
Il prezzo del petrolio è alle stelle a causa della crisi politica in Libia e la situazione potrebbe peggiorare di molto di qui ad un mese. Lo si deduce leggendo le affermazioni di David Fyfe, capo della divisione industria e mercato petrolifero dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Fyfe ha cercato di rassicurare i mercati affermando che non ci saranno problemi a breve termine per le raffinerie europee. Per “breve termine”, però, Fyfe intende un arco temporale di appena un mese:
A nostro avviso nel breve termine i raffinatori non hanno grossi problemi, la maggior parte di loro è in grado di far fronte ai propri impegni per il prossimo mese
E come al solito il bicchiere o è mezzo pieno o è mezzo vuoto, ma sempre mezzo è: cosa succederà tra un mese, se la crisi libica non troverà una soluzione prima?
Ci risiamo: arrivano le feste e il prezzo della benzina torna a salire. Oggi, con un barile a 90 dollari, la benzina alla pompa supera 1,45 euro al litro. Non era così cara da settembre 2008.
Con una piccola differenza: nel settembre 2008 il barile superava i 105 dollari, ben 15 in più di oggi, ed era in pieno rally lanciato verso quota 150 dollari. Anche oggi il petrolio è in salita, ma ciò non basta a giustificare un prezzo identico a due anni fa.
Tutto questo in un paese, l’Italia, che è schiavo del petrolio e non ha incentivi statali per le auto a basso consumo, come le ibride, o per le auto elettriche, che di petrolio non ne consumano proprio. E, ciliegina sulla torta, ha uno dei trasporti pubblici peggiori dell’Unione Europea.
Sul perché il prezzo del petrolio e quello della benzina non vadano quasi mai di pari passo ci sono mille teorie, tutte in parte ma non completamente giuste. Facendo la somma dei vari fattori, però, il risultato è sempre quello: il nostro paese è troppo in ritardo e troppo legato al petrolio.
Via | Italia-News
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Durante il convegno su Risorse naturali, occupazione e comunità locali, tenutosi a Frascati, si sono discusse proposte e linee d’azione per fronteggiare e superare la crisi in Italia sia dal punto di vista delle risorse che dell’occupazione. E’ intervenuto il presidente di Assomineraria, Claudio Descalzi, che ha parlato di riserve residue che potrebbero diventare significative per creare nuove opportunità in Italia:
“(…) Si tratta di 200 miliardi di metri cubi di gas, pari al 25% delle riserve già scoperte, e 1 miliardo di barili di olio, pari al 55% delle riserve già scoperte. Si tratta di un potenziale che se dovesse rimanere inespresso costituirebbe uno spreco per il Paese in termini di bolletta energetica, di attrazione di investimenti, di indotto e di fiscalità perché, nell’arco di 25 anni, il risparmio della bolletta energetica potrebbe essere quantificato in circa 100 miliardi di euro, agli attuali livelli di prezzo del petrolio”.
Inoltre, il settore dà complessivamente lavoro a circa 65.000 persone, ma si scontra con i costi ed i tempi della burocrazia italiana che rendono difficile lo sblocco di nuovi progetti, che offrirebbero opportunità occupazionali a più persone.
Basterà l’espressione del potenziale dei giacimenti di gas a salvare l’Italia dalla crisi creando nuovi posti di lavoro e facendo sì risparmiare sui costi della bolletta energetica, come è successo in Basilicata, senza però preoccuparsi dell’impatto di pozzi, di piattaforme, di impianti e di centrali sul territorio e sull’ambiente?
via | e-gazzette
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Sir Richard Branson è uno che di affari, politica e petrolio se ne intende davvero: è il fondatore della Virgin e gestisce tra le altre cose anche compagnie ferroviarie, aeree e i voli spaziali per turisti super ricchi. Dunque, dall’alto del suo osservatorio, ha affermato un paio di giorni fa che entro cinque anni assisteremo alla crisi del petrolio. Ha detto Sir Branson:
Nei prossimi cinque anni affronteremo una nuova crisi, quella del petrolio. Questa volta, abbiamo la possibilità di prepararci.
Le preoccupazioni di Sir Branson sono supportate da un dossier preparato da Chris Skrebowski, un consulente petrolifero indipendente che ha dichiarato che la recessione sarà evitata solo se si controllerà la crisi:
La domanda di petrolio aumenterà già nel 2012-13 a quel punto si darà fondo alle scorte e entro il 2014-15 si rischia il picco del petrolio e si potrebbe mettere a repentaglio la crescita economica, causando perturbazioni sui mercati economici.
Continua a leggere: Sir Branson (Virgin):"Tra cinque anni la crisi del petrolio"
Crude è la storia di una comunità di 30.000 indigeni della giungla amazzonica dell’Ecuador che accusa la Chevron, un’azienda della Texaco di crimini contro la propria terra, la propria libertà e la propria vita. La pellicola racconta attentamente il caso che è stato definito la Chernobyl dell’Amazzonia, con beneplacito di governi e amministrazioni.
La Chevron ha contaminato per trent’anni la terra, l’aria, l’acqua e i campi dell’Ecuador, in un’area che è oggi chiamata la Zona Morta. Come morti per cancro, leucemia, gravi malformazioni sono quasi tutti i parenti degli indigeni rimasti a raccontare.
Il film è stato girato in 3 anni, anni che hanno richiesto il sacrificio del regista Joe Berlinger e del suo staff, impegnati a lavorare in un territorio contaminato da fumi tossici e a rischio sicurezza perchè al confine con la Colombia. Ma quella degli indigeni e della Chevron è una storia che andava raccontata, e ora spetta a voi condividere e far conoscere qual è il vero prezzo del petrolio, purtroppo contato in vite umane.

Guido Viale, economista, 66 anni autore di “Prove di un mondo diverso” (Nda Press) spiega dalle pagine di Vanity Fair (nr. 32) perché il nucleare è antieconomico e elenca le ragioni:
I costi di realizzazione (oggi 4,5 milioni di euro a centrale); il costo e la disponibilità dell’uranio che nell’arco di 50 anni sarà esaurito; le prevdibili, fortissime opposizioni che arriveranno da amministrazioni e popolazioni locali, un fattore di ritardo e lievitazione dei costi. L’unica centrale in costruzione in Europa è in Finlandia, qui il ritardo ha già fatto crescere i costi del 50%.
Le alternative
Puntare sulle energie rinnovabili: il sole, l’eolico e le biomasse. Ma anche la geotermia: se si riuscisse ad andare a 2000 metri sottoterra, in 10-15 anni potrebbe diventare la principale fonte di energia. Poi c’è l’energia idraulica, con mini impianti che sfruttano tutte le cadute d’acqua, comprese fogne e scarichi per alimentare le turbine. Alla base di tutto però ci dovrebbe essere un uso più razionale dell’energia: se in Italia usassimo solo i led invece delle lampadine, risparmieremmo da 2 a 3 centrali nucleari. Per non parlare dei risparmi possibili cambiando il sistema dei trasporti. Ma qui ci penserà il prezzo del petrolio a farci cambiare idea.
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Giancarlo, qualche post più sotto vi parla della proposta fatta da Scaroni, a margine del G8 Energia che si è concluso ieri a Roma, che in sostanza chiede: “più petrolio per tutti” a prezzi calmierati.
Secondo Jean Louis Borloo, Ministro francese per l’ambiente e l’ecologia, la vera risorsa energetica per il futuro non è il petrolio bensì l’efficienza energetica e ha sottolineato come per la prima volta a questo G8 Energia non si sia parlato solo del suo costo ma anche di cambiamenti climatici e di ottimizzazione di consumi e risorse.
Ha detto Borloo:
Il 52% della risposta ai gas a effetto serra dipende dall’efficienza energetica. E’ la prima energia al mondo.