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Tutti gli articoli con tag durban

Il Canada lascia Kyoto

pubblicato da AlterEco

peter kent

Il Canada si è ritirato dal Protocollo di Kyoto. È il primo Paese a farlo. Il ministro dell’Ambiente Peter Kent ha esposto le motivazioni di questa scelta ieri, al rientro da Durban, la Conferenza sul clima che ha sancito l’ennesimo fallimento, anche se camuffato, di un accordo globale per ridurre le emissioni. L’ex ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ne ha parlato ieri su Ecoblog, qui il suo parere.

Per quanto riguarda l’addio del Canada a Kyoto, si tratta di una questione economica, ovviamente: se il Canada non si fosse defilato, ha spiegato infatti lo stesso Kent, avrebbe dovuto sborsare 14 miliardi di dollari in sanzioni. Il Canada si era impegnato a ridurre del 6%, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni di gas serra. Non solo non ci è riuscito, ma le emissioni sono pure aumentate. Il Protocollo di Kyoto viene trattato alla stregua di un gioco di società dove se stai perdendo ti ritiri prima di dover pagare.

Per salvarsi la faccia, ovviamente, il Canada ha detto che il Protocollo di Kyoto si è rivelato un programma fallimentare, e questo è vero, e che il futuro degli accordi sulla riduzione delle emissioni è quello avviato a Durban. Su questo invece nutriamo forti dubbi. Salveranno le apparenze, ma non il clima.

Via | Le Monde
Foto | Peter Kent

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Il parere di Pecoraro Scanio: "Durban, un fallimento camuffato"

pubblicato da Marina

Conferenza sul clima a Durban secondo l'ex ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio un fallimenti camuffato

Ho chiesto a Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente un parere sui risultati dei negoziati a Durban (la nostra cronaca qui). Pecoraro Scanio conosce bene le conferenze sugli accordi per la lotta ai cambiamenti climatici e contenimento del riscaldamento globale, nonché il Protocollo di Kyoto, avendo contribuito nella veste istituzionale alla loro stesura e organizzazione. Di seguito le sue riflessioni.

Il 17 è un numero sfortunato ma questa diciassettesima conferenza sul Clima non è fallita per colpa della sorte ma per un misto di miopia, interessi lobbistici e rassegnazione all’inazione. La conferenza di Durban è stata un sostanziale fallimento nascosto dall’approvazione di un protocollo formale e dalla creazione di un Fondo Verde che non si sa bene come funzionerà e come sarà finanziato.

Eppure fin dalla conferenza di Nairobi del 2007, la COP 13 , il cosiddetto rapporto Stern, commissionato dal governo britannico ad uno dei massimi economisti mondiali, ha spiegato che in materia di cambiamenti climatici il costo della non azione e di gran lunga superiore a quello degli interventi necessari.

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Durban, Connie Hedegaard: "Basta pensare, è tempo di agire"

pubblicato da AlterEco

connie hedegaard a durban

Siamo agli sgoccioli a Durban o forse dovremmo dire alla frutta. Connie Hedegaard, commissario europeo preposto ai cambiamenti climatici, oggi ha ricordato che non c’è più tempo per pensare. L’Europa, la coalizione che riunisce le piccole isole, più esposte agli effetti del riscaldamento globale, ed i Paesi sottosviluppati sono tutti pronti a fare la loro parte. Ora ci si aspetta una mossa anche dagli altri, dai grandi inquinatori.

Scrive la Hedegaard:

Il divario tra le nostre ambizioni e gli impegni attuali è troppo ampio.

Ai Paesi sottosviluppati va assicurata la possibilità di adattarsi ai cambiamenti climatici, garantendo fondi per lo sviluppo sostenibile alle nazioni in difficoltà a causa dei fenomeni meteorologici sempre più estremi. La Hedegaard spiega che il Fondo Verde va sbloccato così come vanno attuate tutte le misure decise a Cancún.

Azioni indispensabili ma insufficienti. Bisogna infatti affiancarle a decisioni a livello globale per ridurre le emissioni e contrastare i cambiamenti climatici. Ormai è evidente che non si può più aspettare e che molti Paesi stanno pagando un prezzo troppo alto a causa della mancanza di misure davvero risolutive su larga scala. Che il Kyoto bis torni in ballo?

Via | European Commission
Foto | European Commission

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Durban, Toxic Tour alla Conferenza sui cambiamenti climatici

pubblicato da Marina

Le industrie a Durban

Leggo su Environment Blog che Durban, città in cui si sta svolgendo la Conferenza sui cambiamenti climatici è un concentrato di schizofrenia ambientale. Nel mentre si negozia sul clima al Centro internazionale delle Conferenze le ONG presenti hanno esplorato attraverso il Toxic Tour la parte meridionale della città (le foto sono sul blog di Ashley Dawson). E’ proprio li che si trova l’impianto petrolchimico Engen Petroleum, società all’80% del gigante petrolifero malese Petronas.

Il Toxic Tour è stato organizzato dall’Alliance globale pour les droits de la nature e vi hanno preso parte circa 120 persone che hanno avuto modo di scoprire il paesaggio industriale di Durban. Nel sud della città circa 85mila persone vivono nel quartiere Bluff intorno alla raffineria separata da una semplice strada dalle abitazioni. Al di qua della raffineria anche l’industria cartiera di Mondi. Ci sono anche ricchi proprietari terrieri che vivono in grandi ville vicino al mare ma anche alloggi più modesti: ma da un lato di Austerville Road ci sono le megaville e dall’altro le industrie.

Desmond D’Sa coordinaotre dell’ Alliance du sud-Durban pour l’environnement, spiega che le persone che abitano nella zona soffrono di diverse malattie imputabili all’inquinamento ambientale: dall’asma al cancro. Engen Petroleum emette più di 830mila tonnellate di Co2 per anno e per il quindicesimo anniversario della sua attività su Durban ha piantato, come compensazione 700 alberi nelle scuole del quartiere.

Foto | Ashley Dowson

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Durban, l'appello di Pierre-Yves Cousteau: "La tutela degli oceani è la nostra salvezza"

pubblicato da AlterEco

rapporto oceano uomo

L’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha pubblicato i messaggi di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta di alcuni dei suoi collaboratori e sostenitori più celebri.

Appelli rivolti alle delegazioni riunite a Durban in questi giorni per la Conferenza sul Clima da persone che hanno fatto della conservazione della biodiversità la loro missione di vita.

Tra questi quello di Pierre-Yves Cousteau, figlio di Jacques-Yves Cousteau e fondatore della Cousteau Divers, associazione non profit a tutela della biodiversità marina.

Pierre-Yves Cousteau ha ricordato che salvare gli oceani e contrastare il riscaldamento globale è questione di sopravvivenza. La nostra, prima di tutto.

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Conferenza sul clima di Durban, qui giace il protocollo di Kyoto

pubblicato da AlterEco

Conferenza sul clima Durban

Che il protocollo di Kyoto avesse poche speranze di uscire vivo, o meglio rinnovato, dalla Conferenza sul Clima di Durban era cosa nota sin dalla partenza delle delegazioni per il Sudafrica.

Todd Stern, delegato USA, aveva ammesso già la scorsa settimana che non era proprio nell’agenda americana. L’Europa aveva manifestato l’intenzione di farsi promotrice di un Kyoto bis dal 2013 al 2018, ma se Cina e Stati Uniti, i Paesi più inquinanti, non ratificano non si va da nessuna parte.

Uno dei più autorevoli centri di ricerca ambientale degli States, il Centre for Climate and Energy Solutions, ha dichiarato in queste ore che non intravede alcun futuro per il protocollo di Kyoto. Eileen Claussen, presidente del C2ES, ha detto infatti che dubita fortemente i 192 Paesi riuniti a Durban troveranno un accordo per mantenere in vita il protocollo di Kyoto alla sua scadenza nel 2012.

Russia, Giappone e Canada, Paesi che hanno ratificato il protocollo, stavolta non ci pensano minimamente se anche Stati Uniti e Cina non ci mettono la firma. D’altra parte sono i Paesi più inquinanti. La Claussen ha spiegato che il protocollo di Kyoto ha fallito nel suo intento e non è più un modello valido per ridurre le emissioni a livello globale. La COP17 si prefigura come l’ultima pietra del protocollo di Kyoto.

Via | Guardian; C2ES
Foto | COP17

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