
Un elenco di motivazioni per sostenere il blocco delle colture Ogm, deciso in seno a ogni Stato membro, sarà discusso dalla Commissione europea il prossimo 11 febbraio a Bruxelles. Nell’elenco, stilato con il contributo degli vari stati europei, figurano anche impedimenti dovuti a motivi di ordine pubblico o per assicurare ai consumatori di poter scegliere prodotti che non contengano materie prime provenienti da organismi geneticamente modificati. Tra le altre motivazioni anche il proteggere aree naturali, pratiche agricole tradizionali o la pianificazione del territorio. La lista, così come strutturata vuole che siano accolte le decisioni dei singoli Stati membri purché:
giustificati, proporzionati e non discriminatori.
Secondo un portavoce della Commissione, la materia sarà poi regolamentata attraverso una legge costruita ad hoc. Infatti, ha aggiunto un esperto giuridico dell’Unione europea che sebbene le ragioni della lista siano state elaborate sulle basi delle normative comunitaria in vigore e sulle sentenze europee, l’unico modo per renderle giuridicamente sicure sarebbe aggiungere un progetto di legge.
Spiega Thijs Etty, professore di diritto comunitario alla VU University di Amsterdam:
Senza di ciò, la validità giuridica di questa lista sarebbe abbastanza discutibile, e non proteggerebbe i paesi dell’Unione europea da azioni legali che potrebbero essere intraprese da parte delle imprese biotech, agricoltori , WTO o partner commerciali.
La Commissione evidentemente spera di attenuare la forte opposizione dei diversi Stati UE alle decisioni che fino a oggi hanno autorizzato gli Ogm.
La Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, come è ormai collaudatissima consuetudine da quasi 20 anni, ha pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee n. C114, l’invito a presentare proposte per i progetti che possano rientrare nella categoria Life+ 2010, lo strumento finanziario principe nell’Ue per lo sviluppo sostenibile e la protezione della biodiverstà. E’, questa, una notizia molto utile in particolare per le piccole e emedie imprese che, in tempi di crisi, “osano” investire nella tutela ambientale attraverso progetti innovativi ma che si trovano strozzate, a vario titolo, dal mercato o dalla scarsità di finanziamenti pubblici.
Quest’anno, facendo leva sui punti cardine del piano strategico pluriennale comunitario, potranno accedere al cofinanziamento gli enti - siano essi pubblici o privati - che intendano investire: nella protezione delle specie in pericolo; nella definizione di strategie di governance ambientale o di tecnologie utili a tutelare e a migliorare lo stato di salute delle acque, a ridurre la concentrazione di C02 nell’atmosfera e i rischi connessi all’uso e alla dispersione di sostaze chimiche inquinanti. Saranno altresì presi in considerazione gli interventi a favore della riduzione del rumore all’interno dei centri abitati o sul posto di lavoro, e lo sviluppo di tecnologie che, a vario titolo, siano considerate suscettibili di sostenere un ambiente sano e pulito. Altro punto cardine del finanziamento, è poi costituito dalle misure a tutela delle foreste nella complessa rete di protezione che va dalla prevenzione degli incendi alla razionalizzazione delle risorse boschive.
Il budget totale a disposizione è di 243.243.603 euro. Di questi, spetteranno all’Italia 21.429.948 di euro e serviranno a coprire, per ciascun progetto approvato, al massimo il 50% dei costi ammissibili. Particolari eccezioni - con un finanziamento previsto fino al 75% - sono invece previste per le azioni rientrati nelle direttive “Uccelli selvatici” e “Habitat”. La data ultima per provare a partecipare a Life+ 2010 è il primo settembre.
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Mentre la Repubblica Ceca è alle prese con la denuncia della Micronesia, come la Grecia, anche la Romania è stata bacchettata dalla Commissione Europea sulla cattiva gestione ambientale.
L’UE ha lanciato un ultimo avvertimento alla Romania, riguardo al piano del 2007 riguardo la costruzione di un impianto di lavorazione di formaldeide, privo di permessi e di qualsiasi bilancio di impatto. In seguito al primo avvertimento da parte dell’Unione, le autorità rumene avevano ordinato la demolizione dell’impianto, mai avvenuta perché bloccata da una sentenza locale.
Se la Romania, paese più volte richiamato dalla corte di Bruxelles per la violazione delle norme della Direttiva Seveso, non risponderà adeguatamente a quest’ultimo avvertimento, sarà costretta a rispondere di danni ambientali di fronte alla Corte Europea di Giustizia.
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La Commissione Europea ha inviato un nuovo avvertimento alla Grecia, che non si è adeguata in maniera soddisfacente alle norme che tutelano i volatili in aree designate. A tutela dei volatili esistono la Direttiva sugli Uccelli e la Direttiva sull’Habitat, che prevedono, tra l’altro, la creazione di aree protette (SPA) in cui le specie possano ripararsi e la creazione di aree di conservazione (SAC) in cui alcune specie a rischio di estinzione possano sopravvivere.
I due programmi SPA e SAC fanno parte dello schema Natura 2000, che la Grecia non ha rispettato nonostante i diversi avvertimenti ricevuti da Bruxelles. La Grecia non si è adeguata alle norme, non ha previsto la creazione delle aree protette e non ha gestito adeguatamente quelle esistenti, mettendo a rischio la sopravvivenza di alcune specie di uccelli e rapaci.
Tra le specie a rischio, che potrebbero costare una multa alla Grecia, ci sono il Gipeto (Gypætus barbatus) e l’Aquila Imperiale (Aquila heliaca), indicate come le due specie maggiormente minacciate dal comportamento della Grecia.
via | sofiaecho
La commissione permanente del Consiglio d’Europa sta cercando una soluzione al delicato problema della prevaricazione in Italia dello sciurus carolinensis sullo sciurus vulgaris, altrimenti noti come lo scoiattolo grigio americano e quello rosso europeo. La discussione s’inserisce nell’ambito dell’azione di monitoraggio, effettuata dallo stesso Consiglio d’Europa, sull’applicazione della Convenzione di Berna - finalizzata alla conservazione della flora, della fauna e degli habitat - da parte degli stati firmatari, tra cui anche l’Italia.
Più in dettaglio, l’articolo 22 b della Direttiva dell’Unione Europea (92/43 EC) sulla Conservazione degli Habitat Naturali e della Fauna e Flora Selvatiche richiede agli stati membri di:
assicurare che l’introduzione in natura di ogni specie non indigena del territorio sia regolata in modo da non pregiudicare gli habitat naturali delle specie selvatiche all’interno dei loro areale distributivo o le loro specie stesse, se necessario proibendo tali introduzioni
Nel nostro paese, la lotta per la sopravvivenza tra le due specie “sorelle” riguarda in particolare il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. E il problema non è di poco conto se si pensa che lo sciurus vulgaris, una volta diffusissimo in tutta Europa, è dal 2006 conteggiato dalla IUCN (The World Conservation Union) fra le 16.199 specie a rischio. La questione, già estremamente allarmante in Gran Bretagna, rischia di diventare molto seria anche qui da noi. Lo scoiattolo grigio, poi, risulta essere particolarmente pericoloso e virulento per via della pratica dello scortecciamento degli alberi così tanto diffusa tra gli individui di questa specie da porre in pericolo l’esistenza stessa di numerose specie arboree a corteccia morbida assolutamente vitali per lo scoiattolo europeo. Se a questo, poi, si aggiungono le maggiori dimensioni, rapidità di filiazione e resistenza a molte malattie il quadro è quasi del tutto chiaro. Eppure, come risolvere la questione senza incorrere in metodologie violente contro la specie alloctona, peraltro giunta qui da noi agli inizi del secolo scorso suo malgrado? La discussione rimane aperta…
Via | ilsecoloxix.it
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Il bilancio dell’ultima azione di Greenpeace vede 300 attivisti arrestati e i ministri delle finanze europei tenuti sotto benevolo ostaggio nella sede dell’Ecofin a Bruxelles. I ragazzi terribili dell’attivismo ambientalista, provenienti da venti paesi e tra di loro anche 18 italiani, hanno impedito, senza violenza, ai ministri di uscire dall’edificio e hanno portato alla loro attenzione la campagna Salvar€ il clima.
In pratica si sono incatenati agli ingressi, ma la polizia belga ha messo in campo una squadra antisommossa mentre il servizio di sicurezza dell’Ue ha sigillato l’edificio: sono finiti all’ospedale 5 attivisti di cui uno con le costole rotte. Per ora sono ancora tutti in caserma in attesa di conoscere le decisioni le giudice.
Greenpeace è spesso al centro dei nostri post. Oggi lo è per due sue azioni. La prima è avvenuta ieri a Bruxelles, dove i ministri dell’Ambiente stanno decidendo sul sistema di valutazione dei rischi OGM, qualche giorno dopo che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha pubblicato due pareri scientifici favorevoli alla coltivazione di tre varietà di mais OGM.
Tutto questo è avvenuto nello stesso periodo in cui una ricerca dell’università di Vienna ha osservato che, nel lungo periodo, la fertilità di topi nutriti con mais OGM è risultata molto indebolita rispetto a quelli alimentati con prodotti naturali. E i topi OGM hanno anche generato una prole ridotta di numero e di peso.
La seconda azione invece, è avvenuta per protestare contro quello che definiscono lo scandalo del primo certificato “di olio di palma sostenibile”. Un ‘commando’ di militanti del gruppo ambientalista ha ‘assalito’ la Gran Couva, una nave ormeggiata nel porto di Dumai, in Indonesia, che aveva nella pancia un carico di 27.000 tonnellate di olio di palma. Uno degli attivisti è riuscito ad incatenarsi all’ancora della nave e ha resistito per ore agli attacchi dell’equipaggio. Si possono vedere tutte le immagini dell’azione cliccando qui.
Continua a leggere: Azioni di Greenpeace in Indonesia e a Bruxelles
Ne avevamo parlato tempo fa e, forse, avevamo visto giusto: la commissione ambiente del parlamento di Bruxelles ha chiesto di abbassare l’obiettivo di produzione di biocarburanti per i trasporti. Si passa dal 10% per il 2020 al 4% nel 2015. Come noto, i biofuels hanno una filiera di produzione difficilmente controllabile e vengono fortemente sospettati di causare sia la deforestazione che l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli.
Il cambiamento di fronte politico si è realizzato nell’ultimo fine settimana; lunedì, il Ministro dei Trasporti britannico, inizialmente tra più convinti fautori dei biocarburanti, ha ammesso che l’introduzione dei combustibili biologici dovrebbe essere rallentata. Del 4% programmato, inoltre, un quinto dovrebbe essere prodotto da elettricità o idrogeno rinnovabili.
Si tratta di un cambiamento politico importante, che, nonostante non sia vincolante per il parlamento, viene visto come un tentativo di rimediare alla Direttiva-Biofuels del 2003 (pdf), alla luce dei recenti studi scientifici che dimostrano l’impatto negativo della produzione di biocarburanti sui prezzi dei prodotti agricoli, sulle foreste e sulle risorse idriche. Nel frattempo, le compagnie produttrici di biocarburanti hanno già palesato la loro contrarietà, sottolineando come questa “inversione a U” aggiunga incertezza nella pianificazione dei loro investimenti.
Via | Euractiv
Foto | Pizzodisevo
C’è un piccolo comune a nord di Napoli dove le strade profumano di lavanda e dove la raccolta differenziata, porta a porta ha raggiunto il 65%. E’ Grumo Nevano detto anche il “comune virtuoso” divenuto assistente per tutti quei “comuni volenterosi” che vogliono iniziare ad intraprendere la strada ecologica.
E dall’altro ci sono i comuni che non riescono a differenziare neanche un barattolo. Ma le verità della Campania certe volte somigliano a un vicolo stretto e scuro. Bisogna percorrerlo tutto prima di uscire e vedere la strada principale. Le verità si intrecciano nel budello del vicolo, ma il sole non sembra “schiararle” ancora.
Da un lato le associazioni ambientaliste che si battono a ridosso della firma di Prodi, quella che autorizza a bruciare nel termovalorizzatore di Acerra le ecoballe che sono attualmente in stoccaggio, e che sono balle di immondizia e che non hanno proprio nulla di eco, non essendo state mai trattate(tra l’altro la commissione arrivata da Bruxelles il 14 febbraio per l’ispezione dell’impianto non è andata via con una buona impressione); e che chiedono, attraverso una petizione on-line che si attivi finalmente la raccolta differenziata nella modalità porta a porta.

I listini dei prezzi alimentari continueranno a salire almeno fino al 2010 - a dirlo è la direttrice del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, Josette Sheeran, riferendo di recente al Parlamento Europeo di Bruxelles. In particolare l’impennata del prezzo di prodotti agricoli non è una “bolla” di breve durata e le conseguenze saranno pagate a caro prezzo dai paesi poveri di Asia e Africa.
L’aumento consistente dei prezzi energetici fa aumentare i costi di produzione e di trasporto dei beni prodotti dal settore agricolo. Non solo: i cambiamenti climatici contribuiscono al verificarsi di eventi meteorologici estremi come alluvioni e siccità improvvise; la domanda di prodotti da parte dei paesi emergenti dell’ impero di Cindia (Cina e India). A completare il quadro, il boom dei biocarburanti che riduce l’offerta di prodotti agricoli, facendone salire i prezzi.
Il problema è già finito altre volte sul tavolo dei governi di mezzo mondo - ma purtroppo quando un politico del nord del mondo mette a confronto la fame di oro nero (e quindi di risorse energetiche alternative: leggi i biocarburanti) dei suoi elettori con la fame di prodotti per la sopravvivenza nei paesi più poveri, l’etica e la solidarietà sono valori che passano in secondo piano.
Quel che preoccupa è che l’impennata dei prezzi limita l’azione di programmi di aiuti umanitari: il Pam dispone di riserve alimentari per poco più i 50 giorni. Da giugno 2007 l’impennata dei prezzi continua ha limitato anche la sua azione. L’Onu ha stanziato 160 milioni di euro, ma per coprire il divario, ne servirebbero almeno altri 170.
Via | Quotidiano del Sole24ore
Foto | Color Line