Nella giornata di ieri siamo stati a Corana (PV) all’inaugurazione dello stabilimento di Italiana Pellets. Occasione per vedere da vicino gli impianti e per cercare di capire lo stato dell’arte della produzione di combustibili da biomasse legnose.
La sensazione è in questo caso si sia partiti subito alla grande: l’obiettivo dichiarato è quello di posizionarsi tra i maggiori produttori europei e diventare i numeri uno in Italia. Superficie di otre 40.000 mq ed un produzione a regime di oltre 100.000 tonnellate annue sono i numeri che danno l’idea dell’ordine di grandezza.
Dal punto di vista ambientale, Italiana Pellets cerca di limitare l’impatto dello stabilimento stesso. L’impianto viene alimentato proprio con fornaci a biomassa alle quali si abbina un sistema cogenerativo ENPlus Italia a gas naturale ad alto rendimento. Sono così garantiti 3MW di energia elettrica, 2 MW di energia termica con un “risparmio” di 15.000 tonellate di CO2 all’anno. In sostanza, il calore utilizzato per il ciclo produttivo del pellet, viene utilizzato anche per la produzione di energia elettrica.

Secondo i ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del CNR, grazie al progetto Refolo, la prossima stagione invernale potrebbe essere più calda e a costi contenuti. Come? Producendo bio pellet con gli scarti degli agrumi siciliani.
Spiega Paolo Plescia, lo studioso l’ideatore della produzione di biopellet dagli scarti degli agrumi, come avviene il processo:
Attraverso un sistema di disidratazione spinta gli scarti vengono ridotti in polvere e, attraverso una compattazione a freddo, trasformati in combustibile sotto forma di pillole di 3 centimetri, che possono essere usate nelle stufe e negli impianti. I biopellet ottenuti hanno un potere calorifero dai 16 ai 20 Mega Joule per kg, dunque uguale o superiore a quello del legno, a differenza del quale però non contengono metalli né cloro o solfo e hanno una percentuale di cenere minore. Inoltre, nel caso degli agrumi, mantengono l’aroma di origine.
Il problema è questo: le aziende che lavorano gli agrumi hanno a che fare con una vera e propria montagna di rifiuti, le bucce della frutta da smaltire, il cui costo incide notevolmente sull’intero processo di lavorazione. I rifiuti rientrano nella categoria “speciali ma non pericolosi”, non trovando però posto nel compostaggio per problemi chimici.
Del milione di tonnellate agrumi prodotto ogni anno in Italia ne finiscono in discarica 300mila tonnellate e da qui l’idea dei ricercatori di riusare questi ingenti quantitativi di materiale organico per produrre biopellet. Il processo può essere applicato a molti altri scarti derivati dai processi produttivi dell’industri agroalimentare quali cerali, viti ecc. Il prossimo passaggio ora e traslare il processo su scala industriale attraverso la collaborazione con la Arcobaleno A Srl, azienda siciliana che proporrà sul mercato il bio pellet al profumo di arance siciliane.
UPDATE: 16-04-10
Ho scritto al dott. Plescia in merito alla frase contestata dal lettore edimattioli a proposito dell’impossibilità di usare le bucce degli agrumi nel compostaggio. Ecco la risposta:
Salve,
Anzitutto i biopellet di cui si parla sono materiali combustibili per stufe domestiche assolutamente simili ai pellet convenzionali.
I composti chimici di cui si parla nel comunicato, in merito al mancato compostaggio, sono essenzialmente pectine e alcoli, che non sono molto compatibili con i batteri che lavorano in un impianto di compostaggio. Non ci sono metalli o diossine o altro, se è questo che preoccupa. Il biopellet è un prodotto nuovo, molto meno tossico dei pellet di legno che si porta dietro i metalli pesanti presenti spesso nelle terre di origine, in particolare se derivano da colture nei Paesi dell’Est Europa, insieme a vari radioisotopi
Via | Almanacco della Scienza
Foto | Flickr
In Austria l’industria del legno come tanti altri settori risente la crisi. Il calo delle vendite è pari al 40% e questo non può non avere conseguenze. Oltre chiaramente al lato occupazionale esistono problemi per tutta la filiera, compreso il settore dei pellettati per le stufe domestiche.
Il problema nasce dal fatto che la segatura che viene normalmente impiegata per il suddetto combustibile risulta essere una materia prima anche per altri prodotti il che sta spingendo al rialzo il prezzo. Visto l’andamento, risulta conveniente utilizzare polpa di legno e trucioli, dei materiali più costosi.
Tutto ciò non fa altro che incrementare il costo dei pellet che non sembra intenzionato a fermare la sua corsa. Personalmente non conosco il mercato dei pellet nè quello austriaco nè quello italiano, ma forse chi lo segue potrebbe cominciare a fare delle piccole scorte per l’inverno poichè di certo, la situazione non potrà che peggiorare.
Via | ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero
Foto | Flickr
Grazie ad un commento al mio post Batteri per riciclare la plastica, ho scoperto che anche le plastiche comuni, ovvero quelle fatte a partire dal petrolio, possono diventare biodegradabili.
Tutto parte da una tecnologia, ideata dalla Microtech Research, Inc., che consiste nella creazione di un pellet con una formula molto precisa, risultante dalla combinazione di materiali chimici organici ed inorganici. In un secondo tempo questo pellet, miscelato con ogni tipo di resina di polietilene o polipropilene, genererà plastiche biodegradabili.
La biodegradazione avviene attraverso percorsi aerobici o anaerobici, ovvero in presenza o in assenza di ossigeno, e genera in particolare metano, anidride carbonica ed acqua - processi da tenere sotto controllo perché i gas prodotti alterano il clima. Con questo metodo si possono produrre plastiche per buste, film agricoli, lavorazioni a rete, pannolini e tanti altri prodotti.
Via ⎥ Italcom Biodegradabile
Foto ⎥Via Flickr
Comincerà in Trentino un progetto pilota volto ad abbattere il particolato prodotto dagli impianti a biomassa che, in questa regione, sono dell’ordine di 70-80.000 unità. L’elettrofiltro Zumikron consentirà di ridurre fino al 60-90% le emissioni di particelle e polveri prodotte dalla stufa, per arrivare ad abbattimenti del 10-12% di tutto il particolato prodotto dal riscaldamento civile. In Svizzera lo strumento è già in uso da qualche tempo e l’università di Trento ne ha confermato l’efficacia.
Il filtro, già presentato al Premio all’innovazione amica dell’ambiente nel 2007, si accende da solo quando il calore dei fumi supera una certa soglia consentendo quindi un’elevata efficienza a fronte di consumi energetici tutto sommato accettabili. Veniamo ai prezzi, infatti il filtro ha un costo che si aggira intorno ai 1.100 euro con spese di montaggio variabili tra le 300 e gli 800 euro, in più ci sarà da considerare il costo di manutenzione e pulizia del filtro.
Via | CNER
Foto | booleansplit
Alla fiera sugli stili di vita sostenibili Terra Futura ci sono stand di stufe a pellet dove, come in tutte le fiere che si rispettino, ci sono venditori che offrono la lor merce ai visitatori a prezzi scontati. Quello della foto è il pellet di Toscoaragonesa, 40% faggio, 30% abete e 30% pino.
Se siete a Firenze potete anche approfittare dei pacchetti omaggio della 220, che regala pellet allo stesso modo in cui regala lampadine a basso consumo e miscelatori per ridurre il flusso d’acqua nei rubinetti. Quello della 220 è Bìrolo, 100% da trucioli di abete rosso austriaco, certificati: Önorm, Din e Uni.
Chi vende pellet misto sostiene che il pellet di sola conifera non abbia il giusto grado di aggregazione e che, messo nella stufa, “sfarini”.
Tra i prodotti monitorati dall’Istituto Italiano di Statistica per tenere sotto osservazione l’andamento del costo della vita, da quest’anno ci sono anche i combustibili solidi ovvero pellet e carbone. Il carbone, a dire il vero, mi pare assai ottocentesco in rapporto al riscaldamento domestico, ma visto quanto piaceva a Bersani e quanto si scava al mondo per estrarre carbone da bruciare, pare proprio che sarà uno dei combustibili del futuro.
La motivazione ufficiale dell’ingresso del pellet e’ che “il prodotto risulta sempre più presente nei consumi delle famiglie” che, come ben sappiamo su ecoblog, in numeri sempre maggiori cercano alternative economiche per riscaldarsi. L’Istat ha deciso di diminuire del 4,2% il peso dei consumi degli italiani per “abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili”, per lasciare spazio ad altre spese come istruzione (+9,5%) e generi alimentari (+3%).
Tra le new entry di nostro interesse ci sono anche i prodotti agricoli di coltivazione locale, sia per le attenzioni degli acquirenti ai cibi a km zero, sia per la sempre maggior popolarità dei prodotti tipici.
Via | Istat
Foto | pierre lascott
A Verona Fiere dal 24 al 27 gennaio torna la fiera Progetto Fuoco 2008.
Protagonisti della fiera saranno nuovamente i pellet, argomento di cui Ecoblog si è occupato diverse volte e sul quale uno dei nostri post si è trasformato in un vero e proprio forum sui pellets.
Rispetto all’anno scorso la fiera avrà il 40% di spazio espositivo in più (già era enorme…). Quello che posso anticipare dandolo per certo è che il grande interesse che suscitano le biomasse come fonte di riscaldamento dipende da molti fattori, ma che purtroppo quello ecologico è decisamente in secondo piano.