
La Cina ha ceduto alle pressioni del Canada e ha così aperto le porte all’importazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche.
Sime Pavesi, responsabile nazionale LAV settore pellicce dichiara:
La Cina, già sotto accusa per le crudeli condizioni in cui vengono trattati gli animali per la produzione di pellicce, non deve assumersi anche questa grave responsabilità etica nel sostenere il massacro delle foche in Canada. Sappiamo che già più di una quarantina di associazioni animaliste cinesi stanno lavorando per cancellare questo accordo con il governo canadese, e le sosterremo affinché possano seguire l’esempio dell’Unione Europea che ha vietato il commercio di prodotti di foca.
In Europa il commercio di prodotti derivati dalla caccia delle foche è stato bandito con il Regolamento UE N. 1007/2009 (G.U. U.E. L286 del 31/10/2009), frutto di una imponente mobilitazione avviata dalla LAV. In Italia, le sanzioni prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro per chi produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale prodotti derivanti dalla foca (Legge 189/04 articolo2).

La Corte europea ha sospeso il bando del commercio dei prodotti derivanti dalla caccia commerciale delle foche: con ordinanza del 19 agosto, infatti, viene sospeso il precedente bando.
Il ricorso contro il bando alla commercializzazione di pellicce e carni di foca di fronte la Corte di giustizia europea proviene dalle popolazioni indigene del Canada e della Groenlandia insieme al Fur Institute of Canada, Canadian Seal Marketing Group e altre associazioni che fanno riferimento all’industria della pellicceria.
Secondo quanto riporta la Lega antivivisezione (Lav) la corte ha accolto temporaneamente il ricorso per motivi esclusivamente procedurali-burocratici:
La motivazione dell’accoglimento di questa richiesta di sospensione del bando europeo, come indicato nella Ordinanza della Corte di Giustizia del 19 agosto 2010, è dovuta al fatto che i giudici dovranno valutare le argomentazioni dei ricorrenti anche alla luce delle recenti disposizioni della Commissione Europea circa le modalità di applicazione del bando. Queste disposizioni sono state adottate con il Regolamento 737/2010 approvato il 10 agosto e in mancanza delle stesse, già venne rigettata una prima richiesta di sospensione
Secondo la Lav, però, gli interessi delle popolazioni indigene di Canada e Groenlandia sarebbero già tutelate da una precedente normativa:
La posizione dei ricorrenti è incomprensibile. Il Regolamento 1007/2009 consente già alle popolazioni Inuit e altre popolazioni aborigene di continuare a cacciare le foche, qualora tale pratica sia finalizzata alla loro sussistenza, quindi non vi è alcuna limitazione delle loro tradizioni
Più che gli interessi degli indigeni, quindi, il ricorso mirerebbe a proteggere quelli dell’industria delle pellicce.
Ogni anno 900mila foche vengono cacciate solo in Canada, Groenlandia e Namibia. I metodi con cui questo avviene sono molteplici, più o meno crudeli. La Commissione Europea ha proposto un regolamento che prevede “un divieto ad immettere in commercio, importare, far transitare nell’UE ed esportare da essa prodotti derivati dalle foche. I prodotti ricavati dalle foche provenienti da paesi che utilizzano metodi di caccia crudeli non devono entrare nell’UE”, ha spiegato il commissario all’ambiente, Stavros Dimas.
Come precisa l’esecutivo Ue “le foche sono animali che percepiscono il dolore”. Per questo l’Europa ritiene importante bandire i prodotti derivanti da una caccia troppo spesso inutilmente crudele. Quella che si richiede è una sorta di “caccia certificata” dove la qualità corrisponde ad una morte il più possibile indolore per l’animale. A sostegno di questo concetto c’è un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che sostiene che esistono metodi di uccisione rapidi ed efficaci. Non è che ci voleva poi molto a scoprire che è meglio uno sparo in testa che cento bastonate e scuoiamenti da vivi!
Via | Commissione Europea
Foto | Dj Drakula
Un giovane maschio di foca (Arctocephalus gazella) e’ stato ripreso mentre cercava di avere un rapporto intimo con un pinguino (Aptenodytes patagonicus).
Gli attoniti scienziati che hanno ripreso la scena hanno inizialmente ipotizzato che si trattasse di un attacco a scopo alimentare, ma la foca ha preso subito a giocare con la sua preda in modo esplicitamente sessuale e il tentativo di stupro e’ proseguito per 45 minuti.
Tra i mammiferi marini lo stupro e’ pratica abbastanza diffusa, specialmente tra le specie in cui il maschio e’ fisicamente più imponente della femmina. Lo stupro e’ una forma riproduttiva più frequente nelle specie non monogame e talvolta, specie tra i giovani alle prime esperienze, capita che a subirlo siano femmine di altre specie. In questo caso e’ la lontananza genetica (la foca e’ un mammifero, il pinguino un uccello) a lasciare perplessi gli etologi.
Nel caso del giovane di foca in questione il fatto si e’ verificato verso la fine della stagione degli amori, per cui e’ abbastanza improbabile che il giovane non avesse assistito ad abbastanza esempi di accoppiamenti tra i sui simili per sapere come e con chi si svolge la faccenda. Probabile, sostiene Nico de Bruyn del Mammal Research Institute in South Africa, che non sia riuscito ad avere accesso alle femmine della sua specie e che per questo si sia sfogato sul pinguino.
I casi di accoppiamenti tra specie lontane tra loro era già stato osservato negli elefanti, sorpresi a stuprare dei rinoceronti. In quel caso si era espressa l’ipotesi di stress sommato ad una mancanza di educazione, dovuta alla frammentazione degli habitat e alla morte precoce degli adulti. Il pinguino pare sia sopravvissuto alla monta. Il fatto e’ stato pubblicato sul Journal of etology.
Foto | winkyintheuk
I metodi disumani con cui vengono cacciati gli esemplari e l’importazione smodata delle pelli e dei prodotti derivati hanno spinto la Commissione europea a mettere in atto le procedure per vietarne l’introduzione nel territorio UE. Per ora è solo una proposta di legge e non è ancora stimabile se e quando potrà esser tramutata nelle leggi nazionali.
La proposta arriva dal commissario all’ambiente europeo, Stavros Dimas, con lo scopo di limitare il massacro e la sofferenza: i cacciatori, infatti, per evitare di danneggiare le pelli dei cuccioli di foca li uccidono brutalmente a bastonate, privando della pelle gli animali quando ancora il loro cuore non ha smesso di battere. Le scene cruente sono state fotografate nella regione artica canadese e mostrate della associazioni ambientaliste.
Il Canada non ci sta ed afferma che la caccia è sostenibile e compiuta con metodi umani, l’esatto contrario di quanto sostengono gli ambientalisti che puntualmente ogni anno mandano i propri osservatori tra i ghiacci freddi a controllare quanto effettivamente sostenuto dal governo canadese. Il Canada sostiene la caccia alle foche perché vede in essa una fondamentale entrata per le popolazioni di Inuit e per questo hanno fatto chiaramente capire all’UE di non adottare iniziative per boicottare la caccia, in quanto questo violerebbe le regole del commercio internazionale.
Speriamo che l’UE non si faccia intimorire e prosegua sulla scia di diversi paesi che singolarmente hanno già preso provvedimenti restrittivi su prodotti derivati dalle foche: Paesi Bassi e Belgio hanno cominciato mentre gli Stati Uniti già dal 1972 hanno embargato i prodotti derivanti dall’uccisione delle foche.
Via | Repubblica.it
Foto | Indio
Ancora una volta, Ecoblog si trova a dover commentare la crudele strage dei cuccioli di foca, ripartita da pochi giorni in Canada e già condannata da innumerevoli associazioni e governi di tutto il mondo, che puntano il dito contro i metodi cruenti con cui avviene l’uccisione degli animali.
Quest’anno, il Governo del Canada ha deciso di aumentare la quota di foche cacciabili a 275 mila mammiferi, 5 mila in più rispetto all’anno scorso e ad oggi, secondo quanto riporta il sito di Human Society, già 17.408 cuccioli, sono stati uccisi.
Nel nostro piccolo, tutti noi possiamo fare qualcosa per cercare di fermare questa mattanza: la pressione dell’opinione pubblica, infatti, ha fatto si che negli ultimi anni le iniziative politiche nazionali ed internazionali si siano moltiplicate: per esempio, gli Stati Uniti hanno bandito i prodotti derivanti dalla caccia alla foca, ed il Parlamento italiano ha approvato, lo scorso 27 marzo, una mozione che impegna il Governo a promuovere questo stesso divieto di importazione e commercializzazione.
Inoltre, su internet è possibile appoggiare molte associazioni impegnate concretamente a difendere i cuccioli di foca, scrivendo al Governo Canadese, evitando di comprare prodotti alimentari o capi di abbigliamento derivanti da pelle di foca, o donando fondi ad associazioni locali, come la Sea Sheperd, i cui attivisti trascorrono più di sei mesi l’anno tra i ghiacci per difendere i cuccioli, che rimangono inermi a subire le brutali bastonate dei cacciatori.
Via | Corriere.it
Foto | Flickr
Migliaia di trichechi sono spiaggiati nella costa a nord-ovest dell’Alaska. E non è una cosa normale.
Il motivo? Il ghiaccio, dove in estate e in autunno sono soliti riunirsi per cacciare, non c’è più. Il fatto è stato definito dagli ambientalisti “una drammatica conseguenza del riscaldamento globale”.
Già poco tempo fa gli studiosi avevano riferito che quest’anno il livello del ghiaccio artico aveva registrato il livello più basso dal 1970. La media dei giorni in cui il mare ghiaccia sta paurosamente calando: “nel 2030 l’Oceano Artico sarà un mare senza ghiaccio” ha affermato lo scienziato Mark Serreze.
“Sembra che gli animali si stiano spostando per cercare nuove prede – ha detto Tim Ragen, direttore esecutivo della Commissione Mammiferi Marini – la questione è per quanto tempo riusciranno a trovare cibo sufficiente in quest’area”. I trichechi si nutrono principalmente di molluschi e di animali che popolano il fondale marino tuffandosi dalle lastre di ghiaccio raggiungibili dalla costa.
“Al prossimo Consiglio dei Ministri porterò un ddl per fronteggiare la caccia alle foche”. Parola del ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Parole dette anche qualche tempo fa, ma questa volta pronunciate proprio davanti l’Ambasciatore del Canada Alexander Himelfarb. Il paese nord americano è infatti famoso per essere patria di massacri di questi animali (ne avevamo parlato lo scorso marzo).
In difesa delle foche troviamo in prima linea la LAV che da anni conduce una vera e propria campagna internazionale contro la loro caccia. Come fa sapere l’associazione, negli ultimi quattro anni sono stati uccisi oltre un milione e trecentomila mammiferi marini e la quota autorizzata per il 2007 è di 270.000 esemplari.
Leggo su Tiscali.animali che il musetto scuro e baffuto della foca monaca è tornato a far capolino fra le onde dei mari sardi. In una bella intervista di Claudia Mura alla biologa Federica Maggiani si apprendono tutti i dettagli dell’avvistamento sardo.
Quattro esemplari, fra cui un cucciolo, sono stati avvistati fra Capo Carbonara e Orosei, probabilmente in cerca di anfratti tranquilli nei quali riprodursi o riposare.

Alcune volte mi chiedo con tutta sincerità come si possa “utilizzare” pelle di foca. Per non parlare poi dei soli problemi erettili degli asiatici, che a furia di miracolosi “afrodisiaci” stanno sterminando specie su specie in tutto il mondo. Sul sito della Lav c’è un filmato decisamente cruento che documenta la “strage bianca”. Qui abbiamo trovato una serie di immagini di campagne contro la caccia delle foche in Canada. Diffondetele, se volete.