Nuova scoperta in Africa: le specie di giraffe sono quattro

Finora si pensava che esistesse una sola specie

Uno studio pubblicato in questi giorni su Current Biology apre un nuovo capitolo nello studio delle giraffe. Fino a oggi si pensava che ve ne fosse una sola specie, la giraffa camelopardalis della classificazione linneiana del 1758.

Dopo oltre due secoli e mezzo due ricercatori tedeschi, Axel Janke e Julian Fennessy, sono giunti a una rivoluzionaria conclusione: le specie di giraffe sono quattro. Osservando le differenze genetiche i ricercatori hanno notato differenze troppo grandi per essere considerate come sottospecie. Secondo quanto riferito da Le Monde, le differenze sono come quelle che separano l’orso polare dall’orso bruno.

I ricercatori hanno sottolineato come molti studi siano stati consacrati a questa specie (un decimo rispetto a quelli riguardanti gorilla, rinoceronti, leoni ed elefanti), la cui evoluzione è stata molto più complessa di quanto si sia sempre creduto.

Secondo l’Unione internazionale per la conservazione della natura il numero di individui è sceso da 140mila a 80mila.
La scoperta di queste quattro specie è dunque un passo molto importante per la loro conservazione.

Le nuove specie sono: 1) giraffa masai (Giraffa tippelskirchi), giraffa reticolata (Giraffa reticulata), giraffa del Nord (Giraffa giraffa) e giraffa della Nubia (Giraffa camelopardalis).

Avere compreso le differenze fra le specie consentirà di proteggere le giraffe in maniera più appropriata: tre delle quattro razze, infatti, potrebbero finire nella Lista rossa degli animali in via d’estinzione. Gli esemplari della giraffa del Nord, per esempio, sono 4750, mentre quelli della giraffa reticolata sono 8700.

La separazione delle specie permetterà di adattare le strategie della protezione alle caratteristiche delle singole specie

“È incoerente continuare a utilizzare gli stessi metodi di conservazione per la giraffa masai, che è diminuita del 50% in trent’anni, e per la giraffa di Nubia, che vede il suo numero di individui aumentare ogni anno”,

hanno spiegato gli autori dello studio, aggiungendo di come questa nuova classificazione sia un punto di partenza per nuovi studi specifici.

Via | Le Monde

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