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Tutti gli articoli con tag design

Lusso sostenibile, a Parigi il Verde è oro

pubblicato da Marina Perotta

lusso e ecologia al salone 1618 a parigi

Qualche tempo fa vi scrivevo dell’interesse per il lusso sostenibile, che di per sé è un ossimoro. Ma sembra che i francesi siano riusciti in questa quadratura del cerchio o rapporto aureo tanto da dedicargli un salone: 1618 Sustainable Luxury, giunto alla terza edizione e che quest’anno si terrà alla Cité de la Mode et Du Design (la foto in alto) dal 29 marzo al 1° aprile.

Il salone che è commerciale ma anche visionario vuole dimostrare che il Verde è oro, ossia che a produrre oggetti di qualità e di design che abbiano a cuore il rispetto ambientale significa mettere sul mercato oggetti belli, durevoli e ecologici.

L’esposizione è trasversale: si va dall’hotellerie, ai gioielli, architettura, design, benessere, insomma molte scelte disponibili, inclusa una mostra di arte contemporanea. Padrino di questa edizione è Oskar Metsavaht a capo di una delle più grandi aziende brasiliane di abbigliamento nonché ideatore di e-brigade gruppo per il risveglio ambientale guidato da medici e ambientalisti. Lui stesso è medico dello sport, scalatore e ambasciatore Unesco.

Via | MarcelGreen
Foto | 1618 su Fb

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Ovetto Recycling Bin: il cestino ideale per la raccolta differenziata

pubblicato da Gabriele Capasso

ovetto recycling bin
Ovetto Recycling Bin è il nome di un particolare oggetto di design creato dall’architetto e art designer italiano Gianluca Soldi. Presentato al London Design Festival sta avendo un grande successo di vendite ed è divenuto uno degli esempi di oggetti insieme gradevoli, utili e assolutamente eco-friendly. L’idea è quella di un cestino che faciliti la differenziazione dei rifiuti: tre scomparti separati e chiusi ermeticamente per separare carta, plastica e qualsiasi altro tipo di rifiuto.

Lo stesso Ovetto è realizzato con una percentuale di plastiche riciclate che sfiora il 70%, il suo prezzo non è esattamente alla portata di tutti, ma si tratta per sempre di un oggetto originale e di design.

Le foto di Ovetto Recycling Bin
Le foto di Ovetto Recycling BinLe foto di Ovetto Recycling BinLe foto di Ovetto Recycling Bin

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Parcheggi verticali per biciclette

pubblicato da Marina Perotta

Biciclette: parcheggio verticale

Mentre in Italia ancora pensiamo a possibili bandi per costruire pochi km di piste ciclabili altrove sono molto più evoluti, in merito all’uso della bicicletta come mezzo di trasporto urbano.

Ecco l’esempio delle problematiche che si affrontano una volta posto che la bicicletta è usata come veicolo: il parcheggio. Mica basta buttarla lì da qualche parte. Ci sono ciclisti che hanno fior di biciclette che valgono migliaia di euro e dunque per proteggere l’amato ecologico bene ecco arrivare in soccorso un sistema di parcheggio verticale. Una sorta di armadietto per biciclette dotato di diversi sistemi di chiusura, tale da blindare la bici e proteggerla dagli elementi esterni.

Il designer è Joe Mattley e il progetto si chiama WAVE: Secure Modular Bicycle Parking.

Biciclette: parcheggio verticale
Biciclette: parcheggio verticale Biciclette: parcheggio verticale Biciclette: parcheggio verticale

Via | Webecoist
Foto | Webecoist

Giornali trasformati in un materiale simile al legno

pubblicato da Barbara Arlati

Un legno creato dai giornali

Nessuno di voi ha mai pensato al numero di alberi tagliati per fare la carta dei giornali? Certo la carta poi si ricicla ma questo processo richiede moltissima energia. Mieke Meijer, un designer tedesco, ha studiato il modo di trasformare i giornali in un nuovo materiale. Questo materiale può essere trattato generalmente come il legno normale.Con questo nuovo materiale sono stati creati bellissimi pezzi di arredamento e gioielli.

Vij5 è la firma di design con cui Meike ha introdottoil suo legno alla Milano Design Week 2011. Diversi designer sono stati invitati a provare il ‘kranthout’ (il nome del materiale in tedesco).

Particolare del legno creato dai giornaliMobile in legno creato dai giornaliMobile in legno creato dai giornaliAltro mobile creato dai giornali

Via | Greendiary

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Enzo Mari: "I designer producono oggetti di cui la società non ha bisogno"

pubblicato da Marina Perotta

enzo mari Ho letto con grande stupore la bella intervista fatta da Vittorio Zincone a Enzo Mari su Sette (nr.15). Enzo Mari è uno dei padri del design mondiale vincitore di 4 Compassi d’Oro, uno dei premi più prestigiosi. La premessa è necessaria, perché nonostante Mari non sia un ecologista ha espresso dei concetti sullo sviluppo sostenibile piuttosto interessanti: attualmente ci stiamo riempiendo di oggetti totalmente inutili.

Lo scenario di come il consumismo sia in mano alle industrie che comandano i designer lo svela nella sua autobiografia 25 modi per piantare un chiodo (ed.Mondadori, Euro 17,50) e spiega perché il profitto sia il nemico giurato del design: lo rende brutto e superfluo. Il design è la base della progettazione degli oggetti che comunemente usiamo. Se gli oggetti sono progettati per durare nel tempo, per essere riciclabili e per non essere sprecati lo dobbiamo ai loro progettisti, ossia ai designer (ne scrivevo, a proposito dell’evento di Treviso Sustain/Ability che si è tenuto lo scorso dicembre).

Ecco la visione di Mari:

I designer sono i primi tra i miei nemici. Il 95% è totalmente ignorante. Sono dei piccoli robot che accettano come valore solo il mercato. Poi c’è un 5% che capisce, ma cinicamente accetta le distorsioni dello stesso mercato: oggetti costruiti solo per durare qualche mese… Non servono a chi li acquista ma a chi li produce per fare profitto. E’ legittimo, ma non si riempiano riviste e volumi per dire che questi lavori contengono qualcosa di cui la società ha bisogno. Da trent’anni si producono oggetti di design che hanno l’unico scopo/caratteristica di sembrare diversi uno dall’alltro. Nulla di nuovo. Il problema è che oggi tutti i grandi imprenditori realizzano oggetti solo per produrre denaro. Io con questi non ci posso lavorare. Cerco di lavorare solo con chi dimostra un po’ di passione per il progetto. Con chi si metterebbe in casa l’oggetto che produce.

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Riciclare sturalavandini

pubblicato da Marina Perotta

Riciclare sturalavandini

Avete idea di come riciclare uno sturalavandini? Personalmente non ci avevo mai pensato. Ho sempre creduto che una volta terminata la sua vita andava smontato e dove possibile differenziato.

Invece, c’è chi sa come riusarlo, complice un po’ di gommapiuma che funge da ripiano. Geniale, no?

Il progettista è Thomas Schnur un giovane designer tedesco che ha presentato il suo lavoro all’ IMM di Colonia, Salone internazionale del mobile e del design.

Riciclare sturalavandini
Riciclare sturalavandini Riciclare sturalavandini Riciclare sturalavandini

Via | Dazeen
Foto | Dazeen

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Riciclare spazzolini da denti con Gimme 5

pubblicato da Marina Perotta

riciclare spazzolini da denti

Peppe, nel post sotto giustamente solleva il problema dello smaltimento degli spazzolini da denti. La questione, manco a dirlo, è già stata brillantemente risolta, solo che non riguarda l’Italia.

In genere, salvo diverse indicazioni, nella differenziata, lo spazzolino che non è fatto di plastica riciclabile, va nel secco non riciclabile. Una risorsa sprecata. In giro si trovano idee su come riutilizzarlo, provando a allungare la vita a questo indispensabile oggetto: lo si può riusare come mini spazzola per le pulizie casalinghe; come una sorta di piccolo pennellino per i ritocchi sulle vernici; per lucidare e pulire le scarpe. Insomma, una soluzione più o meno la si trova.

Ma a quanti spazzolini possiamo allungare la vita, durante la nostra di vita? In una famiglia media di 4 persone diventa complicato ogni 2-3 mesi (questa è la vita media di uno spazzolino) riciclare 4 spazzolini. Allora in conti non tornano e lo spazzolino è uno di quegli oggetti di design industriale progettati male, malissimo (assieme a tantissimi altri che andremo a analizzare in altri post).

Continua a leggere: Riciclare spazzolini da denti con Gimme 5

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Di(a)ffetti, riciclare la ceramica con difetti

pubblicato da Marina Perotta

Di(a)ffetti- riciclare i difetti

Si possono recuperare ceramiche e riciclarle in opere d’arte? Vi parlo di ceramiche rotte, scheggiate, sbrecciate. Si se passano tra le mani e i pennelli di Maddalena Vantaggi e Gabriele Tognoloni che si sono divertiti a cogliere le ispirazioni delle ceramiche Rampini e Cerbella. Nella gallery il risultato.

Gli oggetti sono in mostra a Gubbio fino al 29 dicembre presso gli ex archivi della Residenza municipale in via Lucarelli. Spiega Maddalena Vantaggi:

Rimettere in circolazione un bene ancora utilizzabile, allungandone il ciclo di vita, evita il consumo di materie prime per la produzione di uno nuovo. Inoltre, recuperando i manufatti difettosi, si risparmiano l‟energia e i costi necessari per lo smaltimento che le imprese sono costrette ad effettuare almeno una volta all‟anno.Sarebbe interessante se “di(af)fetti” si strutturasse come format: in ogni edizione del progetto mi piacerebbe coinvolgere un artista diverso.

Non è una novità però il recupero e il riciclo nell’arte. Spiega Ettore Sannipoli critico d’arte:

In tutto il ‘900 il frammento ha esercitato un notevole fascino basti pensare ai magistrali esempi offerti da Gaudì al parco Güell di Barcellona, realizzato con variopinte ceramiche di recupero e pezzi di vetro o agli arredi della casa di Jorn ad Albissola Marina, arricchita con pannelli murali in ceramica. Nel campo del design sono da ricordare gli esperimenti di Enzo Mari, che nei vasi “Per forza di levare” (1994) colpisce con colpi di mazza i cilindri in porcellana di grosso spessore per ottenere forme fratturate sempre diverse.

Di(a)ffetti- riciclare i difetti
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Sustain/Ability Treviso, gli oggetti quotidiani sono sostenibili

pubblicato da Marina Perotta

Juggling

Ecco un po’ di foto pubblicate da Luca su Designerblog che con me segue l’evento Sustain/ability a Treviso. Dopo i Talk che trovate nella sezione live ecco la pratica di quel che fin qui vi ho raccontato. L’uso dei materiali, il controllo della filiera, l’approvvigionamento, tutto rientra sotto l’etica della sostenibilità. Il che non vuol dire che si tratti di prodotti scadenti. Al contrario, sono prodotti, spesso recuperati dalla memoria, dalla tradizione artigianale e rivisitati secondo un esigenza contemporanea. Cosa vuol dire rendere un prodotto sostenibile? Usare la materia prima necessaria, adatta e locale. Non sprecare per produrlo acqua e energia. Tutto qui.

Ruggero Canova, tra gli ideatori di Nanà pentola rivoluzionaria (di cui vi scriverò a breve) mi raccontava di un sistema di concia delle pelli secondo le tecniche Maya. Sono state studiate direttamente nei luoghi in cui sono nati. Nella Serenissima pure si conciavano le pelli con vegetali e dunque senza il cromo, pur ottenendo risultati di tutto rispetto. Ebbene, mi spiega Ruggero che recuperare la sapienza passata sembra essere la vera strada che ci condurrà al futuro.

La descrizione della scarpa; la descrizione dell’arredamento recuperato dai pallet; la descrizione della borsa di Denise Petenò che recupera per le sue produzioni RAEE. Il resto su designerblog.

Sustain/ability oggetti quotidiani sostenibili

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La casa-uovo, sostenibile e economica

pubblicato da Barbara Arlati

La casa-uovo di un designer cinese

Una casa-uovo costruita con bamboo, segatura, semi d’erba e un pannello solare è assolutamente originale. Potrebbe sembrare semplicemente un oggetto di design e invece il suo ”inventore” ci vive.

La bizzarra idea di questa casa-uovo è venuta a Daihai Fei, un designer cinese di 24 anni che non potendo permettersi una casa ”vera” ha pensato di costruirsene una. Non c’è bisogno di dirlo, nella zona è già famoso.

La casa,costata solo 960$, è dotata di ruote per muoversi ed è ricoperta di sacchi pieni di segatura e semi di erba che Daihai Fei innaffia ogni giorno.

La casa-uovo di un designer cinese
La casa-uovo di un designer cineseLa casa-uovo di un designer cineseLa casa-uovo di un designer cineseLa casa-uovo di un designer cineseLa casa-uovo di un designer cinese

Via | GreenDiary

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