
Oggi è il venerdì nero per i pendolari e per il settore trasporti, causa sciopero nazionale. I trasporti pubblici e la mobilità sono strategici per il controllo dell’inquinamento ambientale ma sono sempre poco usati o proposti male dalle diverse amministrazioni. In più sono anche cari. Ma da ogni parte si sostiene che il vero incentivo al trasporto pubblico è renderlo gratuito: come fare a sostenerne i costi senza gravare con nuove tasse sui cittadini?
In Europa si iniziano a sperimentare delle piccole soluzioni, timidi passi che per ora però promettono e molto. Dal 1997 la città di Hasselt in Belgio ha messo a disposizione dei cittadini i trasporti gratuiti. Inutile dire che il servizio è un successo consolidato, cresciuto oltre ogni aspettativa più rosea e usato dalla totalità dei residenti e turisti.
In Francia ci sono appena 20 città che stanno provando a rendere gratis autobus, tram e metrò tra cui Aubagne (dopo il salto il divertente video di presentazione del progetto), Châteauroux e Castres/Mazamet (che include 16 comuni), mentre le altre hanno deciso per la sperimentazione di alcune linee gratis.
Come si sostiene il trasporto pubblico gratis senza che questo pesi su nuove tasse ai cittadini?Vi porto in esempio la soluzione individuata a Châteauroux comune con circa 24mila abitanti e amministrato dal 2008 dal socialista Gilbert Mitterand (figlio dell’ex-presidente). Il servizio di trasporto costa tra i 170mila e i 200mila euro all’anno e questi sono prelevati dalla tassa sul trasporto pagata dalle imprese con più di nove dipendenti fino ad allora dedicata alla ristrutturazione delle strade. Essendoci meno auto per le strade è chiaro che la manutenzione viene dimezzata. Il servizio anche qui ha riscosso un successo incredibile. Il punto è che la ricetta sembra non essere adatta e plasmabile per le metropoli. Ma se già solo si applicasse alle centinaia di comuni delle provincie italiane certamente ci sarebbe un bel risparmio di auto sul territorio.
Continua a leggere: Trasporti pubblici gratis: le esperienze di Belgio e Francia
Altre volte su Ecoblog abbiamo parlato del tema del recupero energetico dalla frenata dei mezzi di trasporto, talvolta finendo nell’occhio del ciclone di alcuni dei nostri lettori più attenti che hanno spesso definito questi sistemi come inefficienti dal punto di vista del rendimento. Nonostante ciò, mi sembra comunque interessante parlare di una sperimentazione di questo tipo che a breve verrà attuata in una tratta della linea metropolitana della città di Philadelphia.
La società di trasporti vuole infatti sfruttare l’energia prodotta delle frenate dei treni per migliorare la qualità della rete elettrica. La Southeastern Pennsylvania Transportation Authority (SEPTA), società che gestisce i trasporti pubblici della cittadina sembra crederci davvero, tanto da aver messo sul piatto della bilancia circa 900mila dollari. In sostanza il progetto, oltre a garantire interessanti entrate economiche, renderebbe possibile l’immagazzinamento dell’energia generata in seguito alle frenate dei convogli della metropolitana (che altrimenti andrebbe sprecata) e il suo successivo trasferimento alla rete elettrica.
La sperimentazione partirà tra pochi mesi e, qualora dovesse dare esito positivo, verrebbe estesa anche alle altre fermate metropolitane. Una volta a regime, il sistema potrebbe consentire quindi un taglio alle emissioni prodotte in un anno di 1.200 tonnellate nonché un interessante risparmio economico. Americanata bella e buona o qualcosa di più? Intanto seguiamo l’evolversi della cosa e vediamo se i risultati della sperimentazione saranno soprattutto non antieconomici.
Via | Septa.org ; 2ndgreenrevolution.com
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Il problema del traffico, ormai da anni, a Messina è drammatico. Ogni anno milioni di auto, camion e autoarticolati transitano in città provenendo dall’autostrada per imbarcarsi in direzione della Calabria con pesanti ripercussioni sui livelli di inquinamento: secondo uno studio di Legambiente e Fs a Messina la soglia di Pm 10 viene superata due giorni su tre e l’inquinamento acustico è totalmente fuori controllo.
Per capire di cosa stiamo parlando, basti pensare che il sindaco è anche “Commissario Delegato per le misure dell´emergenza ambientale nel settore del traffico e della mobilità”. Proprio in qualità di commissario l’attuale primo cittadino, Giuseppe Buzzanca, ha appena istituito un ticket per tutte le auto in transito da Messina. Un vero e proprio pedaggio, che entrerà in vigore il primo giugno e che, tra le altre cose, è anche abbastanza caro. Come informa l’Ufficio stampa del Comune di Messina
Le tariffe saranno di 1,50 euro per le auto; 5 euro per autocarri e bus; 8 euro per autotreni ed autoarticolati, solo andata; mentre comprensive di viaggio di ritorno saranno rispettivamente 2,50, 9 e 15 euro. Tutti i mezzi saranno esentati dal pagamento del ticket nei giorni feriali, nella fascia oraria compresa tra le 24 e le 7 del mattino e nei giorni festivi, dalle 7 alle 22. Sono altresì esentati dal pagamento le auto condotte da residenti nelle provincie di Messina e Reggio Calabria, oltre ai mezzi delle Forse Armate, delle Forze dell’ordine, dei Vigili del Fuoco e dei sevizi di soccorso, nonché i veicoli adibiti al servizio di persona con limitata e/o impedita capacità motoria
Continua a leggere: Messina, con il finto ecopass prima del ponte si pagherà il pedaggio
E’ stato firmato oggi il protocollo d’intesa tra Regione Campania, Ente autonomo Volturno, gestore dei trasporti pubblici regionali, TechnoDistrict e l’arcidiocesi di Capua che da il via al progetto “Agro-Energy”.
Il progetto è molto interessante perchè consiste nel coltivare alcuni terreni dell’agro aversano, sequestrati alla camorra, con essenze oleaginose utili a produrre biodiesel. Oltre al valore simbolico di strappare la terra ai camorristi, c’è anche un risvolto ecologico che va anche oltre la riduzione del consumo degli idrocarburi.
I terreni sequestrati, infatti, spesso sono contaminati a causa degli sversamenti illegali di rifiuti. Ciò ne pregiudica ogni tipo di sfruttamento per scopi alimentari. Ecco allora l’utilità di coltivarlo per produrre biodiesel: si rimette in produzione il terreno per scopi non alimentari e, contemporaneamente, si aiuta il terreno a smaltire gli inquinanti tramite la coltivazione.
Venti morti al giorno. Quasi 8000 in un anno. Oltre 4,5 miliardi di euro andati in fumo tra assistenza medica e farmaceutica e giornate lavorative perse. Questo il quadro presentato dai Verdi- insieme a Mario Tozzi e Roberto della Seta - nel dossier “Le polveri assassine”, vero banco d’accusa per i politici italiani troppo spesso decisi a non prendere troppo sul serio la questione dell’inquinamento atmosferico nelle nostre città. Eppure, le polveri sottili hanno un costo non trascurabile non solo nel senso della ridotta qualità della vita dei cittadini ma anche per le inevitabili ricadute sul Pil nazionale.
Si legge nel dossier (peraltro in più punti riprendendo dati dell’OMS):
L’Italia è tra i Paesi europei in cui si registra la maggior percentuale di popolazione urbana esposta ad elevate concentrazioni di sostanze inquinanti: oltre il 90% di polveri sottili e più del 50% di biossido di azoto. Oltre 6.000 ricoveri per problemi cardiovascolari e respiratori e circa 65.000 casi di bronchite acuta e attacchi di asma concentrati in modo particolare tra i giovani, ogni anno.
I maggiori responsabili di tutto ciò, al solito, sono i trasporti privati, troppo spesso utilizzati per percorsi anche inferiori ai 3 Km. Forse una soluzione ci sarebbe: incrementare piste ciclabili e trasporto pubblico, sull’esempio di Londra - il sindaco Jonhson vuole incrementare i viaggi in bicicletta dei londinesi del 400% entro il 2025 grazie alla costruzione di ben 12 cycle superhighways - o Parigi. Eppure, nessuno fa nulla. O si fa troppo poco. Evitando le responsabilità. In fondo, basterebbe destinare gli 8 miliardi di euro stanziati dal governo per la costruzione del Ponte sullo Stretto a opere sulla mobilità sostenibile. Guadagneremmo, secondo le proiezioni dei Verdi, 90 chilometri di metropolitana o 621 chilometri di rete tranviaria, 3.273 tram e 23mila autobus ecologici in più. E molta salute.

Secondo un recente studio Future of Mobility Roadmap condotto dal Dr Oliver Inderwildi e sotto la direzione di David King della The Smith School of Enterprise and the Environment dell’Università di Oxford, da qui al 2030 rischiamo di trovarci sulle strade del Pianeta 2 miliardi di veicoli a causa delle pressanti richieste di Cina e India, che inquineranno sempre più l’atmosfera.Il rapporto, dunque, fornisce quella che è un’istantanea dell’attuale situazione proiettandola fino al 2050, anno in cui è prevista una possibile diffusione dei veicoli a idrogeno se la tecnologia ci assiste.
Le case automobilistiche da un paio di anni lanciano novità ma solo sui media: auto elettriche e auto a idrogeno per ora sono ben lontane dai mercati; a essere apprezzate, per ora le auto a metano e le auto a GPL.
Sebbene lo scorso settembre sette produttori - Daimler, Ford, General Motors, Honda, Hyundai, Kia, Renault-Nissan e Toyota abbiano pubblicato una dichiarazione congiunta in cui si impegnano a partire dal 2015 a immettere sul mercato un numero consistente di veicoli elettrici e a idrogeno, per certo sappiamo che per ora si tratta di poche centinaia di pezzi. Secondo Oliver Inderwildi, le auto a idrogeno non sarebbero altro che un espediente di marketing:
Le aziende automobilistiche dovrebbero essere più oneste verso le scelte che adottano. La loro tesi è che la gente possa continuare a guidare un 4X4, perché in un paio di anni saranno in grado di passare a una cella a combustibile 4X4. Noi pensiamo che non accadrà e che bisogna invece ridurre il consumo di carburante con auto più piccole e più leggere.
In Norvegia, precisamente a Oslo, hanno deciso di impegnarsi molto seriamente non solo per abbattere le emissioni di C02, per migliorare i trasporti pubblici e per sganciarsi dalla dipendenza del petrolio, ma anche per assicurare uno sviluppo sostenibile in armonia con l’ambiente.
Insomma, la soluzione è stata trovata nelle acque reflue della città che andranno adalimentare gli autobus cittadini, 350 per l’esattezza, che dalla fine del 2010 useranno biometano ricavato da due impianti per il trattamento delle acque nere. Il metano sarà prodotto dal prossimo settembre. Ha detto Ole Jakob Johansen, manager del progetto:
Oslo mira ad essere una delle capitali più sostenibili al mondo sul piano ambientale. Usare biometano ha senso. Non soltanto infatti quello prodotto dalla rete fognaria andrebbe perso, ma la riduzione di emissioni calcolata per ogni bus sarà un passo nella lunga strada per le emissioni zero.
Via | Giornale di Brescia
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Sappiamo che andando in bici si può produrre energia, anche se minima, tramite una dinamo. Di solito la si sfrutta solamente per far andare una lampadina posta sul davanti, che torna comunque utile. Il designer Chiyu Chen, ha sviluppato un concept per cui si potrà immagazzinare e poi rilasciare nella rete cittadina l’energia ricavata dalle pedalate, che andrà ad alimentare degli autibus elettrici, gli Hybrid.
Il progetto si chiama Hybrid2 e consiste nell’immagazzinare l’energia prodotta pedalando una bici presa a noleggio. Queste bici hanno sul manubrio uno speciale strumento, contenente un condensatore, che accumula l’energia prodotta dalla dinamo. Questa energia viene poi immessa nel sistema energetico della città, che si presuppone dovrà essere alquanto avanzato, e che alimenterà gli autobus elettrici del servizio di trasporto pubblico. L’immissione dell’energia in rete, avviene tramite delle specifiche colonnine alla quale la bici verrà attaccata una volta finita la corsa. Il concept prevede un sistema per il riconoscimento elettronico in modo da automatizzare il noleggio e la consegna della bici, tramite un lettore di apposite card (RFID), il tutto alimentato ad energia solare.
L’Hybrid2 permette all’utente di accumulare del credito a seconda di quanta energia viene prodotta, sia durante la marcia normale che in frenata. Questo credito, memorizzato nella stessa card con la quale si noleggia la bici, sarà spendibile per comperare biglietti per il trasporto pubblico. Ma i costi per implementare il progetto confrontati all’energia prodotta non saranno troppo elevati? Non rimarrebbe più efficente il sistema a pannelli solari?
Via | InHabitat

Si ricarica mentre sosta alle fermate. Si tratta di un rivoluzionario autobus elettrico progettato dall’Enea per offrire ai cittadini una modalità alternativa di trasporto pubblico, ecologica e dai costi di realizzazione contenuti. L’iniziativa e’ stata illustrata dal presidente dell’ente, Luigi Paganetto, nel corso della presentazione di “H2 Roma 2009”, la manifestazione dedicata all’auto eco-compatibile in programma il 4 e 5 novembre prossimi nella capitale.
Paganetto ha spiegato che:
La principale caratteristica di questo autobus è la capacità di ricaricarsi alle fermate attraverso speciali pensiline cui si “aggancia”. Ogni due o tre soste, il mezzo, utilizzando un supercondensatore, accumula l’energia necessaria che gli servirà per viaggiare per altrettante fermate.
Due, secondo il presidente dell’Enea, i vantaggi di questa tecnologia: da una parte la flessibilità, perché il veicolo, a differenza dei filobus, non e’ vincolato da un percorso fisso ma solo dalla presenza delle pensiline di ricarica: l’altro e’ la sua economicità di realizzazione. Il progetto, ammesso a finanziamento nell’ambito del Programma “Industria 2015” del Ministero dello Sviluppo Economico, è stato per ora sperimentato dall’Enea a livello di componenti, nel 2012 dovrebbe essere completato a livello di prototipo e quindi sperimentato in strada.

Stoccolma sarà la prima capitale verde d’Europa per il 2010, meritandosi il primo posto in una classifica di città attente all’ambiente tra le quali non figurava nessuna italiana tra le finaliste.
La Venezia del Nord situata sulla costa baltica si è dotata nel 2006 di un sistema di protezione delle acque mirante a fornire acqua pulita attraverso tecnologie depurativeecosostenibili: l’obiettivo è che tutte le acque intorno a Stoccolma raggiungano gli standard richiesti dalla direttiva europea relativa all’acqua entro il 2015.
Le emissioni di gas serra di ogni abitante di Stoccolma sono del 50% inferiori rispetto a quelle degli altri svedesi e le emissioni pro-capite sono state ridotte del 25% a partire dal 1990. Le emissioni del sistema di trasporti pubblici e del traffico sono relativamente basse, soprattutto se si pensa che tutti i mezzi pubblici sono alimentati con energia proveniente da fonti rinnovabili, sebbene gli autobus non siano ancora classificati come veicoli a basso impatto ambientale.
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