
E’ tempo che l’Europa riscopra e si prenda cura delle sue foreste boreali, perché i piani annunciati dai governi scandinavi non sono stati in gradi di proteggere tutte le foreste boreali e luoghi di indiscusso valore ambientale sono ancora soggetti a taglio indiscriminato e deforestazione. Di tutte le foreste allo stato naturale della Finlandia, solo il 5,1% gode di una qualche forma di protezione, mentre il Norvegia la percentuale scende al 2%.
In molte delle foreste boreali dei paesi del Nord Europa, gli alberi sono soggetti al tagli a raso, per essere poi ripiantati. In questo modo la biodiversità e gli ecosistemi vengono distrutti e le foreste che ricrescono sono molto più simili a piantagioni che agli antichi boschi distrutti.
Per porre fine a questo fenomeno e sensibilizzare governi ed opinione pubblica è nato il sito NordicForests, per volontà di Taiga Rescue Network, con la partecipazione di Friends of the Earth Norvegia ed altre associazioni. Sul sito è disponibile la mappatura delle foreste boreali del Nord Europa e delle aziende che le controllano per produrre legname: in questo modo i grandi consumatori di legname avranno a disposizione notizie sulla provenienza del legno e sullo stato delle foreste.
Foto | Flickr
Mangereste carne di balena? Se foste norvegese probabilmente sì, e anche con molto gusto. Soprattutto se foste un cittadino delle isole Lofoten, centro dell’industria di carne di balena. In questo articolo di The Guardian vengono riportate le dichiarazioni di diverse persone che in tutta naturalezza spiegano il perché mangiare carne di balena sia così normale.
“E’ una naturale risorsa di cibo come tutte le altre. Le gente (non norvegese) rimane spesso impressionata davanti un piatto di balena ma non davanti a un merluzzo o a un pollo. Dove è la differenza? ” afferma la 44enne Brita Malnes che lavora al porto di Henningsvaer.
Secondo la 81enne Olaug Johanssen “la carne di balena è molto salutare. Mi piace comprarla fresca quando arrivano i pescatori”.
La 26enne Erik Ellingsen, mentre impacchetta fettine di balena, fa invece notare come “i francesi mangiano i serpenti e li considerano una pietanza molto buona. Lo stesso vale per noi norvegesi che mangiamo carne di balena”.
Via | The Guardian
Foto | El senyor dels Bertins
Anche le prigioni diventano eco-sostenibili: in Norvegia, nell’isola di Bastoey, 75 km a sud di Oslo, è stato realizzato il primo eco-carcere al mondo. Utilizza energia fotovoltaica, risparmiando più del 70% rispetto ad una struttura penitenziaria ordinaria; ai detenuti viene insegnato a riciclare e a coltivare i prodotti che consumano.
Le verdure coltivate spesse sovrabbondano le necessità dei 115 detenuti e dei 20 addetti alla sicurezza per questo vengono vendute alle altre strutture. Bastoey è l’ “isola della speranza”: il carcere non ha deturpato il fiordo norvegese che lo ospita visto che non è stato costruito alcun muraglione in cemento e la riserva naturale limitrofa è stata appena lambita dalla costruzione.
Più che un penitenziario sembra un campo estivo, visto che i detenuti non passano il tempo in cella: hanno un raggio d’azione limitato entro cui possono muoversi e lavorare. Per chi sgarra c’è il trasferimento in altre strutture, dove sarà rinchiuso nelle celle. Per questo motivo le infrazioni si contano sulle dita di una mano.
Via | Enn.com
Forse anche agli attivisti della Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) non ne possono più di mangiare solo insalata. E così lanciano il concorso “1 milione di dollari a chi inventa la carne in vitro entro il 2012 e a prezzo competitivo”. Facile no?
L’idea non è nuova: per diversi anni, gli scienziati hanno lavorato per sviluppare tecnologie per la crescita di colture di tessuto da consumare come carne, senza le spese di allevamento, di mangimi e senza le malattie che di solito si possono diffondere negli allevamenti e in merito alla carne in vitro, proprio in questo mese si è tenuto un simposio internazionale in Norvegia.
Continua a leggere: Peta: 1 milione di $ a chi inventa la carne in vitro
Le colture del mondo non potranno sparire mai più e anche la Terra subisse le più inenarrabili catastrofi naturali o l’apocalisse nucleare, i sopravvissuti potranno comunque riprendere l’agricoltura e piantare le coltivazioni essenziali nella loro biodiversità. Oltre 100 milioni di semi provenienti da oltre 220 paesi sono arrivati al caveau blindato scavato nel permafrost delle isole Svalbard che ha aperto i battenti dagli inizi di febbraio. L’iniziativa, sponsorizzata da privati e enti statali di Australia, Germania, Inghilterra, Norvegia e USA ed appoggiata dalla Fao è costata 22 milioni e servirà a proteggere i preziosi semi di tutte le piante del mondo.
Un caveau di tunnel con diversi codici d’accesso scavato a 150 metri sotto il permafrost, a prova di esplosioni, terremoti e attacchi terroristici (al contrario di quello iracheno andato distrutto e quello nelle Filippine distrutto dal tifone) salverà le future colture dal riscaldamento globale permettendone nche il proseguimento degli studi genetici. La gestione è affidata alla Global Crop Diversity Trust, un’organizzazione non-profit internazionale per la varietà globale delle colture.
Il laboratorio è stato costruito in Norvegia perchè in caso di blackout elettrico, i preziosi semi possono sopravvivere grazie alla temperatura di -15° del permafrost: nel caveau infatti gli addetti alla catalogazione lavorano a 0° mentre i semi sono conservati in celle frigorifere intorno ai -18°, consumando molta meno energia elettrica di quanta ne sarebbe necessaria se il laboratorio fosse ad altre latitudini.
Via | Regjeringen.no
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Il difensore civico dei consumatori norvegese (ombudsman) ha vietato di associare gli attributi “verde”, “pulito” e “non dannoso per l’ambiente” (in inglese “environmentally friendly”) alle auto: è pubblicità ingannevole.
Bente Oeverli, funzionario dell’ombudsman norvegese ha dichiarato: “Le auto non possono fare niente di buono per l’ambiente, a parte arrecare un minor danno rispetto ad altre auto.”
Per questo l’ombudsman ha sentenziato che le pubblicità non possono sostenere in alcun caso che un’auto sia semplicemente “verde”. Al massimo si può dire che un veicolo è più pulito di un altro, ma i motivi vanno specificati carte alla mano. Attenzione però: non si tratta di “motivi” generici. Al contrario, sono richiesti dati di impatto ambientale che comprendano tutto il ciclo di vita di un’auto dalla nascita fino allo smaltimento: produzione, emissioni, consumo energetico e riciclaggio.
Insomma, in Norvegia hanno chiaro un concetto ben espresso da quelli di carectomy.com: l’auto più pulita è quella che non guidi.
Se penso che in Italia abbiamo il coraggio di chiamare “verde” la benzina, mi viene da ridere…
Via | Carectomy
Foto | onyrix.com
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Il governo norvegese ha fissato gli obbiettivi climatici nazionali ed essi vanno molto al di là di quelli fissati dal Protocollo di Kyoto. Il primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg, ha commentato la pubblicazione delle linee guida palesando la volontà del Paese baltico di dare l’esempio al mondo intero su come sia possibile confrontarsi positivamente con i cambiamenti climatici.
La Norvegia prevede di finanziare opere al di fuori dei confini nazionali per
L’opposizione e alcune associazioni ambientaliste norvegesi hanno comunque criticato il governo “sono solo vecchie parole infiocchettate”. Greenpeace lamenta il mancato aumento delle tasse su elettricità, gas, petrolio, benzina, diesel, viaggi aerei e prodotti inquinanti. Altre associazioni dicono che le misure concrete sono poche “non basta proibire l’installazione di scaldabagno a gasolio nelle nuove case, a partire dal 2009, per salvare il clima”.
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