
In Francia Thierry Mariani ministro dei Trasporti ha annunciato la rivoluzione del settore puntando sul rilancio della bicicletta che sarà considerata negli anni a venire il mezzo privilegiato per gli spostamenti cittadini. Per ora ci sarà una nuova luce sui semafori per garantire ai ciclisti previo avviso luminoso la svolta a destra a semaforo rosso o per andare dritto a patto che comunque diano precedenza ai pedoni; in più sarà obbligatorio nelle nuove costruzioni prevedere parcheggi per le biciclette, marcature dei telai contro i furti e chip elettronico, scuola guida per ciclisti e una campagna media per migliorare la percezione che hanno i francesi della bicicletta e dei ciclisti in strada.
Detto ciò a mancare all’appello, con gran delusione delle associazioni di ciclisti, l’ attuazione della defiscalizzazione dei costi per le aziende che sostengono l’uso della bicicletta per i lavoratori e l’incentivo in busta paga ai dipendenti che per il tragitto casa-ufficio e/o fabbrica usano la bicicletta con o senza mezzi pubblici. Il ministro ha detto che se ne dovrà riparlare.
L’idea di un piano trasporti per la bicicletta è nata dalla considerazione che un francese in media percorre in bicicletta in un anno 87 Km contro gli 800 Km o 1000 Km di un danese o di un olandese. Dunque nero su bianco il ministro Mariani ha messo i vantaggi della bicicletta in termini di salute, riduzione dell’inquinamento, costi di trasporto e sviluppo economico. Al lavoro dal luglio scorso un team di esperti composto da 17 persone presiedute da Philippe Goujone con rappresentanti di associazioni, ciclisti e politici, ha lavorato per progettare appunto il Piano di mobilità in bicicletta.

I cattivoni di S&P declassano la Francia? Pas grave, tanto che Nathalie Kosciusko-Morizet ministro per l’Ecologia e Eric Besson ministro per l’Industria hanno annunciato il lancio di un nuovo progetto denominato Ambition Ecotech composto da 87 misure e da 10 milioni di euro per sostenere le eco-industrie e la Green economy. (Capito ministri Clini e Passera?).
Le misure vanno a premiare in euro tutti quei progetti collaborativi tra piccole imprese con l’obiettivo di mettere sul mercato nuovi prodotti da qui a 5 anni. L’idea di base però vuole organizzare una vera filiera verde e il primo passo sarà raggruppare, da qui all’estate, una ventina di imprese che si dedicano alla preservazione e allo sviluppo della biodiversità in seno all’ UPGE, Union professionnelle du Génie écologique. Su cosa si lavorerà? Restauro di corsi d’acqua, tutela degli ecosistemi, ad esempio e saranno coinvolte piccole e medie imprese da 150 a 200 secondo Emilie Babut del ministero dell’Ecologia. Imprese già capaci di rispondere e la sola tutela della biodiversità porta un mercato stimato intorno ai 2 miliardi di euro nel 2012 per lievitare nel 2020 a 3 miliardi di euro.
Altre misure previste: identificazione dei mercati più promettenti anche per l’assistenza internazionale. Si punta alla strutturazione di un’offerta francese per città sostenibili da lanciare sui diversi mercati ma anche al sostegno del mercato interno con l’immissione di incentivi in favore di acquisti sostenibili anche negli appalti pubblici.
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Le Monde, autorevole quotidiano francese, a pag.7 nell’edizione di ieri venerdì 13 gennaio 2012, dedica una bella mezza pagina allo studio francese condotto da Jacqueline Clavel a proposito dell’aumenti di casi di leucemia infantile nei pressi delle centrali nucleari. Lo trovate qui.
La ricercatrice è direttrice dell’Unità 754 dell’Inserm nonché membro del Cesp e ha dimostrato la correlazione tra la frequenza delle leucemie infantili e la prossimità di una centrale nucleare. Ma restano ancora sconosciute le cause.
Le leucemie acute rappresentano il 30% dei cancri che colpiscono i bambini. Dopo il ripristino nel 1990 in Francia di un Registro nazionale dei tumori infantili il numero dei casi annuali (l’incidenza) nella fascia d’età tra gli 0 e i 14 anni è restata stabile intorno ai 470 casi. Ci sono 80 casi tra i 15 e i 19 anni. I fattori di rischio per questo genere di cancro che va a colpire i globuli bianchi restano ignoti. La genetica spiega che il 5% delle leucemie acute dipendono da fattori ambientali e le radiazioni ionizzanti sono state messe sotto accusa.
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Può la Tobin Tax fare bene all’ambiente? Se lo chiedono in Francia (figuriamoci in Italia, manco sappiamo cosa sia l’ambiente!). A fare il tifo per questa tassa, molte ONG. Infatti, se fosse adottata (in Francia è stata approvata nel 2001 ma mai messa in atto) consentirebbe alle Banche centrali di prelevare su tutte le transazioni finanziarie (e non solo monetarie come ideato dal Nobel Tobin) lo 0,5% per ridistribuirlo. Meglio, fanno notare le ONG, se questi soldi fossero dati a Paesi in via di sviluppo, poiché metterebbero in atto un circolo virtuoso alimentato dalla Green economy e alimenterebbero sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente. Vediamo perché.
Lo scorso 14 settembre l’Associazione Unitaid ha pubblicato un Rapporto che dimostra come la Francia potrebbe adottare la Tobin Tax senza aggravare la sua situazione economica. Con un prelievo tra lo 0,01% e lo 0,1% l’incidenza sull’economia sarebbe praticamente nulla per gli investitori che non avrebbero ragioni per andare via ma si racimolerebbero ogni anno 12,5 miliardi di euro solo in Francia. Se partecipasse l’Europa si arriverebbe anche a 50-60 miliardi di euro l’anno. Queste le previsioni.
L’idea è di usare questi soldi per quel famoso salvadanaio ambientale, per ora vuoto e pieno solo di promesse, denominato Fondo Verde e di cui si discute, senza mai concretizzarlo da anni nei vari COP.
Message de Julien, au coeur du réacteur di gpfrance
In alto il video di Julien attivista di Greenpeace France che manda il suo videomessaggio dall’interno di una centrale nucleare francese che è riuscito a violare. Quale? Nel mentre lui si filmava, 9 dei suoi colleghi sono stati arrestati e poi rilasciati per essere penetrati in due diverse centrali nucleari francesi. In totale sei donne e tre uomini tra i 22 e i 60 anni, sono riusci a entrare lunedì scorso alle sei del mattino, eludendo la sicurezza, all’interno della centrale nucleare di Nogent-sur-Seine.
Il gesto, ideato da Greenpeace France nasce per dimostrare la fallacità dello stato di sicurezza delle centrali nucleari francesi. Ha detto a Le Figaro Sophia Majnon direttore per le questioni nucleari di Greenpeace Francia che i militanti sono riusciti a infiltrarsi in 15 minuti. Lo scandalo oltralpe è enorme. Le conseguenze legali di questo gesto sono state molteplici: dall’interdizione di 1 km dalla centrale per i 9 attivisti a ammende da 7500 euro fino al controllo a vista da parte delle forze dell’ordine per due volontari.
Nascosti in un altra centrale nucleare quella di Cruas altri due attivisti che sono stati scovati sempre lunedì ma alle 19,35 dalla sicurezza di EDF e consegnati alle autorità. Ma mentre EDF dichiarava a quel punto di avere tutto sotto controllo Julien attivista inviata il suo video. Il liveblog dell’intervento e dopo il salto il video della performance a Nogent-sur-Seine.
EDF, colosso dell’energia (anche nucleare) francese è stato condannato con il pagamento di un ammenda da 1,5milioni di euro per spionaggio sul nucleare contro Greenpeace. A esprimere il giudizio il Tribunale di Nanterre. Il pasticciaccio ebbe inizio nel 2009 all’indomani della denuncia di Yannick Jadot per sottrazione di dati dal suo computer. Jadot all’epoca era il presidente di Greenpeace France e stava mettendo a punto un dossier verità sul reattore nucleare EPR a Flamanville. Attualmente ha lasciato l’incarico con Greenpeace per diventare portavoce di Eva Joly la canditata ecologista alle presidenziali del 2012. Ne scrivevo qui.
Tutti gli attori di quest’amara vicenda di spionaggio hanno subito dure condanne a partire dai due responsabili della sicurezza di EDF, l’ex poliziotto Pierre Pierre-Paul François e il suo superiore il contre-amiral Pascal Durieux ritenuti i committenti per aver richiesto a un azienda privata di introdursi nel computer di Jadot. Condannati il primo a 3 anni di reclusione ridotti a 30 mesi con la condizionale e il secondo a 3 anni ridotti a due anni dovranno anche risarcire con 500mila euro Greenpeace per danni. Questa decisione, secondo l’associazione ambientalista, rappresenta:
un segnale forte inviato all’industria nucleare.
Condannati anche Alain Quiros, l’hacker che materialmente ha sottratto informazioni dal computer di Jadot e Thierry Lohro ex dipendente del DGSE, Direction Générale de la Sécurité Extérieure, ossia l’agenzia di spionaggio francese dipendente dal Ministero della difesa, nonché amministratore di Kargus Consultans, la società che materialmente è stata incaricata da EDF attraverso François e Durieux.
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Se in Italia ci ha pensato il maestro Uto Ughi a commemorare i 50 anni del WWF in Francia sono andati ben oltre.
Champs-Élysées, i 50 anni del WWF

Infatti fino al 25 settembre sugli Champs-Élysées, promenade parigina e turistica sono state installate 36 gigantografie di scatti di Micheline Pelletier con testimonial d’eccezione: Yannick Noah che sostiene la tutela delle tigri, Ellen Mac Arthur, Desmond Tutu, Wangari Maathai, il Principe Albert II di Monaco, Coline Serreau, Christian Karembeu solo per citarne alcuni. Ogni personaggio rappresenta una causa sostenuta dal WWF

I francesi continuano a cavalcare la polemica a due giorni dall’incidente di Marcoule. Oltralpe il dibattito tra nuclearisti e anti nuclearisti è molto acceso e Le Monde affida l’editoriale di oggi a Jean-Philippe Colson (professore emerito di diritto all’università di Montpellier e autore del saggio Nucléaire sans les Français- Maspero 1977) che titola così: L’accident de Marcoule révèle la faillite du modèle nucléaire français - L’incidente di Marcoule rivela il fallimento del modello nucleare francese.
Una riflessione ha attratto la mia attenzione e riguarda le motivazioni che sostengono il ricorso all’energia nucleare. Con buona pace dei nuclearisti le centrali nucleari, abbiamo capito, non sono sicure e neanche economiche. Ma allora perché sono supportate? Secondo Colson dietro tante certezze si nasconde l’ideologia:
Sebbene sia stato qualificato non nucleare - come pure dichiarato dalla presidente di Areva a proposito di Fukushima - l’incidente di Marcoule illustra una volta in più i pericoli legati a questa energia. Questa volta è toccato al più vecchio sito industriale nucleare del nostro Paese. E domani? La Francia possiede una tradizione nucleare consolidata con 58 reattori, pari a un reattore per milione di abitanti, dato che ci rende il paese più nuclearizzato al mondo. Questa tradizione volge dall’ostinazione fino all’ideologia. Siamo condannati al nucleare malgrado i ripetuti avvertimenti che ci sono arrivati da Fukushima? Questa ostinazione mette in luce il nostro sviluppo nucleare e rifiuta l’evoluzione necessaria al nostro tempo, a cominciare dalla presta di coscienza ambientale.
Intorno alle centrali nucleari e alla loro sicurezza in Francia dopo l’incidente ancora in corso a Fukushima Daiichi si gioca la campagna elettorale che vede contrapporsi all’attuale presidente Sarkozy ricandidato e anche un verde come Nicolas Hulot susperstar della Tv. E per i Verdi queste continue conferme sull’incertezza della fonte energetica nucleare potranno fare la grande differenza alle elezioni.

Ieri la Corte d’appello di Parigi ha accolto la richiesta del non luogo a procedere nei confronti di Pierre Pellerin, ex capo del SCPRI il Servizio di protezione dalle radiazioni in Francia e unico imputato al processo per i danni causati dal passaggio della nube radioattiva di Chernobyl. L’accusa nei confronti di Pellerin era di aver fornito informazioni rassicuranti che non combaciavano con la gravità della situazione. Furono diffusi in Francia comunicati stampa con allegate cartine geografiche che mostravano come i venti portati dall’anticiclone avessero tenuto lontano la nube dai confini francesi. Ovviamente le cose non andarono così e la Francia subì la contaminazione proprio come la Grecia, la Svezia, la Finlandia e l’Italia. Solo che ai francesi non fu detto tempestivamente e non ebbero modo di proteggersi continuando a consumare cibi contaminati.
La richiesta di un processo fu avanzata nel 2001 dopo che diverse associazioni di cittadini, su tutti l’AFMT Association Française des Malades de la Thyroïde con molti iscritti in Corsica, la regione che più di tutte subì il devastante passaggio della nube, misero assieme i dati epidemiologici per dimostrare la correlazione tra aumento delle malattie della tiroide e passaggio della nube. Ma evidentemente non è servito, anche se l’associazione però, con i corsi in testa, annuncia che ricorrerà in Appello e alla Corte europea dei Diritti dell’uomo.
Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la storia. I fatti, naturalmente, risalgono a 25 anni fa quando all’indomani dell’incidente nucleare del 26 aprile 1986 da Chernobyl giunse su tutta Europa la nube densa di ceneri radioattive. La gravità della situazione, però, agli inizi, in Francia o fu messa coscientemente a tacere o tutto fu sottovalutato incoscientemente: ma non essendo stato ammesso il processo non si potrà stabilire la verità. Di fatto c’è la cronaca raccontata puntualmente dai media dell’epoca. Il presidente era Jacques Chirac, Alain Carignon era ministro all’Ambiente e Pierre Pellerin, era a capo del Service central de protection contre les rayonnements ionisants. Ebbene, in quelle circostanze furono fornite ai francesi cifre della contaminazione che non corrispondevano alla gravità reale, che sarebbe poi emersa in seguito.
Continua a leggere: Nube di Chernobyl, i francesi rinunciano al processo per la verità

Il ministero della Salute italiano lancia un alert, valido in tutta Europa, pubblicato sul suo sito e che riguarda il pericolo di contrarre il botulino dopo aver consumato tapenade verte aux amandes di Les delices de Marie Claire, confezioni da 180 gr. Lotto 112005 TMC 16/12/2012, prodotto da La RUCHE 84300 Cavaillon (Francia).
Ieri l’allarme è stato lanciato dalle autorità sanitarie francesi in seguito al ricovero di otto persone per intossicazione da clostridium botulinum tipo A dopo che avevano consumato la crema di capperi, olive verdi e mandorle Les delices de Marie Claire venduta in negozi nel sud della Francia. Si cercano perciò 60 vasetti di vetro con la crema di olive venduti a Drôme, Var, Vaucluse e Bouches du Rhône.
Secondo quanto riferisce La Provence, il produttore non aveva mai dichiarato la sua attività artigianale e il botulino si è sviluppato poiché i vasetti non sono stati sterilizzati correttamente. Le Parisienne aggiunge che la tossina del botulino è stata riscontrata anche nelle creme a marchio Terre de Mistral e nei pomodori secchi con marchio Secrets d’Anaïs.
Via | La Provence, Le Parisienne
Foto | Le parisienne