
Palermo Energia Ambiente, la società posseduta che avrebbe dovuto costruire l’inceneritore all’interno della discarica palermitana di Bellolampo, è stata messa in liquidazione. L’assemblea dei soci si è riunita ieri e ha approvato la proposta dei commissari straordinari di Amia (l’azienda di igiene ambientale di Palermo) che, nel luglio scorso, avevano chiesto che si chiudesse anche formalmente con il vecchio piano dei rifiuti voluto da Cuffaro e ormai naufragato.
Pea è un raggruppamento temporaneo di imprese formato al 52% da Falck, Actelios, Epc Sicilia, Emit spa, Consorzio Asi e Safab e per il restante 48% dalla stessa Amia all’indomani dell’approvazione del contestatissimo piano Cuffaro che, nel 2002, impostò tutta la gestione dei rifiuti siciliani su quattro mega inceneritori da tre milioni di tonnellate l’anno. Cioè quanto si brucia attualmente in tutta Italia.
Cuffaro, alla vigilia dell’elezione di Romano Prodi a presidente del Consiglio dei Ministri, temette di essere revocato dalla carica di Commissario straordinario (e quindi gestore de facto) dell’emergenza rifiuti in Sicilia. Per questo trasferì tutta la gestione del sistema ad una agenzia appositamente creata, l’Agenzia regionale rifiuti e acque (Arra) in modo da poter far sopravvivere il suo piano all’alternanza dei governi nazionali.
Continua a leggere: Messa in liquidazione Pea, la società dell'inceneritore di Palermo

L’associazione Gestione Corretta dei Rifiuti, che si batte contro il progetto dell’inceneritore di Ugozzolo, frazione di Parma, proposto dalla Iren, ha rilasciato una nota molto interessante in cui, mappa alla mano, analizza la posizione scelta dall’azienda per l’impianto.
Una posizione poco felice: in piena zona artigianale, a due passi dall’area prevista per il termovalorizzatore di Parma ci sono l’Ikea, un grosso centro commerciale, numerosi capannoni e persino lo stabilimento della Barilla e tre caseifici che producono il pregiato Parmigiano Reggiano.
La zona viene definita nello studio di impatto ambientale “a bassa densità abitativa” e, probabilmente, dal punto di vista burocratico è anche vero: poche case, molti capannoni. Solo che nei capannoni c’è qualcuno che lavora otto ore al giorno, e l’Ikea genera un bel via vai di clienti…

Un nuovo studio scientifico francese, “Maternal residence near municipal waste incinerators and the risk of urinary tract birth defects”, realizzato dall’Università di Lione, quella di Rennes e dal Registro delle Malformazioni del Rhone-Alpesdimostra, dimostra la correlazione tra gli inceneritori di rifiuti e le malformazioni fetali.
Nove scienziate hanno analizzato 304 neonati con malformazioni all’apparato uro-genitale, correlandole all’esposizione delle madri alle emissioni degli inceneritori durante la gravidanza. Inquietante, tra l’altro, l’allarme lanciato dalle scienziate:
I risultati suggeriscono che il consumo di prodotti locali modifica il rischio, comparato con quello di chi non li consuma, aumentandolo nelle aree esposte alle emissioni e diminuendolo nelle aree non esposte
In altre parole: furani, diossine e metalli pesanti immessi nell’atmosfera dagli inceneritori entrano nella catena alimentare e aumentano i rischi per il feto se la madre ingerisce prodotti agricoli coltivati all’ombra del camino o carne di animali allevati nella zona. E la zona a cui si riferisce lo studio si estende fino a dieci chilometri dal termovalorizzatore.
Lo studio completo, in inglese, è disponibile a questo link.
Via | La voce dell’emergenza
Il primo atto di Raffaele Lombardo in qualità di neoeletto Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti è la nomina del primo dei quattro sub-commissari. Si tratta dell’ingegner Domenico Michelon, con esperienza nel settore visto che è stato direttore dell’Ato 5 Palermo.
Come prevede l’ordinanza del Consiglio dei Ministri del 9 luglio scorso il Commissario (cioè Lombardo) ha facoltà di nominare fino a quattro “soggetti attuatori”. In pratica le figure operative che dovranno mettere in pratica il nuovo piano rifiuti.
Domanda: quale piano rifiuti? La risposta non è semplice perché un piano è stato approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana a fine marzo con votazione by-partisan, dal Pd al Pdl. Tutto sommato non era male: prevedeva abbondante raccolta differenziata anche se lasciava le porte aperte ai termovalorizzatori.
E, contemporaneamente, anche agli incentivi Cip6. Prevedeva, però, anche la possibilità di bruciare il Cdr nelle centrali elettriche, ovviamente con gli incentivi. Tra le due soluzioni probabilmente è meglio la seconda, ma senza i fondi pubblici: le centrali già ci sono ed esiste già un sistema di controllo delle emissioni.

La quinta vasca di Bellolampo, la discarica palermitana che scoppia, può entrare in funzione: l’ok è arrivato dal Prefetto di Palermo Giancarlo Trevisone ed è valido già da ieri. La nuova vasca, però, non risolverà affatto l’emergenza rifiuti in città.
Al contrario, l’apertura del nuovo sversatoio non fa altro che spingere in avanti nel tempo la soluzione reale del problema: la quinta vasca, infatti, ai ritmi attuali potrà durare 5-8 mesi e poi Palermo sarà punto e a capo perchè, nel frattempo, la differenziata non parte.
Altra notizia di tenore assai simile è quella riguardante l’acquisto, da parte della municipalizzata Amia, di una trentina di autocompattatori per sostituire i mezzi gravemente danneggiati dall’usura.
O meglio, dal cattivo uso degli stessi: gli autocompattatori, infatti, entrano in discarica e si arrampicano sulla montagna di rifiuti mentre dovrebbero fermarsi prima, nella stazione di trasferenza che non è ancora pronta ma che, promette Amia, lo sarà a brevissimo.
Basterà a risolvere definitivamente l’emergenza? Ovviamente no perchè gli impianti necessari a dare il via alla filiera del riciclo e del recupero sono tutti al palo. Negli ultimi anni, infatti, a Palermo si è lavorato con un solo obbiettivo: i termovalorizzatori.
Via | Terra
Foto | Flickr
Undici anni fa la Sicilia poteva uscire dall’emergenza rifiuti, quando ancora non aveva causato i danni che vediamo oggi. Il primo piano di riorganizzazione del sistema delle discariche e della raccolta dei rifiuti, infatti, risale al 1999: fu redatto da un gruppo di esperti guidati dal Prof. Aurelio Angelini, ordinario di Sociologia dell’ambiente all’università di Palermo, ed era in regola con le leggi europee e con quelle italiane. Cioè con l’ormai semi-dimenticato Decreto Ronchi. Andava bene persino a quei rompiscatole degli ambientalisti.
Inutile dire che quel piano, datato 1999, fu presto abbandonato perchè aveva qualche “piccolo difetto”: non prevedeva, ad esempio, la costruzione di nessun termovalorizzatore. Al posto di questi impianti, infatti, il vecchio piano rifiuti prevedeva la differenziata al 60%, una filiera completa del trattamento dei rifiuti e, alla fine della filiera, la creazione del combustibile da rifiuti (Cdr) che, però, non doveva essere bruciato negli inceneritori, come nel caso campano di Acerra, bensì nei cementifici e nelle centrali elettriche, al posto di una frazione del combustibile solitamente utilizzato.
Non se ne fece niente: il gruppo di lavoro che realizzò il piano fu mandato a casa e al suo posto fu creata l’Arra, l’Agenzia regionale acque e rifiuti. E con l’Arra spuntò il progetto di realizzare quattro giganteschi inceneritori che avrebbero dovuto bruciare tre milioni di tonnellate di monnezza l’anno. Tanto quanto ne bruciano tutti gli inceneritori esistenti in Italia…
Ventidue metri di rifiuti sul livello di campagna, trenta metri di rifiuti sotto il livello di campagna. Benvenuti a Bellolampo, la discarica di Palermo. Una visita che, almeno una volta nella vita, un palermitano vero dovrebbe fare. Magari accompagnato da uno che la discarica la conosce.
Come un cenciaiolo, che di mestiere raccoglie i rifiuti e li trasforma in soldi per campare la famiglia: vede uno scaldabagno? Acciaio e rame, tot al chilo. Vede un bidone di plastica? Tot al chilo. E, se con i rifiuti ci fai i soldi e ci campi la famiglia, finisci per conoscerli molto bene.
Quanti modi ci sono per fare soldi con i rifiuti? Sostanzialmente due: differenziandoli e vendendo i materiali, oppure accatastandoli senza differenziarli e bruciandoli tutti insieme per produrre energia pagata con i fondi Cip6.
Continua a leggere: Emergenza rifiuti a Palermo: benvenuti a Bellolampo la discarica che scoppia
Alla faccia della modestia! La Sicilia è sull’orlo di una tremenda crisi dei rifiuti ma il governatore Raffaele Lombardo non perde l’occasione per farsi bello: in un videopost pubblicato sul suo blog rivendica tutti i successi e i meriti, suoi e degli assessori regionali, in merito alla gestione della crisi.
“La Regione ha fatto cose rivoluzionarie” dice alla telecamera Lombardo. Quali sarebbero? La chiusura dell’Arra, l’Agenzia Regionale Rifiuti e Acque inventata da Cuffaro ai tempi del commissariamento (circa otto anni fa), ad esempio. Peccato, però, che con l’Arra Lombardo ci ha convissuto e lavorato per un paio di anni, prima di rendersi conto che buona parte dei problemi venivano proprio dall’agenzia stessa.
I termovalorizzatori bloccati, poi. Se non fosse che, anche in questo caso, Lombardo è arrivato con qualche anno di ritardo rispetto alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha bocciato la gara per i quattro mega inceneritori siciliani. Ma Lombardo è arrivato, al contrario, puntualissimo rispetto all’inchiesta della magistratura di Palermo che sta facendo pelo e contro pelo al perverso sistema di gestione dei rifiuti nel capoluogo siciliano. E, giusto per notarlo, Lombardo non è affatto contrario ai termovalorizzatori: è contrario a quelli “organizzati” da Cuffaro…
Continua a leggere: Rifiuti Sicilia, Lombardo: "Abbiamo fatto cose rivoluzionarie"
Se non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca. Anche se il dado non è ancora tratto. Il Codacons torna all’assalto dei futuri termovalorizzatori siciliani (quattro? o forse tre? Il governatore Raffaele Lombardo ha le idee poco chiare) e promette di dar battaglia.
L’esercito sarebbe già pronto: duecento avvocati, sparsi nelle nove province dell’isola, disponibili a lottare in tribunale contro ogni ipotesi di costruzione degli inceneritori. I motivi del no del Codacons sono tecnici ed economici, ancor prima che ambientali:
Già il 26 marzo 2008 abbiamo pubblicamente messo a confronto la tecnologia della termovalorizzazione con le tecnologie alternative, frutto dell’avanzamento tecnologico del momento. Fu dimostrato, in quella sede, che la tecnologia della termovalorizzazione, nonostante i doverosi aggiornamenti tecnici, rappresentava ormai il passato e che per tanti motivi di tipo economico e di impatto ambientale aveva inevitabilmente concluso il suo ciclo
I termovalorizzatori, quindi, oltre ad essere una bomba ecologica costano pure troppo rispetto ad altre soluzioni. Il problema principale di questi impianti, secondo l’associazione dei consumatori, starebbe nella loro intrinseca capacità di attirare il “turismo dei rifiuti”:

Più che una promessa, sembra una minaccia. Sollecitato dall’eco avuto dalle forti critiche ricevute dal mondo ambientalista, più che dall’emergenza in corso, il presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi ha annunciato la strategia del Governo per fronteggiare la crisi rifiuti siciliana: farà come a Napoli.
Cioè, giusto per ricordarlo, dichiarerà per l’ennesima volta lo stato di crisi ambientale, farà scendere a Palermo Bertolaso, militarizzerà una decina di grosse discariche (magari non a norma) dichiarandole sito militare e costruirà un termovalorizzatore con procedure di somma urgenza, incarico diretto senza gara e pagamento cash alla consegna.
Già, perchè alla fine il succo del problema non è togliere i rifiuti ma bruciarli. Berlusconi sa bene che in Sicilia i piani della lobby del termovalorizzatore stanno incontrando ostacoli insormontabili e, per questo, il premier ha deciso di scavalcare le procedure per chiudere una questione che sta andando troppo per le lunghe.
Perchè un governatore come Raffaele Lombardo, che ha cambiato idea almeno tre volte sui termovalorizzatori (dall’entusiasmo all’esorcismo) e che a Catania è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa (qualche ardito giornalista dice che la richiesta d’arresto è già pronta ma in stand by) mentre a Palermo è persona informata sui fatti nel mega affare dei termovalorizzatori (l’affare del secolo, così l’ha definito Lombardo) non è certo la persona più adatta per sbloccare la situazione.
E, allora, se i forni non li fa Raffaele li farà Silvio. E di gran fretta, come a Napoli…
Via | Blog Sicilia
Foto | Flickr