Inquinamento del Pertusillo, assolto anche il tenente Di Bello

Tra inquinamento, denunce, tribunali, epurazioni politiche e casi eclatanti si avvia la campagna elettorale lucana: al centro di tutto resta un territorio da salvare

24 giugno 2015 - La Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di condanna, di primo e secondo grado, a carico di Giuseppe Di Bello, tenente della Polizia provinciale di Potenza: Di Bello era stato condannato in primo grado, con rito abbreviato, a due mesi e venti giorni di reclusione per aver diffuso i dati sull’inquinamento dell’invaso Pertusillo, in Val d’Agri, Potenza, commissionati alla BioSan di Vasto (Ch) dal segretario di Radicali Lucani Maurizio Bolognetti e prelevati dall'invaso proprio con l'aiuto del tenente Di Bello. In appello la condanna era stata aumentata a tre mesi, la Corte aveva riconosciuto la sua colpevolezza del reato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Un segreto che segreto non era, visto che le analisi erano state commissionate e pagate da Bolognetti (il quale è stato assolto nel 2014 in un processo analogo a quello di Di Bello ma in separata sede per una differente strategia difensiva) e i prelievi effettuati dai due, Bolognetti e Di Bello, direttamente all'invaso del Pertusillo, non in un ufficio dell'Arpab (che di segreti d'ufficio se ne intende).

In virtù di quelle condanne Di Bello era stato escluso dalla corsa alla poltrona di governatore, dopo aver vinto le primarie online del M5s lo scorso anno. La decisione fu presa da Beppe Grillo e dal "portavoce" lucano del MoVimento Vito Petrocelli.

Regionali in Basilicata, l'ambiente e i casi Di Bello e Bolognetti

La Basilicata è una terra di mezzo: unisce il sud arretrato con il sud inquinato, fa da ammortizzatore per tre territori ad alta intensità mafiosa, come anche da sorta di cuscinetto per numerose vicende ambientali: dai gasdotti al petrolio, dall'inquinamento dell'aria alle trivellazioni in mare, dal nucleare alle emergenze rifiuti del sud Italia, la posizione geografica di questa regione la rende uno snodo fondamentale del meridione italiano.

Una terra che affonda i piedi nel sottosuolo più ricco dell'Europa continentale (di acqua e petrolio): svenduta ai petrolieri (il 65% del territorio è vincolato alle attività estrattive, in essere o in attesa di autorizzazione), recentemente soggiogata ad una maxioperazione di "scempio eolico", schiava di una politica opportunista e clientelare che opera con il beneplacito di una magistratura connivente, saccheggiata nelle sue ricchezze naturali, nella sua bellezza, dalle grinfie di chi ha promesso per anni lavoro in cambio di industrie, impianti, trivelle e pozzi, la Lucania si troverà il 17 e 18 novembre ad eleggere il nuovo governatore.

L'ambiente sarà centrale, in questa campagna elettorale: noi di Ecoblog lo abbiamo scritto più volte, la questione Basilicata è apertissima ed è interessante per l'intero panorama amministrativo ambientale nazionale. La gestione delle informazioni da parte degli enti pubblici (come l'Arpab), la convenzione di Aarhus, lo stoccaggio nucleare a Rotondella, l'acqua, il petrolio: la Basilicata è, in piccolo, la cartina tornasole di tutti i mali ambientali d'Italia.

In particolare sono due le candidature delle quali vogliamo parlare, fuori dalla politica mainstream: due personaggi che abbiamo già incontrato e che da anni si battono (anche uno accanto all'altro) per far emergere all'attenzione di tutti le schifezze perpetrate in questo territorio. Sono Maurizio Bolognetti, giornalista e segretario dei Radicali Lucani, e Giuseppe Di Bello, tenente della Polizia Provinciale di Potenza.

La loro vicenda comune ha il suo apice quando, nel 2010, analizzano a loro spese le acque del lago artificiale di Pietra del Pertusillo, che fornisce acqua ad uso umano alla provincia di Matera ed al nord della Puglia, rendendo pubblici i risultati e scatenando un putiferio: trascinati in tribunale dal pm Salvatore Colella per "rivelazione di segreto d'ufficio", una di quelle cause intasa-tribunali che spesso hanno lo scopo di intimidire il denunciato.

Una vicenda che continua ad andare avanti (nel frattempo è cambiato il pm) tra udienze rinviate, audizioni tragicomiche e prese di distanza politiche: nel frattempo però l'Arpab ha certificato che "forse" il Pertusillo è veramente inquinato, nonostante nei profondi cassetti dell'ente le analisi ufficiali occupino spazio da diversi anni (come fu anche per la vicenda dell'inceneritore Fenice, fatto chiudere solo dopo 10 anni di inquinamento fuorilegge), il tenente Di Bello è stato candidato "dalla rete" del M5s alla carica di Presidente della Regione e il radicale Bolognetti è ora capolista nelle liste Radicali per la Regione (candidata presidente Elisabetta Zamparutti, altra radicale che abbiamo imparato a conoscere).

Se Bolognetti è stato sostenuto con forza dal piccolo partito Radicale nella sua battaglia prima contro l'inquinamento, poi contro l'Arpab ed oggi contro il tribunale, la vicenda Di Bello ha recentemente avuto una svolta inquietante, prima giudiziaria e poi politica: il 13 dicembre scorso, infatti, la prefettura di Potenza gli notifica la revoca della qualifica di agente di pubblica sicurezza. Nelle motivazioni del provvedimento si parla di “reiterato comportamento” e di “condotta di particolare gravità, tale da essere incompatibile con le delicate funzioni affidategli nella veste di adente di pubblica sicurezza”, in riferimento alle analisi del sito di Tito Scalo. Il 6 giugno 2012 poi arriva la sentenza di primo grado, che riconosce il tenente colpevole di "rivelazione di segreto d'ufficio" nella vicenda del Pertusillo e lo condanna a due mesi e venti giorni di reclusione. Di Bello impugna la sentenza e il 1 ottobre 2012 fa ricorso in appello.

Una vicenda che però non è passata inosservata all'ambientalista Beppe Grillo e al "guru" Gianroberto Casaleggio che hanno deciso, in virtù del "non-statuto" e nonostante i risultati delle regionarie, di precludere la corsa a di Di Bello in virtù della condanna a 2 mesi e 20 giorni:


Una defenestrazione che si integra perfettamente con la pelosità del potere in Basilicata, quasi a genuflettersi nei riguardi di una magistratura inquirente e di una sentenza già amministrativamente rettificata: una "truffa", come scrivono molti sostenitori lucani del M5s, che non farà bene nè al movimento nè alla Regione Basilicata (unica magra consolazione la telefonata di scuse di Casaleggio).

Giuseppe Di Bello cercherà di portare le sue battaglie ambientaliste sugli scranni potentini del Consiglio Regionale con la lista civica "Liberiamo La Basilicata": i poteri forti, in Basilicata, si combattono per forza così.

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