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Tutti gli articoli con tag rinnovabili

Addio al petrolio "facile". Il prezzo del barile è destinato a restare alto

pubblicato da SerenaVariabile


Crisi economica, tensioni geopolitiche nel Golfo Persico, primavera araba, continue esplosioni di violenza in Nigeria. Ma sono tutte qua le ragioni del continuo aumento del prezzo del petrolio? In un articolo comparso su European Energy Review, Michael Klare – docente presso lo Hampshire College – diagnostica una tendenza di cambiamento radicale nell’industrial petrolifera, con radici ben più profonde e irreversibili delle contingenze attuali. E pronostica che il costo del barile non tornerà a scendere in maniera significativa in futuro.

Secondo Klare, possiamo dire addio al cosiddetto petrolio ‘facile’, quello a cui era possibile attingere da riserve relativamente accessibili, con l’impiego di tecnologie poco dispendiose in termini economici e ambientali. Quella che si apre è l’epoca del petrolio ‘difficile’, perché situato a grandi profondità marine, intrappolato in rocce durissime, mescolato a conformazioni sabbiose o celato a latitudini artiche.
In altre parole, hanno ragione coloro che sottolineano come il nostro pianeta disponga ancora di vaste riserve petrolifere, molte probabilmente ancora da scoprire. Sempre più, si tratterà però di riserve non convenzionali, difficili da estrarre e raffinare.

Si stima, ad esempio, che il 13% del petrolio potenzialmente disponibile a livello globale si trovi nella zona nord del Circolo Polare Artico, dove le spese di estrazione e i rischi di disastro ambientale assumono dimensioni non trascurabili. 1,7 trilioni di barili di petrolio sono, invece, disponibili sotto forma di sabbie bituminose in Canada: tirarli fuori è possibile, ma a patto di sviluppare tecnologie avanzatissime e chiudere un occhio sulle conseguenze ambientali.

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Breve guida ai materiali per l'isolamento termico per la casa

pubblicato da Olivia

Struttura

Se dal punto di vista costruttivo l’architettura moderna ha prodotto degli edifici energivori, non è detto che con qualche accorgimento non possiamo migliorare questo aspetto. Le perdite ingenti di calore nei nostri edifici, infatti, rappresentano un ulteriore peso significativo sulle spese che sosteniamo per il nostro comfort e benessere, al quale è difficile rinunciare, visto che la nostra casa è il luogo ove trascorriamo più tempo.

Parliamo di energie rinnovabili, di fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, pannelli solari per la produzione di acqua calda, sistemi di risparmio energetico, ma si trascura allo stesso tempo una tecnologia semplice ed economica che è il punto di partenza per far funzionare al meglio quelle che precedono.

Il suo costo, in fase di costruzione di un nuovo edificio incide davvero poco (5/10%), mentre è più significativo in un secondo momento per migliorare un edificio già esistente: questo costo comunque viene recuperato a pochi anni a seguito della riduzione dei consumi termici.

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Svezia, il quartiere ecologico di Hammerby Sjöstad

pubblicato da Olivia

Il quartiere di Hammarby Sjöstad

Hammarby Sjöstad, quartiere sostenibile di Stoccolma, è un progetto eco-friendly, che, una volta completato nel 2015, conterà 11.000 unità residenziali per più di 30.000 persone: l’obiettivo della sua pianificazione è stato quello di creare un ambiente basato sull’uso delle risorse ecosostenibili e rinnovabili, ove il consumo di energia e la produzione di rifiuti sono minimizzati ed il risparmio delle risorse, il riuso e il riciclo massimizzati. Hammarby Sjöstad, letteralmente significa “città sull’acqua” e fa di questo elemento anche la sua principale risorsa energetica. Il calore delle acque reflue trattate è utilizzato per il riscaldamento di acqua nel sistema di teleriscaldamento, il prodotto dello scarto serve invece per il sistema di raffreddamento. La vecchia area industriale su cui nasce è stata prima di tutto interamente bonificata, eliminando 130 tonnellate di olio e grassi e 180 tonnellate di metalli pesanti.

Per l’intero progetto del quartiere, che si sviluppa sulle sponde di un bel lago,sono stati imposti rigidi requisiti ambientali sugli edifici, sui sistemi tecnologici e sul sistema del traffico e chiunque vi vive fa parte di un ciclo ecologico.

Il forte investimento nel verde pubblico poi ha fatto si che parchi e giardini fossero uniti alla riserva di Nacka e alla foresta di Arsta, penetrando poi nel quartiere in forma di lunghi e verdi corridoi. Il disegno architettonico del quartiere è moderno e si focalizza su materiali salutari per l’uomo e sostenibili ambientalmente come vetro, legno, acciaio e pietra e prodotti ecocertificati, evitando i materiali contenenti sostanze tossiche.

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Abu Dhabi, la green economy al World future energy summit 2011

pubblicato da Marina Perotta

world energy summit

A Abu Dhabi si chiude oggi il World future energy summit 2011, giunto alla quarta edizione. L’evento patrocinato da Sua Altezza Reale Sheikh Mohamed Bin Zayed Al Nahyan si svolge nel cuore dei paese del petrolio e è sponsorizzato dai colossi degli idrocarburi e del nucleare, ma promuove le energie rinnovabili. Com’è possibile? Lo è perché gli arabi che sono molto saggi e lungimiranti sanno che se vogliono mantenere i loro standard di super benessere anche negli anni a venire dovranno trovare consistenti fonti di energia. E il buon Dio sembra essere davvero stato molto generoso: prima il petrolio e ora il sole e il vento.

In fondo il grosso esperimento di Masdar City, la città sostenibile a impatto zero vuole essere la prova sul campo per capire come funzionano le rinnovabili, i criteri e gli standard da adottare senza usufruire né di petrolio né di nucleare.

Da queste parti dunque si parla di soldi e di affari puntando sulla green economy.

Foto | World future energy summit

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Alla Banca Mondiale non piace l'energia nucleare

pubblicato da Marina Perotta

Energia, alla banca mondiale piacciono le rinnovabili

La Banca Mondiale esprime tutto il suo interesse per le energie rinnovabili. Almeno in Africa e Arabia Saudita. E annuncia che non finanzierà centrali nucleari. Ma andiamo per tappe e partiamo dalla conferenza stampa tenuta lo scorso 25 dicembre a Il Cairo.

Come riporta Fastcompany:

Alla conferenza stampa nella sede del Cairo della Banca Mondiale di sabato 25 dicembre Mohie Eddin ha detto che la banca sta valutando il finanziamento di un una rete per l’energia elettrica che colleghi i paesi dell’est dell’UAE nonché di progetti che colleghino Egitto, Arabia Saudita e Sudan, forse anche l’Etiopia, o il resto dei paesi occidentali. La Banca non finanzierà le centrali nucleari poiché non rientrano nelle politiche di finanziamento che sono rivolte alle energie rinnovabili come energia solare e energia eolica.

Ma si dice pure che la Banca Mondiale finanzi centrali a carbone . Però l’idea di puntare su fotovoltaico e eolico fa venire in mente, almeno riferito a quelle zone, un altro progetto simile, di cui spesso abbiamo parlato: DESERTEC. Che la Banca Mondiale, in qualche maniera ci stia facendo un pensierino?

Via | GreenProphet
Foto | World Bank-Flickr

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Puglia, Unione delle Province con Confcooperative: accordo per le rinnovabili in agricoltura

pubblicato da Marina Perotta

Biogas Diventa operativo il patto siglato tra Unione delle Province Upi e Confooperative Puglia per la promozione di energie rinnovabili, sopratutto biomasse e biogas, e risparmio energetico nelle cooperative agricole. Questo accordo segue quello firmato dal governatore Vendola e Enelsi per la promozione del fotovoltaico in Puglia. Dunque, viene aggiunto un altro tassello per portare la Regione all’autoproduzione di energia.

In Puglia ci sono oltre 1300 cooperative agricole, centomila soci e 15mila lavoratori, per un fatturato complessivo di oltre un miliardi di euro. Ha detto paolo De Castro europarlamentare e presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo:

L’Europa deve prendere esempio dagli Stati Uniti che da tempo hanno puntato sull’agroenergia. I nostri terreni agricoli non devono soltanto essere destinati ai prodotti alimentari, ma bisogna riuscire a sfruttare le risorse necessarie al fabbisogno energetico. E questo è un modo per salvaguardare I terreni e limitare l’aggressione degli impianti di eolico e fotovoltaico

Via | Agricard Club, Gazzetta del Mezzogiorno,
Foto | Flickr

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Eolico, i certificati verdi eliminati dal 2015

pubblicato da Marina Perotta

Stop dal 2015 ai certificati verdi

Il Consiglio dei Ministri è impegnato in queste ore in una discussione particolarmente interessante sulle rinnovabili: abolire dal 2015 i certificati verdi. Ne parlavamo proprio in un post di ieri, dopo le denunce di Report a proposito del gioco della compravendita di certificati verdi e di energia che rinnovabile non è.

Riporta Via dal vento da Mf che saranno queste le novità:

Passaggio a un sistema di tariffa incentivata per tutte le fonti rinnovabili e un nuovo meccanismo più semplice per l’autorizzazione dei piccoli impianti. Sono queste le novità principali contenute nella bozza del decreto per l’attuazione della normativa europea 20-20-20 che sarà discussa oggi in consiglio dei ministri. Il provvedimento, con il quale il governo fissa meccanismi e criteri per raggiungere l’obiettivo del 17% del mix energetico complessivo da fonti rinnovabili entro il 2020, smantella il vecchio sistema dei certificati verdi, eliminati a partire dal 2015. È previsto però una sorta di periodo transitorio: tra il 2011 e il 2015 gli impianti che producono certificati verdi avranno diritto al ritiro dell’invenduto da parte del Gse, ma a un prezzo del 30% inferiore a quello fissato nel 2007. In ogni caso, dal 1° gennaio 2013 tutti i nuovi impianti saranno incentivati con il sistema feed in, con tariffe differenziate in base a fonte e potenza installata. Questo meccanismo sarà valido per gli impianti fino a 10 megawatt, mentre per quelli più potenti gli incentivi saranno assegnati con aste al ribasso, in cui i produttori dovranno contenderseli proponendo i progetti più efficienti. Per quanto riguarda il fotovoltaico, infine, entrerà nel regime disegnato dal decreto solo allo scadere del Nuovo conto energia, valido fino alla fine del 2013.

Gli stati generali delle rinnovabili si terranno il 9 dicembre e c’è da credere che non passeranno inosservati.

Foto | Flickr

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Cina e Usa ai ferri corti per i sussidi alle rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

Cina e Usa ai ferri corti per i sussidi alle rinnovabili

Scambio di accuse tra Cina e Stati Uniti sugli aiuti pubblici all’industria delle rinnovabili. Tutto inizia ai primi di settembre, con una petizione lanciata dal sindacato statunitense United Steelworkers per chiedere che gli aiuti statali cinesi venissero riconosciuti come lesivi della concorrenza internazionale.

Le convinzioni dei lavoratori americani dipendevano essenzialmente da cinque fattori. Il primo ha a che fare con le materie prime necessarie all’industria dell’energia pulita: la Cina produce il 90% di queste materie prime e ostacolerebbe le aziende straniere che vogliono acquistarle. Il secondo ha a che fare con tecnologie e brevetti: secondo il sindacato in Cina si lavora solo in JV con le aziende locali alle quali si deve cedere l’utilizzo dei brevetti.

Il terzo fattore deriva dal fatto che almeno l’80% dei materiali utilizzati negli impianti eolici prodotti in Cina deve essere, a sua volta, prodotto in Cina. Il quarto ha a che fare con i sussidi cinesi all’industria delle rinnovabili che, a detta di United Steelworkers, sono pari a cinque volte i sussidi elargiti dal governo americano. Il quinto, infine, driva dal quarto: con tutti questi contributi pubblici l’industria cinese delle rinnovabili sta soppiantando senza pietà quella europea e statunitense.

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Regione Puglia, stretta sulle concessioni alle rinnovabili

pubblicato da Marina Perotta

Eolico e fotovoltaico in puglia una stretta sulle concessioni Dal portale della città di San Marco in Lamis, vengo a conoscenza dell’approvazione di un provvedimento della Regione Puglia per abbassare il limite di assoggettabilità alla VIA per impianti di energie rinnovabili in aree protette e per le aree di particolare pregio urbanistico ed agricolo. Tra l’altro il provvedimento segue la sentenza della Corte Costituzionale emessa lo scorso marzo.

Insomma, dopo il lancio di impianti rinnovabili su tutto il territorio regionale, arriva la stretta: meno pale eoliche e meno pannelli fotovoltaici nella Puglia regina dei record per presenza di impianti. Come mai questa stretta? C’è da dire che da tempo diverse associazioni ambientaliste vanno denunciando lo scempio del paesaggio e la perdita di terreni agricoli in favore di multinazionali dell’energia. L’accusa principale è che per pochi spiccioli alcuni colossi dell’energia, più spesso europei, si accaparrano ettari e ettari di terreno, diversamente coltivabile, per installarci gli impianti della green economy. L’investimento, c’è da dire, conviene anche a i vari enti che percepiscono una serie di royalties.

Ma qualcuno rileva che in Puglia e sopratutto in Capitanata lo scempio è stato già fatto e che oramai il provvedimento potrebbe rivelarsi del tutto inutile. A farne le spese la Capitanata, che con le sue estese pianure si è rivelata zona molto ghiotta per chi intendeva metter su impianti per la produzione di energia verde:

Il problema – come abbiamo più volte ribadito – non è demonizzare l’eolico o il fotovoltaico, oppure chiudere tutto il territorio alla installazione dei parchi energetici. La questione fondamentale è governare il processo, il che in provincia di Foggia è accaduto poco o nulla. Il problema è che l’intera Puglia settentrionale vede oggi compromessa una eredità anche più importante di quella architettonica, ovvero quella paesaggistica. Una città sorge e si modifica attraverso secoli, e ciò che l’uomo vi realizza può comunque essere bene o male rimosso. Il paesaggio invece ha bisogno di millenni per sedimentarsi, per assumere una certa fisionomia, e la manomissione del paesaggio della Capitanata è, ormai, un amaro dato di fatto.

Via | San Marco in Lamis
Foto | Flickr

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Prezzi energia elettrica: non è che qualcuno bara?

pubblicato da Peppe Croce

Prezzi energia elettrica: non �¨ che qualcuno bara?

In Italia l’energia elettrica costa troppo? Sono in molti, moltissimi, a pensarlo e facendo paragoni con i vicini di casa europei spesso si nota che è anche vero. Come mai?

Su questo, invece, non sono tutti d’accordo: perché non abbiamo il nucleare, dice Tizio. Perché dobbiamo pagare un salasso di conto energia per le rinnovabili, dice Caio. Perché abbiamo infrastrutture elettriche da terzo mondo e quasi il 20% dell’energia che gira in Italia si spreca nei cavi elettrici, dice Sempronio.

Poi arriva uno e dice: perché qualcuno fa il furbetto. Senza neanche nascondersi nel quartierino, ci sarebbe da aggiungere. “Uno”, in realtà, non è “uno qualunque”: è l’Antitrust che ha appena diramato una nota con la quale comunica di aver iniziato un accertamento nei confronti di due società del gruppo svizzero EGL (EGL Italia e Calenia Energia), due società del gruppo svizzero Repower (Repower Italia e SET) e Tirreno Power (controllata da EblAcea e Energia Italiana) per una possibile “intesa restrittiva della concorrenza sui mercati dei servizi di dispacciamento acquistati dalla società Terna”.

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