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Tutti gli articoli con tag petrolio off shore

7 maggio 2011: decine di associazioni ed enti pubblici contro il petrolio off shore

pubblicato da Peppe Croce

7 maggio 2011: decine di associazioni ed enti pubblici contro il petrolio off shoreUn numero incredibile di associazioni (ambientaliste e non) e di enti pubblici italiani si sono dati appuntamento per sabato 7 maggio a Termoli, in provincia di Campobasso, per dire no al petrolio e al gas off shore.

L’ultimo di una lunga serie di motivi che ha spinto gli organizzatori a ritrovarsi a Termoli è stata l’autorizzazione concessa dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a cercare petrolio e gas off shore a due passi dalle isole Tremiti, nel basso Adriatico.

Le ricerche di idrocarburi, in una prima fase, consistono nell’utilizzo dell’”airgun”: un cannone che spara aria compressa verso il fondo del mare, cattura l’eco (un po’ come fanno i delfini o le balene), e ipotizza la presenza di petrolio o gas nel sottosuolo. Poi si passa a trivellare dove è probabile che ci sia l’oro nero.

L’airgun è una tecnica estremamente controversa: gli stessi petrolieri ammettono che ha un impatto negativo sulla pesca perché spaventa i pesci mentre non è chiaro se sia da annoverare tra le cause degli spiaggiamenti dei cetacei.

Dopo il salto la lunghissima lista di associazioni ed enti pubblici che partecipano alla manifestazione contro il petrolio off shore del 7 maggio.

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Petrolio off shore, un nuovo permesso nel Canale di Sicilia

pubblicato da Peppe Croce

Petrolio off shore, un nuovo permesso nel Canale di Sicilia

Nei giorni scorsi la Transunion Petroleum ha comunicato ai comuni delle province di Ragusa e Siracusa che a fine aprile torneranno in azione le trivelle: la società petrolifera sta posizionando la propria flotta nel permesso di ricerca 359 C.R. - T.U. che si estende, in linea d’aria, su tutta la provincia ragusana e sfiora quella limitrofa.

Siamo a circa trenta Km dalla costa e quindi il famoso decreto bluff del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo non basta a bloccare le trivellazioni. Come già ammesso da un’altra compagnia molto esperta di Canale di Sicilia e petrolio off shore, la Northern Petroleum, il decreto non serve proprio a niente.

In rivolta i sindaci dei comuni, specialmente quelli ragusani, che guardano allo specchio di mare interessato dalle trivellazioni. Sono proprio quei comuni che non furono invitati dalla Regione Sicilia per parlare di trivellazioni petrolifere in mare, qualche mese fa. Chi sa se adesso Raffaele Lombardo scoprirà che c’è petrolio in fondo al mare davanti la regione che governa…

Via | Corriere di Ragusa
Foto | Unmig

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Petrolio off shore in Sicilia: cambia l'assessore ma non cambia l'inganno

pubblicato da Peppe Croce

Petrolio off shore in Sicilia: cambia l'assessore ma non cambia l'inganno

Non c’è niente da fare: la Regione Sicilia continua a cavalcare il panico da marea nera per sfruttarlo a scopi di propaganda politica. Ai primi di agosto dello scorso anno l’allora assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro convocò alcuni sindaci (ma non tutti, e sarebbe interessante capire il criterio di selezione) della costa meridionale siciliana per intraprendere una grande azione contro il petrolio off shore.

Oggi, invece, tocca a Gianmaria Sparma. Ennesimo assessore al Territorio e Ambiente (dovrebbero essere quattro in due anni, se la memoria non inganna) della Regione, Sparma ha ereditato la patata bollente. Una patata scoperta, ovviamente, con l’America visto che prima del disastro della Deepwater Horizon in Sicilia bucare terra e mare in cerca di petrolio e gas naturale era un affare quotidiano.

Sparma, forse dimenticando che il suo presidente è contrario alle trivellazioni in mare solo perché rendono poco, ha preso in mano la questione e ne ha parlato con il prefetto di Trapani. Le trivellazioni che fanno più paura, e più audience, sono quelle al largo delle isole Egadi: ve lo immaginate un trivellone al largo di Favignana, Levanzo e Marettimo? Ecco cosa ha diffuso l’ufficio stampa della Regione dopo l’incontro:

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Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare. Shell compra Bp?

pubblicato da Peppe Croce

Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare. Shell compra BpTredici compagnie petrolifere, grandi e piccole, potranno a breve tornare a trivellare il fondo del Golfo del Messico e altre specchi di mare ad alta profondità per estrarre petrolio off shore e gas naturale.

Il Dipartimento degli Interni statunitense, infatti, ha deciso un allentamento delle restrizioni imposte all’indomani del disastro petrolifero della Deepwater Horizon. Ma, dicono gli americani, le compagnie dovranno comunque garantire standard di sicurezza elevati.

Nel frattempo qualcosa si muove sul fronte societario, lato big business: voci di corridoio parlano di un serio interessamento da parte di Shell nei confronti di Bp che, in seguito all’oil spill, è ormai in serissime difficoltà economiche. E la borsa si impenna…

Via | ENN
Foto | Flickr

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Shell e Northern Petroleum continueranno le trivellazioni nel Canale di Sicilia

pubblicato da Peppe Croce

Shell e Northern Petroleum continueranno le trivellazioni nel Canale di SiciliaChe il decreto che vieta le trivellazioni off shore entro le 12 miglia nautiche dalle aree marine protette (e cinque miglia dalle coste non protette) del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non sarebbe servito quasi a nulla, lo avevamo già previsto. Oggi arriva la conferma.

Northern Petroleum, che da mesi scandaglia il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale, ha rilasciato un comunicato nel quale afferma chiaramente che le norme volute dalla Prestigiacomo non cambiano di una virgola le attività dell’azienda. Il grosso delle quali, ovviamente, è oltre quelle cinque-dodici miglia vietate:

As previously reported, the legislation banning most of the drilling within up to 12 nautical miles off the coast, and not deepwater drilling as has been incorrectly reported elsewhere, has had only a small effect on the Company’s assets. Most of Northern’s permits and applications are in deeper water and further offshore

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Bp non torna indietro sulla Libia. Ma cambia marca di trivelle...

pubblicato da Peppe Croce

Bp non torna indietro sulla Libia. Ma cambia marca di trivelleLe trivellazioni di Bp nel Golfo della Sirte, in Libia, che tanto avevano fatto arrabbiare il nostro ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si faranno. Ma un po’ più tardi e con altre attrezzature.

Le trivellazioni in questione, cinque pozzi off shore al centro del Mar Mediterraneo ad una profondità addirittura superiore a quella dell’ormai defunto pozzo Macondo, dovevano iniziare il mese prossimo. Bp, però, ha annunciato che ci sarà un ritardo.

E ha anche specificato che è un ritardo per questioni tecniche, di attrezzatura. Inizialmente, infatti, Bp si voleva affidare alle trivelle di Noble Corporation, ma poi ha preferito rivolgersi a Pride International.

Il dubbio di tutti, ovviamente, è se questo cambio di fornitore abbia a che fare (o possa influenzare) con la sicurezza delle operazioni, visto che non è passato neanche un anno dal disastro della Deepwater Horizon, con conseguente marea nera.

Bp, giusto per evitare che qualcuno pensi male, rifiuta di rispondere a qualsiasi domanda in merito…

Via | RigZone
Foto | Flickr

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Il Ministero dello Sviluppo economico boccia le trivellazioni nel Canale di Sicilia

pubblicato da Peppe Croce

Il Ministero dello Sviluppo economico boccia le trivellazioni nel Canale di SiciliaIl Ministero per lo Sviluppo Economico dice il primo no alle trivellazioni off shore di petrolio e gas. Si tratta di una istanza presentata dalla società Petroceltic, che avrebbe voluto trivellare il fondo del Canale di Sicilia.

Tra le motivazioni del rigetto, il Ministero ha preso in considerazione una nota diffusa dalla Regione Sicilia alcuni mesi fa, in seguito ad alcuni incontri con un ristretto numero di sindaci della costa sud dell’isola, nella quale si esprimeva la netta contrarietà al rilascio di nuove autorizzazioni per le piattaforme petrolifere.

Ha preso la palla al balzo e festeggia il neo assessore regionale siciliano al Territorio e ambiente Gianmaria Sparma che parla di un successo della Regione:

Il rigetto dell’istanza da parte del ministero ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione Siciliana, è la conferma che il governo regionale aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore approvando una delibera, nello scorso mese di luglio, che esprimeva una chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano

E’ utile ricordare che dalle trivellazioni off shore la Regione Sicilia non prende neanche un centesimo di royalties mentre qualcosa guadagna da quelle su terra ferma, che non disdegna. Qualche tempo fa il governatore Raffaele Lombardo arrivò a dire che era contrario alle trivellazioni in mare perché sono “pagate due lire”.

Petroceltic, per chi non lo ricorda, è la stessa azienda che ha proposto anche di trivellare il fondale di fronte le isole Tremiti in Puglia.

Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

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Report, inchiesta "Il mare nero": per Legapesca è un "elegante e raffinato raggiro"

pubblicato da Peppe Croce

Come era facile pronosticare, arrivano le prime critiche all’inchiesta “Il mare nero” andata in onda nell’ultima puntata di Report, su Rai Tre. A lamentarsi è Lega Pesca, Associazione nazionale delle cooperative della pesca. Secondo l’associazione Report avrebbe raccontato in modo parziale la vicenda, non coinvolgendo nel racconto la stessa associazione:

Se, accanto alle voci dell’industria energetica, dei ricercatori e degli ambientalisti, si fosse deciso di sentire anche i rappresentanti del mondo della pesca, si sarebbe potuto scoprire che nel 1993 Lega Pesca, attraverso la propria struttura di ricerca Mediterraneo, ha finanziato e condotto uno studio per la mappatura della presenza di greggio sui fondali.

Secondo Lega Pesca, inoltre, il ruolo dei pescatori sarebbe travisato nell’inchiesta: da vittime a quasi carnefici. Come afferma Ettore Ianì, presidente di Lega Pesca:

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Report, inchiesta "Il mare nero": il petrolio è per sempre...

pubblicato da Peppe Croce

Sono veramente molti gli spunti e i passaggi che fanno riflettere nell’inchiesta “Il mare nero” andata in onda ieri sera all’interno di Report su Rai tre (se ve la siete persa, potete rivederla a questo indirizzo): dalla superficialità delle istituzioni preposte a concedere o negare le autorizzazioni a ricercare petrolio in mare all’ipotesi, agghiacciante, che a causare i sempre più frequenti spiaggiamenti di cetacei sulle coste di mezzo mondo sia la sismica tridimensionale necessaria a scovare petrolio e gas sotto il fondo del mare.

Una questione, però, è forse più importante delle altre: la persistenza dei danni in caso di disastro petrolifero. Partendo dal disastro della petroliera Haven, affondata al largo di Savona nel 1991 con circa 140.000 tonnellate di petrolio nella stiva, Report ha mostrato che dopo vent’anni i pescatori ancora trovano petrolio sul fondale. E anche parecchio.

E tutti lo sanno: i pescatori stessi, ovviamente, la politica e le autorità, in secondo luogo anche se fanno finta di niente. E, allora, viene da chiedersi: a parte i danni che il petrolio off shore può sempre causare (e la storia lo dimostra, dalla Exxon Valdez alla Deepwater Horizon) chi ci garantisce che qualcuno si prenda cura di rimediare al disastro?

Video | YouTube

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Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera

pubblicato da Peppe Croce

Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera

Dopo avervi fatto vedere alcune delle piattaforme petrolifere più grandi del mondo e dopo aver visto come il Corriere della Sera descrive con un video la vista quotidiana sulla piattaforma Vega Alfa, ecco una nuova gallery su come si vive e si lavora su un altro gigante del mare.

Si tratta di una piattaforma al largo dell’isola russa di Sakhalin. A vedere le foto si direbbe che chi lavora su questa piattaforma è decisamente più fortunato dei colleghi italiani: sulla Vega Alfa, se foto e video non ingannano, gli spazi sono molto più stretti e il comfort abbastanza inferiore.

Vivere e lavorare su una piattaforma petrolifera
Vivere e lavorare su una piattaforma petroliferaVivere e lavorare su una piattaforma petroliferaVivere e lavorare su una piattaforma petrolifera

In ogni caso, se volete visitare una piattaforma petrolifera ma non ve lo permettono, accontentatevi di queste foto.

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