
Quella che vedete in alto è l’immagine catturata dalla NASA e oggetto di studio e pubblicazione di Brunt Kelly studioso della criosfera al Goddard Space Flight Center. Dopo lo tsunami dello scorso 11 marzo che ha seguito il devastante sisma in Giappone, si sono staccati diversi iceberg dalle coste dell’Antartide.
Kelly non si è limitato a registrare l’evento ma ha seguito l’evolversi degli effetti dell’onda sulla piattaforma di Sulzberger che da circa 46 anni era rimasta intatta. Per realizzare lo studio è ricorso alle immagini catturate da diversi satelliti della NASA e i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Glaciology in cui si rimarca il legame tra tsunami e nascita di iceberg.
Il video della NASA dopo il salto.
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Un iceberg gigante, staccatosi dai ghiacci dell’Antartide, si muove adesso verso la parte occidentale dell’Australia. L’iceberg, noto come B17B, è lungo 19km e largo 8.
Secondo lo studioso Neal Young, dell’Australian Antarctic Division, l’iceberg è uno dei più grandi al mondo ad essere arrivato intatto così vicino a una costa: il ghiacciaio si trova ora a circa 1700km a Sud-Ovest della costa occidentale dell’Australia e si muove verso nord così come si muove la corrente prevalente nell’Oceano.
A causa delle temperatura dell’acqua il grande pezzo di ghiaccio inizierà pian piano a rompersi in pezzi più piccoli, così come è accaduto agli altri iceberg staccatisi dalla Barriera di Ross da una decina di anni a questa parte.
Via | news.com.au

A Nord dell’Antartide si è staccato uno dei più grandi iceberg, l’iceberg di Wilkins, lì da 10mila anni, legato da un ponte di ghiaccio che, assotigliatosi sempre di più, ha ceduto, liberando la calotta in mare.
Wilkins ha iniziato a restiringersi negli anni 90 a causa del riscaldamento globale, ma ultimamente la velocità dello scioglimento dei ghiacci era aumentata, tanto che il ponticello di ghiaccio, ridotto a 500 metri di larghezza, si è sciolto in soli tre giorni, secondo quanto testimoniato dal glaciologo inglese David Vaughan, che aveva percorso il ponte lo scorso gennaio.
Gli studiosi dell’Università di Munster, che monitorano le immagini inviate da Envisat, l’agenzia spaziale Europea, si dicono preoccupati per la velocità con cui il Polo Sud si riscalda, rilasciando in mare frammenti dio ghiaccio e iceberg. Soprattutto, si dicono preoccupati per il fatto che l’Antartide si riscaldi a velocità maggiore rispetto alle altre zone del mondo, per cause non ancora del tutto chiare. Ora che l’iceberg di Wilkins è libero in mare, aumenterà il flusso del ghiaccio che si scioglie alle sue spalle e si riversa nell’oceano a velocità sempre maggiore.
Volendo, potete osservare qui su Envisat, dalla webcam satellitare, i movimenti dell’iceberg di Wilkins.
Foto | Flickr

Gli iceberg si stanno sciogliendo in modo inesorabile e gli effetti come questi sono molto frequenti se si naviga nei pressi dei poli. Non me ne vogliano le lettrici di Ecoblog.it, ma il fenomeno è talmente diffuso al punto da esser stata coniata ufficiosamente la parola cockberg per designare gli iceberg parzialmente sciolti a forma di grossi peni.
La foto è stata scattata di recente nella zona tra la penisola Antartica e le isole Shetland del sud (mappa) da Andy Rouse fotografo professionista il cui sito offre moltissimi scatti sulla natura.
Via | Metro.co.uk
Oyvind Tangen, un marinaio di 62 anni, era a bordo della nave di ricerca GO Sars quando ha fotografato l’insolita formazione di ghiaccio che galleggiava a poche miglia al largo della costa del continente congelati. Mentre la maggior parte degli iceberg sono di colore bianco con piccole bolle d’aria intrappolate all’interno che spargono la luce in ogni direzione, alcuni riescono a raccogliere una moltitudine di colori a causa di diversi fenomeni naturali.
Le strisce verdi sono il risultato di alghe cresciute nel ghiaccio, mentre le lineee di marrone, nero e giallo si sono formate sommando i diversi strati di sedimenti che l’iceberg ha “incontrato”. Le striature blu possono apparire quando le bollicine d’aria vengono spinte rapidamente verso l’esterno e subito ricongelate. Uno spettacolo della natura quasi unico, che vi riportiamo nella gallery sull’iceberg colorato.
Via | A fish blog
Foto | PiccoloSocrate.com

Gli Stati Uniti hanno inserito l’orso polare tra le specie protette. Secondo alcuni studiosi, la popolazione di orsi che oggi contra circa 25.000 esemplari, potrebbe ridursi e scomparire entro il 2050.
Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Il problema principale è l’habitat degli orsi stessi, ma la nota dolente è che nulla verrà fatto su questo fronte. L’Artide, così come l’Antartide, soffre terribilmente per l’innalzamento delle temperature e non è raro leggere sulla stampa di iceberg alla deriva. Non sembra quindi aver senso dichiarare l’orso specie protetta, se non si fa nulla contro lo scioglimento dei ghiacci sotto i loro piedi. Realisticamente, sembra però impossibile fermare le maggiori economie mondiali solo per il problema degli orsi.
Vittoria di Pirro per gli animalisti, ma che se non altro ha posto chiaramente di fronte all’opinione pubblica la triste direzione che sta prendendo la vita sul nostro pianeta.
L’Antartide perde pezzi; pezzi lunghi 42 km e larghi 2,5. L’osservazione e’ stata fatta prima dallo spazio (MODIS Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer a bordo del satellite TERRA) e poi controllata sorvolando la zona con un piccolo aereo del BAS (British Antarctic Survey). Il gigantesco iceberg ha iniziato a staccarsi dalla Wilkins Ice Shelf lo scorso 28 febbraio.
I modelli climatici avevano predetto che i ghiacci si sarebbero sciolti, ma si pensava che questo sarebbe avvenuto tra qualche anno. Il guaio e’ che i ghiacci costieri agiscono come freno per i ghiacciai che poggiano sulla terraferma e che premono verso il mare; quando saltano questi grandi blocchi, aumenta la velocità di scorrimento dalla terraferma verso il mare.
Il caso e’ studiato dal NSIDC (National Snow and Ice Data Center) dell’università di Boulder, in Colorado dove gli scienziati sono stupiti delle velocità con cui il fenomeno si e’ manifestato. Altre analisi vengono dal prof. Cheng-Chien Liu, dell’università di Taiwan, che usando i dati di un altro satellite riferisce: “sembra quasi che qualcosa stia tagliando la banchisa a fette, pezzo a pezzo ad una scala mai vista prima, con ogni fetta lunga chilometri ma larga solo poche centinaia di metri”.
Via | NSIDC

In Canada un ricercatore ha scoperto questo strano scheletro tra i ghiacci, che lascia molti dubbi sulla sua origine.
La famiglia dell’animale dovrebbe essere delle foche, ma se fosse un pinnipede sarebbe veramente enorme, simile ad un tricheco, e l’animale presenta delle differenze con tutti i tipi di pinnipedi. Qualcuno di voi avanza altre ipotesi?
Via | AWelshView
La crepa più grande degli ultimi 25 anni nei ghiacci artici (talmente grande che quando si è formata la scambiarono per un terremoto) è riuscita a passare inosservata per mesi.
La spaccatura è avvenuta il 13 agosto 2005, a circa 800 km dal Polo Nord dalle parti dell’isola canadese Ellesmere e ha originato una piattaforma di ghiaccio galleggiante dell’area di 66 km2.
Se ne è accorta Laurie Weir del Canadian Ice Service osservando le foto dal satellite: hanno visto che un enorme pezzo di calotta se ne stava andando alla deriva ad una velocità notevole e hanno cominciato a preoccuparsi. Luke Copland, glaciologo dell’universita di Ottawa, ipotizza che le cause del distacco siano lo scarso accumulo di ghiaccio ai bordi e le alte temperature dell’acqua artica. Il 2005 è stato l’anno più caldo per l’Isola Ellesmere, dal 1960 ad oggi.