. Solo dal potenziale geotermico compreso in quest’area si può ottenere l’energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi.
Foto | Scienze-naturali

Google continua ad investire nelle energie rinnovabili alternative al petrolio, al gas naturale e al carbone. L’ultimo di questi investimenti è quello fatto in Virginia, negli Stati Uniti, dove il colosso del web ha finanziato una ricerca sulla geotermia della Southern Methodist University con un sostanzioso assegno da 481.500 dollari.
Soldi spesi molto bene, visto che i ricercatori hanno scoperto che il potenziale geotermico della Virginia è il 78% più alto del previsto. E, quindi, economicamente molto interessante anche per uno stato che produce energia in gran parte con le centrali a carbone. Ora si dovrà capire come e quanto si potranno sfruttare le risorse geotermiche che, dalla nuova stima, si pensa potrebbero arrivare a 18.890 MW di energia all’anno. Il tutto a impatto zero sul clima, senza emissioni di CO2.
Non è la prima volta che Google spende per le rinnovabili: da ricordare i 200 milioni di dollari investiti nello sviluppo dell’eolico off shore e l’organizzazione del premio per la mobilità sostenibile, andato ad una bizzarra funicolare a pedali.

L’Italia è schiava del petrolio. E’ questa l’impietosa fotografia scattata dall’Istat nel dossier pubblicato oggi Il sistema energetico italiano e gli obiettivi ambientali al 2020:
Nel 2009 risulta ancora predominante la quota dei combustibili fossili, e in particolare dei prodotti petroliferi, che incidono per il 41 per cento sul consumo interno lordo. La disponibilità di energia da fonti rinnovabili è aumentata di 1,8 punti percentuali rispetto al 2008, mentre è diminuita di 0,9 punti la quota di gas naturale e di 1,3 punti quella da combustibili solidi. Rimane pressoché stabile la quota da petrolio.
E prima ancora di pensare allo sviluppo delle energie rinnovabili o al ritorno al nucleare Paolo Scaroni, Ad di Eni invita gli italiani a imparare a risparmiare energia. Il che vuol dire cambiare decisamente e radicalmente lo stile di vita. Durante il Forum per il Mediterraneo ha dichiarato:
Il risparmio energetico è una cosa che ci sta molto a cuore, nel senso che a me sembra che, prima di immaginare di riempire di mulini a vento località che non hanno vento o di coprire lo scarso territorio che noi abbiamo di pannelli solari che usano una tecnologia vecchia di 80 anni, noi dovremmo esplorare tutte le strade per consumare meno.

Accanto alle novità riservate alle utenze domestiche che possono richiedere punti di erogazione di energia per ricaricare auto elettriche arrivano direttive che coinvolgono pompe di calore e smart grids.
Una seconda fornitura potrà, perciò, essere richiesta per aiutare la diffusione delle pompe di calore e viene anche elevata la potenza disponibile fino a oggi fissata a 3,3 kW. Le pompe di calore, usano fonti rinnovabili, in questo caso il calore naturalmente presente nel terreno e possono servire sia per riscaldamento sia per condizionamento. Una seconda novità riguarda le smart grids.
Spiega nel suo comunicato l’Autorità per l’energia:
Il provvedimento sulla tariffa per la ricarica dei veicoli elettrici (autovetture, furgoni, autocarri, motocicli e cicli ma anche i natanti a propulsione elettrica) si inserisce nel percorso per un uso diverso e più evoluto delle reti di distribuzione dell’energia elettrica, avviato dall’Autorità con il recente provvedimento in materia di smart grid (deliberazione ARG/elt 39/10). Col termine smart grid si intende un nuovo concetto della rete di distribuzione, a forte valenza ambientale, che presuppone una rete integrata con sistemi di comunicazione e controllo che permettono anche di assorbire e gestire la produzione diffusa di energia elettrica da fonti rinnovabili e di “colloquiare” con i clienti finali, per “suggerire” un migliore uso dell’energia.
In prospettiva, sistemi di ricarica intelligente dei veicoli elettrici potranno sfruttare le potenzialità delle smart grid, ma anche la rete potrà trovarvi sinergie (servizi vehicle to grid, V2G). Ad esempio, utilizzando le batterie dei veicoli elettrici parcheggiati come strumenti di stoccaggio dell’energia elettrica, sarà possibile limitare i rischi gestionali di rete derivanti dalla natura intermittente e poco prevedibile di alcune produzioni (fotovoltaico ed eolico in particolare) e quindi di aumentarne l’utilizzo.
Foto | Flickr

Il gruppo imprenditoriale che fa capo alla famiglia Benetton sarebbe interessato ad acquistare una quota di Enel Green Power, società controllata dalla big italiana semipubblica dell’energia elettrica, tramite la holding Sintonia. La notizia è stata diffusa poco fa dall’agenzia Reuters, che riporta anche una possibile quota del 10%.
Sintonia è la società finanziaria di Benetton dedicata agli investimenti nelle infrastrutture tramite le partecipazioni in Atlantia-Autostrade per l’Italia, Investimenti Infrastrutture (Gemina-Aeroporti di Roma) e SAGAT. Ora, però, Benetton potrebbe fare il grande salto anche nel ricco settore delle rinnovabili.
Enel Green Power, d’altronde, fa gola a molti perchè la forza industriale di Enel è in un certo senso una garanzia in un settore nel quale, mancando ancora le linee guida nazionali, le incertezze sono parecchie. Per non parlare, poi, della recente entrata di Enel GP nel progetto Desertec che è una delle sfide verdi più grandi per l’economia dei prossimi vent’anni.
Continua a leggere: United colors of Enel: Benetton compra un pezzo di Enel Green Power?

Durante il convegno su Risorse naturali, occupazione e comunità locali, tenutosi a Frascati, si sono discusse proposte e linee d’azione per fronteggiare e superare la crisi in Italia sia dal punto di vista delle risorse che dell’occupazione. E’ intervenuto il presidente di Assomineraria, Claudio Descalzi, che ha parlato di riserve residue che potrebbero diventare significative per creare nuove opportunità in Italia:
“(…) Si tratta di 200 miliardi di metri cubi di gas, pari al 25% delle riserve già scoperte, e 1 miliardo di barili di olio, pari al 55% delle riserve già scoperte. Si tratta di un potenziale che se dovesse rimanere inespresso costituirebbe uno spreco per il Paese in termini di bolletta energetica, di attrazione di investimenti, di indotto e di fiscalità perché, nell’arco di 25 anni, il risparmio della bolletta energetica potrebbe essere quantificato in circa 100 miliardi di euro, agli attuali livelli di prezzo del petrolio”.
Inoltre, il settore dà complessivamente lavoro a circa 65.000 persone, ma si scontra con i costi ed i tempi della burocrazia italiana che rendono difficile lo sblocco di nuovi progetti, che offrirebbero opportunità occupazionali a più persone.
Basterà l’espressione del potenziale dei giacimenti di gas a salvare l’Italia dalla crisi creando nuovi posti di lavoro e facendo sì risparmiare sui costi della bolletta energetica, come è successo in Basilicata, senza però preoccuparsi dell’impatto di pozzi, di piattaforme, di impianti e di centrali sul territorio e sull’ambiente?
via | e-gazzette
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La Regione Toscana si dota di un Comitato a supporto dello sviluppo della fonte geotermica. Nella patria italiana di questa fonte, infatti, è stato appena costituito il Comitato tecnico per la geotermia dell’Amiata. Non solo Larderello: la nascita del pool di esperti deriva dall’Accordo volontario territoriale sottoscritto da Regione, Comuni, Comunità montane e Province di Pisa, Siena e Grosseto.
Il potenziale geotermico toscano, secondo le stime, è largamente sottoutilizzato: dal 1904 l’Enel è attiva nella regione con alcune centrali, per un totale di circa 800 MWe ma l’ingresso di altri attori nel mercato potrebbe far salire i numeri. Ruolo del Comitato tecnico regionale sarà quello di far sì che lo sviluppo di questa fonte sia compatibile con l’ambiente e, allo stesso tempo, capace di mettere a frutto le risorse del sottosuolo toscano. Sono molti, infatti, i comuni toscani potenzialmente interessati alla geotermia e il Comitato tecnico avrà, tra le altre, anche la funzione di fornire informazioni alle comunità locali.
Gli esperti chiamati dalla Regione sono sette: il francese Jacques Varet (Università di Orsay), esperto in tecnologie impiantistiche per la conversione di energia, Roberto Santacroce (Università di Pisa), esperto in vulcanologia e aree geotermiche, Angelo Minissale (Cnr), esperto di idrogeologia e vulnerabilità acquifere, Michele Marroni (Università di Pisa), esperto in geologia strutturale e vulcanologia, Giuseppe De Natale (INGV di Napoli), esperto in sistemi geotermici e misurazione dei flussi di calore, Domenico Liotta (Università di Bari), esperto in geologia strutturale e vulcanologia, Andrea Borgia (University Milton Keynes di Walton Hall, Gran Bretagna), esperto in vulcanologia delle aree geotermiche.
Via | Regione Toscana
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