Gli aeroporti, nonostante i controlli, costituiscono il viatico principale per il contrabbando di specie protette o di parti di esse che in questo modo, stipati in borse o bagagli più o meno ingombranti, finiscono facilmente sul “mercato”. All’inizio di giugno, i funzionari della dogana del Kuala Lumpur International Airport hanno scoperto all’interno di due valigie, 285 Astrochelys radiata, 14 tartarughe Pyxis aracnoidi e una Astrochelys yniphora - tutte considerate a rschio - per fortuna, immediatamente condotte al Perhilitan, il dipartimento malese per la vita selvatica e i parchi nazionali allo scop. L’altro ieri, un evento similare e all’interno della stessa cornice si è verificato con i funzionari del Malaysian Customs Department che nelle borse di due donne malgasce hanno sventato l’ennesimo tentativo di contrabbandare centinaia di tartarughe a rischio di estinzione provenienti dal Madagascar. Si trattava di ben 369 tartarughe Astrochelys radiata e 5 Astrochelys yniphora e 47 rane pomodoro (Dyscophus antongilii) e diversi camaleonti.
Secondo il Malaysia’s International Trade in Endangered Species Act 2008, entrato in vigore proprio in questi giorni, le arrestate rischiano una multa totale per un massimo di un milione di myr e il carcere fino 7 anni. Traffic ( la rete per il monitoraggio del commercio di specie protette), alla luce degli ulteriori casi registrati a Kuala Lumpur in questi giorni - con il rinvenimento, il 13 luglio,di oltre 600 uccelli rari (tra cui ara blu e gialli, cacatua e uccelli del paradiso) in un’autofficina - così commenta:
Questi casi confermano i collegamenti tra elementi criminali nel Sudest asiatico e in Madagascar. Sollecitiamo le forze all’interno dell’Asean- Wen a collaborare per farla finita con queste mafie, specialmente negli aeroporti internazionali, che sono i veri i nodi di questo commercio. Devono essere avviate subito le indagini per trovare i mandanti che stanno dietro il commercio di tartarughe del Madagascar verso il sud-est asiatico . Sono queste persone e quelle che continuano a comprare illegalmente questi animali che stanno portando a fauna selvatica del Madagascar verso l’estinzione.

A Grand Isle c’è un cimitero con 101 croci bianche. Su ognuna di esse i nomi di tutto ciò che la marea nera, il disastro ambientale causato dalla Bp nel Golfo del Messico, si è portata via: i nomi delle specie uccise; le partite a beachvolley sulla spiaggia; i gamberetti; le passeggiate sulla battigia.
L’iniziativa è nata da Patrick Shay proprietario di un ristorante oramai è destinato al fallimento. Ha detto Shay:
Vogliamo inviare un preciso messaggio per spiegare che ci hanno impedito completamente di vivere e di usare il nostro mondo e le nostre risorse. È scomparso tutto. Ci hanno abbandonati.
Via | Envii
Foto | GlobalToronto
La denuncia arriva da Aljazeera: il più grosso mercato nero di animali a rischio estinzione è negli Usa. Il servizio di Mike Kirsch racconta di come negli Stati Uniti sia florido il commercio di specie protette in spregio a tutti i trattati internazionali sulla loro salvaguardia. A guadagnarci bracconieri e corrieri che trasportano la preziosa merce, salvo poi essere beccati dagli agenti che effettuano controlli specie in aeroporto.
Il problema però è capillare e per un corriere che viene preso altri dieci ne sono passati.
La Conferenza Cites (Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora) per il commercio delle specie protette, che si svolge in questi giorni a Doha, nel Qatar, ha certamente la colpa di non aver portato a nulla di buono per quanto riguarda la tutela del tonno rosso, a causa delle forti pressioni - in particolare giapponesi - sulla questione. Ma per fortuna, altre specie a rischio potranno, forse, trarne qualche beneficio concreto. E’ il caso degli elefanti, di cui avevamo parlato qualche tempo fa, dei rinoceronti duramente provati da forme di bracconaggio sempre più spietate e organizzate, e di alcune specie di iguana presenti, in particolare, in Messico e Guatemala duramente provate dall’asfissiante richiesta di specie esotiche da “giardino” prevalentemente da parte dei paesi europei.
In particolare, Zambia e Tanzania si sono viste fortemente rifiutare la proposta di far passare le proprie popolazioni di pachidermi dall’Appendice I - che individua le specie fortemente a rischio e rispetto alle quali qualunque forma di commercio di singoli esemplari o parti di essi è totalmente escluso - all’Appendice II per cui il commercio di specie minacciate è possibile ma regolamentato in modo da garantirne la sopravvivenza. Tuttavia, è necessario aspettare per i festeggiamenti, almeno fino a mercoledì prossimo quando la Cites si riunirà in sessione plenaria e la questione potrebbe venire nuovamente sollevata dai due Stati africani…

Nel cuore del Parco Nazionale delle montagne di Rila, in Bulgaria, foreste ed animali spariranno presto per lasciare il posto ad impianti sciistici e strutture turistiche, con il consenso del governo che ne ha autorizzato la costruzione, permettendo ad investitori e società off-shore di distruggere il Parco.
Il Parco Nazionale delle montagne di Rila si trova sul Monte Mussla e si estende per circa 81.000 ettari di foreste, ospitando 24 specie in via d’estinzione, 121 specie rare in Bulgaria e 158 specie presenti nella Convenzione di Berna. Proprio qui il governo bulgaro ha approvato la costruzione del complesso sciistico Super Panichishte, scatenando polemiche e proteste.
Il progetto prevede che 240 ettari del Parco vengano destinati alla costruzione di piste, di 21 skilift e di altre diverse strutture per circa due terzi dell’intera estensione del complesso sciistico, mentre la restante parte interesserà l’area dei laghi di Rila. Il progetto è guidato dalla Rila Sport, un gruppo controllato dalla Realstone Trade Business Corporation, un’impresa fantasma, controllata a sua volta da misteriosi investitori russi.
Un’indagine del 2007 promossa dal Ministero dell’Ambiente ha portato alla luce che nessuno dei lavori intrapresi era dotato dei permessi e per la prima volta gli ambientalisti bulgari sono scesi in campo: hanno raccolto 180.000 firme per chiedere di fermare il progetto e salvare il Parco Nazionale delle montagne di Rila, intraprendendo la più grossa iniziativa ambientalista nella storia bulgara. La Commissione Europea ha a sua volta avviato un’indagine sul progetto Super Panichishte, che violerebbe i termini delle regole di Natura 2000.
via | salvaleforeste
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Si è aperto oggi il processo contro il clan dei Casalesi relativo al saccheggio del territorio, perpetrato con le vasche di Villa Literno e Castel Volturno, emerso dopo anni di indagini e una maxi operazione anti camorra nota come Volo Libero. La LIPU si è presentata come parte civile. Sono contestati a 14 persone, tra cui i boss Bernardino Terracciano e Carmine Schiavone, i reati di bracconaggio, utilizzo illegale delle acque, truffa a enti pubblici, lottizzazione abusiva, danni alla rete idrica e occupazione di aree demaniali. In pratica i boss e i loro aiutanti avevano fatto costruire delle vasche, dette “puosti” in dialetto, che riproducevano gli habitat naturali di uccelli migratori ma sopratutto specie protette e come scrive la LIPU:
Al centro dello specchio d’acqua i bracconieri vi collocano sagome di uccelli o addirittura anatre legate oppure rinchiuse in gabbie. Gli uccelli migratori vengono attratti con richiami acustici elettromagnetici vietati che riproducono i versi delle specie da abbattere; le vasche sono tutte munite di appostamenti fissi, in muratura chiamati in dialetto “puosti”. Sulle vasche si spara tutto l’anno, ad aironi, falchi, cavalieri d’Italia; uccelli protetti e bellissimi che attraversano due continenti durante il periodo migratorio per poi finire impagliati nel salotto di qualche collezionista. Questa forma di bracconaggio è un fenomeno sociale diffuso, ma rappresenta anche un modo per le organizzazioni criminali di controllare il territorio e sottrarlo alla società civile.
L’operazione “Volo libero” condotta dal Comando Carabinieri Tutela Ambiente e dalle Guardie Volontarie della LIPU iniziò nel 2001 come conseguenza di controlli di routine sul territorio ma solo nel 2005 le vasche furono sequestrate. L’anno dopo a seguito di un appello della LIPU, le vasche furono riconosciute dalla Regione Campania come appartenenti alla riserva naturale Foce Volturno e costa di Licola. Di fatto, però, denuncia LIPU la situazione non è migliorata. Dichiara Rino Esposito, Consigliere Nazionale della LIPU-BirdLife Italia:
Nessun intervento di gestione e manutenzione, né tanto meno progetti di educazione ambientale e di fruizione del territorio. A quattro anni dal sequestro, nonostante la presenza di tre soggetti istituzionali, il Ministero dell’Ambiente, custode giudiziario delle vasche, la Regione Campania e l’Ente di Gestione della Riserva, ci risulta che l’area vige in uno stato di abbandono invasa da rifiuti speciali e che ancora oggi qualche bracconiere incallito continua a sparare.
Un recente studio condotto da ricercatori spagnoli, statunitensi e messicani ha descritto quantitativamente e spiegato in termini evolutivi il comportamento cannibalistico attuato dalle femmine di serpenti a sonagli che, dopo il parto, mangiano i resti delle uova e i piccoli nati morti.
Gli scienziati hanno misurato il comportamento cannibalistico in 190 femmine osservando 239 parti e determinando che in media l’11% della massa post-parto viene divorata dalla femmina. Questo comportamento si spiega con l’esigenza della femmina di rimettersi rapidamente in forze dopo il dispendio energetico attuato per la riproduzione.
In particolare, i ricercatori affermano che:
un serpente a sonagli cannibale può riacquistare le energie perse per la riproduzione senza dover cacciare per ottenere del cibo, attività che può essere pericolosa e che richiede tempo e un ulteriore dispendio energetico.
Si svolge in questi giorni a Marrakech (Marocco) il convegno Mondiale del Comitato Internazionale per la Conservazione del Tonno dell’Atlantico (ICCAT). Il tonno rosso, del quale si è recentemente parlato su Ecoblog, negli ultimi dieci anni ha subito una significativa riduzione della propria popolazione. Sembrerebbe che rispetto a qualche decennio fa si sia decimata del 90%.
Negli ultimi 15 anni a causa dell’aumento della domanda sono sparite popolazioni del Golfo del Messico, mentre seppur minacciate, resistono le specie che popolano il Mar Mediterraneo e l’Atlantico Orientale.
Durante il Congresso sulla Biodiversità, tenutosi il mese scorso a Barcellona, ottanta paesi hanno approvato diverse soluzioni provvisorie: la creazione di un sito di divieto alla pesca (individuato al Sud delle Isole Baleari); limite di trenta chili come peso minimo per le specie catturate; 15.000 tonnellate di pescato annuale come limite massimo rispetto alle 30.000 consentite in precedenza.
Continua a leggere: In Marocco convegno mondiale per salvare il tonno rosso
La stagione della caccia si allungherà da agosto a febbraio, potranno essere colpite specie tutelate, e i cacciatori potranno circolare liberamente su tutto il territorio nazionale, mentre prima erano vincolati al territorio di residenza per evitare eccessive pressioni su alcune zone e specie.
E’ questa in sintesi la nuova proposta di legge sulla caccia che cancellerebbe la precedente legge quadro 157 del 1992. Riunisce due disegni di legge: uno del senatore Domenico Benedetti Valentini, e l’altro dei senatori Valerio Carrara, Laura Bianconi e Franco Asciutti.
Secondo il capogruppo del PD in commissione Ambiente del Senato, Roberto Della Seta, la proposta dei senatori dovrebbe accogliere resistenze anche “all’interno del centro destra” dove sarebbero “in molti a considerare una schiocchezza la caccia senza regole”. Se comunque questa proposta dovesse diventare legge, oltre a isolarci ancora una volta dal resto dell’Europa, “si vanificherebbe il lavoro prezioso di dialogo, confronto, spesso di collaborazione tra mondo venatorio, comunità scientifica, ambientalisti, organizzazioni agricole che ha consentito di sottrarre il tema della caccia a una guerra di religione” - le parole sono sempre del senatore del PD.
Speriamo bene.
Via |Repubblica
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