Enorme soddisfazione dei parchi e delle associazioni ambientaliste per la decisione comunicata nella giornata di ieri alla stampa dal Ministero dell’Ambiente. La gara motonautica prevista tra il 27 e il 30 luglio nelle acque del Parco dell’Arcipelago Toscano non avrà luogo. Troppo rischioso per l’ecosistema, per i tursiopi e - inoltre -in totale contrasto con la normativa vigente nel tratto di mare interessato.
Il riferimento, prima di tutto, è all’art. 7 dell’Accordo per il santuario Pelagos, dalle prescrizioni dell’Accordo Accobams e del Protocollo Spa/Bio della Convenzione di Barcellona in quanto il Primatist Trphy deve essere riconosciuto, a tutti gli effetti, come una competizione fra imbarcazioni veloci a motore, con velocità previste anche di 30 nodi, espressamente vietate nell’area marina protetta poiché suscettibili di produrre collisioni con i cetacei. Inoltre, viene aggiunto nella nota, l’intervallo di partenza tra un’imbarcazione e l’altra non dovrebbe superare i 5 minuti dando in questo modo origine a una vera e propria “barriera acustica” per un raggio compreso tra le 2 e le 5 miglia lungo l’intera tragitto. Troppo per gli animali marini abituée di un tratto di mare che merita più attenzione… Alla capitaneria di porto spetterà di far rispettare la decisione.
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Lo specchio d’acqua compreso tra Toscana, Corsica, Sardegna e Provenza è uno dei parchi marini più grandi d’Europa, noto per la multiformità delle specie marine che lo popolano. Suo scopo precipuo è garantire uno stato di tutela ottimale, proteggendo i mammiferi marini e il loro habitat dagli impatti ambientali negativi diretti o indiretti delle attività umane. Eppure, a fine luglio, è prevista una gara di motonautica proprio all’interno del Santuario dei Cetacei. Il Primatist Trophy 2010, infatti, partirà da Porto Azzurro -all’isola d’Elba - per arrivare fino a Talamone, passando per Porto Ercole. Una “gita” inquinante e altamente disturbativa dell’ambiente acquatico mentre aumentano i casi di delfini entrati in collissione con yatch nel Mediterraneo. Ma non si trattava di un’area protetta?
Poco tempo fa, noi di ecoblog ci siamo soffermati sul fattore cruciale della ottimale gestione delle riserve naturali come modalità prioritaria di protezione per molte specie animali e vegetali. Quando le Ap funzionano, in genere, la fauna - anche quella più minacciata - tende a tornare (come nel caso della foca monaca e delle Caretta caretta). Ma bisogna darle una chance. Quella che, evidentemente, nel Santuario dei Cetacei si è assolutamente decisi a negare. Già da tempo, infatti, Legambiente e WWF segnalano casi di lavaggio di cisterne in mare, passaggio di petroliere e la presenza di pescatori abusivi nelle acque, specialmente, dell’Argentario. Per non parlare del folle rischio di trivellazioni. Le associazioni ambientaliste, pertanto, chiedono a gran voce non solo che la manifestazione sportiva non abbia luogo ma, soprattutto, che la cabina di regia internazionale ( tra Italia, Francia e Principato di Monaco) funzionale al governo del Santuario e promessa già nel 2003, diventi al più presto operativa.
Dopo quasi un ventennio di osservazioni a stretto contatto con i delfini, il team del professor Bruno Diaz Lopez, direttore del Bottlenose Dolphin Research Institute (BDRI), pare sia riuscito finalmente a venire a capo - almeno in parte- del complesso sistema di comunicazione di questi simpatici cetacei.
La ricerca ha avuto modo di snodarsi a partire dal 1991 nell’ambito dello spazio circoscritto del Golfo Aranci, in Sardegna, dove 62 tursiopi in libertà sono stati osservati e studiati nella loro più stretta quotidianeità. Sono potuti così emergere i comportamenti e le abitudini sociali complesse di questa specie facilmente veicolate da un vocabolario efficace che non differisce troppo da quello usato da noi esseri umani.
Attraverso un repertorio vocale composto da 14 segnali acusticamente differenti, i tursiopi riescono a comunicare facilmente con i propri simili grazie ad uno “spartito” che comprende squittii e fischi, ma con un’importante specifica: i fischi, in genere,nel momento in cui vengono emessi, si rivolgono a tutti gli animali presenti. Quando, invece, pur all’interno di un folto gruppo di individui, un delfino decide di comunicare solo con un altro suo simile, attraverso uno specifico segnale gli farà intendere che quel suono è rivolto esclusivamente a lui e a nessuna altro.
Continua a leggere: Scoperta la lingua dei delfini: 14 suoni per comunicare
Molto spesso l’etica entra in conflitto con la reddittività di un’attrazione o, più in generale, con questioni meramente economiche eppure, solitamente, essa ne esce tristemente sconfitta. Questa volta, però, le cose potrebbero andare diversamente, almeno a Gardaland, considerata la fabbrica dei sogni per tanti bambini italiani ma non certamente per i delfini e gli amanti degli animali.. Nel giro di un anno, infatti, il noto parco dei divertimenti potrebbe decidere di smantellare definitivamente il suo delfinario che, ogni estate, viene riempito da non meno di 750 mila spettatori. E lo farebbe, come è evidente, contro i propri interessi economici a tutto vantaggio dell’etica anche se, al momento, non esistono proiezioni ufficiali che evidenzino quale sarebbe il ritorno d’immagine che Gardaland ne avrebbe e quale sarebbe il numero delle persone che, proprio per questa scelta, sceglierebbero di mettervi piede, magari dopo anni di boicottaggio…
A latere, poi, resta il fatto che la proprietà di Gardaland è nelle mani della britannica Merlin Entertainments, una multinazionale del divertimento che si è schierata, a livello internazionale, più volte contro la caccia alle balene e ai cetacei in genere e, nonostante la profluvie di acquari nela mani della stessa Società, il danno d’immagine per l’ammissione di delfinari all’interno dei propri parchi giochi è notevole, specie in patria… Immediata è stata la reazione della Lav che auspica la chiusura del Palablu al più presto ma ricordando anche che, in tal caso, sarebbe da chiarire la sorte dei delfini attualmente “detenuti” a Gardaland - per i quali si è parlato, purtroppo, anche di un eventuale “trasferimento” in altre strutture similari. E che senso avrebbe, ci domandiamo? L’etica, in questo caso, sarebbe limitata al solo senso della vista? Ai posteri l’ardua sentenza….
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In un liceo di Ocumare de la Costa, un piccolo paesino del Venezuela che si affaccia sul Mar dei Caraibi stanno provando mettere in relazione ragazzi e delfini. L’idea è quella di mettere in contatto i delfini, circa 150-200 con i ragazzi attraverso lezioni in mare aperto.
Ha detto il prof Jerson Garcia:
Il progetto educativo consiste nel relazionare tutte le materie con la natura. Gli studenti fanno scuola in mare aperto e relazionano , velocità, distanza e accelerazione dei cetacei, così i professori di fisica spiegano la cinematica e la dinamica. Quando i delfini si tuffano, i professori di matematica possono calcolare la traiettoria, il movimento parabolico e la parte della trigonometria.
Aggiunge il biologo marino Jaimee Bolano:
I delfini vivono da molto tempo nella regione evolutivamente parlando sono più antichi della specie umana. Per questo punto di vista noi sosteniamo che la spiaggia qui intorno è più uno spazio loro che nostro, siamo visitatori, in realtà l’ecosistema appartiene ad essi e noi li rispettiamo.
Su Abruzzo24ore Tv trovate anche lo splendido video delle lezioni scolastiche in mare aperto alla presenza dei delfini.
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I cugini spagnoli di Ecologiablog ci segnalano questa notizia su uno strano comportamento dei delfini, che potrebbe essere la causa della morte delle focene in California, 74 circa solo l’anno scorso.
La causa potrebbero essere i delfini, secondo quanto riportato dal gruppo di studio Okeanis, che in un video ha ripreso l’attacco di un delfino ad una focena. L’attacco potrebbe effettivamente spiegare perchè la maggior parte delle focene morte riportava tagli, ossa rotte ed emorragie interne. Le immagini, girate lo scorso settembre, mostrano delfini maschi che attaccano una focena, la montano, e poi ne lasciano la carcassa vicino all’imbarcazione dei ricercatori.
Per la prima volta, i delfini si mostrano come degli esseri violenti, lontani dall’immagine di intelligenza e giocosità che tutti conosciamo. La spiegazione di tale comportamento violento, secondo i biologi che li stanno studiando, sta nella mancanza di sesso, dovuta alla carenza di delfini femmine. Ciò genera un senso di frustrazione negli esemplari maschi che si sfogano sulle povere focene. L’evento ha sorpreso anche gli stessi ricercatori, che ora prevedono di indagare più a fondo i livelli di dtestosterone nei delfini maschi, per dimostrare scientificamente l’ipotesi.

Delfini e balenottere non stanno scomparendo dalle nostre coste ma solo spostandosi alla continua ricerca di un habitat migliore dove poter vivere. E’ quanto emerge dall’Operazione Delphis 2009, l’azione di monitoraggio simultaneo realizzata da biologi e navigatori naturalisti lungo le coste italiane e francesi organizzata, tra gli altri, dall’associazione Battibaleno con il patrocinio del Parlamento Europeo e delle maggiori cariche istituzionali italiane.
L’operazione, da 13 anni volta a monitorare lo stato di salute dei Santuario dei cetacei Pelagos, per la prima volta si è estesa ben oltre i 90.000 km quadrati di mare compresi tra Francia, Arcipelago Toscano e Sardegna per lambire le acque dell’isola di Malta, al largo di Marocco, Spagna, Croazia e Tunisia. Un progetto pilota, dunque, destinato a ripetersi l’anno prossimo con lo scopo palese di costituire un’unica, specialissima grande rete di aree marine protette (secondo i progetti più azzardati dell’ACCOBAMS) funzionale a tutelare davvero queste splendide creature.
E’, infatti, estremamente riduttivo pensare di proteggere queste specie solo all’interno di sacche di protezione geograficamente limitate e slegate tra loro: un delfino è in grado di spostarsi alla velocità di 35 nodi, sensibile solo alle opportunità di accoppiamento e di alimentazione.
Le informazioni contenute nel rapporto di Delphis 2009 sono certamente confortanti tuttavia se, e quanto a lungo, il Mediterraneo possa ancora offrire un rifugio e un ambiente realmente accogliente per i cetacei è ancora tutto da verificare …
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Per tutti i fotografi di ecoblog,aspiranti tali o anche solo per chi abbia avuto la fortuna e la prontezza di riflessi necessari a documentare incontri ravvicinati con delfini, cetacei di vario tipo e tartarughe marine lungo le spiagge del Mediterraneo, questo concorso è per voi! E sta per chiudere i battenti! E’ il 15 ottobre, infatti, la data ultima entro cui inviare tutti i lavori e poter, così, partecipare al concorso “Chi l’avvisto 2009”, promosso dal CTS in collaborazione con lastampa.it.
Ma c’è di più: chiunque si sia scontrato, durante le vacanze estive, con le brutture di fattura umana sulle nostre spiagge e non, invece, con le bellezze idilliache della natura può improvvisarsi paladino della stessa documentando il tutto. Ecomostri, discariche a cielo aperto e inquinamento sono, infatti, i soggetti della seconda traccia del concorso fotografico promosso da CTS : “Mare mostrum”, ovvero il mare e i suoi incubi. Il tutto per ricordare che affinché delfini e tartarughe possano sopravvivere - meravigliosi indicatori biologici prima ancora che esempi di fantasiosa bellezza - occorre tutelare il nostro mare imparando ad ascoltarlo.
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I delfini che vivono nel fiume Mekong, al confine tra la Cambogia e il Laos, dal 2003 hanno visto diminuire la loro popolazione di 88 esemplari, il 60% dei quali piccoli con meno di 2 settimane di vita. Gli esemplari rimasti di questa popolazione di delfini sono stimati essere tra 64 e 76, gli ultimi al mondo.
L’analisi dei delfini morti ha evidenziato un attacco batterico come causa della morte dei piccoli, che non sarebbe stata fatale se il sistema immunitario dei delfini non fosse già stato indebolito o annientato dagli agenti inquinanti, come ha spiegato Verné Dove, responsabile del WWF Cambogia.
Durante l’analisi sono stati identificati mercurio, pesticidi tossici come il DDT e agenti contaminanti come il PCB, gli stessi inquinanti che possono essere dannosi per la salute delle popolazioni e delle specie animali che vivono lungo il fiume Mekong e si nutrono degli stessi pesci ed usano la stessa acqua dei delfini morti.
Il WWF Cambogia continua ad operare sul Mekong per venire in aiuto ai delfini che sono una specie isolata che ha bisogno dell’aiuto dell’uomo per sopravvvivere e indirettamente anche alle popolazioni locali, affinché sappiano di che acqua (inquinata) è fatto il loro fiume.
Circa 80 esemplari tra balene e delfini sono stati trovati spiaggiati lunedì scorso (23 marzo) sulla spiaggia australiana. Di questi purtroppo molti erano già morti all’arrivo dei primi soccorsi e solo in 17 i sopravvissuti. Questi i numeri dell’ultimo spiaggiamento di massa, un fenomeno che accade frequentemente durante le migrazioni.
A fare notizia è la presenza contemporanea di balene e delfini tursiopi. I 17 esemplari sopravvissuti (tutte balene) sono state trasportate a Flinders Bay ed aiutate a riprendere il largo. A detta del portavoce del Dipartimento della Conservazione Greg Mair, questo concede il maggiore numero di probabilità di sopravvivenza.
Inoltre Flinders Bay fornisce acque protette ed è abbastanza lontana dal sito, il che dovrebbe ridurre il rischio di un nuovo spiaggiamento dei superstiti. Ad inizio ben 194 balene si sono arenate in Tasmania e lo scorso Novembre altre 150 sono state rinvenute sempre in queste acque. Il fenomeno è noto ma ancora gli esperti non sanno fornire spiegazioni.
Via | Los Angeles Time
Foto | Hengist Decius