
In alcune occasioni abbiamo parlato su Ecoblog del mercato europeo delle emissioni; nelle circostanze in cui l’abbiamo fatto sono arrivati quasi unanimi i commenti dei lettori che esprimevano forti dubbi sul meccanismo sia in termini di reale utilità per l’abbattimento delle emissioni sia sul fatto che quest’aggravio di costi avrebbe potuto portare ad una scarsa competitività delle aziende europee nei confronti di quelle extraeuropee.
Il sistema del mercato ETS, per chi non lo sapesse, è stato messo a punto qualche anno fa dall’UE per far fronte alle possibili difficoltà di alcune aziende di ridurre in tempi brevi le loro emissioni, dando a loro, in alternativa (con questo meccanismo quindi), la possibilità di ricorrere all’acquisto di permessi di emissione messi in vendita dalle aziende più virtuose in termini di efficientamento energetico.
Il mercato però sarebbe ora in seria crisi. Fanno infatti sapere gli analisti che la Commissione Europea avrebbe sovrastimato, per il periodo che va dal 2008 al 2012, il numero di permessi di cui avrebbero avuto bisogno i grandi gruppi responsabili della maggior quota di emissione di anidride carbonica, al punto che si sta assistendo oggi ad un crollo sensibile del prezzo dei permessi. Si tratta di un vero flop per il mercato europeo di emissioni: questa situazione di economicità dei certificati ha infatti portato le aziende obbligate a rispettare il tetto delle emissioni a preferire di gran lunga l’acquisto dei certificati anziché quello delle tecnologie per l’abbattimento delle emissioni.
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Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito ad un brusco calo del prezzo del barile di petrolio, passato dai 147 dollari di luglio ai circa 60 attuali. Se da una parte, come è ovvio che sia, a gongolare sono soprattutto gli automobilisti e il comparto produttivo greggio-dipendente, a farne le spese è invece il futuro della diffusione delle energie rinnovabili.
Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda, fatto sta che questo argomento è stato trattato con una certa preoccupazione da Angus Mc Crone, caporedattore di un servizio di informazione londinese che si occupa nel particolare di energie rinnovabili e tecnologie eco-sostenibili. A soffrire questa situazione, puntualizza l’esperto, sarebbe sopratutto il mercato europeo ETS, ovvero la piattaforma che permette lo scambio di quote di CO2.
Il motivo per cui si potrebbe verificare una frenata al passaggio alle rinnovabili è che una quota di CO2 viene attualmente scambiata a soli 19 euro mentre, secondo la maggior parte degli esperti di economia del settore, solo un prezzo minimo di 25 euro potrebbe rivelarsi efficace per il sistema. Infatti dei prezzi troppo bassi stimolerebbero più ad acquistare permessi di emissione che non investire in tecnologie pulite.
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