
Oltre gli scandali che coinvolgono Berlusconi, oltre la crisi economica possono gli spazi verdi urbani. Infatti, il Governo non trova coesione sull’approvazione della legge che li riguarda e la maggioranza va sotto per ben cinque volte quest’oggi (su Polisblog i dettagli).
Insomma, l’ambiente a modo suo si ribella. Infatti non c’è un ecologista in Parlamento; le leggi che sfornano sono spesso contro la tutela ambientale ma ecco che oggi si sprigiona la Nemesi.
In sostanza sono passati diversi emendamenti del Pd e dei radicali in lista al Pd su cui il Governo aveva espresso parere contrario, mentre uno presentato dalla Lega è stato poi votato contro dagli stessi padani. Cosa è accaduto? Troppi assenti tra i banchi della maggioranza. Insomma, avranno pensato i deputati del Pdl: ma a chi vuoi che interessi una legge sugli spazi verdi urbani?
Foto | Flickr
Ricordate Antonio Bassolino? Ex sindaco di Napoli, ex Governatore della Campania, ex commissario all’emergenza rifiuti. I rifiuti sono ancora lì. E’ arrivato Berlusconi con la ramazza, ma non è bastato; manco l‘inceneritore di Acerra ce la fa (non è in condizioni di farlo NdR). La cronaca recente parla di 12mila tonnellate di monnezza ancora per le strade di Napoli. Ebbene, Antonio Bassolino si fa avanti dal suo blog con un consiglio che indirizza direttamente al Premier:
Se io fossi Berlusconi chiamerei Bersani
Perché secondo l’ex Governatore la soluzione richiede l’aiuto di tutti.
Via | Caserta c’è

La conferma è arrivata dallo stesso Silvio Berlusconi: l’Agenzia per la sicurezza nucleare è ancora lontana. In una lettera scritta il 17 settembre a Francesco Mazzucca, commissario governativo che regge la Sogin, Berlusconi in qualità di ministro per lo Sviluppo Economico riconosce il lavoro fatto dalla stessa Sogin fino a questo momento ma mette le mani avanti per il futuro.
In pratica, secondo quanto riportano Il Velino e altre agenzie, il premier scrivendo alla Sogin ribadisce che l’Agenzia per la sicurezza nucleare, che è ancora lontana, causerà un “inevitabile slittamento dei termini previsti per l’identificazione delle aree”. Aree che dovranno ospitare il deposito permanente dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico nucleare.
Di aree a suo dire idonee la Sogin ne avrebbe già trovate una cinquantina ma, evidentemente, la lista se la dovrà tenere nel cassetto ancora per un po’. Nel frattempo, però, Berlusconi conferma a Mazzucca che si farà una campagna di informazione sul nucleare.
A questo punto si accettano scommesse: arriverà prima la lista dei siti, l’agenzia per la sicurezza nucleare o gli spot in tv?
L’ingresso dell’ambasciata italiana a Vienna, da questa mattina, è completamente bloccato. A impedire l’accesso all’edificio, una trentina di attivisti di Greenpeace che hanno prontamente issato su un balcone del palazzo uno striscione esplicativo, in lingua tedesca: “Stop alla follia nucleare di Berlusconi”.
Ciò che viene chiesto al Governo italiano è principalmente rompere il muro del silenzio sui piani nucleari che, da oltre un anno, il nostro Paese stenta a rendere noti. In particolare, risultra intollerabile la mancanza di trasparenza sui probabili siti che potrebbero ospitare le nuovi centrali e che, ad ogni buon conto, sono già stati decisi. Un simile atteggiamento, dunque, mal cela la paura di dover affrontare una fiumara di proteste che, ne sono certi gli attivisti di Greenpeace, non tarderà invece ad arrivare. E allora saranno dolori. E non solo a causa delle rimostranze degli italiani ma anche di quelli austriaci se è vero che uno dei luoghi più gettonati potrebbe essere proprio nei pressi di Chioggia e questo nonostante la vicinanza a perle del tessuto culturale e paesaggistico italiano come Venezia, le spiagge di Jesolo, Lignano… e ad appena 160 km dal confine austriaco… troppo poco per non generare dubbi sulla sua pericolosità in caso di incidente… e troppe le incongnite, fa sapere Greenpeace, circa la giustezza delle modalità attraverso le quali vengono individuati i siti “ottimali” in un Paese in molti suoi punti estremamente vulnerabile ed instabile…
Foto | greenpeace

Umberto Veronesi, oncologo e senatore della Repubblica del Pd (inteso come gruppo parlamentare e non come partito visto che non ha mai preso la tessera dei Democratici), dopo aver scritto a Bersani per sollecitarlo ad adottare senza remore l’opzione neonucleare italiana fa un altro passo verso la presidenza della futura Agenzia per la sicurezza nucleare.
Lo fa scrivendo al Corriere della sera e annunciando che non ha ancora accettato la proposta di Berlusconi ma è seriamente interessato a farlo. Ma solo per cinque motivi, che in alcuni casi diventano condizioni.
Ecco di cosa si tratta:
Che fine farà l’obbligo da parte del Gse di acquistare i certificati verdi in eccesso? Dopo le preoccupazioni espresse da più parti, sembrerebbe che almeno il grido di dolore di Confindustria sia stato ascoltato dal Governo.
Berlusconi e Tremonti, infatti, hanno garantito alla Marcegaglia che si troverà una soluzione per evitare che la riforma degli incentivi alle rinnovabili sia drastica e dolorosa per le imprese che, più volte, avevano paventato l’ipotesi di un crollo del mercato a causa del famigerato articolo 45 anti rinnovabili.
Bisogna capire, però, cosa deciderà di fare il Governo. Secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia la soluzione si troverà:
Il ministro Tremonti e il relatore Azzollini stanno lavorando a una soluzione. Ho suggerito che l’attuale sistema dei certificati verdi resti in vigore sino al recepimento della direttiva europea di riferimento, in modo da salvaguardare gli investimenti. Intanto, il ministero è pronto a varare una nuova disciplina che sostenga le rinnovabili con un minore aggravio sulle bollette
Ma la “nuova disciplina” a cui fa riferimento Saglia, arriverà con gli stessi tempi della riforma del conto energia che tutti aspettano da prima di gennaio?
Via | Eco dalle Città
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Stefania Prestigiacomo, attuale ministro dell’Ambiente, potrebbe ricevere il dicastero dello Sviluppo economico che fu di Claudio Scajola e che, in seguito alla bufera mediatica che tutti conosciamo, è tornato nelle mani del presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.
Lo ipotizza Staffetta Quotidiana, giornale di settore dell’industria dell’energia, specialmente quella da fonti fossili, che è solitamente ben informato sui movimenti interni al Mse.
Il nome della Prestigiacomo deriva dalle lodi espresse dall’attuale ministro dell’Ambiente nei confronti della centrale nucleare di Flamanville, in Francia, che la Prestigiacomo ha visitato ieri.
Parole che, effettivamente sono più consone ad un ministro dello Sviluppo economico che ad uno dell’Ambiente. A Flamanville, infatti, la Prestigiacomo del nucleare ha detto:
Continua a leggere: Ministero Sviluppo economico: dopo Scajola arriva la Prestigiacomo?
Cos’è il Pet Coke? Me lo spiegò tempo fa un dirigente di Legambiente: “è quel che resta in fondo al barile dopo aver tratto dal maiale petrolio tutto quello che è possibile”. In pratica è uno scarto di lavorazione del petrolio, che andrebbe smaltito a norma di legge come rifiuto speciale altamente inquinante.
O, almeno, così è nel resto del mondo, ma non in Italia dove, nel 2002, il governo Berlusconi per decreto trasformò la denominazione del Pet Coke da “rifiuto” in “combustibile”. E, se è un combustibile, si può bruciare in centrale elettrica per produrre energia.
Lo si fa a Gela, all’interno della centrale termoelettrica dell’Eni.
Saverio Di Blasi è la persona che, da dieci anni, cerca di eliminare questa anomalia tutta italiana. Con risultati a volte positivi, a volte negativi, come nel caso del decreto governativo. Oggi è in attesa di una sentenza della magistratura gelese che ha il dossier Pet Coke sul tavolo dal 2005.
Nel frattempo ignoti malviventi gli hanno bruciato la macchina. Tre volte…

Più che una promessa, sembra una minaccia. Sollecitato dall’eco avuto dalle forti critiche ricevute dal mondo ambientalista, più che dall’emergenza in corso, il presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi ha annunciato la strategia del Governo per fronteggiare la crisi rifiuti siciliana: farà come a Napoli.
Cioè, giusto per ricordarlo, dichiarerà per l’ennesima volta lo stato di crisi ambientale, farà scendere a Palermo Bertolaso, militarizzerà una decina di grosse discariche (magari non a norma) dichiarandole sito militare e costruirà un termovalorizzatore con procedure di somma urgenza, incarico diretto senza gara e pagamento cash alla consegna.
Già, perchè alla fine il succo del problema non è togliere i rifiuti ma bruciarli. Berlusconi sa bene che in Sicilia i piani della lobby del termovalorizzatore stanno incontrando ostacoli insormontabili e, per questo, il premier ha deciso di scavalcare le procedure per chiudere una questione che sta andando troppo per le lunghe.
Perchè un governatore come Raffaele Lombardo, che ha cambiato idea almeno tre volte sui termovalorizzatori (dall’entusiasmo all’esorcismo) e che a Catania è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (qualche ardito giornalista dice che la richiesta d’arresto è già pronta ma in stand by) mentre a Palermo è persona informata sui fatti nel mega affare dei termovalorizzatori (l’affare del secolo, così l’ha definito Lombardo) non è certo la persona più adatta per sbloccare la situazione.
E, allora, se i forni non li fa Raffaele li farà Silvio. E di gran fretta, come a Napoli…
Via | Blog Sicilia
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Un paio di giorni fa Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy hanno preso carta e penna e scritto una lettera al presidente della Commissione europea Juan Manuel Barroso. Oggetto della missiva le politiche economiche da intraprendere nei confronti di quei paesi che non rispettano gli accordi internazionali sul clima.
Nella lettera, pubblicata integralmente dal giornale on line Clandestino Web, si chiede di istituire una “compensazione finanziaria” nei confronti dei prodotti provenienti da paesi che continuano a produrre i propri beni senza curarsi più di tanto delle emissioni di CO2:
Disporre, nel quadro del negoziato internazionale, tra gli altri possibili strumenti, di questo meccanismo, che dovra’ ovviamente essere inclusivo e non protezionistico ci permetterebbe in effetti di prevenire il rischio di fuga di carbonio incoraggiando i Paesi terzi a adottare misure di riduzione delle loro emissioni, per esempio nel quadro dei partenariati settoriali