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Tutti gli articoli con tag mare

Marea nera in Nuova Zelanda, il cargo Rena si spacca in due

pubblicato da Marina

Il cargo Rena si è spaccato in due

La Rena nave portacontainer battente bandiera liberiana, si è spaccata in due lasciando scivolare in mare i 300 container ancora a bordo. Dell’incidente ne scrivevamo a ottobre e da allora il cargo è rimasto nella stessa identica situazione dopo aver sversato in mare, vicino la barriera corallina a Astrolabe Reef al largo della costa di Tauranga , circa 1350 tonnellate di carburante. Il petrolio ha ucciso oltre 2mila uccelli e non è stato reso noto quanto altro carburante sia stivato (qui tutti i numeri del disastro a cura della Marina neozelandese)

Nick Smith ministro dell’Ambiente neozelandese ha definito il disastro serio ma non inaspettato:

Attualmente i rischi per l’ambiente sono una piccola parte di quelle che erano nel mese di ottobre. Probabilmente gli altri sversamenti di carburante saranno nell’ordine delle decine di tonnellate e non delle centinaia di tonnellate perciò confidiamo di non dover chiudere le spiagge.

Quasi un migliaio di volontari da ottobre a oggi si sono impegnati nelle operazioni di pulizia delle spiagge e delle acque (qui le immagini) mentre fino alla rottura del cargo non è stato possibile recuperare tutti i container. A bordo ne sono rimasti oltre 300. Dopo il salto il video delle operazioni di recupero e il video del cargo spaccato in due.

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Fukushima: nuovo sisma. La centrale nucleare sembra salva

pubblicato da Marina

fukushima

Un nuovo forte sisma magnitudo 6.8 ha fatto tremare la terra della prefettura di Fukushima. L’epicentro a 80 Km dalle coste. Il terremoto si è verificato alle 14,36 ora locale (7,36 ora italiana). E’ stato anche lanciato un alert per rischio tsunami da 50 cm poi rientrato. La scossa si è avvertita fino a 250 Km da Tokyo.

Dunque ancora un importante evento dopo quello disastroso dello scorso 11 marzo che ha rischiato di mandare in crisi le operazioni di messa in sicurezza alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Centrale presso cui, lo ricordo, è ancora in corso un incidente nucleare. Secondo la Tepco non è stato registrato nessun ulteriore danno e attraverso il portavoce Ai Tanaka fa sapere che una parte dei tecnici impegnati nella centrale sono stati fatti evacuare durante la scossa.

Via | Le parisienne, Le Monde
Foto | Flickr

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EEA: inquiniamo troppo le acque

pubblicato da Marina

acque troppo inquinate, l'allarme dell'agenzia europea per l'ambiente

L’Agenzia europea per l’ambiente, EEA, lancia l’allarme sull’inquinamento eccessivo di acque potabili e marine attraverso il rapporto Hazardous substances in Europe’s fresh and marine waters. Le sostanze inquinanti e dunque pericolose arrivano nelle acque attraverso diversi percorsi: industria, agricoltura, trasporti, miniere e smaltimento dei rifiuti, così come dalle nostre case. I sedimenti rivelano la presenza di una vasta gamma di prodotti chimici industriali e domestici, metalli, pesticidi e prodotti farmaceutici. Alcune sostanze, per esempio il tributilstagno (TBT), persistono negli ambienti acquatici per molto tempo o si è registrata ancora la presenza di DDT.

Ovviamente queste sostanze possono avere effetti dannosi su flora e fauna. Alcune interagiscono con il sistema endocrino compromettendo la riproduzione di pesci e molluschi, ad esempio. E da li entrano nella catena alimentare. A essere esposti perciò anche gli esseri umani che ingeriscono queste sostanze pericolose attraverso acque potabili, pesce d’acqua dolce e marini e frutti di mare contaminati.

Per alcuni inquinanti, la consapevolezza dei potenziali effetti si è avuta solo di recente e la conoscenza scientifica potrebbe essere ancora incompleta. Questi inquinanti emergenti includono le sostanze nate di recente, come i prodotti farmaceutici e per la cura personale, ma anche i nanomateriali. La politica, in questo caso, con delle leggi che ne limitano la presenza è latitante, poiché mancano conoscenze approfondite. In assenza di misure opportune va considerato che i cambiamenti climatici potrebbero incidere negativamente sulla qualità chimica delle acque nei prossimi decenni. Precipitazioni più intense, per esempio, aumenterebbero il lavaggio di terreni agricoli e urbani, disperdendo nelle acque maggiori sostanze pericolose.

Il rapporto conclude che allo stato attuale per ridurre la presenza di queste sostanze nelle acque va adottata una produzione più sostenibile e una maggiore riduzione di prodotti chimici, da applicare non solo in Europa.

Via | EEA
Foto | Flickr

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Europa: mari e laghi balneabili ma inquinati da virus

pubblicato da Marina

mari  e laghi europei inquinati da virus

Secondo i risultati della ricerca VIROBATHE (”Methods for the concentration and detection of adenoviruses and noroviruses in European bathing waters with reference to the revision of the bathing water directive 76/160/EC [European Commission]”) nel 40% dei 1410 campioni di acque marine e acqua dolce balneabili erano presenti virus. Le acque sono state raccolte sulle coste e zone interne di 9 paesi europei: Germania, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Polonia, Portogallo, Paesi Bassi e Regno Unito. I virus trovati sono adenovirus e norovirus che aumentano di concentrazione dopo intense precipitazioni e ciò:

potrebbe costituire un rischio per la salute.

Infatti nel 25% dei campioni i virus presenti erano potenzialmente infettivi. L’adenovirus causa nei bambini la congiuntiviti, gastroeneterite, infezioni dell’orecchio e respiratorie; il norovirus causa vomito, nausea, gastroenterite.

Ma al momento, tranne che per i batteri enterococco intestinale e Escherichia Coli, non ci sono indicazioni precise per i livelli dei virus nelle acque. Dunque la Direttiva europea per la balneazione raccomanda solo che siano effettuate comunque le analisi.

Spiega Rosina Girones, co-autrice dello studio:

E’ la dimostrazione che disponiamo già di una tecnica affidabile che può essere facilmente standardizzata (PCR quantitativo) per rilevare e quantificare i virus nelle acque balneabili, il che rende possibile stimare la contaminazione fecale e la qualità dell’acqua. Oltre a questo non c’è una correlazione chiara tra i livelli di indicatori batterici citati nel regolamento e la presenza dei virus studiati.

Via | Cordis
Foto | Flickr

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Sorrento, nel video-denuncia del WWF la fogna che sversa a Punta Gradelle

pubblicato da Marina

Ecco in alto il video denuncia del WWF sulla fogna che sversa in mare a Punta Gradelle a Sorrento. Spiega Positano News:

Solerte l’intervento delle forze dell’ordine (Capitanerie di Castellammare e Vico e Carabinieri di Vico Equense) sopraggiunte da terra e da mare, che hanno provveduto a denunciare la GORI, società che gestisce la condotta e tutti gli impianti fognari in penisola. Dopo alcune ore, con l’arrivo dei tecnici della Gori, la cascata è stata finalmente bloccata!!!

Dice Claudio d’Esposito Presidente del WWF Penisola Sorrentina:

Il danno arrecato all’ecosistema e alla salute dei bagnanti è assolutamente enorme. Resta vergognoso che, nonostante il clamore dell’estate trascorsa e lo scandalo di questi giorni sulla vicenda percolato, l’attenzione al problema dell’inquinamento del mare, proprio da parte di chi dovrebbe gestire la depurazione delle acque e tutelare la salute dei bagnanti, appare veramente bassa. Se non ce ne fossimo accorti noi la cascata, visibile solo da mare, avrebbe potuto tranquillamente continuare a sversare liquami sotto costa per giorni e giorni!

Via | Positano News

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Campania, per il percolato in mare i gestori balneari e ambientalisti parte civile

pubblicato da Marina

La cricca dell’emergenza rifiuti ha avvelenato il mare della Campania per 30 anni, sversando nelle acque percolato e fanghi avvelenati. I risultati delle indagini della Procura di Napoli li racconto qui.

Antonio Cecoro presidente Assobalneari a Il Mattino di oggi (pag. 43) spiega che con il WWF, Legambiente, Aisoim, Codacons, Meduce Cirf si costituirà parte civile nel processo contro gli inquinatori della costa campana.

La Procura ha impiegato 1 anno e mezzo a portare avanti le sue indagini e nel frattempo ha commissariato i depuratori: quello di Cuma e quelli dei Regi Lagni che hanno iniziato a funzionare regolarmente. E sorpresa! secondo i dati Arpac pubblicati sul BURC del 10 gennaio 2011, erano almeno 30 anni che il mare campano non era così pulito. Dice Cecoro:

I depuratori non depuravano niente. Era tutta una messa in scena. Chi ha fatto questo, chi risulterà colpevole dall’inchiesta in corso è alla stregua di un autore di un genocidio. Ha ucciso un economia, affamato una regione, ha fatto ammalare di tumore migliaia di persone.

Restano ora da mettere a posto i dispositivi di gestione anaerobioca e scoprire e fermare chi sversa illegalmente nei Regi Lagni nati come canali per le acque piovane e chiare ma divenuti luogo di scarichi abusivi.

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L'Italia rischia sanzioni per la pesca illegale

pubblicato da Barbara Arlati

Pesca illegale

La pesca illegale con le spadare o le ferrettare e l’inefficacia delle sanzioni applicate sono le accuse principali mosse all’Italia dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration). A causa della mancanza di controlli adeguati l’Italia ha subito processi di infrazione e accertamenti che hanno comportato la richiesta di restituzione di oltre 7 milioni di euro nel 2008 da parte dalla Commissione Europea al nostro Paese.

Greenpeace, insieme a Marevivo, WWF, Legambiente e LAV, ha richiesto un incontro urgente con il Ministro Galan per valutare azioni immediate e più severe contro l’illegalità e a sostegno della pesca sostenibile.

Via | Greenpeace
Foto | Flickr

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JellyFish Farm, ipotesi per orti galleggianti e colture idroponiche

pubblicato da Marina

Jellyfish farm colture idroponiche

Ho visto l’installazione della Jellyfish farm un mese fa a Treviso. Dopo molte vicissitudini riesco a pubblicarne le foto. Il progetto, anzi il concept è davvero interessante e funzionante. Almeno nella scala proposta. Dunque si tratta di usare acqua salata per alimentare orti galleggianti. Nel caso dell’installazione c’è insalatina. Tutti i materiali usati sono di riciclo. Il piccolo modello riproduce l’ecosistema e le lampade funzionano al posto del sole. Dunque le installazioni sono immaginabili su distese marine.

Jellyfish farm colture idroponiche
Jellyfish farm colture idroponiche Jellyfish farm colture idroponiche Jellyfish farm colture idroponiche

L’idea è di Cristiana Favretto e Antonio Girardi architetti geniali e visionari di Studiomobile. All’attivo hanno anche il Sea Water Vertical Farm, pensato per Food City, quartiere di Dubai che si autoproduce il cibo. L’idea è stata giudicata dal Times uno dei progetti verdi più influenti.

Dunque, ora Jellyfish farm che:

sfrutta il processo di desalinizzazione dell’acqua marina per la coltivazione di orti galleggianti. L’acqua all’interno della vasca è salata. Due isole galleggianti a forma di medusa e costruite con materiali di riciclo, ospitano due orti idroponici. I tentacoli, in fibra di cotone naturale, assorbono acqua per capillarità fino a portarla al nucleo centrale della medusa. Una volta inumidita la massa in cotone all’interno della cupola in plexiglass, il calore proveniente dalle lampade evapora l’acqua. Il vapore, condensa a contatto con la superficie in plexiglass. L’acqua prodotta alimenta i piccoli orti galleggianti. L’installazione si propone come una sorta di neo-natura, dove oggetti provenienti dal riciclo quotidiano diventano un organismo vivente autonomo. Alla base del tavolo in ferro naturale si trova una piccola cassetta in legno contenente sale. Le persone vengono invitate ad interagire salando ulteriormente l’acqua. La cassetta porta la dicitura impressa: “ 5.5 billion of people will face water shortage by 2025. Unequal distribution of water will lead to conflict. 98% of the world’s water resources is in the oceans.”

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Scontro tra cargo a nord della Francia: 6.000 tonnellate di combustibile potrebbero finire in mare

pubblicato da Peppe Croce

Il mare a nord della Francia è a rischio disastro ecologico: la YM Uranus, una nave cargo lunga circa 120 metri e battente bandiera maltese, si è scontrata con la Hanjin Rizhao, un colosso 25 volte più grande e battente bandiera di Panama. A bordo della Uranus ci sono circa 6.000 tonnellate di pygas, un combustibile altamente inquinante che potrebbe riversarsi in mare.

L’equipaggio della Uranun, 13 persone, è stato tratto in salvo da un elicottero giunto sul punto della collisione che è a circa 100 chilometri dalla costa della regione francese di Finistere. Lo scontro tra la piccola Uranus e la gigantesca Hanjin Rizhao ha danneggiato pesantemente lo scafo della prima che, partita da Porto Marghera, era diretta a Rotterdam, in Olanda (porto dove è stato girato il video che vedete e che raffigura proprio la Uranus).

Le autorità francesi, salvati i tredici marinai, stanno ora lavorando per evitare la fuoriuscita del pygas.

Via | Sky News, Ecquo
Video | YouTube

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Il Census of marine life conferma l'importanza biologica del Mediterraneo

pubblicato da alessandra

In questi giorni il Census of marine life, il comitato scientifico internazionale composto da 2.700 scienziati provenienti da tutto il mondo (Italia compresa) ha reso finalmente noti i risultati della sue enorme ricerca. Dopo 10 anni di lavoro sugli ecosistemi marini per censirne le specie e per comprendere le abitudini e i comportamenti dei suoi abitanti, i 360 ricercatori provenienti da 80 nazioni confermano la presenza di almeno 250.000 specie enumerate in 25 aree oggetto di studio. Ma i numeri, sottolineano, sono solo parziali e circa il 70% della vita del mare potrebbe ancora essere del tutto sconosciuta e nascosta prevalentamente negli abissi …

Gli animali più diffusi sono certamente i crostacei che, da soli, costituiscono 1l 19% delle specie censite, seguiti dai molluschi (17%), i pesci (12%), le alghe e i protozoi ambedue il 10%. Gli “altri vertebrati”, che comprendono i mammiferi marini, le tartarughe e gli uccelli marini sono appena il 2%.

Le aree a più alta densità di biodiversità marina sono, nell’ordine, il Giappone e l’Australia (33.000 le specie censite), la Cina (22.000), il Mediterraneo (con oltre 17.000 specie trovate) e il Golfo del Messico che, a causa della Marea nera, però, potrebbe essere vivere tempi davvero bui… La notizia del Mediterraneo scrigno di biodiversità, invece, conforta e dona un maggiore spessore al Mare Nostrum agli occhi di quanto lo hanno sempre sottovalutato: il 7% delle specie che lo abitano, infatti, sono stanziali e autoctone e solo l’Antartide può battere questo “record”, messo purtroppo a dura prova dal riscaldamento climatico e dalla migrazione nelle nostre acque di specie tropicali e subtropicali. Purtroppo, però, il Mediterraneo è risultato essere anche il bacino più a rischio a causa dell’elevatissimo numero di rotte commerciali . ..

Via | coml.org
Foto | Flickr

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