Colpo di genio di Michele Santoro durante la puntata di ieri di Servizio Pubblico: mette a confronto l’attuale situazione economica e le proteste democratiche del Movimento dei forconi in Sicilia con la prospettiva di decrescita felice di Serge Latouche. Le teorie dell’economista scatenano le nausee a Alessandra Mussolini ma il pubblico applaude l’intervento di Latouche.
Sul tavolo della discussione la Tobin Tax (spauracchio di tutte le banche) e il vecchio claim caro ai comunisti e sindacalisti degli anni ‘70: “lavorare meno ma lavorare tutti”. E questa volta la motivazione che spingerebbe a una diversa redistribuzione del lavoro non è la prospettiva socialista ma la prospettiva di contenere la crisi economica.
Altro concetto esposto è l’abbondanza frugale:
La nostra società non è di abbondanza ma di scarsità. E’ fatta per farci desiderare sempre di più per consumare sempre di più. Non dobbiamo mai essere saziati e dobbiamo sempre essere frustrati.

Aumenta in Grecia il numero dei disoccupati, giovani e meno giovani, laureati e non, che tornano nei campi per sfuggire alla crisi economica. L’agricoltura, secondo i dati diffusi dalla Confederazione Pan-ellenica delle Associazioni agricole, è l’unico settore che ha manifestato segnali evidenti di ripresa negli ultimi anni. Tra il 2008 ed il 2010 ha creato 32 mila nuovi posti di lavoro, in gran parte occupati dai greci e non da immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia, come avviene solitamente nei nostri campi.
Chi aveva qualche ettaro di terreno, ereditato dai nonni, in qualche isoletta sperduta e nelle campagne, ha abbandonato la desolazione occupazionale ed il degrado in cui versa Atene per tornare a zappare la terra, darsi all’ecoturismo o aprire degli allevamenti.
I giovani mostrano sempre più interesse per le facoltà di agraria ed i corsi di formazione incentrati sulle pratiche agricole ecologiche, tanto che le iscrizioni in alcune scuole sono più che triplicate negli ultimi anni. I greci vogliono far fruttare la terra e sono interessati soprattutto alla produzione di formaggi e vini.
Continua a leggere: L'agricoltura sostenibile salverà i greci dalla crisi economica

John Thackara ecologista e designer della resilienza (che ho intervistato qui) pubblica una lista di dieci testi che Mario Monti dovrebbe leggere per progettare una strategia di uscita dalla crisi economica. Ne scrive Debora Billi su Petrolio e aggiunge anche il boquet selezionato, tra cui Entropia, Picco del petrolio e filosofia di Ugo Bardi e Collapse di Jared Diamond.
L’argomento ci sta a cuore e anche la Tv sembra essersi accorta del fatto che non ci possa essere sviluppo e crescita in eterno. I 6 minuti dati a Luca Mercalli per esporre le teorie di Aurelio Peccei a Che tempo che fa su RaiTre sono stati emblematici.
Dunque scrive Thackara nel suo blog:
Il neo primo ministro italiano Mario Monti nel suo discorso prima di Natale al Senato ha usato per ben 28 volte la parola crescita e beh, zero volte la parola energia. Più di un tecnocrate il signor Monti è un teocrate. Ho trascorso le ultime due settimane con le letture di questa lista. Sono testi chje mettono in evidenza il rapporto tra crescita e energia. Questa lista dei compiti a casa fa parte del lavoro che presenterò a Philadelphia e ho pensato di dividerla con Mr. Monti e con voi.
Tchackara è innamorato dell’Italia e un anno fa circa mi disse che noi italiani abbiamo davvero l’opportunità di superare la crisi economica grazie alla conformazione del nostro territorio e delle nostre città, naturalmente predisposte verso la costituzione di piccole comunità solidali e autonome (nella foto in alto il borgo di Corciano in Umbria). Chissà se a Mario Monti interessa.
Foto | Flickr

Può la Tobin Tax fare bene all’ambiente? Se lo chiedono in Francia (figuriamoci in Italia, manco sappiamo cosa sia l’ambiente!). A fare il tifo per questa tassa, molte ONG. Infatti, se fosse adottata (in Francia è stata approvata nel 2001 ma mai messa in atto) consentirebbe alle Banche centrali di prelevare su tutte le transazioni finanziarie (e non solo monetarie come ideato dal Nobel Tobin) lo 0,5% per ridistribuirlo. Meglio, fanno notare le ONG, se questi soldi fossero dati a Paesi in via di sviluppo, poiché metterebbero in atto un circolo virtuoso alimentato dalla Green economy e alimenterebbero sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente. Vediamo perché.
Lo scorso 14 settembre l’Associazione Unitaid ha pubblicato un Rapporto che dimostra come la Francia potrebbe adottare la Tobin Tax senza aggravare la sua situazione economica. Con un prelievo tra lo 0,01% e lo 0,1% l’incidenza sull’economia sarebbe praticamente nulla per gli investitori che non avrebbero ragioni per andare via ma si racimolerebbero ogni anno 12,5 miliardi di euro solo in Francia. Se partecipasse l’Europa si arriverebbe anche a 50-60 miliardi di euro l’anno. Queste le previsioni.
L’idea è di usare questi soldi per quel famoso salvadanaio ambientale, per ora vuoto e pieno solo di promesse, denominato Fondo Verde e di cui si discute, senza mai concretizzarlo da anni nei vari COP.
Leggo su Petrolio di Debora Billi dell’ospitata stellare da Fabio Fazio stasera su RaiTre a Che tempo che fa: Mario Monti. L’occasione servirà a Premier per presentare il programma di CrescItalia, ossia quel che ci attende nel dopo crisi e nel dopo mazzata delle tasse: le misure economiche studiate per la crescita dell’economia nazionale. Ma probabilmente è solo una speranza vana. E toccherà a Luca Mercalli spiegare che per limiti raggiunti di sfruttamenti di risorse del Pianeta la crescita non potrà mai più esserci. Nè in Italia, né nel resto del mondo.
Scrive Debora:
Il petrolio è in esaurimento, il gas quasi; mancano le materie prime per continuare il ciclo produci-consuma-getta. Già siamo costretti a riciclare materiali inquinati (succede con la plastica, con l’acciaio, persino col cibo), e quanto all’agricoltura siamo in calo con la produzione e in aumento con la popolazione. Si profilano guerre locali e globali per il controllo delle risorse, non c’è più posto per tante potenze mondiali quando si è in tempi di scarsità. Sarebbe bello che il premier spieghi come lo Stato avvierà una grande opera di manutenzione e mantenimento dell’esistente, di quello che abbiamo costruito nei tempi grassi e che vogliamo conservare il più a lungo possibile per i nostri figli. Ma non lo farà. Perché Mario Monti, tanto incensato, è ancora il prodotto di un vecchiume miope che non ha capito nulla.E che, tra gli applausi dei cittadini ignari, ci sta conducendo verso l’abisso a far la fine dei topi suonando il suo piffero.
Foto | Flickr

Immaginate, nonostante la crisi economica, di ritrovarvi in tasca, ogni anno tra i 5mila e i 12mila euro in più. Immaginate come la vostra vita potrebbe cambiare. E il mezzo per avere tanti soldi in più è semplice: una bicicletta.
Non deve sembrare strano ma l’economia è plastica. Dunque ecco sorgere parcheggi e servizi orientati ai ciclisti in quelle comunità che hanno preferito l’uso della bicicletta all’automobile. Scrive Susan Piedmont-Palladino curatrice del National Building Museum di Washington:
Sbarazzarsi di una macchina per ritrovarsi in tasca ottomila dollari e sentirsi meglio. Se solo fosse così semplice! Non funziona in questo modo, naturalmente, perché nessuno di noi è una statistica. Ognuno di noi è impigliato nella proprie complesse circostanze e deve tener conto di ogni eccezione. Inoltre, non si può rimanere a casa una volta che si è rinunciato alla macchina, quindi il denaro risparmiato sarà usato per autobus, metropolitana, scooter, bicicletta, bike sharing, pattini, taxi, scarpe nuove e giubbotti.
Ci dice Susan che per quanto si possa spendere in trasporto alternativo all’automobile si risparmia sempre tantissimo: non ci sono certamente spese quali tasse, assicurazione, manutenzione e carburante. Spiega, che se pensiamo che il tempo sia denaro, allora dobbiamo anche pensare che lo spazio è denaro. Dunque considerare i nostri spostamenti non solo in termini di tempo ma anche di spazio. Ha senso allora restare imbottigliati nel traffico se poi dobbiamo fare pochi chilometri? Non è meglio camminare o pedalare per 10 minuti?
Ma la diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto economico e sostenibile fatica a affermarsi perché di fatto le strade cittadine non sono sicure per i ciclisti. E gli amanti della bicicletta non sono ancora una potente lobby di consumatori.
Via | Grist Grazie a Fabio A. per la segnalazione su Fb.
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Oltre gli scandali che coinvolgono Berlusconi, oltre la crisi economica possono gli spazi verdi urbani. Infatti, il Governo non trova coesione sull’approvazione della legge che li riguarda e la maggioranza va sotto per ben cinque volte quest’oggi (su Polisblog i dettagli).
Insomma, l’ambiente a modo suo si ribella. Infatti non c’è un ecologista in Parlamento; le leggi che sfornano sono spesso contro la tutela ambientale ma ecco che oggi si sprigiona la Nemesi.
In sostanza sono passati diversi emendamenti del Pd e dei radicali in lista al Pd su cui il Governo aveva espresso parere contrario, mentre uno presentato dalla Lega è stato poi votato contro dagli stessi padani. Cosa è accaduto? Troppi assenti tra i banchi della maggioranza. Insomma, avranno pensato i deputati del Pdl: ma a chi vuoi che interessi una legge sugli spazi verdi urbani?
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E’ stato pubblicato da EEA (Agenzia europea per l’ambiente) e presentato un paio di giorni fa il Rapporto Landscape fragmentation in Europe studio redatto con l’Ufficio Federale dell’Ambiente Svizzero (UFAM). Le conclusioni a cui giungono gli studiosi sono strabilianti: a mettere a repentaglio biodiversità, paesaggio, suoli e territorio non sono (al momento) gli impianti delle rinnovabili bensì le tecniche dell’agricoltura intensiva e tutta la massiccia presenza di infrastrutture (strade, autostrade e ferrovie) atte a sostenerla.
Andrea Ferrante presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) lo spiega così:
I dati dello studio dell’EEA dimostrano una volta di più, qualora ce ne fosse bisogno, l’insostenibilità del modello agroindustriale un modello che ha distrutto il paesaggio europeo e desertificato i nostri territori rurali, che è totalmente dipendente dall’energia fossile e non ha futuro. Quanto emerso dallo studio Frammentazione del paesaggio in Europa impone di scegliere una nuova PAC che rimetta al centro un’agricoltura familiare e di piccola scala, sostenibile, basata sul metodo biologico.
Nel 2013 si andrà a ridiscutere la Politica agricola comunitaria che agli italiani non è mai piaciuta. E non ci ha neanche portato molti vantaggi, diciamolo. Si proverà a deframmentare quei grossi agglomerati della agricoltura intensiva che si trovano, causa caratteristiche morfologiche del territorio, proprio nel nord Europa.
Continua Ferrante:
Di fronte all’eccezionale crisi economica, ambientale e sociale in corso l’agricoltura basata sulla sovranità alimentare, caratterizzata da una nuova centralità per la figura dei contadini-produttori e da modelli di produzione ecosostenibili come l’agricoltura biologica, rappresenta un’opportunità unica per uscire da questo stato di crescente disfacimento. L’uso dei fondi della PAC deve immediatamente cambiare e smettere di tenere in vita un modello agroindustriale che non ha più ragione di esistere.
Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

L’obiettivo per il 2015 era ambizioso, ma vitale: dimezzare il numero di persone che non hanno accesso ad acqua potabile e a servizi igienico sanitari degni di questo nome. Si tratta di 2.6 miliardi di persone, praticamente un terzo della popolazione dell’intero pianeta. La crisi economica sta facendo ridurre drasticamente i fondi per la cooperazione internazionale, il nostro paese è in testa alla classifica degli stati che hanno “promesso” risorse salvo poi tirarsi indietro, ma l’allarme lanciato dalla Banca Mondiale e da WaterAid indica un’altra pericolosa tendenza.
I progetti legati allo sviluppo di una rete distributiva dell’acqua e alle reti fognarie stanno subendo dei “tagli” ancora più massicci. Costruire “scuole” e “ospedali” è più attraente per enti governativi e non di quanto non lo sia finanziare la costruzione di fogne, pozzi e depuratori. Allo stato attuale oltre un miliardo di persone non riceveranno l’aiuto che era stato promesso dai paesi ricchi con ricadute drammatiche in particolare nell’Africa Sub sahariana.
Secondo WaterAid l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono elementi essenziali sia per la salute (ogni anno muoiono più bambini di diarrea che di quanti ne muoiano per l’Aids, la malaria e la tubercolosi messi insieme) che per lo sviluppo economico. Le donne e le ragazze sono le più colpite dalla mancanza d’acqua perché proprio a loro, nella gran parte dei casi, è affidato il compito della raccolta del prezioso liquido trasparente. La Banca Mondiale ha scoperto che la riduzione di 15 minuti del tempo necessario al reperimento dell’acqua in Ghana ha portato ad un aumento della scolarizzazione femminile fra l’8% e il 12%. Secondo le Nazioni Unite ogni 100 dollari spesi in aiuti per questa specifica necessità se ne raccolgono 900 in benefici economici grazie al miglioramento della salute e alla possibilità delle persone di diventare economicamente attive. Basteranno questi dati a convogliare le (poche) risorse disponibili su questa priorità?
[Via | Guardian]
Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil nazionale, ha le idee chiare: dalla crisi nera che blocca l’economia si può uscire anche con l’aiuto dell’energia rinnovabile. Il settore, infatti, può rendere molto in posti di lavoro, anche 250 mila occupati di qui alla fine del decennio.
Le stime della Cgil sono state diffuse durante il convegno “L’energia per il lavoro sostenibile - la terza rivoluzione industriale”, organizzato dal sindacato con l’associazione Bruno Trentin. Diffusi anche i numeri attuali dell’occupazione nell’economia verde:
Dal dossier emerge che attualmente in Italia l’occupazione ‘verde’ nel settore delle fonti rinnovabili e’, tra posti diretti e indiretti, di poco superiore alle 100.000 unita’ e i settori piu’ importanti sono l’eolico con circa diecimila addetti, il solare fotovoltaico con circa 5.700 e il comparto delle biomasse con circa 25.000 occupati, mentre il resto dell’occupazione ‘verde’ si distribuisce tra il geotermico, il solare termico, il mini idrico, e le altre forme minori di produzione di energia da fonti rinnovabili che impiegano, tra diretti e indiretti, circa 50.000 lavoratori
Già in passato la Cgil aveva chiesto maggior sostegno al ramo verde dell’economia con la raccolta di firme “Sì alle rinnovabili, no al nucleare” (uno slogan ripreso, seppur in ritardo e con molte contraddizioni, anche dagli ecologisti del PD). Una posizione non scontata, visto che anche l’energia nucleare potrebbe portare nuovo lavoro
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