Uranio impoverito: le contraddizioni della "smilitarizzazione" dell’esercito Usa

I costi della decontaminazione in Iraq, 30 milioni di dollari, sono pari a quelli dell’acquisto di 2501 proiettili di nuova generazione. Alla General Dynamics l’appalto per la smilitarizzazione dei vecchi armamenti

Il 6 maggio l’esercito americano ha annunciato di essersi aggiudicato l’appalto per la smilitarizzazione e lo smaltimento di una vasta riserva di munizioni con uranio impoverito. Anche se non ne sono stati chiariti i quantitativi si pensa che vi siano numerose munizioni di calibro da 105 a 120 mm.

La General Dynamics che ha vinto l’appalto per la smilitarizzazione – un appalto da 12 milioni di dollari – è la stessa società che aveva prodotto e venduto i proiettili da 120 mm all’esercito americano. Si tratta di proiettili ampiamente esportati negli anni Novanta, naturalmente anche ad altri stati membri della Nato.

Quest’anno l’esercito americano ha in preventivo l’acquisto di 2501 M829E4 per le sue riserve di guerra. Questi proiettili, costruiti con uranio impoverito, costano 10100 dollari l’uno e la spesa complessiva stimata è di poco più di 30 milioni di dollari che è, casualmente, la stessa cifra della stima più bassa per il costo della decontaminazione dei 350 siti nei quali è stato riconosciuto l’utilizzo di uranio impoverito in Iraq. I proiettili saranno prodotti e venduti dalla Alliant Tech System.

Il destino dei penetratori all’uranio impoverito non è chiaro. Se le leghe risulteranno essere nuovamente utilizzabili, finiranno nei proiettili di nuova generazione, in caso contrario diventeranno parte della vasta riserva di rifiuti di uranio impoverito, rendendo necessario lo stoccaggio a tempo indeterminato. Altre parti dei proiettili dovranno essere smaltite come rifiuti radioattivi di basso livello.

US Army Spcl. Sergio Cardenas of Charlie

Via | Ban Depleted Uranium

Foto © Getty Images

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