Certo, 1.400.000 firme in favore del referendum contro la gestione privata dell’acqua è stata una batosta pure per loro, che il referendum non lo volevano. Ora però gli Ecodem prendono atto che la sensibilità sul tema è forte in Italia e che non si può far finta di non vedere quella montagna di firme.
Ecco, allora, che fanno buon viso a cattivo gioco e, pur apprezzando la partecipazione popolare, tornano a ribadire il no al referendum:
Il numero altissimo di firme raccolto dai referendum sull’acqua è una buona notizia, perché esprime una forte sensibilità verso il più fondamentale dei beni comuni, e Dio solo sa quanto ci sia bisogno di tornare a dare importanza ai beni comuni, dopo anni di ubriacatura neoliberista e privatista. Questo non cancella né i dubbi sull’uso di uno strumento , quello referendario, che ormai da quindici anni si rivela un boomerang per il mancato raggiungimento del quorum
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Che il partito delle doppiette non avrebbe avuto una vittoria piena lo si era intuito già dall’altro ieri quando, durante la discussione alla Camera dei Deputati della legge Comunitaria contenente il famoso articolo 43 (che avrebbe permesso alle Regioni di allungare a piacere il calendario venatorio), si era creata una prima spaccatura nella maggioranza.
Il risultato è stato un “subemendamento”, parola poco gradevole ma in questo caso di discreta importanza: le Regioni potranno prorogare il calendario venatorio, previa acquisizione del parere dell’Ispra, non oltre la prima decade di febbraio.
La proroga, inoltre, non potrà essere generica ma dovrà essere autorizzata per ogni specie per la quale ogni Regione farà richiesta.
Ieri, con 320 voti a favore e 270 contrari, il Governo ha ottenuto la fiducia alla Camera sul decreto Ronchi, già approvato al Senato, e che riferisce – all’articolo 15 - sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali tra i quali la vitale, indispensabile, acqua. Prima, l’Aula aveva bocciato pregiudiziali di costituzionalità dell’opposizione al decreto.
Ma la cosa più inquietante è che la norma “incriminata” è stata inserita all’interno di un decreto legge sugli oblighi comunitari, solo che - di fatto - le intenzioni dell’UE sono state, volutamente, travisate: laddove l’Europa si muoveva verso una pacifica libertà di scelta di gestione da parte delle comunità locali, il nostro esecutivo ha voluto leggervi un invito a privatizzare il servizio idrico.
E’ quanto affermato da Roberto Fazioli, docente di economia all’università di Ferrara, a Viaemilianet.
Immediate, si sono levate le proteste, peraltro già caldamente annunciate nei giorni scorsi. In particolare, svettano dal fronte degli oppositori al decreto il WWF, Federconsumatori e Adusbef - l’AssociazioneDifesa Utenti Srevizi Bancari e Finanziari - i quali sottolineano la necessità di un subitaneo confronto nazionale sul tema attraverso gli Stati Generali dell’acqua, in modo tale da convogliare tutti gli attori interessati alla questione per la ricerca di soluzioni condivise per il governo, la tutela e la gestione idrica. Se il problema non dovesse venire altrimenti risolto dal Parlamento, già tuona da più parti lo spettro della raccolta firme per il necessario referendum abrogativo.
Tra una settimana saremo chiamati alle urne per le elezioni europee. Sappiamo già chi votare? Se, come me, non avete ancora deciso, Greenpeace ci da uno spunto di riflessione presentandoci i risultati di un mini-sondaggio tra 60 eurocandidati a cui ha chiesto se sono a favore del nucleare o meno.
10 esponenti ciascuno per le 6 formazioni politiche principali. Sono stati contattati via email chiedendo “se è favorevole o contrario alla realizzazione in Italia di impianti nuceari EPR e di siti geologici per il deposito delle scorie nucleari”, e a onor del vero, a una assenza di risposta Greenpeace ha attribuito una posizione favorevole.
Vediamo i risultati:
Popolo delle Libertà: 10 candidati favorevoli
Unione di Centro: 10 candidati favorevoli
Italia dei Valori: 10 candidati contrari
Sinistra e Libertà: 10 candidati contrari
Lega Nord: 9 candidati favorevoli, 1 contrario
Partito Democratico: 4 candidati favorevoli, 6 contrari
Per sapere chi sono questi candidati, vi rimando al sito di Greenpeace.
Foto| simplifica
Dura la critica mossa dalla Confederazione Italiana Agricoltori. Le dichiarazioni del presidente, Giuseppe Politi, criticano fortemente le prese di posizione di Ermete Realacci, il Ministro ombra per l’Ambiente del PD secondo il quale l’agricoltura dovrebbe avere come centro lo sviluppo di produzioni locali. Lo stesso messaggio che sta passando attraverso i media per fare fronte al caro spesa assieme alla filiera corta.
Secondo il presidente della CIA questo concetto non è altro che “uno spot pubblicitario, uno slogan di un ambientalismo retrogrado e di vecchio stampo per cercare unicamente consensi”. In realtà secondo il presidente, in questo modo si farebbe sprofondare il Made in Italy e, da un punto di vista tecnico, non sarebbe possibile utilizzare tutti gli alimenti prodotti dal proprio territorio.
Politi riporta degli esempi come il riso piemontese o gli agrumi siciliani, produzioni così elevate in termini quali-quantitativi che non potrebbero essere consumati tutti a livello locale. Diverse persone sostengono che i prodotti a km zero non facciano così bene all’ambiente. Io credo che parte del discorso di Politi sia sensato ed ha ovviamente ragione a difendere gli interessi economici degli agricoltori che rappresenta.
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All’assemblea del Pd svoltasi sabato 16 febbraio, Walter Veltroni ha presentato ai convenuti i suoi “12 punti per l’Italia”, ossatura del programma elettorale del neonato partito. Il primo punto è dedicato alla modernizzazione dell’Italia e si occupa in gran parte dell’ambiente. Cito testualmente dal sito del Partito Democratico:
Noi riformeremo la normativa di valutazione ambientale delle opere, con l’eliminazione dei tre passaggi attuali e la concentrazione in un’unica procedura di autorizzazione, da concludere in tre mesi. La priorità va data agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori indispensabili per liberalizzare e diversificare l’approvvigionamento di metano, ai termovalorizzatori e agli altri impianti per il trattamento dei rifiuti, alla manutenzione ordinaria e straordinaria della rete idrica.
Certo non vi è dovizia di dettagli, ma l’indirizzo sembra chiaro: riformiamo la procedura di VIA e spingiamo per la costruzione di inceneritori e rigassificatori. Non credo sia questo il modo di modernizzare l’Italia.
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