
Tra qualche giorno, dal 19 al 27 novembre si aprirà la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (qui il calendario con gli eventi regionali), ovvero una serie di iniziative legate al territorio che aiutino i cittadini consumatori a scegliere prodotti dall’imballaggio ridotto (qui i 7 preziosi consigli).
Ma in ogni caso è l’intera filiera della distribuzione a doversi impegnare nella riduzione degli imballaggi e addirittura dell’overpackaging. Nasce così la lettera aperta alla GDO inviata da Porta la Sporta, Italia Nostra e Adiconsum che chiede apertamente alla Grande Distribuzione di iniziare a tagliare gli imballaggi e i prodotti usa e getta.
Il principio è semplice: per non avere rifiuti non bisogna produrli. Dunque alla GDO viene chiesto quantomeno di iniziare questo processo con i prodotti dei private label, ossia quelli con il marchio personalizzato della catena di distribuzione. I punti individuati sono sette e la lettera la trovate dopo il salto.
E’ partita la campagna Meno plastica per tutti che concretamente aiuta a ridurre i rifiuti in occasione della prossima Settimana europea per la riduzione dei rifiuti dal 19 al 27 novembre 2011. In pratica se si adottano i buoni consigli dati si riescono a ridurre anche 15 chili di plastica pro capite.
In sostanza dovremmo smettere di usare i sacchetti monouso in plastica quando acquistiamo frutta e verdura (dalla Gdo al mercatino rionale oramai sono diffusissimi anche se poi le shopper in plastica sono state vietate); non acquistare acqua o bevande varie in bottiglia di plastica; acquistare latte in bottiglia di vetro o alla spina; non usare piatti e bicchieri di plastica usa e getta; acquistare detersivi per la casa e igiene della persona alla spina o a imballaggio ridotto; sostituire solo le testine per gli spazzolini da denti idem per i rasoio con testine cambiabili.
Ecco in lista quanta plastica in meno riusciamo a risparmiare a testa se adottiamo l’acquisto responsabile:
Via | Porta la sporta
Tommaso Sodano vice sindaco di Napoli nonché assessore all’ambiente dal suo blog tira le somme dei primi 100 giorni di governo di Napoli, iniziati nel pieno dell’emergenza rifiuti. Scrive Sodano:
Il primo impegno è stato quello di estendere la raccolta porta a porta a tutta la città. Il primo step di questo impegno si chiuderà a dicembre 2011 quando si passerà dai 140.000 a 325.000 abitanti serviti dal porta a porta. Per il 2012, infine, con l’accordo scritto con il Ministero dell’Ambiente ed il Conai (Consorzio nazionale imballaggi), c’è l’impegno di portare a ben 600.000 gli abitanti serviti dal porta a porta.Il quadro delineato dalla delibera è ben più vasto difatti identifica non solo nel riciclo ma anche nella prevenzione e nella riduzione i punti fondanti su cui investire.
La spazzatura napoletana raccolta in questi 100 giorni sarà portata in Olanda e trattata in impianti a Amsterdam, in alto il video. Ma al di la delle ordinanze che vietano agli esercenti la vendita di bottiglie di plastica e imballaggi vari e le isole ecologiche mobili dove andare a depositare i rifiuti, c’è una parte più complessa da affrontare: ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e far si che i rifiuti non siano considerati solo monnezza ma risorsa. Insomma, il ripristino della normalità e della legalità non è una faccenda facile in Campania, regione strozzata dallo strapotere delle ecomafie. Ci sono complicità, connivenze e lassismo che non giustifico, ma me lo spiego con il video che ho messo dopo il salto.
Comunque, a tenere alta l’attenzione sulle ecomafie, di cui la monnezza per le strade di Napoli non è che un sintomo, c’è l’associazione Terra dei Fuochi che ancora una volta denuncia i continui e sistematici roghi di rifiuti speciali e tossici che si consumano nella provincia di Napoli.
Continua a leggere: Napoli, il bilancio di Tommaso Sodano a 100 giorni di lotta alla monnezza

Secondo il professore Koni Grob, chimico dell’Official Food Control di Zurigo il cartone riciclato usato per il packaging potrebbe essere potenzialmente pericoloso a causa dei residui di inchiostro. La ricerca è stata pubblicata su Packaging technology and science e sottolinea come il riciclo del cartone usato per l’imballaggio secondario, ossia che non viene in contatto diretto con i cibi, possa essere contaminato da inchiostri derivati dal petrolio, cioè da da oli minerali che se assorbiti in grosse quantità possono favorire infiammazioni e cancro.
Grob ha analizzato le confezioni di 120 prodotti in vendita in Germania che avevano date di scadenza lunghe anche 2 anni. Solo 30 imballaggi non avevano presenza di inchiostri. Spiega Il Fatto alimentare che riporta lo studio:
La cosa sorprendente è che la contaminazione da oli sembra avvenire anche quando l’alimento è a contatto diretto con una confezione “primaria” di cartone non riciclato, se questa è stata stivata in scatoloni più grandi di cartone ondulato riciclato. Come a dire: gli oli minerali sono pericolosi anche quando non a diretto contatto con il cibo, ma riescono a “passare” addirittura la barriera del cartone non riciclato.
Una possibile soluzione consiste nel pre-selezionare il cartone destinato all’industria alimentare che deve essere il più pulito possibile e non contaminarlo con carta stampata tipo volantini o brochure. Di fatto però le contaminazioni con gli inchiostri possono continuare a sussistere tanto che un’azienda bio come la Jordans ha smesso di usarli. Allora perché non concentrarsi nella ricerca di stabili inchiostri bio?
Eliana Farotto responsabile Ricerca & Sviluppo Comieco, racconta di come sia possibile riciclare il cartone e gli imballaggi in genere. Racconta di come nel 2009 sebbene i consumi siano rimasti stabili si è passati al raddoppio di carta e cartone raccolta e avviata al riciclo.
Presenta Farotto l‘idea di quello che dovrebbe essere il packaging ideale risalendo a una descrizione di Bruno Munari fatta nel 1963, che descrive la perfezione in una arancia. Esattamente, proprio il frutto.
Spiega Farotto:
La sostenibilità di un imballaggio, almeno nel settore food, va ricondotta alla funzione primaria per cui l’imballaggio è stato scelto. Ad esempio il latte. Possiamo anche andarlo a prendere con la nostra bottiglia di vetro. Ma nel tempo è stato reso accessibile grazie agli imballaggi e portato nell nostre case in condizioni igienico-sanitarie corrette. Parleremo sempre più di cibo perché c’è una parte del mondo che non riesce a produrre e stoccare il cibo e una parte del mondoc he invece lo spreca. Ecco che l’imballaggio può giocare per entrambi un ruolo fondamentale.
Il ciclo prevede il risparmio della materia prima, riutilizzo, uso di materiale riciclato, ottimizzazione della logistica. Dunque, il trasporto gioca un ruolo fondamentale nella progettazione di un contenitore o di un imballaggio.

Il Consorzio Recupero Vetro ha diffuso una serie di regole per aiutare i cittadini a comportarsi con i rifiuti in vetro o contenenti vetro.
La prima regola sembra scontata ma non lo è per tutti: togliere i sacchetti di plastica o altri materiali quando si butta il vetro nella campana o nel sacco condominiale.Svuotare gli imballaggi in vetro da eventuali residui.
Non è necessario eliminare dalle bottiglie di vetro le etichette che non vengono via facilmente, togli invece tappi o altre componenti che non siano in vetro.
Ceramica, vetroceramica (pyrex) e cristallo non sono vetro non vanno quindi gettati nello stesso posto. Altri materiali da tenere separati dal vetro sono: lampadine, lampade a scarica (neon) e specchi.
Esattamente tre anni fa su Ecoblog parlammo dell’iniziativa dei detersivi alla spina che ebbe avvio in Piemonte riguardante un programma di diffusione in tutta la Regione. Ebbene, dopo averne segnalato l’iniziativa, ritengo sia particolarmente interessante osservare come questa, a distanza di tempo, sia stata accolta dalla società.
Proprio nei giorni scorsi sono stati diffusi i primi dati (positivi) dopo il primo trienno del programma; ebbene sembrerebbe siano stati venduti 950 mila i litri di detersivo erogati alla spina. Tradotto in parametri ambientali significa che in atmosfera non sono state emesse 92,2 tonnellate di CO2 e si sono economizzati più di 1421 MW/h di energia elettrica e più di 33 tonnellate di plastica.
L’assessore regionale all’Ambiente Nicola De Ruggiero commenta con soddisfazione i dati: da dicembre 2006 hanno aderito al progetto 9 catene commerciali e sono state installate sul territorio 45 macchine erogatrici. Grazie alla capillare presenza sul territorio sono più di 950 mila i litri di detersivo venduti alla spina.
Una delle domande più frequenti che noi tutti ci poniamo quando dobbiamo differenziare la nostra spazzatura è : “Dove lo metto? Nella plastica o nell’indifferenziato?”.
Certamente la mancanza di una normativa univoca nel nostro Paese non agevola una rubrica di questo tipo. Tuttavia, con le dovute cautele, è forse possibile fornire delle indicazioni di massima per riuscire almeno a sopravvivere alla giungla della raccolta differenziata riducendo, almeno un pò, incertezze e sensi di colpa, attraverso un prontuario in cui le più comuni tipologie di materiali e oggetti siano elencate in ordine alfabetico con la definizione, per ciascuna, della corretta collocazione finale.
Questo venerdì iniziamo con la lettera A e proseguiremo ogni settimana con la stessa cadenza fino ad arrivare alla lettera Z ma con una precisazione essenziale: il vademecum è tarato sui cittadini di Roma e dintorni per cui è probabile che non sia completamente rispondente alle differenti metodologie di cassonetto in altre zone d’Italia. Ci affidiamo, pertanto, al buonsenso e alla speranza che in linea generale le informazioni contenute possano essere utili a tutti!
Continua a leggere: La raccolta differenziata: glossario per riciclare – Lettera A.
La crisi economica mondiale si riflette nelle dispense degli italiani, popolo da sempre attento alla cucina e alla scelta di ingredienti sani, freschi e naturali, preferibilmente a km zero.
Con la crisi gli italiani stanno imparando a risparmiare e pian piano cambiano le proprie abitudini: i surgelati, costosi da produrre e mantenere, lasciano il posto ad economiche scatolette, soprattutto per quanto riguarda il tonno, i legumi e le conserve di pomodoro, che ormai occupano un consistente 20% nella busta della spesa.
Il 52% degli intervistati, infatti, in tempi di crisi punta sulle scatolette, mentre il 28% si dirige al banco dei surgelati, e solo 16% sceglie cibi elaborati. Secondo il 42% degli intervistati, i cibi in scatola sono sicuri, di qualità e durano in dispensa, mentre il 35% li ritiene più economici rispetto ai corrispettivi contenuti in tetrapak, vetro o ai prodotti freschi. C’è anche un 21% che dà a questa scelta un valore ambientale: le scatolette sono infatti imballaggi ecosostenibili essendo completamente riciclabili.
Quando la crisi incalza, gli italiani modificano le proprie abitudini d’acquisto a livello di beni alimentari e con un po’ d’attenzione alla questione ambientale. E voi, cosa scegliete tra scatolette e surgelati, quando il mercato è troppo lontano?
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Prima di affidare alla raccolta dei rifiuti la carta dell’uovo di Pasqua, ecco alcune idee per riusarla in casa e allungare la vita di un imballaggio che dura il tempo di aprire l’uovo e mangiarlo. Il modo più semplice per riutilizzare la carta dell’uovo è farne carta da regalo o da pacco per futuri oggetti che dovrete impacchettare, ma potete anche trasformala in colorati segnalibri rettangolari o usarla per foderare il fondo dei cassetti.
Un uso immediato, post pranzo pasquale, è quello sostitutivo dell’alluminio: usate la carta dell’uovo per avvolgere i cibi prima di conservarli in frigo. Un altro modo per riciclarla è utilizzarla per fare un aquilone colorato per far giocare i bambini ed educarli al riuso creativo. Ne conoscete altri?
Dopo aver usato, riusato e riciclato creativamente la carta dell’uovo di Pasqua, dove gettarla? Per alcuni la sua destinazione è nella frazione degli imballaggi in plastica, come il nylon e la pellicola degli alimenti; per altri dovrebbe essere smaltita nell’indifferenziato, poichè è impossibile dividere l’allumino dalla parte in plastica. Secondo voi, dove va smaltita la carta dell’uovo di Pasqua?
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