
La “strana riconversione” della centrale termoelettrica Enel di Rossano, in Calabria, non convince il Ministero dell’Ambiente: la conferenza di servizi di un paio di giorni fa è stata infatti rinviata. Il motivo è semplicissimo: manca ancora la Valutazione d’impatto ambientale (Via).
Enel, tuttavia, vuole stringere i tempi e durante l’incontro ha esposto ugualmente il progetto, compresa la questione del “policombustibile”: carbone, gas naturale, biomassa e solare termodinamico per alimentare la stessa centrale.
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Aiel, Anci, Cia, Coldiretti, Fiper, Itabia, Legambiente, Uncem: dalle associazioni di categoria dell’agricoltura fino a quelle dei comuni italiani, tutti vogliono un quadro normativo chiaro e incentivi certi e trasparenti per la produzione di energia elettrica da biomassa. E hanno scritto al Mse per ottenerlo.
Nella lettera inviata al Ministero, infatti, si mette in luce la specificità del settore delle biomasse che, non va dimenticato, se lasciato a uno sviluppo caotico potrebbe fare più male che bene:
la programmazione nazionale non può ignorare la specificità di questa fonte energetica indissolubilmente legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo (ossia di chi coltiva e raccoglie la materia prima nei campi, nei boschi o nelle aziende zootecniche) e di conseguenza alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, alla qualità delle acque di falda e non ultimo al reddito degli agricoltori
La cosa, quindi, è delicata e va gestita bene. Sia dal punto di vista normativo che da quello economico:
chiediamo pertanto al Governo italiano di definire, insieme agli obiettivi quantitativi, un quadro coerente di criteri di priorità e di incentivi per le biomasse che da una parte dia certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020 e che dall’altra premi realmente la produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere

Mentre tutta Italia viaggia verso la conversione delle vecchie centrali elettriche, trasformandole in impianti a ciclo combinato a gas naturale, l’Enel in Calabria decide di puntare tutto sul carbone. Ma, poichè non ha il coraggio di dirlo, parla di “policombustibile”.
E, per policombustibile, Enel intende carbone (pulito, che te lo dico a fare…), gas naturale, biomassa e solare termodinamico. Tanta roba, per una centrale sola e, come al solito, il diavolo è nei dettagli: quanto carbone e quanto tutto il resto?
Secondo Legambiente e il comitato del no si parla di almeno l’80% di carbone. Poli mica tanto, quindi…
Ma la cosa più strana di questa faccenda è che la centrale di Rossano ha già subito una riconversione negli anni passati: nel 95-96, infatti, quattro degli otto gruppi produttivi (per un totale di circa 450 MW) sono stati convertiti a gas naturale. Con gli altri quattro gruppi già a metano si arriva ad un totale di 1.700 MW.
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Prato allo Stelvio, minuscola cittadina ubicata all’interno dell’omonimo parco, si è aggiudicata questa mattina il primo premio alla RES-Champions League 2010 dei Comuni Rinnovabili - una nota competizione sulle tecnologie pulite e sulle politiche energetiche locali che vede fronteggiarsi piccoli, medi e grandi centri urbani in tutta Europa. In particolare, il paesino della Val Venosta ha trionfato su decine di migliaia di comuni delle medesime dimensioni in Germania, Francia, Bulgaria, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Italia.
La fortuna di Prato allo Stelvio e, insieme, la sua complessità, sono date da un interessante miscellanea di fonti rinnovabili che si avvalgono di tecnologie diverse atte a garantire i fabbisogni energetici ordinari e straordinari della comunità residente. Più in dettaglio, si tratta di: due centrali di teleriscaldamento a biomassa locale (dalla potenza di 1,4 MW); 4 impianti idroelettrici (2.016 kW); solare e fotovoltaico a go-go (1.100 mq di termico e 1,8 MW fotovoltaici) e un impianto eolico (1,2 MW). Il risultato: aria più pulita e un risparmio medio di oltre il 30 -35% in bolletta.
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Lo studio di Architettura Oma di Rem Koolhaaas ha da poco presentato un progetto su come l’Europa potrebbe ridurre dell’80% le proprie emissioni entro il 2050. Il progetto, sviluppato in collaborazione con Oxford Economics, l’Università Imperial College ed altri soggetti privati, propone idealmente la visione di un’Europa divisa in base alle fonti di energia rinnovabile.
Il progetto fa parte di Roadmap 2050, commissionato dalla Fondazione per il Clima dell’Unione Europea e si propone come una guida ideale per un’Europa alimentata ad energia rinnovabile: interconnessioni smart grid, network di trasporti internazionali, regioni dai nuovi nomi basati sulla loro fonte di energia naturale.
Il Nord Europa sarà la regione del vento, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo diventaranno Solaria, i paesi del sole, mentre i Balcani saranno la patria della biomassa. Ed il tuttto sarebbe possibile entro il 2050 se solo i Paesi Europei si coordinassero. Creativo, impossibile da realizzare, fattibile, totalmente lontano dalla realtà? Diteci voi cosa ve ne sembra di Eneropa, l’Europa del 2050.
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Il WWF del Piemonte e della Valle d’Aosta a muso duro contro le biomasse forestali: secondo l’associazione ambientalista si tratterebbe di uno “sperpero di denaro pubblico e un enorme danno ambientale”. Il WWF se la prende con la legge regionale 4/2009 che ha dato il via allo sviluppo della filiera delle biomasse in Piemonte, con numerosi progetti di centrali di produzione di energia elettrica e calore da questa fonte.
Per contrastare questa tendenza il WWF ha redatto un dossier contenente pesanti critiche:
dallo scarso rendimento degli impianti alle loro emissioni, dalla necessità di tagliare milioni di tonnellate di alberi alla possibilità, prevista dalla legge, che si taglino i boschi senza il permesso dei proprietari che, a detta dell’associazione, possono trovarsi da un giorno all’altro con il bosco tagliato senza saperlo:
Attraverso il meccanismo della gestione provvisoria associativa (L.R. 4/2009, art. 18), in Piemonte il taglio del bosco oggi può venir eseguito senza darne comunicazione diretta al proprietario. Se il proprietario vuole conservare il bosco, tocca a lui rincorrere le amministrazioni che ne deliberano il taglio e opporvisi; se non fa nulla si trova il bosco tagliato!
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Si continua a discutere, in Sardegna, sui numerosi progetti di impianti eolici. Dopo Oristano l’attenzione ora si sposta su Cagliari e, di conseguenza, continuano le polemiche su questa fonte rinnovabile che è una delle più controverse, nonostante (o forse proprio per questo) sia quella che produce più energia di tutte tra le rinnovabili, escluse le biomasse. Di queste polemiche, persino di quelle sul possibile impatto ambientale delle torri sui nuraghi, su Ecoblog abbiamo già scritto ma, evidentemente, è ancora necessario tornare sull’argomento.
A largo di Cagliari si prevedono di istallare, secondo L’Unione Sarda, circa 290 turbine eoliche da 3 MW ciascuna. Si tratta di diversi progetti, proposti da quattro aziende in totale, con torri eoliche che superano i cento metri di altezza piazzate a circa otto chilometri dalla costa. Per uno dei progetti presentati, quello proposto dalla Trevi Energy di Cesena, è stata appena istruita la pratica presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Così descrive la vicenda, il 4 marzo 2010, L’Unione Sarda:
La società romagnola vuole installare, a otto chilometri dalla costa, 33 turbine capaci di produrre complessivamente 99 megawatt di potenza, alte 90 metri oltre il livello del mare. Una soluzione che, se combinata agli altri quattro progetti (presentati da altre tre aziende) sullo stesso tratto di litorale, porterebbe alla nascita di una muraglia eolica lunga sedici chilometri, con 290 aero-generatori che produrrebbero un evidente impatto ambientale, visto che sarebbero ben visibili anche dalla costa di Cagliari.
Tempo di novità per gli amanti dell’iPhone con un occhio alla sostenibilità: al Congresso Internazionale di Telefonia Mobile di Barcellona, tra le iniziative verdi sarà presentata The Leaf di Jivo, la prima custodia per iPhone completamente biodegradabile.
The Leaf di Jivo è una custodia per iPhone in materiale organico riciclabile al 100%, che può essere smaltito ed utilizzato come biogas o biomassa. The Leaf impiega da 1 a 5 anni per essere smaltita, mentre una normale custodia per iPhone in plastica o silicone impiega da 25 a 50 anni.
The Leaf è stato creato in Irlanda ed è lì che viene prodotto ed impacchettato alla velocità di 10.000 unità a settimana, con un ciclo di produzione a basso consumo. The Leaf costa circa 20 Euro al pezzo ed è una di quelle piccole cose che possono fare la differenza: pensate a quanti utilizzatori di iPhone ci sono e quanto ci vorrebbe a smaltire tutte le custodie in plastica, e a quanto meno ci vorrebbe se tutti usassero la custodia biodegradabile.
In Calabria, per la precisione a Montebello Jonico in provincia di Reggio Calabria, potrebbe sorgere una centrale a carbone da 1320 MW. La richiesta di autorizzazione avanzata dalla Sei (Saline Energie Ioniche) per la centrale di Saline Joniche dovrebbe essere presa in esame dal Servizio Via-Vas del Ministero dell’Ambiente giovedì. Sembra strano, in un periodo in cui si fa tanto parlare di riduzione delle emissioni di CO2, vedere che ci sono ancora progetti per nuove centrali termoelettriche a carbone.
La centrale di Saline Joniche, infatti, ancora non esiste: la Sei la vuole costruire da zero in un’area industriale dismessa. Si tratta dell’ex stabilimento Liquichimica mai entrato in funzione e, di fatto, nato morto. Approfittando dell’ampia area industriale dismessa e del molo già esistente Sei vorrebbe riconvertire tutto in una grossa centrale elettrica a polverino di carbone.
Due linee parallele da 660 MW con possibilità di bruciare anche biomassa locale fino al 5% del combustibile totale. Per biomassa Sei intende soprattutto gli scarti dell’industria dell’olio.
Continua a leggere: Saline Joniche, giovedì il Minambiente deciderà sulla centrale a carbone
Pochi giorni fa Raffaele Lombardo, il vulcanico governatore della Regione Siciliana, ha posato la prima pietra di una centrale a biomassa a Enna, nella valle del Dittaino. Si tratta del primo impianto del genere in Sicilia e l’apertura del cantiere è stata ampiamente pubblicizzata dall’ufficio stampa della Regione.
Non si tratta di un impianto piccolissimo: l’autorizzazione parla di 18,7 Mw di potenza elettrica e di 60 Mw di potenza termica che brucerà cippato di legno di eucalipto proveniente da 9.000 ettari di boschi della forestale di Enna e Caltanissetta.
A costruire la centrale sarà la Sper, ex Biomassa Sicilia, azienda del gruppo Infrastrutture e Gestioni Spa (Ig). Ig, famosa anche per aver costruito l’inceneritore di Ravenna gestito da Hera, fa parte del gruppo francese Technip a sua volta molto attivo in tutto il settore dell’energia, dal petrolio al fotovoltaico.
Continua a leggere: Le strane idee di Raffaele Lombardo sulle rinnovabili