
Lui è Werner Aisslinger, designer tedesco con una vision decisamente radicale sui mobili del futuro. Perché crearli in fabbrica, sprecando energia, generando rifiuti dal processo produttivo ed emissioni dal trasporto, quando possiamo piantarli e coltivarli in giardino?
Mi ricorda un po’, in scala ridotta e decisamente più fattibile, il progetto visionario della Fab Tree Hab del MIT. Ad ogni modo Aisslinger nei giorni scorsi alla Milano Design Week ha presentato il suo primo esperimento di mobile vivente: la Chair Farm. Si tratta di una sedia cresciuta da una pianta grazie ad un supporto metallico che ne orienta la forma durante lo sviluppo vegetale. Sostegno che poi viene rimosso, regalandoci una sedia naturale, ben piantata per terra.
Foto | Courtesy of Julian Lechner

Dove c’è luce deve esserci vita. La vision di Omer Abel, designer canadese, si è concretizzata nella fusione di piante e lampadine, opportunamente alloggiate per convivere armoniosamente senza intralciarsi. Il risultato è un lampadario vivente che illumina e respira, facendo luce sul caos di fili e rami che si intrecciano, ad imitare la crescita selvaggia e scomposta delle piante in natura.
La struttura del lampadario è stata concepita per garantire il benessere delle piante, con lampade in vetro soffiato che scongiurano il rischio di temperature troppo elevate. Nelle sfere di grandi dimensioni trovano posto fino a tre lampadine e piante, mentre in quelle più piccole c’è spazio per piante grasse di dimensioni ridotte.

Torniamo a parlare di eco-design, amici di Ecoblog, per la precisione di sedie 100% ecofriendly, realizzate utilizzando la carta di vecchi giornali. Questa sedia riciclata, denominata PaperChair, è opera di due studenti di architettura sloveni: Peter Plantan e Nusa Zupanc.
Grazie a questo progetto i due si sono aggiudicati il primo premio agli Architecture Workshop AWR Awards. Per costruire la sedia, gli architetti hanno riciclato la carta dei quotidiani, triturando finemente dei vecchi giornali ed utlizzando un pannello isolante riciclato per creare la struttura. Per assemblarla hanno impiegato un collante naturale a base di farina. La carta disposta a strati è stata pressata per ottenere una struttura compatta.
La sedia è estremamente flessibile e si adatta al corpo, garantendo comfort e scongiurando movimenti bruschi della schiena mentre stiamo seduti e ci sporgiamo per prendere qualcosa. La sedia infatti sostiene ed accompagna il movimento. Plantan e Zupanc hanno voluto dimostrare che sono sufficienti un sapiente lavoro manuale, della farina, dell’acqua e dei vecchi giornali per tirare fuori i mobili di cui abbiamo bisogno, senza usare sostanze tossiche e consumare altre risorse.
Via - Foto | AWR Competitions

Mobili riciclati che non hanno nulla da invidiare a tavoli e sedie realizzati con legno di prima mano. A realizzarli, rigorosamente a mano, il Rocker Lane Workshop, laboratorio artigiano irlandese situato nella contea di North Tipperary, lungo le rive del fiume Suir.
Queste creazioni sono frutto del lavoro di Michael Heffernan, falegname da 45 anni, e della creatività di Seán Fogarty, giovane architetto specializzato in design sostenibile. Un connubio tra tradizione ed innovazione che è riuscito a dare una seconda vita ai vecchi pavimenti in legno, creando pezzi unici. Sedie, tavoli e comodini sono infatti realizzati con vecchie assi di parquet di acero, lavorati senza utilizzare materiali tossici. Di seguito alcune delle loro creazioni.
Via - Foto | Rocker Lane Workshop

Un tavolo basso realizzato a mano, utilizzando bottiglie di vino per la parte superiore ed acciaio riciclato per la struttura. Per la precisione, sono stati utilizzati i fondi di diverse bottiglie in differenti colori ed infatti ogni tavolo è un pezzo unico.
Come tutti gli oggetti di eco-design che si rispettino, i tavolini possono presentare delle anomalie dovute alle caratteristiche peculiari ed alle differenti sfumature cromatiche del vetro recuperato.
Via | Friends of Glass
Foto | greenproductsandgifts

Ori Sonnenschein, giovane designer israeliano, ha creato una linea di oggetti per la casa completamente biodegradabili, Solskin Peels, utilizzando la buccia delle arance come tessuto.
Una materia prima economica, ampiamente disponibile, impermeabile, profumata e, dettaglio affatto trascurabile, rifiuti zero. Ecco alcune delle sue creazioni fruttate, ricavate dal riciclo creativo delle bucce d’arancia.
Via | Solskin Design
Foto | Solskin Design

Dalla partnership tra Gilli e Spiral Foundation è nata una nuova filosofia etica del lusso unito al valore della solidarietà e al rispetto dell’ambiente, segnando l’instaurarsi di una collaborazione tra la creatività progettuale del “rifiuto” e il recupero della dignità dell’individuo.
Gilli è una famosa griffe italiana, guidata da Giulia Ligresti, con una linea di borse ed accessori in pelle, mentre
Spiral Foundation (qui la loro pagina Fb) è un’organizzazione umanitaria non-profit che segue progetti sostenibili aiutando i giovani svantaggiati delle comunità mondiali rurali, le minoranze etniche e le donne in circostanze particolari, con l’intenzione di generare un processo economico autosufficiente, rigenerando le competenze e il know how che si trova sull’orlo dell’estinzione.
Spiral Foundation oggetti eco-friendly
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Alessandro Acerra è un giovane stilista ed eco-designer che porta nel suo nome un destino inevitabilmente legato allo smaltimento dei rifuti, e forse non è un caso se Alessandro ricicla i rifiuti per trasformali in altri oggetti.
Tra le sue creazioni ci sono gli Eco Toys Pouf, sedute ecologiche mangiarifuti: morbide sedute fatte di stoffe e teli di scarto trasparenti, dà la possibilità di sedersi sui propri rifuti e tenere pulita la casa, permettendo di personalizzare l’oggetto.
Ingozzare le poltrone o i divani dei propri rifiuti serve a sviluppare il proprio estro creativo e a differenziare i rifiuti all’interno della propria abitazione. C’è chi li riempie di carta destinata al riciclo e chi di contenitori di palstica, per poi sedercisi sopra, fino a prossimo smaltimento dei rifiuti. Ogni pezzo è fatto a mano, è numerato e firmato come ogni opera di eco-design.
Sulla stessa linea di pensiero Alessandro Acerra ha realizzato anche degli Eco-Toys, destinati ai bambini: a forma di mostriciattoli, si trasformano in raccoglitori di carta o di giocattoli, o in pouf da tenere sul tappeto. Potete ammirare alcune delle sue opere nella gallery che segue.

Quante volte vi è capitato di ricomprare gli stessi cibi? E quante di dover buttare qualche vegetale andato a male, lasciato in frigo per troppo tempo? Da queste premesse è partito il designer che ha realizzato Solus, un frigorifero fatto in materiali riciclati, componibile, che salva energia e mostra tutti i cibi all’apertura, di modo che non ci si possa sbagliare su ciò che avanza e ciò che è finito.
Il frigo a vista non solo evita gli sprechi, ma salva anche dal cattivo odore tipico di cibi andati a male: l’energia in eccesso viene incanalata nel composter, rendendo più semplice il processo di compostaggio. Il designer assicura che Solus, oggi ancora un prototipo, quando sarà in commercio non solo permetterà di risparmiare energia rispetto agli altri frigoriferi sul mercato, ma permetterà ai consumatori di rifarsi dell’esosa spesa del frigo di eco-design grazie a tutti i doppioni di cibo che eviteranno di comprare.
Se Solus vi piace e volte saperne di più, trovate qui su ecofriend lo scheletro del frigorifero sostenibile pezzo per pezzo.

Ogni anno, sulle spiagge dell’Africa, arrivano milioni e milioni di infradito di plastica: solo in Kenya più di 36 mila paia di ciabatte sono portate dalla corrente della Somalia provenienti dall’India, dalla Cina, dall’Indonesia. Uniqueco Design, progetto della The Flip Flop Recycling Company della designer Julie Johnstone, ha lo scopo di ripulire le spiagge del Kenya dai milioni di infradito che vi arrivano ogni anno, e trasformare il rifiuto spiaggiato in oggetti utili alla vita quotidiana.
“Solo nel 2008 - spiega Julie al Venerdì di Repubblica - con i 150 dipendenti dell’azienda abbiamo raccolto dodicimila kg di infradito e in quattro anni di attività più di 70 tonnellate di ciabatte di plastica spiaggiate”. Tutte le infradito raccolte vengono trasformate dai designer in giocattoli, gioielli, accessori alla moda, utensili per la casa, e vengono venduti on-line, diventando veicolo di un’azione che tutela l’ambiente e allo stesso tempo reinterpreta la cultura locale, raccontando al mondo del contributo creativo del Kenya per salvare le proprie coste e pulire gli Oceani.