La sfiga perseguita le centrali nucleari francesi: l’ultimo problema è stato registrato nei giorni scorsi alla centrale di Flamanville, nel nord del paese. A causa dell’abbondante neve c’è stato un crollo parziale al tetto di un edificio, per fortuna non nel cuore dell’impianto che ospita il reattore nucleare.
Il problema, invece, è proprio che non si capisce cosa ci fosse dentro quell’edificio: secondo l’Autorità francese per la sicurezza nucleare non vi era materiale radioattivo, ma secondo “The voice of Russia” sotto quel tetto crollato c’erano scorie radioattive a bassa intensità. Difficile dire chi abbia ragione, ma poco cambia.
Un tetto che crolla per neve non è comunque una bella scena in un sito nucleare: anche se fosse vero che non c’è stata fuga di radiazioni è anche vero che una parte di una centrale nucleare è stata costruita male. Ciò non vuol dire che anche le parti più delicate lo siano, ma il vecchio detto che le centrali nucleari sono il posto più sicuro al mondo va a farsi benedire.
Salgono, invece, le quotazioni delle ipotesi assai meno ottimistiche sulla qualità delle cosiddette opere civili all’interno delle centrali nucleari made in France.
Via | China Radio International, The Voice of Russia
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Il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia, Stefano Saglia, ribadisce quanto scritto da Berlusconi nella sua lettera di ieri alla Sogin. A margine di un convegno di Confindustria, infatti, Saglia ha confermato che il governo apprezza la lista di 52 possibili siti per il deposito di scorie radioattive ma non ha intenzione di decidere subito:
E’ un ottimo lavoro che e’ la base di partenza per una decisione che non abbiamo intenzione di prendere oggi anche perche’ il documento individua 52 aree; e’ un’indicazione per prendere una decisione
Le 52 fortunate location, quindi, per il momento restano solo sulla carta. Di certo c’è che nessuno degli ipotetici siti sarà in Sicilia, probabilmente per questioni sismiche, né in Sardegna, probabilmente per questioni edilizie: ci sono ville troppo belle in Sardegna per metterci accanto un deposito di scorie nucleari.
Scorie che, pensa Saglia, saranno poche e in buona compagnia: accanto al deposito dovrebbe sorgere anche il famoso parco tecnologico:
il deposito avra’ con se un parco tecnologico, sara’ un luogo vivo, non un cimitero, e dimostrera’ che accanto ad un deposito nucleare si puo’ vivere e lavorare
A cosa esattamente servirà il parco tecnologico è però chiaro: la tecnologia la importeremo in blocco da Areva con il suo Epr. Che, però, essendo un prototipo probabilmente verrà tenuto sotto osservazione dagli ingegneri nucleari dell’Enea. Per ulteriori informazioni si attendono gli spot.
Via | Wall Street Italia
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