
Neanche sull’Himalaya, a oltre 8mila metri di quota sembra esserci pace: EcoHimal, associazione ambientalista propone al Nepal di installare gabinetti chimici sul tetto del Mondo per preservarlo dall’inquinamento lasciato dagli alpinisti. Non è una novità che le spedizioni lasciano dietro di loro tonnellate di rifiuti di ogni genere e dunque va affrontato il problema. Ha calcolato Eco Everest Expedition, collettivo di associazioni, dopo aver raccolto oltre 13 tonnellate di rifiuti, che restano ancora da raccoglierne 10 tonnellate imprigionate sui fianchi dell’Everest.
Ha detto Phinjo Sherpa responsabile dell’associazione Eco Himal:
I rifiuti umani sono un problema evidentemente. Secondo noi sarebbero utili delle toilette pubbliche.
Molte spedizioni usano toilette portatili, ma la maggior parte dei turisti-alpinisti usano la neve come gabinetto. Secondo Phinjo Sherpa, i servizi igienici proposti saranno discussi con il governo nepalese come parte di un più ampio piano di gestione dei rifiuti nella regione. Ma alcuni alpinisti trovano l’idea un po ‘campata in aria. Spiega Wangchhu Sherpa, presidente di Everest Summiteers Association:
Il ghiaccio si muove molto durante l’anno. Se mettiamo una toilette in mezzo al ghiaccio questa rischia di scivolare via.
Certamente però le spedizioni alpinistiche dovrebbero prestare maggiore rispetto verso l’ambiente e la montagna.

La prima webcam sull’Everest è “italiana”. La Spedizione Share Everest 2011 del Comitato EvK2Cnr ha installato una nuova webcam sulla cima di Kala Patthar a 5600 metri di quota. La prima telecamera piazzata sulla montagna più alta del mondo offrirà immagini della vetta visibili a tutti, in tempo reale, in alta risoluzione con un aggiornamento ogni 5 minuti, visibilità permettendo. La potete trovare cliccando qui.
Nell’inquadratura sono compresi il cima dell’Everest (8.848 metri di quota) e quella del Lhotse (8.513), terza cima al mondo per altezza. L’installazione è stata possibile grazie ai tecnici del Comitato EvK2Cnr guidati da Giampietro Verza che non nasconde la sua soddisfazione:
Stavamo lavorando a questa operazione da mesi, con difficoltà di connettività per superare le quali abbiamo dovuto attivare più ponti e ripetitori da Kala Patthar al Laboratorio Piramide. Le abbiamo risolte grazie a giorni di montaggi di quadri e test, nonostante il brutto tempo e i virus: un bel lavoro di gruppo con il nostro staff nepalese, che ha lavorato con passione, conscio di fare una cosa importante per il loro paese.
La webcam, la più alta del mondo, dista soltanto 11 km dall’Everest e dalla sua postazione vengono raccolti e trasmessi anche dati meteorologici poi elaborati dall’Isac-Cnr di Bologna. Questa operazione è un soltanto un tassello dell’operazione Share Everest che si prefigge l’obiettivo di rimettere in funzione la stazione meteorologica più alta del mondo piazzata sugli 8000 metri del colle sud dell’Everest grazie al lavoro degli alpinisti Daniele Nardi e Daniele Bernasconi.
Curioso convegno quello che a giorni verrà organizzato in Nepal dal governo locale. L’esecutivo del Paese asiatico si riunirà infatti, il prossimo 4 dicembre, nientemeno che sull’Everest per attirare l’attenzione delle altre Nazioni sui pericoli legati ai cambiamenti climatici, in previsione della conferenza internazionale di Copenaghen di dicembre prossimo.
Questo gesto tanto estremo ha come obiettivo quello di voler sensibilizzare l’opinione pubblica (e nel particolare gli Stati più sviluppati del pianeta) sul fatto che il Nepal sia una delle aree più vulnerabili al riscaldamento globale, nonostante il Paese sia responsabile del rilascio di appena lo 0,025% delle emissioni gassose a effetto serra ovvero una fra le più basse al mondo.
Secondo i responsabili del governo locale l’innalzamento delle temperature starebbero già provocando lo scioglimento dei ghiacci della catena dell’Himalaya. Fra i punti all’ordine del giorno inoltre la possibilità di richiedere un aiuto economico, sulla falsa riga di quanto già fatto da altri Paesi, per scongiurare che questi effetti possano diventare irreversibili.
Via | Khaleejtimes.com
Foto | Flickr
In una spedizione dell’anno 1956, il fotografo Erwin Schneider mostrò come il picco Taboche (oltre 6.500 metri) nella Khumbu Valley in Nepal, fosse centrale con un sentiero per il campo base dell’Everest che risale la valle sulla destra.
Lo scorso anno, il geografo Alton Byers, del gruppo di conservazione del Mountain Institute in Washington DC, ha fotografato la stessa vista. Le sue immagini ci mostrano come gli effetti del cambiamento climatico abbiano cambiato la regione. Possiamo notare infatti come i ghiacciai annidati al di sotto della cima e sotto le linee della catena montuosa si siano ritirati nel corso del tempo.
Centinaia di fotografie appartenenti alle spedizioni avvenute negli anni 1950 e 1960 sono ora utilizzate dai climatologi, assieme a misurazioni prese in quel periodo e ad immagini del satellite del 1970, per studiare la velocità alla quale questo “terzo polo” stia scomparendo.
Via | Naturenews.com
Foto | Flickr
Oggi facciamo due chiacchiere con Angela Marinoni, ricercatrice del CNR di Bologna nonché mia ex-compagna di università e grande amica. Angela si occupa di studio dell’inquinamento atmosferico, presente e passato, ed grazie al suo lavoro ha girato parecchio. Ad esempio oggi mi scrive da un posto remoto ma importante per la ricerca Italiana.
Ciao Angela, mi puoi dire dove sei?
Sono in Nepal, nella Valle del Khumbu …a pochi passi dal Monte Everest! E qui oltre alla piramide dell’Everest c’è un’altra piramide, fatta di vetro e metallo.
Una piramide artificiale sull’Everest! Che cos’è?
Nel 1990 il Comitato Ev-k2-CNR ha installato una struttura di vetro e alluminio a forma di piramide, alta una decina di metri, che su tre piani ospita vari laboratori di ricerca. I ricercatori possono proporre dei progetti e, se vengono finanziati, vengono qui per condurre ricerche ambientali di scienze della terra, medicina e fisiologia, ma anche studi antropologici o tecnologici.
E che fai di bello lassù?
Sono qui ad “aggiustare” degli strumenti di misurazione delle particelle atmosferiche di una stazione che si trova a quasi un centinaio di metri sopra la piramide.

La torcia olimpica arriverà sull’Everest in “autostrada”. La Cina ha annunciato di aver completato la prima fase dei lavori sulla pista che conduceva al campo base da cui partono le spedizioni sull’Everest.
110 km per una larghezza di 3,5 metri sono stati livellati, le curve pericolose dotati de guard-rail e, in futuro, li si vorrebbe asfaltare.

Sono già iniziate le polemiche per il passaggio in Tibet della fiaccola olimpica “Cloud of Promise“. Il viaggio, che sarà il più lungo della storia delle Olimpiadi, toccherà anche la montagna più alta del mondo.
Le associazioni ambientaliste si stanno coalizzando, decise a puntare i riflettori sull’impatto ambientale del passaggio della torcia (con giornalisti, curiosi, staff e carrozzoni degli sponsor al seguito) in un ecosistema delicato.
L’inceneritore d’alta quota che verrà costruito sull’Everest fa parte di un progetto di nome EARTH (Ecological Activity for Refuse Treatment at High-altitude) a cui partecipano il CNR e Actelios, una società specializzata in “energia da fonti rinnovabili”
Il Sagarmatha Pollution Control Committee ha calcolato che al campo base da cui partono le spedizioni per l’Everest si accumulano ogni anno 2.8 tonnellate di rifiuti.
EARTH e’ composto da moduli da 20 kg, trasportabili a spalla, e permette di ridurre del 97% la massa dei rifiuti. Le maggiori difficoltà progettuali consistevano nel fatto che la combustione deve avvenire in località con bassa concentrazione di ossigeno e senza fornitura di energia elettrica.