
Come volevasi dimostrare: se in Italia con le semine illegali di mais ogm è andata bene e non c’è stata, fino ad ora, contaminazione, in altre parti d’Europa è andata diversamente.
In Svezia, ad esempio, i campi che dovevano ospitare la famosa patata ogm Amflora sono stati contaminati. Ma, cosa assurda e al limite dell’incredibile, da un’altro tipo di patata ogm: la Amadea, che non è nemmeno autorizzata dall’Ue. Entrambe le patate, però, sono prodotte dalla Basf.
Cosa è successo? Come è stato possibile? Semplice, si sono sbagliati come ha spiegato la stessa Basf, convocata d’urgenza dai tecnici degli uffici del Commissario europeo alla Sanità John Dalli:
C’é stato un errore in quanto ai produttori svedesi sono stati inviati i tuberi della patata sbagliata, su cui è in corso una richiesta di autorizzazione ma l’Ue non si è ancora pronunciata
Dunque, a questo punto, le cose sono due: o ci prendono per i fondelli, o non sono tecnicamente in grado di portare avanti una sperimentazione scientifica così delicata.
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Dalla monnezza al cibo, con la collaborazione dell’università di Salerno, della Cia e del Ministero dell’Agricoltura. Risultato: “Riciclelle”, la prima patata italiana di qualità ottenuta utilizzando compost da rifiuti.
Per ora è solo una sperimentazione, effettuata con il compost prodotto dai rifiuti organici di poche pattumiere familiari, ma promette bene e fa il paio con i risultati, altrettanto buoni, ottenuti concimando l’insalata con il compost. Soddisfatta la Cia, che vede nel compost da rifiuti una risorsa molto interessante per l’agricoltura italiana:
Le abbiamo battezzate con il nome di “riciclelle” e sono la dimostrazione che si può fare agricoltura dando un contributo importante all’ambiente e risparmiando. E’ bastato recuperare e “compostare” la parte organica dei rifiuti di poche famiglie, per ottenere fertilizzante utile ad una produzione di patate in grado di soddisfare una porzione delle loro esigenze alimentari. Si tratta così di un processo di riciclaggio completo. Tale processo una volta irreggimentato potrà attenuare anche il problema della spazzatura, divenuto una complicazione annosa e gravosa in molte aree del Paese.
Rifiuti, quindi, che da costo si trasformano in beneficio economico per un settore perennemente alla ricerca di soluzioni che abbattano i costi di produzione. Il compost potrebbe essere una di queste, togliendo dai campi una discreta quantità di fertilizzanti chimici e, contemporaneamente, togliendo dalle discariche una delle parti più delicate da trattare: l’umido.
Credo che pochi sappiano cosa sia la peronospora della patata (Phytophthora infestans). Molti, se non tutti, si ricorderanno della carestia che colpì l’Irlanda e che ne decimò la popolazione. Tale carestia fu proprio causata dalla peronospora che giunse in Irlanda a metà ‘800 e che causò migliaia di vittime. Quasi due secoli dopo si è finalmente giunti ad un metodo per poter combattere efficacemente questo fungo.
Grazie alla collaborazione tra la Wageningen University in Olanda, ai ricercatori inglesi della Sainsbury Laboratory e all’Ohio State University, si è capito qual’è la strategia migliore per aumentare la resistenza delle patate per tutti i diversi ceppi presenti e non di uno o due ceppi, come finora accadeva. Secondo i ricercatori il vecchio metodo, che porta alla moltiplicazione di un singolo gene in grado di resistere a quel determinato ceppo per cui era stato selezionato, oltre ad essere troppo lento è troppo semplice da aggirare per il patogeno.
Il nuovo metodo prevede l’interazione di geni tra il patogeno e la patata. In questo modo sono in grado di evidenziare meglio quali e quanti sono i geni responsabili della “risposta immunitaria” della pianta in modo da rendere maggiormente sicuro il meccanismo di resistenza ed evitare che la peronospora possa aggirare l’ostacolo. Una scoperta davvero importante che potrà essere usata anche per altri patogeni ed altre piante.
Via | Science Centric
Foto | Dr. Hemmert

Biocarburanti e biolubrificanti non bastano? Ecco che alcuni ricercatori universitari inglesi hanno studiato Eco One: una macchina da corsa amica dell’ambiente con pneumatici realizzati a base di patate e pedali dei freni costruiti partendo da gusci di noci.
Per cercare di convincere i più scettici riguardo la sicurezza di questi sistemi, il prototipo è stato spinto fino ai 200 km orari, ed il suo creatore promette di portare la velocità massima a 250. Chissà, magari si potrebbe sfruttare questa tecnologia per usi più “tranquilli”. Maggiori informazioni la prossima settimana, quando Eco One verrà presentata al pubblico al Sexy Green Car Show in Cornovaglia.
Via | Arbroath.blogspot.com
La patata geneticamente modificata che la BASF vorrebbe coltivare in Europa si chiama EH92-527-1.
La patata è stata modificata per farle produrre un amido più adatto a fini industriali. La patata BASF produce più amilopectina del normale. L’amilopectina è uno dei due polisaccaridi che costituiscono l’amido insieme all’amilosio . Nella cultivar proposta è stato “spento” il gene che sovraintende alla formazione dell’amilosio. L’amilopectina si usa nella produzione della carta.
Il comitato dell’Unione Europea è diviso e non riesce ad approvare o a bocciare la richiesta. Fra due settimane la parola passerà ai ministri dell’Agricoltura e anche quel voto appare incerto. Fino al 10 dicembre si possono esprimere commenti sulla patata trans andando sul sito della sicurezza alimentare della comunità Europea (in Inglese).
La patata non dovrebbe finire sulle tavole degli italiani perché destinata a produrre amido, ma gli Amici della Terra sostengono che la BASF abbia già presentato l’apposita richiesta per estenderne l’uso all’alimentazione umana (quella animale mi apre sia già prevista). Per Legambiente questa autorizzazione sarebbe un pericoloso precedente.