
Areva-Socatri è stata riconosciuta colpevole di inquinamento delle acque e condannata per il ritardo nell’annuncio dell’incidente nucleare, classificato livello 1 INES, di Tricastin. Il risarcimento è stato fissato nella somma di circa 500mila euro, di cui 230mila in danni e interessi, i restanti alle associazioni e privati che si sono costituiti parte civile (160mila euro per le associazioni e 70mila euro ai privati).
L’incidente nucleare a cui si fa riferimento è quello avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 luglio del del 2008 quando nell’impianto per il trattamento delle scorie nucleari di Socatri a Bollène si verificò una perdita di 74Kg di uranio nelle acque dei fiumi circostanti. Ma l’allarme e le procedure di sicurezza patirono dopo 12 ore poiché Socatri non fu subito in grado di quantificare l’uranio disperso nelle acque. Già all’epoca infuriarono le polemiche sulla stampa francese mentre quella italiana glissò completamente la notizia. Peraltro anche questa notizia è stata taciuta dalla stampa italiana.
Durante l’Atelier de la Terre che si chiuso ieri a Evian, il mensile Terra Eco ha intervistato in un faccia a faccia Laurent Corbier direttore dello sviluppo sostenibile di Areva e Pascal Husting, direttore di Greenpeace Francia. Ovviamente al centro della discussione la prospettiva di un uscita della Francia dal nucleare dopo che Germania, Svizzera Spagna e Italia hanno deciso di chiudere o di non aprire centrali nucleari.
Areva è la multinazionale francese dell’atomo impegnata nella costruzione di centrali nucleari con reattori EPR, tra cui a Flamanville e Olkiluoto. A sei mesi dall’incidente nucleare tutt’ora in corso a Fukushima Daiichi spiega Corbier:
Sei mesi sono un tempo breve per analizzare le conseguenze, gli stessi protagonisti della filiera sanno che niente sarà più come prima. Una valutazione tecnica è in atto. Gli stress test sono stati consegnati all’ASN il 15 settembre ma c’è una riflessione più globale sull’evoluzione del settore e sulle sue prospettive.
Ma Husting ricorda a Corbier:
Ho difficoltà a credere a una proiezione del nucleare da qui ai prossimi 20 anni senza valutarne la sua uscita. I vostri affari non vanno bene e non vendete il MOX, non avete più contratti a parte che con EDF, non avete ordini, non c’è più uranio. Fossi in voi inizierei a pensare allo smantellamento delle centrali nucleari invece che attendere passivamente senza prendere una decisione politica che potrebbe arrivare tra sei mesi con le elezioni presidenziali.
Per l’ASN, Autorité de sûreté nucléaire, l’incidente al e Centraco centro per il trattamento di scorie nucleari della centrale nucleare di Marcoule è terminato. Questo il comunicato stampa rilasciato sul loro sito:
L’incidente al Centraco è terminato. (Comunicato nr.2). L’incidente avvenuto questa mattina al Centraco situato presso il sito di Marcoule (Gard) è terminato. L’esplosione di una fornace usata per fondere scorie nucleari metalliche ha causato un incendio domato alle 13. L’edificio non è stato danneggiato. Non è stata rilevata alcuna contaminazione: i feriti non sono contaminati e le misurazioni effettuate all’esterno dell’edificio da i tecnici e dai vigili del fuoco non hanno rilevato alcuna contaminazione. L’incidente è costato la vita a una persona mentre ci sono 4 feriti di cui uno grave. Questo incidente non comporta radiazioni e azioni di protezione verso le persone.L’ASN sospende lo stato di crisi e resta in contatto con la Prefettura di Gard e i tecnici si Socodei. L’ASN realizzerà delle ispezioni per accertare le cause dell’incidente.
In Liguria e Piemonte sono state allertate Protezione Civile con Ispra, Vigili del fuoco e tecnici dell’Arpa. E’ stato predisposto, dopo l’incidente nucleare alla centrale di Marcoule il monitoraggio ambientale. In sostanza se saranno emesse radiazioni lo si saprà nelle prossime 24-48h e nel mentre i tecnici eseguono continue rilevazioni sui valori dell’aria e del suolo.
Scrive Arpa Piemonte alle 16,26 sul suo sito:
A seguito delle notizie provenienti dalla Francia circa un’esplosione presso un deposito di scorie radioattive nell’impianto nucleare di Marcoule (sud della Francia), si informa che Arpa Piemonte segue costantemente l’evolversi della situazione con i suoi sistemi di monitoraggio. In particolare è attiva, come di consueto, la rete di allarme gamma, dotata di 29 stazioni di misura distribuite su tutto il territorio regionale che monitorano costantemente, in tempo reale, la radiazione gamma. Particolare attenzione è dedicata alle stazioni di monitoraggio di Bobbio Pellice, Cesana Torinese e Bardonecchia. Accanto a questo tipo di misure, sono effettuate anche analisi a elevata sensibilità del particolato atmosferico (spettrometria gamma e conteggio alfa e beta) che, per l’occasione, sono state opportunamente incrementate per aumentare il livelli di sensibilità. Un ulteriore approfondimento verrà realizzato con l’effettuazione di un radiosondaggio per mezzo del lancio di un pallone sonda fino alla quota di 30.000 m.Al momento non sono state osservate anomalie radiometriche. Seguiranno aggiornamenti con l’evolversi della situazione.
Intanto sono impegnati nel monitoraggio anche i ricercatori del CRIIRAD, organismo indipendente francese che ha una sua base a Avignone. Nel comunicato stampa pubblicato sul loro sito si legge:
Questo lunedì 12 settembre alle 14,15 ora locale non è stata rilevata alcuna contaminazione dalla base gestita dal CRIIRAD.
La notizia è di ieri, ma oggi ragioniamoci su: Umberto Veronesi con una lettera secca secca inviata al Governo rimette le sue dimissioni da presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Non è un passaggio ovvio. Il fatto che in Italia si sia votato per l’abrogazione del nucleare non significa che non sia necessaria un’Agenzia per la sicurezza nucleare.
Abbiamo ancora scorie nucleari e centrali nucleari in dismissione per cui la Sogin probabilmente non basta a gestirle. Il decomissioning è un complesso sistema che necessita oggi dell’individuazione di un parco tecnologico e deposito di scorie nucleari che richiede proprio un organo di controllo, monitoraggio e supervisione come l’Agenzia per la sicurezza nucleare. Ma a Veronesi il ruolo di controllore o non piace o non basta tant’è che a Il sole24ore dichiara:
Avevo accettato solo perché confidavo in un progetto italiano di grande respiro per lo sviluppo della fisica nucleare e delle sue applicazioni nell’energia, ma non solo. Così non me la sento. Non voglio certo occuparmi, nella migliore delle ipotesi, solo di scorie.
Il progetto, lo abbiamo più volte scritto su Ecoblog però è nato come una scatola vuota e traballante. Quando è stata istituita l’Agenzia lo si è fatto in fretta e furia nel 2009. Era di fatto solo un nome su un decreto e tale è rimasto, nonostante la nomina, controversa, del prof. Umberto Veronesi che non ha potuto contare per i 10 mesi del suo incarico neanche su una sede ufficiale. Poi la tragedia di Fukushima Daiichi con l’incidente nucleare ancora in atto, ha rimescolato le carte. E Veronesi ha mollato.
Con gli emendamenti in discussione in queste ore alla manovra anticrisi viene richiesta la soppressione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare mentre potrebbe essere l’Authority per l’Energia a svolgere i compiti di controllo.
Foto | Frz40

Ho letto la notizia dai media francesi e ho sgranato gli occhi. Titola Le Progrés: Centrale di Bugey, scorie radioattive evacuate per errore; sottotitolo: Incidente alla centrale nucleare di Bugey, un camion esce con un carico risultato radioattivo. In realtà avrebbe dovuto trasportare materiale di risulta raccolto in una zona non contaminata. Cosa è accaduto?
Alla centrale nucleare di Bugey sono in corso lavori relativi al progetto ICEDA - Installation de Conditionnement et d’Entreposage de Déchets Activés- per la costruzione di un deposito temporaneo per scorie nucleari, come d’altronde informa ufficialmente EDF da suo sito.
Un camion carica materiale di risulta ma non si sa ancora perché non viene controllato dalla Sicurezza; passa il controllo automatico all’uscita della centrale che però segnala anomalie sulle emissioni di radiazioni; esce comunque indisturbato; arriva a Pérouges e scarica in una cava il materiale di risulta. Ai controlli prima dell’interramento si registrano radiazioni anomale, ma nessuno ci fa caso.
Il fatto è avvenuto martedì mattina. Ma solo il giorno dopo, cioè ieri, gli addetti alla sicurezza si rendono conto che le radiazioni rilevate vanno oltre gli standard e decidono di intervenire. Ricostruiscono il percorso del camion e arrivano fino alla cava di Pérouges dove recuperano il materiale riportandolo in centrale. Non è chiaro però, e ci saranno controlli interni, da quale zona della centrale nucleare provengano i detriti e si ignora come mai il camion sia riuscito a passare nonostante il controllo automatico abbia registrato le anomalie nelle emissioni di radioattività. Intanto montano le polemiche sul fatto che il materiale di risulta non doveva contenere neanche tracce di radioattività e sul buco causato dalla sicurezza che comunque non si è allertata prima nei controlli.
Foto | Edf

Depositi definitivi e geologicamente sicuri. Ma con possibilità di fuga all’estero. Questa la sorte prevista per i 50mila metri cubi di scorie nucleari prodotte ogni anno dai 143 reattori nucleari presenti in 14 stati europei. La direttiva che ne regolamenta le scorie giunge dopo 8 anni di discussioni e con una deroga rispetto al testo iniziale che prevedeva il principio che chi produce scorie non solo se le tiene ma provvede anche a stoccarle in depositi di massima sicurezza. L’adeguamento normativo nei singoli Stati membri entro il 2015.
Nel testo approvato, invece, ritorna la possibilità di portare all’estero in Paesi terzi le scorie a patto che l’ospitante sia attrezzato con un deposito sicuro e definitivo. Se non si dovessero verificare queste condizioni allora il rischio sarebbero le procedure di infrazione e multe salate.
Per le associazioni ambientaliste la direttiva non fa altro che autorizzare l’esportazione verso paesi terzi poiché in ogni caso più economicamente conveniente.
Into Eternity esce nella sale francesi oggi e dell’evento se ne occupa anche Le Monde, il che di per sé è già una gran notizia. Eh si! Perché Into Eternity non è una mega produzione degli Studios, ma l’artigianale docufilm di un regista danese Michael Madsen (omonimo dell’attore che piace a Quentin Tarantino) che racconta del progetto finlandese di Onkalo che vuol dire caverna: ossia l’interramento di scorie nucleari pericolose per oltre 100.000 mila anni in tunnel di granito fino a 500 metri di profondità.
Il docufilm a tratti presenta humor gelido. Se sopra la zona scelta per diventare ventre che accoglierà le scorie nucleari si notano alberi, cervi e il paesaggio tipico della Finlandia, di contro sotto si scopre una sorta di Inferno dantesco, con caverne e gironi che accoglieranno le scorie nucelari. Gli scienziati finlandesi, danesi, svedesi, interpellati parlano un ottimo inglese e si dicono tutti seriamente preoccupati per le sorti dell’umanità a causa del pericolo delle scorie nucleari che sta diventando sempre più ampio e sempre più ingestibile.
Qualcuno arriva a ipotizzare di lanciare una navicella carica di scorie verso il sole (ma Icaro non ha insegnato proprio nulla?). Comunque, per ora il filme esce nelle sale francesi ripescato dopo l’incidente nucleare di Fukushima Daiichi, sia chiaro. La pellicola infatti è già uscita negli Usa nel 2010. Ma da noi in Italia, ci arriverà mai?
Dopo il salto il video di presentazione di Posiva, la società che ne gestisce i lavori.

Finalmente una trasmissione televisiva del servizio pubblico, Annozero su RaiDue, si è occupata dei referendum sulle centrali nucleari, privatizzazione dell’acqua e legittimo impedimento che si terranno il 12 e 13 giugno (vale la pena ricordarlo: si va a votare). A Annozero ieri, la puntata intitolata Lo scippo che evidentemente si riferisce allo scippo dei referendum. In studio il contraddittorio da manuale: Antonio Di Pietro e Angelo Bonelli si sono confrontati con Maurizio Lupi e Franco Battaglia (favorevole al nucleare e convinto della sicurezza dei depositi di scorie nucleari).
Annozero, nel dibattito accoglie la voce del Forum per l’acqua pubblica e le preoccupazioni degli abitanti di Saluggia per il deposito di stoccaggio di scorie nucleari. In tutto ciò arriva al grande pubblico anche la sconcertante storia di Hitachi e Tepco e del reattore nr.4 di Fukushima Daiichi, attraverso le immagini del reportage Nucléaire, la filière du silence di Stefhanie LeBrun e Christophe Barreyre di France2 sebbene ridotto a poco più di due minuti (dopo il salto il servizio originale in francese). Il filmato racconta la storia dell’ingegnere Mitsuhiko Tanaka, il progettista del reattore nr.4 di Fukushima Daiichi. Per ora questa sorta di trailer in italiano è visibile dalla puntata generale andando sul tempo 1.43.31 . Gli autori del reportage registrano una verità agghiacciante, ossia alla base dell incidente al reattore nr.4 ci sarebbe un difetto di fabbricazione: il vessel era già danneggiato quando è partito dalla fonderia nel 1974 ma nessuno ha pensato di sostituirlo perché troppo costoso. E allora? Meglio mascherare il problema. E’ quanto confessa di aver fatto l’ingegnere Tanaka e di essere stato pagato per il suo silenzio circa 3milioni di dollari.
Il racconto dell’ingegnere Tanaka, durato tre ore è impressionante:
L’agenzia di sicurezza nazionale ha detto se c’è stato un problema del genere allora è grave. Ma lo Stato ha concluso che se Hitachi dice che non c’è stato un problema allora non c’è problema e il dossier è stato chiuso in due giorni. La centrale nucleare è stata progettata dal presupposto che l’ambiente rimanga immutato e solo in previsione di deboli terremoti.

Ieri The Guardian ha pubblicato un cablogramma divulgato da Wikileaks in merito ad una serie di critiche relative alla strategia nucleare del Giappone esposte nel 2008 da Taro Kono (in alto nella foto), membro della camera bassa del parlamento giapponese.
L’occasione fu data da un incontro con l’ambasciatore americano a cui Taro Kono affidò le sue impressioni, anzi per alcune circostanze vere e proprie denunce. Parlò di occultamento di informazioni nel caso di alcune centrali nucleari e evidenziò le sue perplessità rispetto al trattamento del combustibile nucleare esaurito, sostanzialmente le scorie nucleari e presentato alla gente come programma di riciclo dell’uranio. Sottolineò infine come nel suo paese mancasse una vera e propria strategia energetica che avrebbe dovuto prendere in considerazione le rinnovabili.
Accusa Kono il METI Ministry of Economy, Trade, and Industry di coprire incidenti nucleari occultando i veri costi dei problemi associati all’industria nucleare. Ha sostenuto che i parlamentari vivono un momento difficile nel seguire il messaggio degli Stati Uniti in materia di energia nucleare perché il METI raccoglie e sceglie quelle parti del messaggio che gli interessano. Ai parlamentari giunge la sola informazione filtrata dal METI e ha osservato che nel Parlamento vi sono burocrati professionisti che seguono solo i dettami del ministero.
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