
A quanto pare la Regione Calabria ha deciso autonomamente di gestire a proprio piacimento il calendario venatorio della stagione 2010/2011. Una decisione sospesa dal TAR che modificava a proprio piacimento il calendario venatorio in cui erano incluse le specie non più cacciabili secondo l’art.42 della legge di caccia. In pratica l’Unione Europea aveva stabilito, con quell’articolo, la riduzione del periodo di caccia e una riduzione delle specie cacciabili il tutto per proteggere determinate specie di animali a rischio di scomparsa.
La Regione Calabria, però, non è la sola. Anche altre regioni, da nord a sud sono in qualche modo colpevoli. Il Governo ha dovuto impugnare almeno altre quattro leggi regionali create “ad hoc” per favorire i cacciatori. Liguria, Lombardia, Abruzzo e Toscana avevano modificato unilateralmente in maniera significativa il regolamento europeo variandolo a proprio piacimento, ampliando il periodo di caccia e il numero di specie “sacrificabili” per questo atroce divertimento. L’ENPA e le altre associazioni animaliste che si sono mobilitate a riguardo, hanno dichiarato:
“Siamo soddisfatti della risposta responsabile data dal Governo, pur dovendo registrare che in questi mesi in Calabria sono stati illegalmente uccisi migliaia di animali: chiediamo che la Conferenza delle Regioni e delle province autonome si attivi subito al fine di evitare per la prossima stagione venatoria qualsiasi atto lesivo dei diritti della fauna e dei cittadini”

La questione emergenza rifiuti in Campania diventa oggetto, per la Commissione europea, di un sonoro richiamo all’Italia: ieri in plenaria con 374 voti a favore è stata votata la bocciatura del Piano Rifiuti presentato dalla Campania. E’ stato specificato, inoltre, che i fondi per sostenere il Piano rifiuti saranno rilasciati solo quando il progetto sarà conforme alle regole della Ue.
La Commissione perciò esorta il governo italiano a intervenire nel rispetto delle leggi dell’Unione, di tenere conto del parere dei cittadini e spiega che se non si dovesse arrivare a una soluzione scatteranno le sanzioni, come riferisce il comunicato:
I progressi compiuti fin’ora nella riduzione dei rifiuti e nel riciclaggio sono “minimi”, i deputati chiedono al governo italiano di assicurare il rispetto delle regole comunitarie entro i termini di osservanza stabiliti dalla Commissione, la quale dovrebbe monitorare gli sviluppi della situazione e, nel caso fosse necessario, imporre sanzioni pecuniarie per assicurare che le autorità campane ottemperino ai propri doveri.I fondi strutturali bloccati dalla Commissione saranno liberati “non appena il piano della gestione dei rifiuti sarà effettivamente conforme alle norme UE”. Attualmente, un piano di gestione dei rifiuti presentato dalle autorità italiane è sotto l’esame della Commissione che ne sta verificando la conformità al diritto comunitario, in particolare per la questione della gerarchia del trattamento e la sicurezza delle discariche.
Infine, un richiamo viene fatto anche alla proposta di attrezzare discariche nelle aree protette. Scrive la Commissione:
La decisione di aprire discariche in aree protette all’interno del Parco nazionale del Vesuvio, come nel caso di Terzigno, è criticata dai deputati che si oppongono anche a un suo eventuale allargamento, sottolineando anche il sostegno alla decisione di non aprire una seconda discarica a Terzigno, nel sito di Cava Vitiello.Infine, i deputati ritengono che le autorità italiane non abbiano mostrato sufficiente attenzione alle proteste contro la localizzazione dei siti di raccolta e di smaltimento e pertanto chiedono che di “ricostruire un clima di fiducia” dialogando e coinvolgendo le popolazioni locali.
Via | Comunicato stampa
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Brutte notizie per quel che riguarda il tema delle Polveri sottili; se l’Italia, avverte l’esecutivo Ue, non prenderà le misure necessarie per conformarsi alla normativa europea sulla qualità dell’aria, verranno applicate multe particolarmente severe. L’ultimatum lanciato della Commissione non è comunque un fulmine a ciel sereno dato che la questione va avanti dal 2008 quando, dopo l’attuazione della nuova direttiva europea del 2005 europea sulla qualità dell’aria, alcuni Paesi (fra cui l’Italia) chiesero ed ottennero una proroga di durata limitata per l’adeguamento alle norme in materia di PM10.
Ebbene, pensate che in questi due anni il Governo italiano abbia lavorato per non trovarsi sprovvisto alla scadenza dell’accordo con l’Europa? Manco a parlarne ovviamente, tanto che prima nel gennaio 2009 la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di messa in mora, mentre nel settembre dello stesso anno il Commissario europeo Dimas aveva firmato una prima decisione con la quale informava l’Italia che per valutare una deroga serviva un impegno a livello nazionale.
Purtroppo, come un po’ troppo spesso accade alle nostre latitudini, la cosa è stata totalmente disattesa. Arriviamo poi al febbraio 2010, quando la Commissione respinge una seconda richiesta di deroga al nostro Paese da cui l’ultimo avvertimento con il quale la Commissione ha quindi concesso all’Italia 60 giorni per dimostrare di essere in grado di far rispettare i valori limite per il PM10 a partire dal 2011, grazie all’attuazione di un Piano nazionale connesso ai Piani regionali.
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Solo di voci si tratta, quindi la notizia va presa ancora con le dovute precauzioni, tuttavia sembra proprio che il Governo italiano abbia in programma il taglio del Conto Energia del 20%, una percentuale particolarmente alta. Sarebbe infatti pronta una bozza, che andrà in uno dei prossimi Consigli dei Ministri, nella quale si discuterà proprio di questo tema.
A riferirlo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, a margine di una manifestazione contro il ritorno del nucleare in Italia. Se così sarà, come giudicare questa mossa del governo? Appena qualche tempo fa sottolineavamo come il nostro Paese stesse finalmente raccogliendo i frutti dell’incentivazione al fotovoltaico (iniziata nel 2005, poi perfezionata nel 2007 con il nuovo Conto Energia) poiché dallo scorso anno occupava una buona posizione in Europa in quanto a potenza installata.
Dato questo trend positivo mettevamo l’accento sul fatto che fisiologicamente il Conto Energia avrebbe per forza di cose dovuto subire un ridimensionamento verso il basso, tuttavia eravamo ben lontani da supporre che il taglio sarebbe potuto essere così drastico da un anno all’altro. Nonostante i costi delle tecnologie starebbero effettivamente subendo un abbassamento di prezzi, non sarebbe forse il caso di diluire meglio nel tempo la riduzione degli incentivi?
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CasaClima, l’agenzia di certificazioni rivolte a edifici passivi e ecocompatibili compie un gigantesco balzo in avanti presentandosi, qualche giorno fa nei salotti milanesi per una coppia di incontri tenuti da Norbert Lantschner, ideatore del progetto e fondatore del protocollo CasaClima (tra l’altro autore de La mia casaclima, Edition Raetia 2009, € 39,90)
Ne approfitto e intervisto telefonicamente Norbert Lantschner a cui chiedo degli incontri che sta tenendo a Milano e delle informazioni più complete in merito alla certificazione degli edifici che si sta rivelando una fonte interessante per il settore.
Infatti, in un momento di crisi e di flessione di acquisti e vendite di immobili, una certificazione CasaClima riesce a fare la differenza rispetto alla qualità, e dunque al valore economico dell’edificio. Poi, come mi spiega Norbert Lantschner c’è qualche idealista che certifica la sua casa per proteggere l’ambiente.
Dopo il salto l’intervista.
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Per convincere gli italiani che il nucleare è sicuro useremo la televisione. Il Berlusconi-pensiero in fatto di nucleare torna alle origini e il premier italiano rispolvera le sue doti di imprenditore pubblicitario, in grado di vendere anche il ghiaccio ai pinguini dell’Artico (che nel frattempo si scioglie, potrebbe essere un’idea…) grazie ad una adeguata campagna pubblicitaria.
L’idea di mandare in onda degli spot televisivi di “informazione” è stata esternata da Berlusconi al termine dell’incontro bilaterale di Parigi con il presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy. Informazione tra virgolette, per ammissione dello stesso Berlusconi che ha annunciato una serie di interviste ai cittadini francesi che vivono felicemente a fianco di una centrale nucleare. Una sola campana, quindi, da mandare in tv.
Quanto meno ha evitato di far vendere le centrali al povero Giorgio Mastrota, anche se uno spot con lo slogan “Nucleare, puoi dormire sonni tranquilli” il Mastrota nazionale, col curriculum che ha, lo avrebbe potuto girare senza problemi…
Continua a leggere: Nucleare: in arrivo spot televisivi per convincere gli italiani

Aprendo la conferenza internazionale sull’accesso al nucleare civile di Parigi il Presidente della Regpubblica Francese, Nicolas Sarkozy, ha toccato uno degli argomenti più discussi nella grande questione nucleare: l’ostracismo da parte della grande finanza internazionale nei confronti dell’atomo. In particolare Sarkozy ha detto:
Non capisco e non accetto l’ostracismo ai progetti nucleari da parte delle istituzioni finanziarie
In realtà Sarkozy la cosa la capisce benissimo, anche se non lo dice: gli istituti finanziari preferiscono altre forme di investimento nel settore dell’energia, specialmente le rinnovabili. Anche perchè è noto a tutti che il nucleare lo paga il pubblico e non il privato, in tutto il mondo. Si è sempre fatto così e così si continuerà a fare, vista anche la recente decisione di Obama di finanziare due nuove centrali negli Stati Uniti.
Alla stessa conferenza internazionale ha parlato anche il nostro Ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, che ha ribadito la ferma intenzione del Governo Berlusconi di tornare al nucleare. Scajola ha persino fornito una data:
Il programma nucleare italiano procede nei tempi previsti. Il Governo italiano sta creando le condizioni necessarie affinchè le imprese possano avviare i lavori per la costruzione della prima centrale nucleare entro il 2013
Fretta, frettissima. Prima che gli italiani abbiano il tempo per farsi un’idea ben informata sul nucleare e, soprattutto, a dispetto di qualunque opposizione delle Regioni sui possibili siti.

Le associazioni italiane di categoria dell’agricoltura si dividono sulla Amflora, la patata ogm da poco sdoganata dalla Ue. Dopo le reazioni della politica, quelle del mondo agricolo sono senza dubbio le più interessanti e non si sono fatte attendere: Coldiretti, Cia e Confagricoltura, cioè le tre maggiori associazioni dell’agricoltura in Italia, si sono già pronunciate.
Coldiretti è furiosa e chiede che il Governo italiano provveda a bloccare Amflora, e tutti gli ogm, nel nostro paese. Oltre ai rischi per la salute, ciò che teme maggiormente Coldiretti sono i rischi economici:
Il modello produttivo cui è orientato l’impiego ogm è il grande nemico della tipicità e della biodiversità e il grande alleato dell’omologazione, che è il vero nemico dell’ agroalimentare italiano e per questo siamo contrari. In Italia, per la conformazione morfologica dei nostri terreni e le dimensioni delle nostre aziende, non sarebbe possibile evitare le contaminazioni e sarebbe violata la sacrosanta libertà della stragrande maggioranza degli agricoltori e cittadini di avere i propri territori liberi da ogm. La Coldiretti chiede invece, con decisione una etichettatura chiara che permetta di sapere se il cibo che mangiamo contiene, direttamente o indirettamente, organismi geneticamente modificati.
Continua a leggere: La patata bollente: le reazioni del mondo agricolo alla Amflora, la patata Ogm.

Fare il pescatore, al giorno d’oggi, è un lavoraccio. Il mare è sempre più povero, il gasolio è carissimo, certe reti non si possono più usare e, come se non bastasse, se fai il pescatore nel Canale di Sicilia ogni tanto ti becchi pure qualche raffica di mitra, come è successo qualche giorno fa al “Luna Rossa” di Mazzara del Vallo (Tp).
Ma, ad essere onesti, c’è un mestiere tipico del grande e bello Mar Mediterraneo che ultimamente è anche peggiore. Il mestiere del tonno. Già il tonno, per la precisione il tonno rosso che è quello tipico del nostro mare. Gli scienziati lo chiamano Thunnus Thynnus e lo considerano una piccola meraviglia della natura a causa delle sue splendide qualità organolettiche e nutrizionali: ha un gran sapore ed è una bomba di proteine.
Ho scoperto il Thunnus Thynnus qualche hanno fa grazie ad un amico che lo ha studiato per la sua tesi in medicina veterinaria. Me ne parlava in continuazione e sempre benissimo, avvertendomi contemporaneamente di quanto era scarso, in confronto, quello che mangiamo quotidianamente. Cioè il Thunnus Albacares, che non è una canzone di Vasco Rossi ma un pesce noto ai più come “tonno pinne gialle” e reso famoso da uno spot televisivo ed è buono per l’industria ma non per lo chef. Devo essere onesto, prima che il mio amico iniziasse la tesi credevo che esistesse un solo tonno: il tonno.

Per fermare il ritorno italiano al nucleare Greenpeace ha iniziato la sua nuova campagna di informazione e ha aperto un apposito sito web. Su Nuclear Lifestyle si può fare un breve test per accertare la propria conoscenza sull’energia atomica e firmare l’appello antinuclearista. Tutto questo per sensibilizzare gli italiani e invitarli a fare una scelta di coscienza alle prossime elezioni regionali.
Secondo Greenpeace, l’importante è scegliere i candidati apertamente contrari al nucleare, in modo da non avere una centrale dietro il proprio giardino. In realtà la campagna di Greenpeace è molto politica e poco pratica perché, come gli stessi ambientalisti sanno bene, il Governo italiano ha già dichiarato che non prenderà in considerazione alcun veto da parte dei Presidenti delle Regioni.
Chi ha dubbi sul ritorno italiano al nucleare, però, non dovrebbe perdere l’occasione di aderire a questa campagna, anche se i risultati dovessero essere inutili o quasi. In fin dei conti, infatti, a Greenpeace va riconosciuta la grande capacità di comunicare le proprie battaglie con tutti i mezzi di comunicazione disponibili e i buoni risultati che spesso queste campagne riescono ad ottenere.
Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace