
La notizia è arrivata da pochissimo: sigilli all’inceneritore di Parma, in costruzione a Ugozzolo. Il reato paventato è abuso edilizio. La riporta Parma Oggi che scrive:
La notizia dei sigilli era stata anticipata martedì scorso, dopo che gli avvocati Allegri e De Angelis avevano la settimana scorsa depositato in procura un esposto, “segnalando la micidiale lacuna riguardante il titolo edilizio.
A Parma, terra di eccellenze gastronomiche del Made in Italy fu deciso nel 2006 di far sorgere un inceneritore. Tra l’altro l’impianto si trova accanto a colossi della trasformazione agroalimentare. I comitati cittadini riuniti sotto le associazioni Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma hanno da subito contrastato il progetto.
Iren, titolare del progetto ha avuto 48h di tempo per presentare la documentazione richiesta da Francesco Manfredi assessore all’Urbanistica al Comune di Parma. Risveglio improvviso dell’amministrazione? No, ma semplicemente l’ondata di arresti risultato dell’operazione Green Money 2, ha probabilmente rimesso tutto in discussione.
Grazie a Giulia Loglio per la segnalazione.
Foto | Ambiente Parma
Presentazione libro la peste intervento Tommaso Sodano from napolionline.org on Vimeo.
Ho letto il libro di Tommaso Sodano, La Peste (ed. Rizzoli euro 18,50) e sono stata male per due giorni. Intendiamoci: è ben scritto e ben documentato dallo stesso Sodano con Nello Trocchia giornalista de Il Fatto. Il punto è che è simile a una fotografia e documenta una foto dell’orrore: un disastro ambientale di proporzioni immani per lo più impunito. E lo stiamo andando a consegnare nelle mani dei nostri figli e nipoti.
Sodano con Trocchia, fa i nomi e cognomi dei responsabili (cari lettori di Ecoblog andateli a leggere quei nomi e poi tornate a commentare qui le vostre opinioni in merito all’emergenza rifiuti, all’inceneritore di Acerra, alle ecoballe, alle soluzioni di SuperGuido Bertolaso). Anzi di più: attribuisce a ogni nome e cognome il carico di responsabilità, spesso senza neanche parlare di reati perché la magistratura è impegnata a indagare e dunque vale il principio di presunzione di innocenza. E questi signori del crimine (una marmellata di politici, amministratori, imprenditori, camorristi, magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine che si intrecciano tanto al nord quanto al sud) sono più veloci di Fregoli, cambiano abito e identità alla velocità della luce. Il libro, perciò, sarebbe da diffondere come una vaccinazione e a dosi massicce.
Sodano, infine, avvisa che il disastro ambientale non riguarda solo la Campania, ma che tutte le regioni (ma proprio tutte) sono e saranno inquinate; che chi non partecipa al gioco del magna magna multimilionario è sbattuto fuori a colpi di calunnie e insulti; che se da un lato la magistratura pulita cerca di acciuffare i responsabili, dall’altro la politica collusa fornisce resurrezioni linde e pinte ai trasformisti signori del crimine; che il prossimo disastro, trasversale da Nord a Sud riguarderà il terreno delle bonifiche. Siamo stati avvisati, perciò.
Continua a leggere: La Peste di Tommaso Sodano: ovvero la storia del disastro ambientale in Campania

Stasera Michele Santoro presenta a Annozero la realtà dei comuni che sanno vivere senza rifiuti, senza discariche e senza inceneritori. In studio ospiti Alessio Ciacci, Assessore a Capannori e Vincenzo Cenname sindaco di Camigliano, sollevato dal suo incarico perché a capo di un comune virtuoso che fa il 65% di raccolta differenzia e perché si è rifiutato di pagare con i suoi cittadini la Tarsu alla Provincia.
La puntata dall’emblematico titolo “Il Miracolo no!” va in onda con un collegamento in diretta con in comitati cittadini di Terzigno, mentre in studio ci sono con Ciacci e Cenname anche Roberto Saviano, Concita De Gregorio, Maurizio Belpietro, Enrico Mentana il sottosegretario Guido Bertolaso, il viceministro della Lega Nord Roberto Castelli, il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, il giornalista di Repubblica Antonello Caporale e l’Eurodeputata Judith Merkies.
Stasera dunque si parlerà anche della visita del Premier che è tornato a tenere una conferenza stampa dall’inceneritore di Acerra, dove ha annunciato che in tre giorni l’immondizia sparirà da Napoli. Il che potrebbe anche essere vero.Resta da capire dove ricomparirà. In quale cava, se alla SARI o altrove. Già nel 2008 il Premier annunciava il pugno duro contro chi impediva l’accesso alle discariche. Altrettanto pugno duro però non fu mai annunciato contro chi inquinava.
Dopo il salto il video girato dai comitati cittadini su come sta avvenendo la messa in sicurezza della cava SARI, già satura e la visita di Angelo Bonelli presidente dei Verdi e di Giobbe Covatta.

L’allarme arriva in piena estate: tra circa 8 mesi le discariche della Campania saranno esaurite. Dunque si preannuncia una nuova emergenza rifiuti se non si correrà quanto prima ai ripari.
Il punto è che in Campania non è mai decollata in maniera concreta e decisa la raccolta differenziata. Scrive Daniela De Crescenzo su Il Mattino:
Il problema resta sempre lo stesso: ogni giorno si producono settemila tonnellate di rifiuti che, al netto della differenziata che non supera il venti per cento, dovranno finire in discarica o al termovalorizzatore di Acerra almeno fino a quando non saranno realizzati i due impianti di Napoli e Caserta. E ci vorranno almeno tre anni. Ma i siti attualmente funzionanti si esauriranno molto prima.
L’inceneritore di Acerra continua a sforare con le emissioni. Per ora sono al collasso la discarica di San Tammaro a Caserta che sarà satura tra 20 giorni; la discarica di Chaiano reggerà per 500 giorni; quella di Terzigno per poco meno di un anno. Le Province che dovrebbero prendere in carico Tarsu e gestione rifiuti stanno zitte, mentre i comuni non hanno intenzione di girare la raccolta della tassa sui rifiuti.
Via | Il Mattino
Foto | Emergenza rifiuti campania
Pochi giorni fa Raffaele Lombardo, il vulcanico governatore della Regione Siciliana, ha posato la prima pietra di una centrale a biomassa a Enna, nella valle del Dittaino. Si tratta del primo impianto del genere in Sicilia e l’apertura del cantiere è stata ampiamente pubblicizzata dall’ufficio stampa della Regione.
Non si tratta di un impianto piccolissimo: l’autorizzazione parla di 18,7 Mw di potenza elettrica e di 60 Mw di potenza termica che brucerà cippato di legno di eucalipto proveniente da 9.000 ettari di boschi della forestale di Enna e Caltanissetta.
A costruire la centrale sarà la Sper, ex Biomassa Sicilia, azienda del gruppo Infrastrutture e Gestioni Spa (Ig). Ig, famosa anche per aver costruito l’inceneritore di Ravenna gestito da Hera, fa parte del gruppo francese Technip a sua volta molto attivo in tutto il settore dell’energia, dal petrolio al fotovoltaico.
Continua a leggere: Le strane idee di Raffaele Lombardo sulle rinnovabili

Grande festa a Surano, piccolo paese in provincia di Lecce, per la notizia del ritiro del progetto di costruzione di un impianto a biomassa. E’ stata la stessa azienda proponente, la Enigma Srl, ad affermare durante un incontro con la cittadinanza che la centrale a biomassa da 1 Mw non si farà. La popolazione, che si era opposta fortemente al progetto, tira un sospiro di sollievo: ufficialmente l’impianto sarebbe dovuto nascere per incenerire le abbondanti potature di ulivo ma, in realtà, il timore di tutti era che nell’inceneritore ci finissero anche i rifiuti solidi urbani e industriali.
Continua a leggere: Puglia: tutti i dubbi sugli impianti a biomassa
Difficilmente una popolazione può accettare senza riserve la presenza di un inceneritore sul proprio territorio. E troppo spesso, la selezione dei rifiuti che poi dovranno essere bruciati non si svolge correttamente. Quanto comunicato, ieri sera, dal Comitato contro l’inceneritore di Montale, vicino Pistoia, ne è un esempio. L’impianto - peraltro giàchiuso nel 2007 per superamento dei limiti di emissione previsti dalla normativa nazionale -è di nuovo al centro di una bufera dopo la comunicazione dei risultati di alcune analisi da parte dello stesso Comitato che- effettuate a proprie spese dai cittadini interessati - confermano la presenza di diossina nel latte delle mamme residenti nelle zone limitrofe all’impianto.
L’iniziativa è stata portata avanti a seguito del rifiuto reiterato da parte delle amministrazioni locali di effettuare indagini biologiche e sanitarie sugli individui le cui abitazioni si trovano presso l’inceneritore incriminato. In più di un’occasione, del resto, le istituzioni interrogate sulla vicenda hanno sempre negato la presenza di Pcb nelle emissioni. A contrastare decisamente con tale versione dei fatti però, già negli scorsi mesi, sono intervenute diverse indagini effettuate dall’Arpat e dalle Asl locali su carni di pollo allevati nella medesima zona e che portano profili emissivi del tutto sovrapponibili a quelli riscontrati nel latte materno.
La causa preponderante dell’inquinamento nella nostra terra è da ricercarsi inequivocabilmente nelle emissioni dell’inceneritore
concludono i membri del Comitato. La protesta va avanti.
L’altro giorno, il 29 settembre, l’inceneritore di Modena ha preso fuoco. Sulla notizia ignari cittadini che non possono far altro che filmare con il cellulare e mettere su youtube. Sul sito del Comune di Modena è stato diffusa la seguente nota:
Dal Comune massima attenzione nell’emergenza. L’assessore Arletti: “ora attendiamo i dati delle verifiche effettuate”.
Il Comune di Modena ha seguito fin dal primo allarme l’incendio che si è sviluppato nell’impianto di una delle vecchie linee del termovalorizzatore di via Cavazza, tenendosi in contatto con Vigili del Fuoco, Arpa, Ausl e, ovviamente, il gestore HERA.
“L’incendio -afferma l’Assessore alle politiche ambientali Simona Arletti- è stato subito circoscritto e poi rapidamente domato dai Vigili del Fuoco. Il funzionamento della catena di emergenza, dalla prima segnalazione fino al cessato allarme, ha sicuramente consentito di limitare l’impatto sull’ambiente esterno. Il fumo, secondo quanto riferito da Hera, è da imputare soprattutto alla combustione di parte dell’impianto elettrico. Nel corso dell’emergenza, comunque, sono stati effettuati rilevamenti in tempo reale che andranno ora ad incrociare i dati raccolti, nello stesso periodo di tempo, dalle centraline fisse di misurazione. Per ogni ulteriore riflessione -conclude l’assessore Arletti- bisognerà dunque attendere i risultati di queste verifiche e l’esito degli accertamenti in corso sulle cause specifiche dell’incendio.”
Riferisce ViaEmiliaNet che l’incendio si è propagato dalla fossa dei rifiuti considerati non pericolosi. In pratica se una parte dei modenesi ha respirato diossina o altre sostanze nocive, lo saprà molto dopo averle inalate. Alla cittadinanza non sono state fornite indicazioni su eventuali precauzioni.
La notizia per i napoletani è da incubo: nonostante un Sottosegretario come Guido Bertolaso con tutti i superpoteri del caso, si scopre che di fatto l’emergenza rifiuti non è mai finita e che i sacchetti, spariti dalle strade un anno fa (perché interrati in discariche prima esauste e poi riaperte o in depositi detti di ecoballe) potrebbero presto riapparire come nel peggiore degli incubi.
Bertolaso spiega che la nuova presenza di rifiuti è solo un disagio temporaneo e che bisogna lavorare sulla cultura e sulle multe. Ha detto a Il Mattino:
Gli sversamenti illegali di rifiuti affondano le radici in un problema culturale. È sulla coscienza e sulle abitudini dei napoletani che bisogna continuare a lavorare.
Non spiega però come sia possibile che nelle province campane continuino a bruciare ogni santo giorno rifiuti la cui natura è sconosciuta senza che vi sia alcun intervento, così come quotidianamente denuncia la Terradeifuochi.
Intanto oggi parte la vertenza di circa 2000 lavoratori, addetti alla raccolta differenziata, che si sono visti rinnegare, per una prima tranche di 221, il contratto di lavoro da una sentenza del Consiglio di Stato. I lavoratori li avrebbero dovuti assorbire i Consorzi di bacini, fatto che non è avvenuto. La differenziata di fatto non è si è mai consolidata e la raccolta attualmente si attesta al 20% con l’obiettivo del 30% da raggiungere nel 2010. Intanto la Regione Campania sbloccherà oggi i suoli nella ex zona industriale di Napoli Est, per la costruzione di un nuovo inceneritore che servirà Napoli. Il Sottosegretario Bertolaso spera che se ne possa costruire anche uno in provincia di Caserta, per smaltire i sei milioni di ecoballe stipati nella provincia.
Foto | Flickr
Ho trovato davvero sensato l’intervento che Ugo Bardi ha tenuto qualche tempo fa in un comune toscano a proposito di Capannori e alla sua capacità di arrivare a riciclare quasi il 100% dei rifiuti. Ebbene Bardi apre la conferenza sulla questione emergenza rifiuti in Campania e su come le cose non dovrebbero mai andare e di come, se si sanno usare i media, certe paure possano diventare voti in politica. Oggi i napoletani e i campani sono un popolo depresso che oramai sull’orlo del baratro rifiuta anche di salvare la sua vita e quella delle generazioni che dovranno venire. E’ un popolo rassegnato (sono napoletana, professore e la situazione è proprio questa) anche perché non sa che vi possono essere molte soluzioni al problema dei rifiuti e non sono soluzioni a lungo termine, ma immediate almeno quanto l’inutile inceneritore.
Eh sì! Se proprio non vogliamo pensare alla salute e dire che studi internazionali dimostrano che abitare vicino ad un inceneritore aumenta notevolmente le possibilità di sviluppare un cancro, valutiamo l’aspetto prettamente economico: e l’inceneritore non è efficiente. Spiega Ugo Bardi:
Che l’inceneritore sia inefficiente, non è una cosa controversa. Ci sono molti ottimi studi che lo dimostrano. Se avete voglia e tempo, potete cercarvi quelli del prof. Sergio Ulgiati, per esempio. Vedrete che dei tre metodi principali usati per smaltire i rifiuti, incenerimento, discarica, e riciclaggio, l’inceneritore è il meno efficiente; di gran lunga. Poi, potete andare a vedere il sito di Terna e verificare quanta energia producono i cosiddetti “termovalorizzatori.” Senza esagerare, perchè c’è chi ha detto che non producono niente, ma non è vero. Gli inceneritori con recupero energetico producono qualcosa; ma molto poco. Secondo i miei calcoli, producono meno dell’1% dell’energia elettrica totale prodotta in Italia. Questo se si va a calcolare l’energia netta, attenzione. Energia netta vuol dire l’energia che l’inceneritore produce meno l’energia che bisogna dare all’inceneritore perché la produca. Questo è il trucco dei sussidi del famoso CIP6. Ma non fatemi entrare nei dettagli; ci perderemmo troppo tempo.
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