Terna ha presentato oggi a Messina, alla presenza del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, l’elettrodotto “Sorgente-Rizziconi” che collegherà, attraverso la Calabria, la Sicilia al continente. Progetto faraonico (700 milioni di euro e un fiume di autorizzazioni richieste e ottenute, non senza qualche polemica sulla sponda siciliana) il ponte elettrico sarà realizzato con sei cavi sottomarini poggiati sul fondo dello Stretto di Messina.
Alla fine dei lavori il nuovo elettrodotto potrà trasportare, dice Terna, “fino a 2.000 MW” di energia elettrica in entrata o in uscita, da e per la Sicilia. Decisamente di più rispetto agli attuali seicento circa, che costituiscono un vero e proprio collo di bottiglia che fa alzare a livelli record la bolletta elettrica siciliana e, soprattutto, blocca centinaia di MW di produzione di energia rinnovabile. Soprattutto da fonte eolica.
Il problema, infatti, è che quando le pale eoliche girano e producono molto (e in Sicilia, vi piaccia o no, non succede raramente) se la rete elettrica è satura bisogna fermarle. Avere duemila MW di “sfogo” dovrebbe permettere ad eolico e fotovoltaico di produrre quando sole e vento vogliono.
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Terna ha annunciato, a fine settembre, di essere entrata nel progetto Desertec con quote paritetiche rispetto agli altri partner europei ed africani.
Il progetto, come ormai i lettori sanno bene, prevede l’installazione nel deserto nordafricano di centinaia di megawatt di pannelli solari termodinamici per produrre energia elettrica per la riva sud del Mediterraneo come anche per quella nord: è previsto, infatti, anche il collegamento elettrico con l’Europa.
Collegamento che dovrebbe essere doppio: uno dalla Spagna e uno dal medio oriente attraverso la Turchia. E, a questo punto con l’interessamento di Terna, anche triplo con un terzo cavo che parte dalla Tunisia e arriva in Italia.
Non per niente l’Amministratore Delegato della Desertec Industrial Initiative, Paul Van Son, ha dichiarato:
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Il Sapei è un cavo sottomarino, attivo parzialmente dalla fine del 2009, che collega la rete elettrica insulare della Sardegna a quella della Penisola. Per Terna, la società che gestisce in Italia la trasmissione di energia elettrica, si tratta della punta di diamante fra tutte le nuove infrastrutture di rete. Il cavo, lungo 435 chilometri, si snoda sul fondo del Tirreno tra la Sardegna e il Lazio arrivando a circa 1.600 metri di profondità. Il suo costo è stato di circa 750 milioni di euro.
L’importanza di questa spesa è presto detta; attraverso questo collegamento infatti sarà possibile (usiamo il futuro in quanto il cavo non è ancora pienamente operativo) trasformare il sistema elettrico insulare della Sardegna in un sistema aperto. In sostanza un eventuale surplus di energia prodotto sull’isola potrebbe, non in quantità illimitata ovviamente, essere ceduto al resto della rete elettrica nazionale, non dimenticando che in caso di emergenza la Sardegna potrebbe avere la possibilità di rifarsi alla produzione energetica del continente.
Sin qui tutto bene, non fosse che qualche giorno fa il gioello di Terna ha mostrato alcuni limiti tecnologici andando in avaria. A fare notizia però non è tanto il guasto tecnico in sé, quanto la sua origine. A provocarlo sarebbero stati infatti alcuni pescatori che nelle vicinanze del cavo avrebbero buttato le loro reti a strascico.

Not in my back yard, e manco in quello del mio vicino. Il Wwf abruzzese non vede di buon occhio il progetto di produrre energia idroelettrica in Montenegro e portarla poi in Italia tramite l’elettrodotto Tivat-Villanova. Secondo la sezione regionale dell’associazione ambientalista, infatti, l’energia elettrica prodotta dall’altro lato dell’Adriatico avrebbe un impatto devastante sull’ambiente montenegrino.
Il progetto in questione prevede la costruzione di quattro dighe sul fiume Moraca, che alimenta il lago di Scutari, un’area troppo preziosa e delicata per reggere all’impatto delle centrali idroelettriche:
Il lago di Scutari, il più grande dei Balcani, è una zona umida di importanza mondiale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Una delle caratteristiche principali di questo lago è la variabilità stagionale del livello dell’acqua condizionato in parte da quello del suo principale affluente, il fiume Moraca. È questa variazione nei livelli delle acque del lago che determina la formazione di estesi saliceti, canneti e vaste aree di vegetazione galleggiante dove trovano ospitalità circa 1.900 specie di piante, 54 specie di molluschi di acqua dolce, 16 di anfibi, 28 di rettili, 57 di mammiferi e 281 di uccelli, tra cui il Pellicano Dalmata, simbolo del lago. L’intera zona è formata da fiumi e canyon inseriti nella rete Smeraldo, una selezione di siti nei paesi confinanti con i Paesi dell’Unione Europea ritenuti indispensabili per la protezione della Rete Natura 2000
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E’ stato presentato oggi a Roma il Forum Nucleare Italiano (Fni), associazione culturale no profit nata per favorire il dibattito sul ritorno italiano all’energia nucleare. Presidente del Forum è Chicco Testa, noto per il suo “nuclearismo di ritorno”: negli anni 80 fondatore di Legambiente e iscritto al Pci, oggi devoto alla causa nucleare.
Il Fni si propone principalmente tre obbiettivi:
1) contribuire, come soggetto attivo, alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia, promuovendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti
2) favorire una più ampia e approfondita conoscenza dell’opzione nucleare e delle sue implicazioni, come condizione indispensabile di un confronto non pregiudiziale sul tema
3) rappresentare un centro di divulgazione di una informazione tecnico-scientifica sull’energia nucleare che sia ampia, chiara, trasparente e accessibile
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La Sicilia, a causa della sua obsoleta rete elettrica ad alta tensione, avrà grossi problemi a mettere in rete l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. E, già oggi, subisce un numero di black out sei volte superiore alla Lombardia.
Analisi impietosa, basata sui dati 2009 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, quella di Cgil Sicilia che mette in luce la distanza abissale dell’isola, naturalmente candidata ad essere una protagonista nel settore delle rinnovabili, e il resto d’Italia.
Nel 2009, infatti, la durata media nazionale delle interruzioni per cliente è stata di 78 minuti, contro i 90 minuti del 2008, mentre la durata delle interruzioni per cliente di responsabilità delle imprese distributrici (escludendo gli eventi meteorologici eccezionali) è stata di 46 minuti a livello nazionale (miglior risultato di sempre), di 30 minuti nel Nord Italia, di 41 minuti nel Centro Italia e di 73 minuti nel Sud Italia. Ma, come fa notare il Dipartimento Energia e Rifiuti di Cgil Sicilia, l’isola è riuscita a fare peggio di tutti, persino di sé stessa:
Continua a leggere: Terna si è fermata ad Eboli: Sicilia regina dei black out

Secondo i dati comunicati da Terna il tifo per la nazionale di calcio fa bene all’ambiente: durante la partita Italia-Paraguay, infatti, il gestore della rete elettrica ha registrato un calo dei consumi pari a circa 750 MW, con un picco negativo verso le ore 22:00.
Per quantificare meglio il risparmio Terna fa un paragone assai esplicativo: un valore equivalente al consumo medio di una città come Torino. Mica male…
Da cosa deriva il risparmio di energia? Dal fatto che, quando gioca la nazionale, gli italiani di lavoro ne vogliono assai poco:
La causa di questo fenomeno sta nel fatto che molti dei luoghi tradizionali di ritrovo come ristoranti, cinema, discoteche sono “chiusi per Mondiali” e che anche nelle abitazioni il consumo di elettricità scende poiché la partita viene seguita, di norma, a luci spente
Aggiungiamo il fatto che i mondiali di solito si vedono tra amici, quindi tutti in una sola casa, di fronte una sola televisione (magari un maxi schermo e, perchè no, a basso consumo) e i conti tornano. Anche perchè, continua Terna, è un fenomeno che si ripete ogni quattro anni:
Questo fenomeno è stato già registrato in occasione della partita d’esordio dell’Italia ai Mondiali di Germania del 2006. Il 12 giugno di quattro anni fa, il termometro dei consumi elettrici faceva registrare alle 21.00 uno scostamento di circa 630 MW tra il consumo effettivo e la previsione. Ancora più significativo quanto avvenuto martedì 4 luglio 2006 in occasione della semifinale Italia-Germania. Tra le 21 e le 23, orario in cui si è svolto il match, il calo dei consumi è stato sempre superiore ai 2.000 MW (il valore equivale al consumo medio di Roma), con un punta di circa 2.600 MW in meno rispetto alla previsione, registrata alle 22.00
Con questi numeri, è il caso di dirlo, viva il calcio e viva i mondiali!

Terna rende noto di aver avviato l’iter burocratico per la costruzione dell’”anello elettrico” tra Capri, Ischia, Procida e Torre Annunziata. Si tratta di un cavo ad alta tensione, in gran parte sottomarino, che collegherà elettricamente le isole con la terraferma.
Ciò permetterà, a lavori ultimati, di mandare in pensione la vecchia e inquinante centrale elettrica a gasolio di Capri, con grande vantaggio per l’ambiente. Ma anche per la sicurezza: più volte è capitato, infatti, che l’obsoleto impianto di produzione di energia elettrica andasse in tilt causando incidenti e incendi.
La nuova linea, anche per questo, garantirà un servizio migliore per i capresi e i turisti: meno interruzioni elettriche, una linea più stabile, il tutto con meno emissioni inquinanti e zero CO2 in atmosfera: l’elettricità consumata a Capri, Ischia e Procida, infatti, verrà in futuro prodotta fuori dalle isole, ottimizzando il sistema elettrico campano.
Secondo Terna, se non ci saranno intoppi burocratici, i lavori per il nuovo cavo inizieranno nel 2011 e dureranno un paio di anni.
Raffaele Lombardo, governatore della Regione Sicilia, torna alla carica sulla questione energia e, in particolare, sull’energia eolica. Dopo aver visto sonoramente bocciato dal Tar il “suo” (aggettivo generoso) Piano energetico e ambientale regionale siciliano (Pears) ora studia le contromosse. Per evitare che l’esperienza si ripeta, visto che ci sono attualmente pendenti altri 70 ricorsi al Tar Sicilia su quel piano (forse incautamente benedetto da Jeremy Rifkin che, assai probabilmente, neanche lo ha letto), annuncia che il Pears si farà, ma attraverso un regolamento e non, come avvenuto con il piano bocciato, tramite delibera di Giunta Regionale.
La notizia è stata data dallo stesso governatore siciliano in apertura del convegno “Quale energia in quale futuro”, inaugurato a Palermo ieri nei locali della splendida Villa Malfitano. Un convegno, è giusto il caso di accennarlo, che ha avuto “il contributo di Enel”, società che, però, è attualmente sotto esame dell’Anti Trust che crede che Enel (ma anche Edipower) abbia messo in atto una serie di comportamenti commerciali scorretti per mantenere altissimo il costo dell’energia in Sicilia. Forse un po’ di prudenza in più, da parte di chi rappresenta il popolo siciliano, sarebbe stata opportuna.
Ma torniamo al “nuovo” Pears che, dice Lombardo, sarà fondato sui concetti di convenienza e sicurezza. Giova ricordare che “convenienza” e “sicurezza” sono gli stessi termini utilizzati in occasione della presentazione del vecchio piano. Lombardo, quindi, ribadisce quanto già affermato mesi e mesi fa: no all’eolico, no al fotovoltaico su terra, sì al fotovoltaico sui tetti. Visto che il governatore ribadisce cose già dette, e sulle quali abbiamo già fatto il pelo e il contro pelo, è inutile ripetersi anche su questo blog.
Continua a leggere: Piano energetico Sicilia. Lombardo prepara il regolamento anti-Tar

L’Autorità per l’energia mette mano alle regole per disciplinare meglio l’eolico. Con due delibere, la ARG/elt 4/10 e la ARG/elt 5/10, l’Autorità ha infatti cambiato l’attuale normativa sugli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili non programmabili cioè, in pratica, fotovoltaico ed eolico. In realtà, però, il vero oggetto delle delibere è proprio l’energia prodotta dal vento.
La questione saliente che viene disciplinata è, paradossalmente, la non produzione di energia. Come tutti ormai ben sanno spesso e volentieri Terna impone ai gestori degli impianti eolici di fermare la produzione di energia per non compromettere il delicato equilibrio della rete elettrica. La cosa avviene anche per il fotovoltaico, ma per l’eolico è molto più frequente vista la grande produzione di energia delle pale quando il vento fa il suo dovere.
Fino ad oggi, quando Terna imponeva di fermare un impianto, l’energia non prodotta veniva comunque pagata in base alle statistiche di produzione del sito. Ora, invece, il nuovo regolamento affina il metodo: viene introdotta la possibilità da parte del Gestore dei Servizi Energetici (meglio noto con la sigla di GSE) di monitorare in tempo reale i dati sulla produzione effettiva degli impianti e tali dati potranno essere usati in caso di interruzione forzata della produzione per quantificare, tramite un modello matematico appositamente messo a punto, la mancata produzione.
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