
Il film documentario Revenge of the Electric Car con sottotitoli in italiano è stato presentato in anteprima nazionale, un paio di giorni fa al MobilityTech. Io non l’ho ancora visto e dunque vi scrivo di quel che ho letto in giro e sopratutto dell’intervista fatta al regista Chris Pain sul blog dedicato all’evento.
Pain nel 2006 girò Chi ha ucciso l’auto elettrica e noi ne scrivevamo qui. Da allora, 6 anni dopo, le auto elettriche tornano più forti e più performanti. Anche se non proprio ben viste dagli ambientalisti a causa degli elevati costi ambientali delle batterie al litio e del loro smaltimento.
Nel sequel comunque il racconto di cosa è accaduto in questo lasso di tempo attraverso gli occhi, le parole e le scommesse di Bob Lutz dirigente oramai a vita di GM che ha ripreso le auto elettriche da Chevrolet Volt (leggete l’intervista che Ecoblog gli fece nel 2009); Elon Musk presidente di Tesla Motors e Carlos Ghosn a capo di Nissan Motors.
Dopo il salto il trailer.
Il diamante è spesso oggetto del desiderio: è per sempre ed è il migliore amico delle ragazze. Oggi è anche capace di produrre energia grazie ai pannelli fotovoltaici. Diamante, non è riferito in questo caso alla pietra preziosa ma a una centrale fotovoltaica a diamante progettata da Enel e dall’Università di Pisa che non solo produce energia ma che anche l’accumula.
La struttura a diamante alta 12 metri, ha un diametro di 8 metri e conta 38 pannelli fotovoltaici. Di fatto è una piccola centrale elettrica, con incluse batterie per l’accumulo, installata a Valle Giulia, presso la Facoltà di Architettura. Siamo tra la Galleria Nazionale di Arte moderna e contemporanea e Villa Borghese. L’energia del Diamante servirà a alimentare le colonnine di ricarica per biciclette elettriche e auto elettriche dei servizi di bike sharing e car sharing.
Ha detto Fulvio Conti Ad Enel:
Un progetto simile è stato già impiegato a Pratolino in Toscana. È in grado di produrre energia per 24 ore grazie a un sistema di accumulo per un totale di circa 11 kWh, il consumo medio di un condominio di 5-6 piani. È la dimostrazione che si può lavorare anche in un tessuto urbano articolato come quello di Roma.
Fiat abbandona Termini Imerese e pronti arrivano imprenditori indiani capaci di costruire auto elettriche. Il progetto è stato presentato dalla Cape Rev del finanziere siciliano Simone Cimino e dall’indiana Mahindra Reva. Sul piatto 119milioni di euro per rilevare e rilanciare lo stabilimento Fiat di Termini e riconvertirlo alla produzione di auto elettriche e di batterie. Il progetto era già stato presentato lo scroso febbraio, sotto il nome di Sunny Car, dove però mancavano gli indiani.
A voler produrre auto però ci sono anche altri competitor quali la Dr Motor del molisano Massimo Di Risio, il cui progetto è all’esame sebbene presentato a termini scaduti e la De Tomaso di Gian Mario Rossignolo per auto di lusso. Secondo la short list presentata da Invitalia, la società che per Sviluppo Italia sta analizzando le possibili riconversioni industriali ci sarebbero altre possibilità quali le biomasse (ne scrivevamo qui).
Via | Giornale di Sicilia
Foto | Raffaele Lombardo
Il prezzo del petrolio cresce e gli standard di emissione per le autovetture si sono fatti più severi. Queste le due buone ragioni che hanno spinto i costruttori di automobili europei, Renault con Nissan in testa (Fiat non è pervenuta) a investire nella progettazione e produzione di auto elettriche. L’obiettivo della casa francese è venderne un milione entro il 2016.
Ma qualcosa sembra essere arrivato a rompere la festa: a creare nervosismo tra le case automobilistiche che stanno investendo nelle auto elettriche è la notizia che iniziano a scarseggiare le materie prime, per lo più metalli, tra cui le preziose terre rare uno dei componenti necessari alla costruzione delle batterie elettriche ricaricabili.
Un gruppo di esperti dell’UE ha identificato 14 materie prime, valutate come “critiche” per le industrie tecnologiche e eco dell’Europa. Queste sono: antimonio, berillio, cobalto, fluorite, gallio, germanio, grafite, indio, magnesio, niobio, MGP (Platinum Group Metals), terre rare, tantalio e tungsteno.
Continua a leggere: Auto elettriche in crisi per mancanza di terre rare? Forse riciclando...
In Giappone, nel segmento domestico, sono state vendute più bici elettriche a pedalata assistita che scooter. In totale, riferisce il Daily yomiuri online, sono state acquistate 381.721 biciclette elettriche contro le 380.242 mila moto.
Dunque le bici elettriche si stanno confermando sempre più popolari, grazie anche al fatto che possono essere condotte senza patente. Inoltre le batterie sono sempre più potenti, il che consente a una persona di superare agevolmente le salite senza dover faticare troppo. E le case automobilistiche e motociclistiche più famose hanno deciso di seguire la domanda. Ha iniziato a produrle e a vendere anche Yamaha. Inoltre, si sta sviluppando notevolmente il numero dei parcheggi con ricarica solare.
Nel luglio 2009, grazie a una nuova legge in Giappone è possibile portare in bici anche due bambini e dunque il mercato ha iniziato a produrre bici con tre posti, le mama chari. Le nuove bici sono diventate molto popolari tra le mamme che possono portare facilmente i figli a scuola o in giro per passeggiate e attività varie. Il dato interessante è che la bicicletta a pedalata assistita piace anche ai giovani che stanno rinunciando sempre più agli scooter considerati ingombranti, difficili da parcheggiare e troppo costosi in termini di manutenzione.
Foto | JulieinJapan
Si è aperto ieri a Detroit il Salone dell’auto declinato nel 2011: dunque massiccia presenza di auto elettriche e auto ibride. In alto il video ufficiale della Ford Focus Electric che vedrà il mercato degli Usa alla fine di quest’anno e quello europeo nel 2013. Ci dicono i colleghi di autoblog che l’hanno vista in anteprima a Las Vegas:
Secondo quanto comunicato, il tempo per ricaricare le batterie sarà compreso fra le tre e le quattro ore collegandosi ad un impianto a 240 volt (tempo inferiore della metà rispetto a quanto richiesto dalla Nissan Leaf). Nessuna indicazione riguardo il tempo di ricarica allacciandosi ad un impianto elettrico tradizionale da 120 volt. La Ford Focus EV - prodotta a Wayne (Michigan) - è configurata per interfacciarsi con l’applicazione per smartphones “MyFord Mobile”, che permette di gestire numerosi parametri (fra cui la carica della batteria) e gestire le funzioni di telecomando ed impianto di condizionamento/riscaldamento (solo quando la vettura è collegata alla presa di corrente).
Chiudono per il 2013 il lancio Ford la C-Max Emergy e C-Max Hibryd. Ecco la descrizione:
utilizza un motore alimentato da batterie agli ioni di litio ed una seconda unità con funzionamento a ciclo Atkinson, alimentazione a benzina e 2.0 litri di cilindrata, che interviene in supporto o per ricaricare le batterie. L’autonomia complessiva è prossima agli 800 chilometri, mentre la velocità marciando come EV è superiore alle 47 miglia (76 km/h) della Fusion Hybrid. Gli accumulatori, prodotti dall’azienda LG Chem, si potranno ricaricare in una notte collegandosi ad una presa da 120 volt. La C-Max Hybrid differisce dalla versione plug-in solo per l’assenza dei componenti necessari per il “rifornimento”, mentre lo schema ibrido (batterie agli ioni di litio e motore 2.0) resta immutato.
I prezzi? Per ora sembrano essere l’unico dettaglio assente.
La Banca Europei degli Investimenti (Bei) ha annunciato un maxi prestito al gruppo Bolloré per lo sviluppo delle batterie per le auto elettriche. Philippe de Fontaine Vive, vicepresidente della Bei, e Vincent Bolloré hanno firmato un progetto da 130 milioni di euro finalizzato alla ricerca e allo sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche.
Batterie, ma anche auto elettriche e servizi all’automobilista connessi, come la sicurezza e la semplicità di utilizzo. Per quanto riguarda le batterie Bolloré mira a realizzare una nuova generazione di accumulatori lithium metal polymer da 250 chilometri di autonomia.
Per quanto riguarda la sicurezza e i servizi al cliente-utente Bolloré spenderà i soldi prestati dalla Bei per tecnologie di identificazione automatica dell’auto nelle stazioni e negli aeroporti. L’idea, non dichiarata ma intuibile, è quella di avere auto elettriche con una percorrenza sempre più estesa e dalla ricarica facile, anche dal punto di vista economico: arrivi, posteggi, ricarichi (il più in fretta possibile) agganciandoti alla colonnina elettrica e paghi (magari con moneta elettronica o, meglio ancora, in addebito sulla tua bolletta di casa).
La prima delle sfide, ovviamente, è quella della lunga percorrenza: un problema in realtà secondario (chi fa 250 chilometri al giorno, rappresentanti e agenti di commercio a parte?) ma che nell’immaginario collettivo è fondamentale. Come se, se servisse andare lontano, non si potessero prendere i mezzi pubblici…
Bolloré, nel frattempo, prepara il lancio dell’auto elettrica da 10 mila euro e si avvia a gestire il car sharing (ovviamente con auto elettriche) nel comune di Parigi.
A fine mese il presidente boliviano Evo Morales dovrebbe recarsi in Corea per un incontro di alto livello incentrato sullo sviluppo dell’estrazione del litio.
Materiale fondamentale per costruire le batterie elettriche di migliore qualità, quelle destinate anche ai veicoli elettrici ed ibridi del futuro prossimo, il litio è al centro dell’economia di entrambi i paesi: in Bolivia si trova il 40% delle riserve stimate mentre in Corea ci sono le principali aziende, come Lg e Samsung, produttrici di batterie.
L’incontro, se fosse confermato, potrebbe portare ad un accordo di fornitura privilegiata del litio boliviano alle industrie coreane. Se si tratti di un buon segno per il mercato dei veicoli elettrici è ancora presto per dirlo. Certamente, se ci sarà un accordo pluriennale di fornitura del litio alla Corea da parte della Bolivia, ciò potrà portare ad una stabilizzazione del mercato e a prospettive più certe.
Cosa molto gradita agli investitori. Non è detto, però, che l’accordo verrà trovato su un prezzo favorevole al consumatore finale.
Buone notizie per i veicoli elettrici: il colosso giapponese dell’elettronica Sanyo ha terminato la costruzione di una nuova fabbrica di batterie a ioni di litio capace di produrre circa un milione di celle al mese.
L’impianto, ubicato nella zona industriale della città giapponese di Kasai, si estende su una superficie di quasi 43 mila metri quadri e nasce per sopperire all’incremento della domanda di batterie nel mercato delle auto elettriche e ibride nei prossimi anni.
L’accumulatore, infatti, è uno dei componenti più cari delle auto elettriche e un incremento dell’offerta può contribuire ad abbassarne il prezzo finale. Fino ad oggi Sanyo aveva prodotto solo batterie al nichel-metallo idruro per Ford, Honda, Volkswagen mentre le nuove batterie prodotte a Kasai sono destinate anche alla flotta elettrica prodotta da Suzuki.
Via | Sanyo

In Italia c’è vuoto legislativo rispetto alla conversione di auto termiche in auto elettriche e dunque queste autovetture si trovano nel limbo delle auto immatricolate come prototipi e con targa di prova. Ciò però non ha impedito che si sviluppasse una bella comunità, Eurozev, Zero Emission Vehicles, dedita alla conversione delle vetture. La community ha approntato anche un kit di facile montaggio, il retrofit elettrico che costa, se realizzato con materiali di riciclo, intorno ai 2000 euro; 12mila o più se si usano materiali nuovi e particolarmente avanzati incluse batterie Zebra, Nichel Idruri, ecc.
Per gli appassionati del fai da te, ecco il link a un elenco di 40 blog che dispensano corsi, consigli e trucchetti per convertire un auto termica in auto elettrica. Nel mondo le comunità di questo tipo sono numerose e ben collegate.
La vettura ideale da convertire è la vecchia Fiat 500, affettuosamente chiamata cinquino (a me piacciono le Fiat 600 e la Fiat 800), ma comunque ogni auto può essere convertita. Di certo con la Fiat 500 si accumulano notevoli vantaggi grazie alla leggerezza del telaio (qui la pagina che spiega la parte tecnica e i video della prova su strada)
Continua a leggere: I migliori 40 blog per imparare a convertire l'auto termica in auto elettrica