
Le acque potabili di 91 comuni del Lazio sono inquinate da arsenico. La vicenda è nota da anni e le amministrazioni hanno saputo dare come risposta le deroghe. Ossia, se si innalza per legge il contenuto limite dell’arsenico nelle acque, queste da che erano imbevibili ritornano a essere potabili.
Ovviamente i cittadini sono preoccupati per la qualità delle loro acque domestiche si chiedono se l’acqua legalmente potabile per deroga regionale sia buona o meno.
Questa volta, però, alla ennesima richiesta di deroga è intervenuta la Ue che stoppa il circolo vizioso delle richieste e richiama la Repubblica italiana a garantire ai suoi cittadini acque potabili entro i limiti previsti dalle stesse leggi europee. Perciò la palla passa ora al Ministero della Salute che dovrà intervenire a ristabilire i corretti parametri della potabilità dell’acqua. Intanto ai 91 comuni della Regione Lazio si aggiungono altri 36 comuni che soffrono dello stesso genere di deroghe nel resto della penisola.
Commenta così il Movimento difesa del cittadino:
Siamo ovviamente contenti che l’Europa abbia finalmente posto la parola fine ad un rischio per la salute che si trascinava da anni, ma non vorremmo che i comuni interessati si limitassero ad emettere ordinanze di non potabilità che, inevitabilmente, finirebbero per gravare sulle tasche dei cittadini, costretti a spendere per acquistare l’acqua da bere.
Via | Comunicato Stampa
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Al termine della campagna di monitoraggio sulle condizioni di salubrità ambientale nei comuni italiani, effettuato da Legambiente nell’ambito dell’iniziativa Treno Verde, posta in essere in collaborazione con le Ferrovie dello Stato e con il contributo di Telecom Italia, si aprono nuove polemiche circa la necessità che i piani di risanamento dell’aria - in molte Regioni approvati già da molti mesi - vengano effettivamente attuati mediante idonee misure funzionali a incrementare l’uso del trasporto pubblico da parte dei cittadini e la limitazione del traffico stradale privato.
La maglia nera, oggi, spetta a Torino, con 59 sforamenti, seguita da Frosinone (57) e Padova (56). Lungo lo stivale, del resto, la situazione non è certamente più rosea: il 35% degli 88 capoluoghi di provincia monitorati, infatti, ha dimostrato di non riuscire a rimanere entro il limite massimo di concentrazione di polveri sottili nell’aria valutato in 50 microgrammi su metro cubo da non superare per più di 35 giorni all’anno.
Ciò che sconcerta di più è che rispetto al monitoraggio effettuato nel 2009 i valori riscontrati non hanno subito variazioni di rilievo testimoniando, in questo modo, la poca propensione delle autorità politiche nazionali, regionali e comunali, ad impegnarsi sul serio sul fronte congiunto della tutela ambientale e della salute umana. Così si è espresso, a tal proposito, Vittorio Cogliati Dezza - presidente nazionale di Legambiente:
Continua a leggere: Guerra alle polveri sottili: la disfatta dei comuni italiani
Mobilità sostenibile e spostamenti casa-lavoro-casa. Poco tempo fa abbiamo affrontato questo tema sottolineando come una pratica interessante in questo senso, seppur ancora troppo lontana dalla cultura europea ed italiana in particolare, sia quella del telelavoro. In riferimento a questo tema ho letto con molto interesse una guida messa a punto dal magazine GreenMe.it dedicato agli stili di vita ecosostenibili.
Il telelavoro, per chi non avesse ancora troppa dimestichezza con questa parola, è una possibilità rivolta a chi decide (o comunque a chi è permesso) di lavorare da casa avvalendosi delle tecnologie di videoconferenza e di messaggistica istantanea, che permettono di mantenere il contatto con i colleghi e con il proprio datore di lavoro senza necessariamente doversi spostare con un mezzo di trasporto. Mentre però tale prassi prende sempre più corpo negli Stati Uniti, in Europa ha ancora poca diffusione.
Infatti in Europa, ed in particolare in Italia, c’è ancora molta perplessità nei riguardi del telelavoro anche se, soprattutto nel settore dell’It e grazie alla diffusione dei contratti atipici, le persone che lavorano da casa sono in costante aumento. Che le aziende possano beneficiarsi di importanti vantaggi economici è una certezza, soprattutto in questo periodo di forte crisi economica; rimane però da superare il difficile scoglio culturale.

Da più di qualche anno il bacino del Mediterraneo lotta contro il Punteruolo Rosso, il coleottero di origine asiatica che scava nel tronco delle palme, portandole alla morte. In poco meno di due anni ha mietuto un altissimo numero di vittime, dalla Liguria alla Sicilia, dal Lazio alla Puglia.
La Sicilia, che ha già abbattuto circa 12.000 palme nel precedente biennio, ora corre ai ripari ricorrendo alle trappole a base di feromoni, per cercare di contrastare l’avanzata del terribile Punteruolo Rosso e salvare le sue 300.000 palme, tra cui alcuni esemplari della palma nana, l’unica palma autoctona italiana. Il progetto prevede l’installazione di 300 trappole ai feromoni, così da attirare gli esemplari maschi del Punteruolo, per tutta Palermo, in modo da sterminare gli esemplari di Punteruolo in città, prima che si dirigano all’esterno attaccando altre palme.
L’iniziativa è aperta anche ai privati cittadini, alle scuole e a chiunque voglia aderire attraverso la campagna Adotta una Trappola, progetto monitorato dall’Università di Palermo, per sterminare il Punteruolo Rosso e proteggere le palme dall’abbattimento.
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L’invasione del cemento avviene nel silenzio generale. Immaginatevi. Due regioni, come il Lazio e l’Abruzzo, senza più un filo d’erba. Una sola distesa di cemento. E’ quello che è avvenuto in Italia tra il 1990 ed il 2005.
Nessuno, o quasi, è inorridito. Forse perché pochi giornali ne hanno parlato. Sarà un caso che gli ex-palazzinari, oggi immobiliaristi, ne controllano diversi? O forse invece è colpa del nostro senso comune. Senza il mattone il PIL non può aumentare. E se il PIL non cresce noi stiamo male…
Forse è per questo che nel comune di Sanremo solo un consigliere della Lega ha votato contro una modifica del piano regolatore che cancellava il 64% delle frane e le rendeva edificabili.
Riparte Puliamo Roma, l’iniziativa di volontariato promossa da Legambiente Lazio di pulizia della città eterna. Da giovedì a domenica, centinaia di ragazzi ed adulti si impegneranno a raccogliere cartacce, bottiglie e tutto ciò che invade ed imbruttisce le strade, i parchi ed i giardini romani. L’appuntamento capitolino fa parte del progetto internazionale Puliamo il Mondo, la grande “catena umana” ambientale che coinvolge 40 milioni di persone di 120 paesi.
La pulizia della città eterna è effettivamente un grave problema, come ammette lo stesso assessore all’Ambiente De Lillo (”assolutamente deficitaria”). A dirlo sono i cittadini ed il rapporto dell’Agenzia per il controllo del Comune di Roma. L’immondizia è dunque un tema bipartisan e l’amministrazione Alemanno appoggia pienamente l’iniziativa, così come la precedente giunta Veltroni. Inoltre, sul fronte “prevenzione”, il progetto mira a sensibilizzare i cittadini alla cura del territorio e rappresenta l’occasione per incentivare la pratica della raccolta differenziata.
Allora, che aspettate? Tutti in strada armati di ramazza e rastrelli per rendere più vivibile ed accogliente la Capitale! Il materiale per la pulizia viene fornito direttamente dagli organizzatori, grazie anche alla collaborazione dell’AMA. Per partecipare all’evento basta contattare Legambiente Lazio al numero 347 2310122, andare sul sito Legambiente o scrivere una e-mail a legambientelazio@tiscali.it.

Tra le regioni che iniziano ad accusare problemi con lo smaltimento dei rifiuti c’è il Lazio che per risolvere la questione, tra qualche giorno, nella prossima riunione di Giunta regionale, delibererà sulla proposta, già approvata dalla Conferenza permanente della Regione per le autonomie locali, di aumentare il benefit ambientale dall’ 1% al 4% a favore di quei Comuni che accetteranno nel loro territorio il termovalorizzatore.
L’annuncio è stato fatto da Daniele Fichera assessore agli Affari costituzionali, nonché presidente della Conferenza a cui hanno preso parte anche Michele Civita, Assessore all’ambiente alla Provincia di Roma e Fabio De Lillo assessore all’Ambiente al Comune di Roma.
Due margherite gialle e uno slogan semplice: “L’ambiente che fa per te”. Così Ecofest si presenta ai romani e a tutti i cittadini della Lazio. A partire da oggi e fino a domenica 22 il parco di Villa Borghese ospita la festa dell’ambiente della regione Lazio. Ed è proprio una festa perchè non solo ci saranno convegni e spazi espositivi, ma anche tanto divertimento.
Ce n’è per tutti i gusti. Per chi vuole confrontarsi sono previsti una serie di convegni. Tre i temi principali: i consumi sostenibili nella vita quotidiana, il ruolo delle aziende nel settore ambientale, risorse idriche, suolo e biodiversità. Nello spazio espositivo la varietà non manca: sono presenti le associazioni ambientaliste, le istituzioni, le fonti rinnovabili, il settore bio e tanti altri.
Il progetto, “rivoluzionario” era stato presentato pochi giorni prima delle elezioni. Ma deve aver colpito nel segno, visto che con il terzo Governo Berlusconi che si andrà a formare, gli italiani hanno accettato che il nucleare (però di nuova generazione) sia una delle fonti di energia alternativa (al petrolio), ma lontano da casa propria.
Magari in quell’Albania che regala così spesso immigrati clandestini e violenti. La proposta, che tra qualche tempo diverrà realtà, è stata ideata da Giulio Tremonti già ex-ministro alle Finanze nel precedente Governo Berlusconi, con la prospettiva di abbassare così la tassa sull’energia che grava nel paniere della spesa delle famiglie italiane.
D’accordo anche Casini, uscito più che vincitore, da questa tornata elettorale e che si è sempre professato pro-nucleare e anzi disposto a rinnegare il referendum (1987 dopo l’esperienza Cernobil) che abrogava l’installazione di centrali nucleari nel nostro territorio.
In pole-position per accaparrarsi gli appalti milionari colossi come Ansaldo, che pure in tutti questi anni di centrali nucleari all’estero ne ha costruite diverse, la Edison e il colosso Enel.
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Mentre ci raccontate le vostre esperienze in merito al “Conto Energia” fotovoltaico, la Conferenza Unificata Stato Regioni ha approvato il decreto ministeriale che, attuando l’art. 7 del Dlgs 387/2003, riconosce per 25 anni una tariffa incentivante per la generazione di energia elettrica da impianti solari termodinamici, ammettendo in Finanziaria un fondo di 20 milioni di euro.
Il passo successivo è il via libera del Consiglio dei Ministri, che dovranno deliberare per l’obiettivo di potenza nominale di circa 200 MW da installare entro il 2016. Per ora gli accordi sono tra il Ministero dell’Ambiente e le regioni di Puglia, Calabria, Lazio e Sardegna per la costruzione delle prime centrali basate sulla tecnologia del solare termodinamico.
Come conseguenza di qusta approvazione è stato “rispolverato” il “Progetto Archimede” ideato dal premio Nobel Carlo Rubbia, per la costruzione, presso la centrale Enel di Priolo Gargallo in provincia di Siracusa, di un impianto sperimentale, realizzato da Enel ed Enea, che utilizza il solare termodinamico integrandolo con un ciclo combinato di gas.