
Domenico Finiguerra sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Comune a cemento zero nonché autore di uno studio sulla tutela del paesaggio, fa una domanda più che scabrosa molto semplice e disarmante allo stesso tempo:
Voi dove preferireste fa l’amore? Alle Fontane Bianche (una spiaggia di fiume) o in un Centro commerciale? sul cemento duro. Un po’ di puzza di smog. Motorini che arrivano. Su le mani, facciamo un sondaggio. Però dovete essere sinceri. E invece in un fienile, in campagna, all’aperto, con una coperta. Su le mani…
La provocazione Finiguerra la fa al convegno Il futuro del paesaggio. Non siamo forse attualmente nella stagione adatta, ma guardatevi attorno: effettivamente i posti all’aperto candidati a ospitare coppie che fanno all’amore sono un bel po’ ridotti causa inquinamento. Molte delle campagne italiane sono state colonizzate dai Centri commerciali frequentati di sabato e domenica proprio da ragazzi che mano nella mano guardano imbambolati vetrine e bevono caffè assolutamente al chiuso. Non parliamo poi delle spiagge colonizzate sia da buste di plastica, bottiglie e immondizia varia e abbondante.
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Colpo di genio di Michele Santoro durante la puntata di ieri di Servizio Pubblico: mette a confronto l’attuale situazione economica e le proteste democratiche del Movimento dei forconi in Sicilia con la prospettiva di decrescita felice di Serge Latouche. Le teorie dell’economista scatenano le nausee a Alessandra Mussolini ma il pubblico applaude l’intervento di Latouche.
Sul tavolo della discussione la Tobin Tax (spauracchio di tutte le banche) e il vecchio claim caro ai comunisti e sindacalisti degli anni ‘70: “lavorare meno ma lavorare tutti”. E questa volta la motivazione che spingerebbe a una diversa redistribuzione del lavoro non è la prospettiva socialista ma la prospettiva di contenere la crisi economica.
Altro concetto esposto è l’abbondanza frugale:
La nostra società non è di abbondanza ma di scarsità. E’ fatta per farci desiderare sempre di più per consumare sempre di più. Non dobbiamo mai essere saziati e dobbiamo sempre essere frustrati.

Mentre il sen. Mario Monti muove i primi passi verso la costruzione di un governo tecnico (ma per le analisi politiche leggete Polisblog) iniziano a avanzare le prime ipotesi sui neo ministri. Tra i primi nomi avanza quello di Ermete Realacci, nelle fila del Pd, all’Ambiente.
Ovviamente nel dopo Fukushima e con i referendum contro il nucleare vinti a furor di popolo il dicastero dell’Ambiente non potrà più essere considerato la Cenerentola del governo o alla stregua di un associazione di Dame di carità come fino a oggi ha fatto Stefania Prestigiacomo.
All’ Agricoltura, altro dicastero che pure ci interessa per il ruolo da protagonista che avrà nel 2012-13 con il rinnovo della PAC (Politica agricola comunitaria) si parla di Lorenzo Cesa, segretario Udc mentre quello alle Infrastrutture e Trasporti potrebbe essere diretto da Maurizio Lupi (PdL) .
In ogni caso i Circoli dell’Ambiente, la struttura ambientalista (così si definiscono loro, eh!) del PdL mi ha inviato un comunicato in cui il Presidente Fimiani dichiara:
Realacci rappresenta il vecchio ambientalismo isterilito e volgente al tramonto, non più al passo coi tempi, che ostacola uno sviluppo socio-economico sostenibile e che in Italia, come nel resto del mondo, ha fallito.
Foto | Ermete Realacci su Flickr

Prendo spunto con molto piacere da un post di Green Prophet che propone un sondaggio chiedendo ai suoi lettori se si farebbero arrestare per salvare il Pianeta Terra. Io si, mi farei arrestare. Comunque, lo spunto per questa singolare domanda arriva dalle ultime vicende che hanno riguardato Bill McKibben definito amabilmente eco-eroe.
McKibben è a capo di 350.org organizzazione no profit che punta alla lotta ai cambiamenti climatici, ( ricordati il prossimo 24 ottobre) tratto in arresto per 3 giorni, assieme a altri 1200 attivisti, dopo che ha protestato contro la costruzione dell’oleodotto per sabbie bituminose Keystone XL.
McKibben si è reso conto, dopo l’arresto, che è necessario protestare in maniera più coinvolgente e incisiva. Il mondo occidentale continua a inquinare e a pagare per l’inquinamento sono i popoli più poveri del Pianeta (ricordate il consiglio dei ministri subacqueo alla Maldive?). Ma i cambiamenti climatici e le loro conseguenze, riguarderanno tutti e i veri estremisti, secondo McKibben sono proprio gli oltranzisti del consumismo e non chi ha a cuore le sorti del Pianeta su cui vive.
Foto | Flickr

Oggi nel mio solito giro in bicicletta ho notato che il traffico era bello sostenuto. Ma come? mi sono detta, siamo nella Settimana europea della mobilità sostenibile che pure dovrebbe incentivare a lasciare l’auto a casa e a preferire la bicicletta, camminare a piedi o i mezzi pubblici. In più il costo della benzina è alle stelle e ci sono più auto del solito?
Nonostante vi siano più svantaggi che vantaggi sembra che nessuno intenda rinunciare alla macchina, oramai più vizio che abitudine. Si pagano profumatamente le tasse, l’assicurazione, la manutenzione, il carburante e sembra che l’unico modo per sentirsi confortati sia usarla. Un cortocircuito mentale che può essere interrotto in una sola maniera: smetterla di usarla per ritrovarsi più soldi in tasca, qualità della vita e dell’ambiente decisamente migliorati.
Già so che in molti commenteranno: e quando piove? e quando nevica? e quando si va lontano? e quando si hanno pesi da trasportare? i mezzi pubblici non funzionano; il treno arriva in ritardo; i taxi sono troppo cari; da me non c’è il car sharing; non mi fido del car pooling, entrare in macchina con uno sconosciuto/a. Insomma tutte scuse messe in piedi pur di non mollare un vizio. Io vi dico solo che oggi mi sono presa una grande soddisfazione: le auto erano imbottigliate nel più classico dei serpentoni e la sottoscritta leggiadra sulla sinistra pedalava a gran velocità verso la meta. E voi, siete riusciti a rinunciare per un giorno all’auto?
Sotto un piccolo sondaggio rivolto agli amici automobilisti. Grazie per le vostre risposte.
Foto | Flickr

Une semaine sans… électricité, ossia Una settimana senza elettricità, è il titolo di una trasmissione televisiva, un reality show per l’esattezza, prodotto da France 2 e BBC Worldwide France Production che metterà alla prova diverse famiglie. Ogni nucleo avrà a disposizione una potenza elettrica di picco tra i 1000 e i 1500 watts. Un po’ pochi se si considera che un frigorifero dissipa in media una potenza tra 0,5 e 1 kW. Dunque le famiglie saranno costrette a scegliere come usare l’elettricità.
Nell’attesa di scoprire come si comporteranno i francesi la produzione è alla ricerca delle location: tipici appartamenti parigini dotati dei comfort/gadget elettrici più comuni e abitati da famiglie di ogni genere: numerose e non, con o senza bambini, giovani e anziani.
Ma poi, per vedere la trasmissione noi dovremmo usare l’elettricità o ci rinunciamo in nome del risparmio energetico?
Via | NeoPlanete
Foto | Flickr

Dopo l’addio al programma nucleare di Germania e Svizzera, potrebbe arrivare anche l’Adieu dei francesi. Lo svela un sondaggio dell’Ifop pubblicato sul Le Journal du Dimanche per cui il 62%, sei su dieci, abbandonerebbe gradualmente il nucleare nel giro di 25 o 30 anni.
I dati non terminano qui: il 15 % vorrebbe uscire immediatamente dal nucleare mentre il 22% è diciamo meno emotivo, e proseguirebbe con la vita delle centrali. Il 55% non avverte pericolo per le centrali nucleari francesi contro il 45% che si dice preoccupato. Insomma emotivi a metà.
Per ora il governo francese ha solo richiesto gli stress test sulle centrali e non ha accennato minimamente ad alcuna possibile uscita dal programma nucleare.

I cittadini dell’Unione europea chiedono più misure per risparmiare energia e ridurre il costo della bolletta. I risultati sono emersi da un sondaggio commissionato dal Parlamento europeo in cui i cittadini hanno chiaramente espresso interesse per la riduzione del consumo di energia, a patto, però, che vi siano incentivi per le spese di ristrutturazione energetica dell’abitazione o acquisto di una vettura ecologica.
L’indagine, è stata effettuata lo scorso febbraio e ha visto intervistati, faccia faccia, 26.836 europei. E dunque se l’80% si dice d’accordo nel voler risparmiare energia però poi non si trova accordo sul come. Infatti , forse a causa della crisi economica, solo il 19% ha investito nell’isolamento dell’appartamento in cui vive e solo il 6% ha acquistato una vettura ecologica. Tra gli europei che hanno investito maggiormente nella ristrutturazione energetica della casa ci sono i cittadini di Estonia, Slovenia e Slovacchia (tra il 35% e 40%).
Tra le misure pratiche adottate per diminuire il costo della bolletta energetica, il 47% indica di usare i contatori intelligenti per misurare i consumi; due quinti degli intervistati prevede riduzioni fiscali per incentivare il risparmio di energia e il 36% vorrebbe più concorrenza tra i fornitori di energia. Quasi tutti hanno dichiarato di voler ricevere fatture scritte in maniera più semplice e chiara cos’ da essere aiutati nel controllo del consumo.
A proposito di reti integrate il 59% degli europei intervistati crede che siano necessarie per ridurre i costi; per incoraggiare una migliore utilizzazione dei vari tipi di energia (47%), e rendere più sicura la consegna (35%).
Via | Fondazione sviluppo sostenibile, Europarl
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Gli italiani, piano piano, per ora più al Nord che al Sud, inforcano la bicicletta per almeno 3-4 volte a settimana. Oramai a cavallo della bici ci va il 9% degli italiani, ossia 3 volte in più rispetto al 2,9% del 2001. Triplicano anche le piste ciclabili che passano da 1200 chilometri a 3230 chilometri.
Perché si usa la bicicletta? La domanda è stata rivolta per un sondaggio da Ipr marketing per Legambiente. Ebbene, il 35% sceglie la bicicletta perché fa bene alla salute; il 25% la usa per il tempo libero; per il 17% è una valida alternativa all’automobile o allo scooter; per il 16% è comoda per evitare traffico e code.
Curiosamente la bicicletta è più usata dagli anziani che non dai giovani; la usano il 18% al Nord e per 3-4 volte a settimana. Al Sud i sondaggisti ne hanno trovato solo uno. Il resto preferisce usare la macchina.
Via | Corriere della Sera (27-04-2011; pag. 29)
Foto | Flickr

Cala la fiducia nel nucleare, o meglio nella sicurezza delle centrali nucleari, anche presso i francesi, atomisti per vocazione e per la presenza di 19 centrali nucleari, non tutte giovani e a volte con problemini di manutenzione.
Lo riferisce Boursier che riporta un sondaggio Ifop realizzato per Europe Ecologie-Les Verts, dopo la serie di incidenti che stanno toccando la centrale di Fukushima Daiichi in Giappone: per il 19% degli intervistati le centrali nucleari francesi sono da fermare immediatamente; per il 51% sono da abbandonare progressivamente entro 25-30 anni.
L’Ifop nota che dopo il dramma che ha toccato il Giappone si è avuta una maggiore adesione alla proposta fatta dagli ecologisti sopratutto tra le donne tra i 25-34 anni per il 57% e appartenenti per il 60% a categorie professionali superiori. I simpatizzanti della sinistra sono i maggiori sostenitori dell’abbandono del nucleare (59%); il 58% sono di Europe Ecologies e per il 56% del Parti Socialiste; a destra il 39% dei simpatizzanti dell’UMP si dice favorevole all’uscita dal nucleare contro il 55% che si dichiara per il mantenimento del programma nucleare francese e del suo parco. All’estrema destra, ossia tra i simpatizzanti del Front National, la maggioranza si dice favorevole all’abbandono tra una ventina d’anni del nucleare (53%), ciò malgrado le argomentazioni dei pro nucleare che vogliono assicurare l’indipendenza energetica della Francia.
Foto | Flickr. L’Autore del graffito è Thierry Ehrman di Demeure du Chaos.