
Quattro gruppi ambientalisti ClientEarth, Transport & Environment, the European Environmental Bureau e BirdLife International, lo scorso 8 marzo hanno citato in giudizio l’Unione europea per non aver divulgato documenti contenenti prove in merito sia ai danni ambientali, sia all’impennata dei prezzi delle materie prime alimentari che potranno essere causati dall’uso dei biocarburanti.
La posta in gioco è l’obiettivo della Ue di ottenere il 10% dei carburanti da fonti rinnovabili entro il 2020 il che ha generato un industria del valore di cinque miliardi di euro e aperto il mercato alle importazioni da Brasile, Indonesia e Malesia.
I quattro gruppi fecero una prima richiesta di accesso ai documenti lo scorso 15 ottobre 2009 e la Commissione europea rispose che li avrebbe rilasciati entro il 9 febbraio di quest’anno. Effettivamente le ONG sono venute in possesso di una parte dei documenti, ma mancano all’appello molti altri. In alcuni dei documenti si tratta dell’aumento del reddito agricolo nella Ue ma si citano anche preoccupazioni rispetto alla sottrazione di cibo ai paesi più poveri. Altri documenti prospettano un aumento della domanda di terreni e incoraggiano i coltivatori delle zone tropicali, in aree sensibili come zone umide e foreste pluviali, a ampliare i terreni coltivati destinati ai biocarburanti senza tenere conto degli impatti devastanti sull’ambiente.
Anche se c’è qualcuno che non crede all’estinzione del tonno rosso, dalla Commissione europea arriva lo stop al commercio internazionale mentre viene messo sotto stretta sorveglianza il corallo. L’accordo raggiunto dai governi dell’Unione, sulla base di una proposta della Commissione europea fatta il mese scorso, sarà formalmente adottato dalla riunione dei ministri dell’energia dell’Unione europea oggi a Bruxelles e probabilmente sarà interrotta per un anno anche la pesca del tonno rosso
L’accordo UE arriva prima della riunione della Conferenza della parti Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie a rischio (CITES), che si svolgerà dal 13 al 25 marzo a Doha e dove saranno esaminate le specie a rischio estinzione tra cui appunto il tonno rosso, elefanti e orsi polari. Secondo gli scienziati le scorte di tonno rosso dell’Atlantico - che può arrivare a costare anche 100.000 dollari sul mercato - sono calate di oltre l’80% negli ultimi 40 anni per un valore di circa 3,2 milioni di euro.
Tra le iniziative per il ripopolamento del tonno rosso un anno di divieto di pesca con una deroga concessa per la pesca diciamo artigianale e per quei pescatori che usano piccole imbarcazioni per rifornire il mercato locale. I governi hanno promesso di sostenere i pescatori di tonno rosso a cui sarà imposto lo stop con sovvenzioni.
A votare contro il divieto di pesca Malta, mentre Svezia e Austria si sono astenute. Per conoscere quale tonno in scatola acquistare consultate la classifica rompiscatole di Greenpeace.
Continua a leggere: Tonno rosso, la Ue sospenderà pesca e commercio per un anno
Dopo il flop di Copenaghen, l’Ue torna sulla questione dei cambiamenti climatici manifestando la volontà di uno sforzo più deciso per la riduzione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera. Secondo una recente comunicazione della Commissione Europea, il Vecchio Continente dovrebbe prima di ogni altra cosa concentrarsi sull’assistenza finanziaria - 2,4 miliardi di euro annui per il periodo 2010 - 2012 - ai paesi in via di sviluppo al fine di implementare l’utilizzo delle fonti rinnovabili. Inoltre, sarebbe opportuno che davvero, questa volta, l’Ue si faccia portavoce di quanti auspicano un più deciso impegno nei confronti della tutela dell’ambiente soprattutto in vista del vertice di fine anno sul clima che si terrà a Cancun, in Messico. Perché si raggiunga un accordo giuridicamente vincolante per tutti i paesi.
Per questo, è urgente porre in essere azioni concrete nell’ambito della strategia Europa 2020, presentata il 3 marzo, affinché l’Ue si trasformi nella regione mondiale più compatibile con il clima.
fa sapere la Commissione. Inoltre, l’Ue dimostra di voler mantenere il proprio impegno riducendo le proprie emissioni fino al 20% entro il 2020 ma, sottolinea, potrebbe arrivare anche al 30% se altre economie importanti dovessero partecipare equamente allo sforzo globale di abbattimento. Del resto, però, le possibilità che ciò accada sono veramente scarse. Ancora una volta, le parole sono tante, e le azioni concrete poche. Eppure, la Commissione ci tiene a mostrare proprio impegno nella lotta ai cambiamenti climatici tanto da preparare un’analisi delle strategie utili a ridurre del 30% rispetto ai livelli del 1990 le emissioni di Co2 in vista del Consiglio europeo di giugno. Successivamente, verranno delineate le caratteristiche di un programma di transizione utile a edificare una nuova UE a basse emissioni di carbonio non oltre il 2050.
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La Commissione europea ha deciso di dare il via libera alla coltivazione della patata gm Amflora. Cosa ne pensi? Da qualche giorno sul sito del Ministero per le Politiche Agricole è spuntato un sondaggio che, tra le altre, contiene anche questa domanda.
Il sondaggio, in realtà, è più ampio e riguarda la percezione complessiva degli italiani sulla sicuerezza alimentare nel nostro paese. Ma, in seguito alla decisione della Ue che sdogana la patata geneticamente modificata, la domanda più interessante è proprio quella sulla Amflora. Ancora più interessanti sono le risposte che, fino ad ora, hanno dato gli italiani:
Sono contrario perché penso che gli Ogm siano dannosi sia per ambiente che per la salute (35%)
Sono contrario perché credo che gli Ogm impoveriscano la terra e l’economia agricola (19%)
Sono favorevole perché gli Ogm sono il futuro (37%)
Sono favorevole perché penso che gli Ogm non siano dannosi per la salute(9%)
La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per non aver saputo gestire l’emergenza rifiuti in Campania. Il ricorso fu presentato dalla Commissione europea che già valutò il mal governo di quella emergenza.
In pratica, dice la Corte di Giustizia europea:
Nella regione Campania, i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, dimostrano un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare. L’Italia ha peraltro ammesso che, alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali.
Insomma anche i comitati cittadini che spontaneamente sorsero per aiutare a gestire l’emergenza sostenevano che non era sufficiente né sano aprire discariche come quella di Chiaiano o Ferrandelle e andarci a seppellire i rifiuti tal quale. L’occasione, poi persa, poteva essere usata per costruire davvero una filiera per la gestione dei rifiuti in Campania.

Tanto tuonò che piovve: dopo la mazzata della Corte di Stato ora quella della Commissione Europea che autorizza la coltivazione della patata OGM Amflora, le cui sementi sono sotto brevetto Basf e tre varietà di mais.
La patata sarebbe impiegata, per il suo alco contenuto di amido, nelle cartiere e gli scarti destinati all’alimentazione animale, il che vorrebbe dire che gli OGM entrerebbero di fatto nella nostra catena alimentare.
La Amflora è resistente a due antibiotici la kanamicina e la neomicina e secondo la direttiva Ue 2001/18, sono al bando gli OGM resistenti agli antibiotici, ma evidentemente questa regola non vale per Basf. Ora i Paesi europei che non vogliono accettare queste coltivazioni OGM sul loro territorio devono far ricorso alla “clausola di salvaguardia”, già adottata da Austria, Ungheria, Francia, Grecia, Germania e Lussemburgo per mettere al bando la coltivazione del mais Monsanto OGM Mon810.
Commenta Andrea Ferrante presidente AIAB:
Gli europei vogliono altro che patate ogm. A chi risponde la Commissione Ue? Alla multinazionale Basf o ai cittadini europei? In particolare la patata Amflora, contiene un gene “marker” che le conferisce particolare resistenza a un antibiotico importante per l’uomo, che serve anche per la cura della tubercolosi. I rischi per la salute umana potrebbero essere elevati. Ci chiediamo come sia possibile che a fronte di così tante incognite e contro il parere della stragrande maggioranza dei cittadini europei, la Commissione Ue continui a fare gli interessi delle multinazionali biotech.
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L’Unione Europea bacchetta l’Italia. Questa volta a Bruxelles sono sotto la lente di ingrandimento gli incentivi Cip6 e i costi del decommissioning delle centrali nucleari italiane pre-referendum.
La cosa, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza seria perchè, come riporta Reuters, c’è già una procedura di messa in mora avviata e notificata al nostro paese con una lettera di fine gennaio. La cosa è tecnica, ma è molto interessante perchè potrebbe avere ripercussioni assai serie sulle velleità italiane di ritorno al nucleare. Ma prima del nucleare, affrontiamo la questione Cip6.
Di Cip6 l’Europa si è occupata più volte, arrivando persino ad ascoltare quanto aveva da dire in merito Beppe grillo. Questa volta, però, la posizione è assai dura e decisa: gli incentivi Cip6 sono una distorsione, oltre che del concetto di rinnovabili, anche delle regole del mercato.
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La Direzione Generale dell’Educazione e della Cultura della Commissione Europea invita chiama i giovani a raccolta per la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione delle emissioni. Il progetto COOL si rivolge ai giovani e a tutti coloro che usano il web ed i video come mezzi di comunicazione preferiti: li useranno per proporre le proprie idee relativamente a stili di vita sostenibili, risparmio energetico, energie alternative.
Il concorso si rivolge a tutti i giovani fino a 30 anni, chiamati a proporre la propria idea sull’ambiente presentando un’opera ideata e realizzata con il videofonino, il filmato di uno spot, una photostory, uno slogan in formato audio.
I contenuti e le idee dovranno essere inviati al coordinatore italiano del progetto entro il 21 febbraio, così come riporta il bando scaricabile dal sito ufficiale del concorso, qui su Klima. Tra i premi ci sono buoni in denaro e la possibilità di vincere borse di studio. Se secondo voi esiste una ricetta per salvare l’ambiente, mettetevi all’opera!
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Centocinquanta associazioni ambientaliste hanno inviato una lettera al Premier Berlusconi, a poche ore dal voto in aula, per chiedergli di cancellare l’art.38 che di fatto prolunga i periodi di caccia proprio nell’anno in cui il Governo si è impegnato a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità della tutela della biodiversità. Spiega la LIPU:
La cancellazione dei limiti della stagione venatoria italiana non solo non è presente nella procedura di infrazione della Commissione europea ma è addirittura contraria a quanto chiede Bruxelles, cioè l’assoluto ed esplicito divieto di caccia nei periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli (si vedano i Punti 16 e 17 della Procedura 2006/2131). Stesso discorso per la Guida sulla caccia, cui viene inopinatamente dato carattere legislativo quando la Commissione europea, a pagina 2 della medesima Guida, chiede di non darle carattere legislativo. Una situazione davvero surreale.
Dunque con la scusa di recepire le norme europee non si fa altro che autorizzare la caccia per periodi più lunghi. Scrive LIPU:
Viene dunque alla luce la verità sugli eventi che stanno segnando la legge Comunitaria, così come sul merito di questa vicenda, riassumibile in poche battute: l’Europa accusa l’Italia di cacciare troppo e male, l’Italia si organizza per cacciare ancor più e peggio. A discapito degli uccelli migratori, della natura e del 90% degli italiani, come denunciato oggi nell’appello delle 150 associazioni al Presidente Berlusconi.
Dopo il salto l’appello a Berlusconi.
Oggi, è stato inaugurato l’anno internazionale per la tutela delle biodiversità, in Europa. Ed è stato una triste cerimonia di apertura in cui la Commissione Europea, a Bruxelles, ha fatto sapere che l’UE non riuscira’ a realizzare gli obiettivi che si era data negli ultimi 10 anni per la protezione delle specie. I diversi ecosistemi si stanno lentamente sgretolando sotto il peso dell’antropizzazione. E del bracconaggio: il principale pericolo per il lupo, ad esempio, che pure sta rispondendo benissimo ai tentavi di recupero sulla nostra penisola ma è inerme, purtroppo, di fronte alle trappole e ai fucili.
Stavros Dimas, il commissario europeo all’ambiente, pochi giorni dopo aver lanciato l’allarme per la caccia al tonno rosso - la cui popolazione si è ridotta dell’85% rispetto agli anni novanta per lo più a causa della moda scoppiata per il sushi - ha fatto sapere che è necessario improntare nuove strategie e traguardi. Il bilancio degli sforzi fatti dai paesi membri, benché per certi aspetti lodevole, non è sufficiente. Le specie continuano a estinguersi ad una velocità allarmante: stimata tra le 100 e le 1000 volte più alta del normale. Solo il 17% degli habitat presenti nel vecchio continente ha una condizione favorevole di conservazione. A maggior rischio, ovviamente, le zone umide e i litorali.
Il livello di ambizione piu’ elevato e’ quello di aggiungere agli impegni precedenti l’aumento del contributo europeo alla prevenzione a livello mondiale
Così, si è chiusa oggi la cerimonia di apertura europea per l’anno internazionale della biodiversità. Ci auguriamo che nel corso di questi dodici mesi vengano fatte le programmazioni necessarie per un piano efficace di tutela degli ecosistemi e dei loro abitanti e, soprattutto, che vengano attuate pienamente.
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